Andare è bello, ma tornare, a volte, ancor più

Ora scriverò solo qualche pensiero, il tempo è tiranno, anche per me. Il titolo sintetizza un posto, una scuola, in cui ho rimesso piede questa mattina, e che solo alcuni mesi fa, pensavo di non rivedere mai più. L’aria era gelida, appena sceso dal treno; ma, quel che più conta è che fino a quel momento ero privo d’emozioni. Segno che quel posto nell’eporediese non mi aveva lasciato nulla di buono. Tranne il solito rituale buon caffè dei tempi passati preso al bar “Il Chicco” di Tiziana, che mi ha visto in altre fredde e gelide mattine insieme all’amico Domenico; e, via, verso quel luogo, simile ad una scatola, di color rosso e bianco.

Poi, la cosa più bella, una volta arrivato, è l’aver rincontrato visi  noti ma cambiati, con coscienze mutate, e tanti ricordi, tanti saluti, tante manifestazioni di stima e di affetto mi hanno fatto recepire qualcosa di bello: un segno quì è stato lasciato.

E’ stata una bella soddisfazione, sapere che in mezzo a tanta crisi, tanta mancanza di coscienza sociale, esistono persone riconoscenti, che hanno saputo individuare del bene, ascoltare e mettersi in discussione. In mezzo a tanta aridità, dove anche i sentimenti nelle relazioni non fioriscono, perchè il metro di riferimento è quello televisivo, dove le aspettative disattese portano a rompere anche una relazione, perchè  non si ha voglia di lottare, di combattere, di ascoltare, ecco, oggi, una ventata di ottimismo, di speranza, mi ha ricoperto di fiducia.

Quella coppietta così giovane, pronta a salutarmi, a chiedermi, “come stai, ora, dentro“?  Una domanda di quindicenni che mai ti aspetteresti è stata come un fulmine a ciel sereno. A loro,  Primo e la sua ragazza dedico la bella fotografia-cartone posta nel mio blog. Una coppietta così solare che ha fiducia e progettualità merita tutta la nostra attenzione.

Certo, gli altri problemi persistono e insistono nelle nostre vite, soprattutto in economia, o anche a scuola, all’Università, dove a fronte di un diritto allo studio garantito a tutti, almeno formalmente, nella mia città, ad esempio, con 30.000 studenti fuori sede, vengono garantiti solo 1.500 posti letto, naturalmente vincolati a certe condizioni (reddito, profitto…).

Forse, come commentava il quotidiano La Stampa, gli anziani, ancora una volta loro, quelli che superano i 67 anni di età e che sono 70.000 circa, potranno rispondere a questa chiamata di aiuto, un aiuto che è una collaborazione fra generazioni differenti.

Però, a fronte di un “fosco orizzonte”, questa mattina, sopra il cielo di Torino, e soprattutto nel mio cuore, c’era un  “raggio di luce spettacolare”.

Evento a Sorpresa e Manifesto Day

Oggi alle ore 12,30 presso l’Istituto Storico della Resistenza di Torino  c’è stata una festa a sorpresa per  la presentazione di un libro di una partigiana Marisa Sacco, attiva nell’Istituto, dal Titolo “La pelliccia di agnello bianco“, con  sottotitolo, la “Gioventù d’azione nella Resistenza” Edizioni Seb 27. La copertina del libro ha come sfondo una foto delle Langhe. La diretta interessata poco o nulla  sapeva di questa festa.

Ho partecipato all’evento sorpresa assieme cinquantina di persone.

Più in là spero di trovar modo di approfondire la conoscenza del libro e di condividere con Voi le mie impressioni.

Stamattina puntualmente, in edicola, ho acquistato una copia del Manifesto aderendo a Il Manifesto Day. Di seguito una fotografia realizzata con mezzi artigianali: io assieme all’edicolante.

Romano assieme all'edicolante

Presentazione XIV n. rivista Bra, o della Felicità

Il 22 Dicembre 2008 alle ore 21,00 presso l’Auditorium della cassa di risparmio di Bra (CN) verrà presentato il XIV numero della quotata rivista: bra, o Della felicità periodico dell’Istituto Storico di Bra, in via Principi di Piemonte.

bra-felicita

Nel XIV numero della rivista comparirà la mia pagina di ringraziamenti seguente:

istituto-storico-bra

Continua post precedente…

Un’ultima cosa….ogni qual volta inizio a scrivere, questo strumento mi ricorda alcuni personaggi e tra questi Baldoni. Da lui ho iniziato a cercare di capire cosa potesse essere un blog….poi, penso alle 2 Simona, forse perchè era iniziato un maggior impegno da parte mia: le manifestazioni, i viaggi a Roma, le fiaccolate….

