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Era il 16 Gennaio 1969

Oggi vorrei parlare di molte cose, tante. Ma, oggi è il 16 gennaio e come questo giorno, ma di un altro anno, il 1969 “a distanza di cinque mesi dall’invasione del Patto di Varsavia in Cecoslovacchia contro l’esperienza di Dubcek del “socialismo dal volto umano”, un giovane, Jan Palach, si immola nel fuoco a Piazza S. Venceslao e lancia il suo appello disperato: “ricordatevi dell’agosto”. Il pensare a questa ricorrenza mi porta ad una esperienza personale: un giro dell’Est compiuto alcuni anni fa, che aveva come prima meta proprio Praga. Che ricordi! Ero partito da Torino avendo come unica meta il divertimento; quando arrivai a Praga, mi spiegarono e mi indicarono la piazza; ci andai e vi rimasi un pomeriggio intero a contemplare, a pensare. Ancora oggi, proprio questa mattina, a chi mi chiedeva come facessi ancora a credere alla politica pensavo, chissà perché, proprio a quel viaggio. Forse perché da quel viaggio ho trovato motivazioni per un qualcosa che mi circondava e di cui non mi ero ancora accorto: inconsapevolmente quella tappa era l’alba dell’impegno, quello personale. Forse perché un giovane che si “fa torcia umana” qualche riflessione dovrà pure suscitarla. In quella piazza eravamo tantissimi, ragazzi e ragazze, tantissimi spensierati, ma molti pensierosi, riflessivi. Volevamo conoscere e sapere. Non volevamo più soltanto divertirci e continuare quello stupido “bans” che faceva tanto “italiano”. Perché dovremmo esser così lontani dalla politica se ci tocca, in molteplici forme, così da vicino? Perché dovrei essere lontano da preoccupazioni che inevitabilmente toccheranno migliaia di miei ex colleghi da lunedì, al ritorno in fabbrica, dove, probabilmente verrà comunicato loro che un altro bel cumulo di ore di cassa integrazione sarà pronto ad accoglierli, e con loro migliaia di famiglie? Perché oggi è così forte l’accusa di essere fuori tempo, di appartenere ad un’altra realtà? Pensare di avere delle risorse così scarse, limitate, con uno stipendio, per chi lo ha, di mille euro al mese e sentire il brontolio nella bocca dello stomaco perché ti manca da mangiare vuol dire appartenere ad un’altra realtà? Perché non dovrei oppormi con ogni mezzo ad una proposta di cassa integrazione su base regionale, introducendo di fatto, una “gabbia di cassa integrazione” differenziata per tipologia di regione? Ormai sono anni che ci presentano sempre che “dobbiamo accettare qualsiasi cosa, altrimenti sarà peggio”, e intanto continuavano a scavare solchi che sono divenuti abissi. Come mai la società italiana è così fortemente polarizzata? Come giustamente ci ricorda il Manifesto di oggi a pagina 7, “Un milione di morti a est grazie alle riforme schock“, riferito ad uno studio sugli effetti delle privatizzazioni degli anni ’90. Penso che non si era fuori tempo prima e non lo si è ora. Qui si sta parlando di Est, ma quali sono state le conseguenze di queste politiche in Italia? Bhe, qualcuno può sempre rifarsi con la social card, che sicuramente sarà sufficiente per pagare l’affitto, il telefono, e fare tutte quelle spese che permettono “all’economia di girare”, perché bisogna spendere, e spendersi, anche la dignità. Certo, potrà risolvere tutti i problemi, speriamo solo ci siano i soldi. Qualche giorno fa, un signore mi diceva che trovava poca differenza rispetto agli operatori vincenziani che vanno settimanalmente a portare il pacco della spesa presso alcune famiglie disagiate. A me ricorda altre tessere: “quelle del ventennio”. Ironicamente potrei dire, “meraviglioso”, citando una bellissima canzone che inevitabilmente mi riporta ad un’altra canzone rifatta ed al Salento, al quale esprimo massima solidarietà (dato che quella terra mi accoglie sempre d’estate).

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