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Notti bianche-bianche notti

Nei giorni scorsi e ieri pomeriggio, lungo le strade, i vicoli e i corsi del nostro capoluogo, “fioccavano” e ancora fioccano gli auguri di buon Natale.  Mancavano solo i pacchetti nelle mani e le renne.Ovviamente per canzonare  un po’ questo tempo così bizzarro, a suo modo e…tempo. Burian in giro per l’Italia, ha soffiato gelo e  non ha tardato ad annunciarsi e così al suo primo scampanellio,  la strada ferrata è andata letteralmente in tilt: treni in ritardo a Nord come al Sud, per un’incolpevole Orte. Scaldiglie, deviatori, binari, tabelloni,arrivi e partenze,a tre numeri o cancellati. Immagino lo spettacolo fruibile dalla terrazza di Roma Termini. In alcune citta’ molti hanno gustato l’extended play di una dimentica aggiuntiva. “Riposo forzato”. “Tanto domani è domenica”, cantava qualcuno, anni fa. Anche se domenica  non lo è stata. A Roma qualcuno ha rispolverato gli sci al Circo Massimo dopo una nevicata di qualche centimetro e foto a km in ogni dove. Le nevicate non terminano mai e cosi le “notti bianche” ceratamente continueranno come quell’insondabile mistero che è l’amore. Da par mio ho terminato la rilettura di “Ciò che inferno non è” di Alessandro D’Avenia. Federico non ha trovato la sua Laura, ma Lucia, capelli neri e occhi verdi. Un amore a Brancaccio, nel libro e tanto amore per i libri, un po’ come il loro comune denominatoe Padre Puglisi. Leggiamo in classe le frasi migliori e le commentiamo. Una mano si alza e mi dice:”Prof.  ma i personaggi di questo scrittore si innamorano sempre di brune con occhi verdi, altro che Laura”! Ora, in teoria divrei controllare l’affermazione della ragazza e leggere il libro, ma con D’Avenia, ora, “passo…parola”.

 

Pino Puglisi

Dieci giorni con la “saracinesca” dell’inchiostro o dei tasti abbassata. Levigare le parole, proprio non mi riusciva. Ancorarle come tanti vagoncini per articolare un trenino di pensiero, ancor meno. Volevo solo leggere la bellezza degli scritti altrui, quella, si, che salva e salvera’ il mondo. Sui fogli bianchi, miei, nulla. Su quelli altrui, scritti, i miei occhi. Appendice d’inverno. Fiocca, nevica, piove, gelo, mani nelle tasche, incerto se recuperare i guanti o meno a questo  passaggio, general-Generale Inverno che non sarà sicuramente  veloce, al sentir e leggere le previsioni. Comune e strutture parrocchiali pronte all’accoglienza per riparare dal freddo e probabilmente notti bianche. Il vescovo di Torino invita e sollecita all’accoglienza. Le Istituzioni fanno la loro parte. Porta Susa, (i locali della vecchia stazione torinese), quella per intenderci sulla direttrice Torino-Milano-Venezia, riapre, mettendo a disposizione 40 letti. Burian sta arrivando. Per quanto riguarda le letture, sono reduce da “maratone” pomeridiane-serali-notturne di un paio di libri su Pino Puglisi, “3 P”, letti,  in pochissimo tempo e sbocciati nel cuore come fiori a primavera: “Pino Puglisi, il prete che fece tremare la mafia con un sorriso” (Francesco Deliziosi, prefazione di don Luigi Ciotti, Bur Saggi, 343 pagine) e “Cio’ che inferno non e'” (Alessandro D’Avenia, Oscar Absolute, Mondadori, 317 pagine). Sollecitato e spinto da interessi ed esigenze scolastiche, letti e studiati nel giro di pochissime ore. Tredici capitoli il primo libro, con una frase iniziale, un “incipit” del Nuovo Testamento o lettere di San Paolo o il Papa Buono…Il Concilio Vaticano II…Pagine bellissime, che a tratti fanno venire il magone e piangere. E’  bellissimo, il primo, davvero…talmente bello che la mia matita si è trasferita su quelle pagine: sottolineature, appunti, numeri. Pagine segnate, arate, solcate, e “salate”…Umor acqueo. Pagine ricche, d’amore di 3 P. Libro da comprare, assolutamente, e da tenere sul comodino. Un capitolo al giorno, s.c.

Ps.Entrambi hanno prodotto una voglia di mare, di sole,  di Palermo, di Sicilia…