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Tra caldo e calore a Torino

Il caldo e l’afa, a TorinoTorino dai Cappuccini, 19 luglio 2015. Foto, Borrelli Romano, proprio non vogliono mollare la presa e ce li sentiamo addosso. Sulla pelle. Gli eritemi da sudore non si fanno mancare. E si “gratta”. Mica ci facevamo mancare anche questo no? Vorrei continuare a svelare i sogni, miei (un paio) e dei ragazz* annotati in giro nella scuola,foto  Borrelli Romano ma i fogli di questi racconti preferisco srotolato per i giorni che verranno e così preferisco staccare e rimandarne il racconto e la sua traiettoria a  data da destinarsi. Parto dal p.m. (pomeriggio). Sul tram, capita di origliare storie, cosi come al mercato, al tempo in cui tutto si smobilita e tutti smobilitano. Cartoline da Torino. È il cuore del pomeriggio e in queste scatole di ferro grigie e blu che si chiamano tram si contavviene al “divieto di parlare al conducente” e “obliterare entro la prima fermata dopo quella iniziale del percorso”: le macchine obliteratrici, almeno di questo tram, non funzionano. Il via vai  interno , direzione conducente, è continuo e i discorsi identici: trovare cioè un’annata simile a questa cosi “condizionata” dal caldo. “Quando il peso delle parole”…”Era da 150 anni”, ” no, era dal 2003″ risponde pronto un altro, “ricordo le vacanze a Roseto degli Abruzzi, l’anno della finale di Champions, Juve-Milan, vista in piazza Castello, e sai, c’era ancora  lei con le scarpe regalate da lui, che erano nuove simili ad un tappeto da salotto”….”già hai ragione quell’anno che poi lei lasciò lui…””no”, interviene un altro sullo stesso sfondo calcistico,  “è dal 1994, quando si disputava Argentina Grecia ai tempi del Mondiale USA. Ricordo che c’era una pizzata di piazza in piazza Statuto, all’aperto…noi, cioè gli artefici del racconto, davanti ad uno….”screen wall”. Questo è il tema dominante. Potrei continuare ma  ad “Università'” devo scendere. Una voce metallica femminile dice: “Università” cosi metallica come ho sentito in altri luoghi e piazze, lontane da qui. Devo  ritirare dei libri. La copisteria mi rimanda ai ricordi della tesi, l’ultima, ovviamente, con la prima pagina, la sua scrittura dedicata… Entro, pago ritiro. Mi dirigo verso Piazza Castello: fontane sold out.Torino 23 7 2015 foto Borrelli Romano Il caldo è davvero infernale. Decido di rientrare. La gola è secca. Vorrei un’acqua e menta. Pochi passi e sono alla Sida. Entro.” Acqua e menta, per favore”. Mentre la sorseggio lentamente, in vetrina, in attesa di qualcuno, è in bella mostra una tortaTorta Sida. foto Borrelli Romano simile alla mia, quella della tesi, di due settimane fa. Saprei a chi regalarla per festeggiare e sfogliare ancora la tesi e brindarci su, su quello e questo di  record. Di laurea e di calore. Fa caldo. Nei pressi,  una Chiesa. Si sa che oltre ad essere luoghi sacri sono anche luoghi freschi. È quasi buio. Entro, mi siedo. C’è una funzione ma non sono qui per pregare: sono soltanto un accumulatore di fresco. Dalla sacrestia entra ed esce una sacrista: una giovane suorina espleta quelle funzioni che un tempo…accende delle luci ed ha un microfono in mano. È gentile nelle sue movenze. Io intanto vago nel tempo e nella storia “mangiando” del tempo, incurante che allo stesso tempo, una flotta di zanzare ha trovato il loro pasto tra i miei piedi. Esco. Oramai è tardi. Il loro dovere lo hanno fatto. E si gratta. Mica poteva mancare questo.

Il fiore del partigiano

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Questo è il fiore, del partigiano. Questo è il fiore, al partigiano. Quando si era piccoli, si usciva, e tutti i tram e i bus della nostra città, verdi prima, rossi poi, arancioni ancora,  esponevano, sul muso anteriore, la bandierina italiana. Si capiva, tutti, che era la festa della Liberazione. La lotta di Resistenza partigiana culminata il  25 aprile. Momento piu’ alto della storia italiana.

