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Sotto la pioggia, un pensiero a Senigallia

20160503_190931Sabato pomeriggio. Ripongo il libro,  appena cominciato, “La strada di Swann” e dopo aver deciso per una corsa mi fiondo verso il parco. Mi lascio alle spalle i racconti fiume e storie intrecciate e che rapiscono tra sogni e speranze. Recupero la strada. Come me altri.  Sbracciati e scalzi. Cuffiette alle orecchie. Scarpette da jogging e selciato di Parco Dora. Ultimo allenamento prima della Stratorino. Corrono veloci. Sembrano in fuga da qualcosa verso qualcosa d’altro. “La vita fugge e non s’arresta” scriveva Petrarca forse pensando un po’ a Laura. Altri sotto la grande struttura, lo scheletro della  fabbrica di un tempo, giocano  a basket, calcio o via sullo skate. Altri ancora ballano o ascoltano Carlos Gardel e Astor Piazzolla. Il fiume a sinistra i campi da gioco a destra e qualche nuvola in cielo. La pioggia fa la sua apparizione. Primo e secondo tempo. Scivola sulla pelle ma non lava via certi ricordi di un paio di primavere fa quando la forza distruttiva del mare, del fiume e della pioggia fecero le loro parti a Senigallia. In ginocchio ma non doma. Spiaggia di velluto, “gomito” sullo sfondo e le luci di Falconara e Ancona. Il rumore del treno, il suo cullare insieme al mare e il loro narrare.  Personaggi del passato e amore di quel  presente che si muovevano e muovono tra il frusciare delle tendine di una stanza d’albergo. Il ricordo dell’amore che respira e ansima. Quello della luce che filtra sotto la porta. Zaino da rovesciare sulla coperta di un letto non tuo. Cuscino sul quale trovare riparo come tra i seni di una donna. Scuola di scrittura,  sempre affacciata in prospettiva. Affacciati sull’orizzonte. Sul mare. Palestra nel narrare nuovi incontri e amori. Senigallia. Sempre pronta ad accogliere nel giro di poco  con qualche cerotto e cicatrice. Il pensiero della rotonda, coi suoi colori e profumi richiama spesso. E allora, un pensiero a Senigallia. Porto. Arrivi e partenze. Mare. Storie d’amore e amicizia con storie e nomi veri o fasulli con buone nuove da raccontare.

Attaccati al tram

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Lentamente si avvicina la conclusione  del 2012 e pian pianino si avvicina il 2013 all’insegna di Paperino. Le ultime notizie di  riportano in continuazione, con toni trionfalistici,  la cura dimagrante nel pubblico impiego senza ricordare che i lavoratori  rimasti  ora espletano funzioni da multitasking.  Solo nella scuola, un segno meno: meno dieci per cento del personale. Povera scuola. E pensare che proprio un 31 dicembre di anni or sono, un grande cambiamento si avviava proprio nella scuola.  Era il 31 dicembre del 1962 e nasceva la scuola media dando così finalmente seguito all’articolo 34 della Costituzione. E vorrei ricordare la vergogna di chi ha lasciato passare nell’indifferenza questi mesi senza stabilizzare quanto dovuto.  “Palle”  di Natale che rimbalzano tra Miur, Mef ecc. ecc. Normali cinque, sei anni di precariato nello Stato? Normale lasciar passare centoventi giorni prima di decidere qualcosa? Terminato un anno, e passate le ultime ore a descrivere giochi d’altalena tra chi “scende” e chi “sale”, tra chi Passera che non passerà, chi torna e si posiziona ai piedi dei Monti, ( chi torna, invece,  a “grande velocità”, senza per questo perdere tempo e occasione a comiziare, con poca voglia di ricordare),  a noi, “umiliati e offesi“, in attesa che si sblocchi una situazione che ormai persiste da tempo………non resta che …attaccarci al tram!

(Tram storico a Torino)