Riunione d’area e tabella adesione sciopero

Ieri non è apparsa alcuna notizia sul blog per via dell’impegno avuto ad una riunione d’area politica (Essere comunisti).
Ho fatto un intervento sulla necessità di mantenere intatta l’identità politica del partito della Rifondazione Comunista aprendo alla questione morale che attraversa trasversalmente quasi tutti i settori politico-economici italiani e, sulla necessità di un recupero, che richiederà uno sforzo di lungo termine, con la base, cercando di ritrovare prima di tutto una coscienza sociale.
Secondo, ho detto della necessità di ritrovare un linguaggio nuovamente comprensibile fra noi ed il nostro elettorato, spiegando che molti nella centralità di questo lavoro (malpagato e precario) non si
riconoscono più; a conferma, secondo me, vi è stata la scarsa partecipazione alla commemorazione dei caduti della Tyssen di Torino e della non soddisfacente partecipazione del mondo della scuola alla manifestazione.

P.S.
Allego un file pdf sulla partecipazione allo sciopero del 12 dicembre 2008, necessario per contribuire nel mio piccolo ad una corretta informazione mediatica, tanto carente di questi tempi.

tabella-adesioni-sciopero-12-12-081

Domani niente scuola: Andrea Bajani

E’ mia intenzione continuare ad informarmi sulla situazione di questo periodo, sulla crisi economica e le possibilità di superarle.

Ma, sotto quel libro ve ne erano altri due: di Andrea Bajani.

Uno sulle tipologie contrattuali, uno sulla delocalizzazione. Quest’ultimo, “Se consideri le colpe“, ambientato in Romania, (un protagonista: “sulle tracce di una madre sempre in fuga”), mi è rimasto particolarmente impresso. Sarà stato per via di un incontro, dove ricordo anche Giorgio Airaudo (esponente torinese Fiom) e Luciano Gallino (sociologo).
Un incontro illuminante, che mi aveva dato la possibilità di capire meglio le ragioni della delocalizzazione (ovvero, come le imprese scegliessero, per trasferire la produzione, paesi dove il costo del lavoro è minore che in Italia).

Ricordo ancora di aver scambiato qualche opinione con lui e di aver ricevuto copia del suo libro con autografo, “per Romano, questo viaggio ad est“.

L’altro suo libro, di cui parlerò in seguito è “Domani niente scuola“, un viaggio per l’Europa, dove l’autore è ostaggio di 150 “scalmanati” per circa un mese.

Se consideri le colpe di Andrea Bajani domani-niente-scuola

Sono due libri che fanno capire molte cose sullo stato attuale dell’economia; penso valga la pena leggerli, così come vale la pena riflettere sulla condizione femminile nell’epoca attuale.
(Non dimentichiamo cosa intende fare il ministro Brunetta per alleviare la condizione femminile in Italia: aumentare l’età pensionabile da 60 anni a 65 anni).

30 gennaio 2004-continua

Ieri, ho accennato al nesso “sentimentale” per evidenziare che talvolta, quando siamo immersi nei nostri pensieri, nelle nostre difficoltà, non riusciamo a cogliere quanto avviene intorno a noi.

Leggevo quelle pagine del libro e pensavo a dove ero esattamente in quei giorni, in quel momento; leggevo e pensavo ad una inchiesta comparativa riportata su di un libro che avevo intenzione di commentare alcuni giorni fa: “Largo all’eros alato” di Aleksandra Kollontaj.

In una pagina di quel libro si legge che,  in riferimento ad una inchiesta del 1999, “famiglia, lavoro e amici costituivano i valori di riferimento dei cittadini europei; la politica è un valore solo per l’8%, mentre è venuta completamente meno la fiducia in quelle grandi strutture collettive che furono i partiti di massa” (pag.23).

E’ vero, quando si è assorbiti dai nostri pensieri siamo lontani da tutto ciò che dovrebbe interessarci. Ad esempio, perchè la partecipazione allo sciopero non è sentita, da tanti, come  “un dover partecipare per poter cambiare il proprio status“?

Perchè per alcuni è più semplice, come sovente capita, fare un regalo  di Natale, magari raccogliendo fondi fra colleghi, ad un dirigente (non dico di che tipo) che non aderire allo sciopero? E perchè, se lo sciopero è un diritto individuale, una libertà di aderire o non aderire, non posso soffermarmi su una riflessione e chiedermi, chiedervi: perchè è così facile raccogliere fondi per un regalo natalizio ad un dirigente che ha già molto ha di suo, cioè il posto di lavoro, dato che non voglio entrare nel merito quantitativo dello stipendio, e non pensare ad un mio collega a cui sta per scadere il contratto di lavoro, che magari ha dei bambini a casa, e che questi ultimi non vedranno magari non un “regalo” ma neanche l’assicurazione che dal domani potranno ancora mangiare?