Tanti i modi per ricordare la  Liberazione. Col farsi grandi, prendevano piede le fiaccolte, del 24 sera,  a Torino, e i brividi salivano sulla schiena quando vedevi comparire i partigiani sul finire di via Pietro Micca, prima di entrare in Piazza Castello, al termine della camminata. Che brividi a pensare ai partigiani, alle staffette, alla grande libertà e democrazia che ci hanno consegnato. Poi, col tempo l’Istituto storico della Resistenza, i fiori in ciascuna lapide ” a loro ricordo” in tanti angoli della città. Ancora, Casa Gramsci. In mezzo, una manifestazione, Milano 1994. Sotto la pioggia, ma………….”Che Liberazione”. Così titolava il Manifesto. Eravamo trecentomila. Sotto la pioggia.  Treni pieni. Andata e ritorno. Forse l’inizio di una fine. Elezioni perse da poco. In quell’anno.  La gioiosa macchina da guerra si era inceppata.  Qualcosa che pare non passare. Ancora oggi. Confusione. A due mesi dalle elezioni, chi vince le elezioni, con un premio di maggioranza non riesce ad esprimere un governo, e forse, come la si osservi,  non è  riuscito neanche ad esprime un candidato alla Presidenza della Repubblica. Il dodicesimo, che poi è l’undicesimo, Presidente della Repubblica è Giorgio Napolitano, o Napolitano Giorgio, o G. Napolitano, o ancora Napolitano G.Così, tanto per tenere sotto controllo il tutto.  Forse un ritorno malinconico, quello del Presidente, nonostante i 21 colpi di cannone o probabilmente  il viaggio in Flaminia. ( Correzione: Niente viaggio in Flaminia, e niente corazzieri a cavallo). Una sicurezza per molti. Applausi nell’emiciclo di tantissimi, per altri,invece, l’elezione rappresenta un’ ultima tassa “pagata all’inganno e ipocrisia”.  Nella società liquida, dei partiti liquidi,  dei colloqui in streaming, dei messaggi gratuiti, dell’analogia “delocalizzazione partito-non partito” anche la leadership di un politico si è squagliata, come neve al sole.  Come i voti. Come certi finti o brevi  amori. O confusi.  Chissà dove è andata a stazionare la delicatezza d’animo.  Per alcuni, lo scenario, l’esito di questo film è colpa di una fusione di un partito, anzi due,  non ponderata, avviata troppo velocemente. Forse il pegno pagato alle primarie: un ricambio accelerato, un rinnovo della vetrina dell’apparato politico senza tener conto della mancata conoscenza di certi temi. O forse a voler tenere il piede in due scarpe, non si procede bene. E così, qualcuno asserisce un meno 6% di consensi in meno al Pd, altri, invece, rincorrono eventuali traditori. Forse non è stato capace di dare risposte alle domande provenienti dal Paese. Nessuna riedizione, nessuna rincorsa al sistema fotocopia dell’ultimo anno e mezzo, di sosteneva, prima delle elezioni del 24 e 25 febbraio e invece, tutto, o quasi, tal quale a prima. Dall’ ABC si temeva il pasaggio al BeBe, “morto” precocemente in culla. Almeno, in parte. Forse, continuando col “sistema” Boldrini Grasso sarebbe andata diversamente. Forse. Davvero la politica pare esser precipitata nel sottoscala del buonsenso per far posto al battibecco da liceo. Bastava dare un’occhiata alla connessione sentimentale. Invece, sottoscala. Come le incomprensioni di coppia, ormai sfiatate, intente a costruire altre realtà invece di affrontare i veri nodi.  Colpa del tempo. Colpa del vento o della pioggia dei giorni scorsi. Scilipotume da commedia. Magari la storia avrebbe detto, dato, altro e altri Presidenti. E così il paradosso.  Sembrerebbe che chi ha perso le elezioni, o meglio, non le ha vinte, finisce per averle vinte. E così, i brividi che tornano alla schiena per timore di rivedere certi personaggi armati di forbici nel già scheletrico corpo statale.

Un pensiero a questi nomi, su questa lapide, su questo fiore, posato da persone che credono nei valori della Resistenza, dotati di delicatezza d’animo. Consistenti. Dalle radici profonde. Coerenti. Sempre fedeli al ricordo. Poco distante, la scintillante stazione, punto di arrivo e di partenze. Fonte di gioia e tristezza, oscillazioni e pendolarismi. Ma la tristezza non è una categoria politica. Forse come la riconoscenza. Talvolta come nelle relazioni.

Tra pochi giorni, usciranno nuovamente i bus e i tram dai loro depositi. Con le bandierine. Sarà il primo maggio. La festa dei lavoratori. Nonostante i 500 mila in cassaintegrazione e i quasi cinque milioni tra disoccupati, sotto occupati, o demotivati che non cercano. Anche se………….”affondata sul lavoro”, come sostiene il libro di Gabriele Polo, presentato alcuni giorni orsono da Marco Revelli e Luciano Gallino. Il lavoro forse dovrebbe essere rimesso al centro. E basta austerità.