Io non vorrei tornare ai freddi numeri per non stancare i lettori, ma soffermarmi su questo punto, sì.

Personalmente, ho aderito a tutti gli scioperi: penso al futuro, so che manca del personale e che c’è bisogno, nel luogo del mio lavoro, di personale che non dovrebbe andar via: deve restare, gli spetta, ed io, con il mio “aderire allo sciopero” esprimo simbolicamente (perchè onestamente, economicamente non mi cambia la vita) il mio desiderio di un modello diverso di società.

Vorrei poter dire, “mi interessi tu, con la tua lettera di dimissioni in mano, che dal 19 dicembre non hai una prospettiva di futuro, mentre non mi interessa lei, la dirigente, a cui fare il regalo. Lei la vedrò ancora un anno intero, e so che sarà  qui, mentre tu, collega, che simbolicamente rappresenti migliaia di colleghi nella medesima condizione, vorrei saperti felice, qui: al tuo posto di lavoro“.

Questa mattina mi hanno ricordato che questo è uno strumento poco credibile, nel senso che i contatti veri sono migliori, più efficaci, ed è sicuramente vero, ma nel modello di società che vorrei, non posso perdere più tempo. Ecco perchè un fermo no è stata la mia risposta “per il regalo”, ma un secco si verrà tutte le volte che penserò a te, caro collega, cara collega, che dalla fine del mese, non ti vedrò nello stesso posto di lavoro.

L’altro aspetto che volevo accennare, partendo da quel “30 gennaio 2004… che facevo?

E’ considerare oggi, o quel 30 gennaio 2004 che tipo di risposta può avere la domanda posta in alcune pagine del libro Largo all’eros alato ” quale è il rapporto  o meglio quale è il ruolo che l’ideologia proletaria assegna all’amore ?

Quale è il posto occupato dall’amore nell’ideologia della classe operaia?”

La struttura attuale  della società quanto influisce sulla psicologia umana incapace di recepire certi bisogni? E, quanto influisce sull’insensibilità dell’uomo nei confronti della donna?

Se noi ci battessimo per eliminarele sacche di precarietàchiedendo ciò che per ragioni di bilancio viene sempre negato, e penso a più asili, più assistenza alle donne, più welfare orientato in questo senso, di quanto avremmo liberato la nostra capacità di ascoltare e dare amore?

Non è possibile rispondere ad una richiesta pensando che non è la costruzione del socialismo reale a cui stiamo pensando, ma ad una “liberazione anche d’amore“?

E, forse, non sarebbe questo il miglior regalo, una prospettiva diversa per tutti coloro che non hanno nulla che non fare un banalissimo “regalo di Natale a chi ha già tanto e tutto”?….

(Forse queste cose mi sarebbe piaciuto dire quel 30 gennaio 2004)—

L’impegno!

Come promesso, ieri sera, in continuità con l’impegno preso, quello cioè di non lasciar cadere nel vuoto quanto successo a Torino un anno fa, nella tragedia della Tyssen, (e non solo, cercando di ricordare  tutte le vittime sul lavoro e ribadendo che la sicurezza non è un optional) ho riletto alcune pagine del libro “Acciai speciali” di Alessandro Portelli; l’elemento più significativo è stato un pensiero, un’analisi riportata a pagina 22, tratta da un articolo di Mario Pirani che su Repubblica scriveva: “Dopo anni di stoltezza sul prevalere del terziario e sul tramonto dell’era metalmeccanica ci troviamo con alcuni dati strabilianti“: l’elevato surplus generato dalle esportazioni dei prodotti manifatturieri, la posizione di testa dell’Italia nella classifica europea per valore aggiunto manifatturiero. E invita a riflettere su “cosa ha comportato negare la centralità del lavoro operaio per sostituirla col precariato dei servizi come archetipo attuale di riferimento” (da rubrica “Linea di confine in la Repubblica del 7 luglio 2008).

La classe operaia, l’operaio in genere, non è considerato come “fine della storia“; esiste ancora, forse una classe frammentata, per tipologie di contratti, forse non li si trova più in grandi capannoni come Mirafiori, ma stabilimenti più piccoli, da mille o duemila dipendenti, ma esiste, con la dignità che le è propria. Forse alcuni si adeguano al consumismo, forse seguono il mito della moda, del vestito o delle scarpe firmate, mia io li vedo pieni di contenuti. Quando ero piccolo ero fiero dei miei genitori operai, e nei miei discorsi, limitati dall’età, partecipavo a “quella, questa lotta di classe”, dove il salario rispetto allo sforzo fisico non era sufficiente per assicurare per sè ed i propri famigliari il giusto per poter vivere.

Un altro mondo è possibile!

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