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Dalle porte chiuse alle porte aperte.

Partito al lavoro. Militanti, al lavoro. Anche ieri, domenica 31 gennaio, a Torino, presso la “Fabbrica delle E”, ha avuto luogo l’incontro dei delegati della Conferenza nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori. Interventi al mattino: operai e impiegati narravano la propria condizione. In fabbrica. In ufficio. Quel che rimane della fabbrica. Quel che rimane degli uffici. Non starò qui a riassumere gli interventi che saranno raccontati sicuramente meglio del sottoscritto, domani, dal giornalista di Liberazione (presumibilmente Fabio Sebastiani). Quel che posso riferire è stata la ripetizione di questo concetto: “Porte chiuse”. Triste, ma reale. Porte che si chiudono, per molti. Fabbriche dichiarate inefficienti e per la logica del capitalismo, da chiudere. Un capitalismo che continua a premiare il grande capitale.  “Torniamo a riempire le valigie. Di diritti”. In questi giorni, in cui molti tessono le lodi per l’alta velocità, vorrei ricordare come continuamente “i treni della vergogna” diretti ad Aosta, al mattino, rassomigliano sempre piu’ a delle “ghiacciaie”, come successo questa mattina, come sabato, come ormai da molto, troppo tempo. Per non parlare dei treni soppressi (o di quelle di altre linee ancora più disagiate in Piemonte come altrove). Come oggi pomeriggio. Da Ivrea per Chivasso, soppresso (delle 14.25). Treno sostituito da bus, certo, che ha percorso lo stesso tragitto, in piu’ di un’ora. Treni in forte ritardo. (a Chivasso, oggi). Quelli dei pendolari. Crisi, dicevo. Migliaia di persone, famiglie intere, ridotte “al lastrico”. Figure di donne, uomini, inghiottite dalla crisi. Spremute, quando andava bene. Spremuti come i lavoratori di Rosarno. Ma da questa ex fabbrica, una prospettiva di lotta, di vertenza, fa bene sperare. Non è più possibile aspettare. Donne, uomini, famiglie, ricordate anche dalla Chiesa: “garantire a tutti una condizione di lavoro e di salario dignitosa. “Fare di più per i lavoratori”, è stato anche l’appello del Papa. Porte chiuse, dicevo, concetto che conferisce l’idea di “mancanza di prospettiva”. Quella che pare mancare a molti giovani di questa città, privi di identità, ma pieni di appartenenza. Al gruppo. Un’appartenenza fumosa, di breve durata. “Giovani senza prospettive”, pareva essere questo il tema dominante sulla stampa cittadina e nei tg, dopo il grave episodio che ha visto proprio a Torino un ragazzo accoltellato. Torino, come accennato altre volte, terra di santi sociali. E proprio ieri, se ne festeggiava uno in particolare. Molto attento a suo tempo ai giovani e al lavoro. “Ascolto, gruppo strutturato, mettersi a disposizione della collettività, con spirito di servizio”, questo era il messaggio proposto ai giovani. Porte aperte. Speranza. Per il futuro. Anche qui, un rimando a “valigie” da riempire, di diritti. Come una volta. Concetti che rimandano a valori. Quali quello della solidarietà. Che non è passata di moda. Speranza rinnovata anche nel giorno della festa di questo santo, don Bosco. Per tutti. Quindi, per tornare al discorso iniziale, relativo alla Conferenza, dei lavoratori e delle lavoratrici, subito soluzioni. Aumento di pensioni, salari, unificare tutte le lotte, stabilizzare i precari, abolizione della legge 30. Soluzioni, che vorrebbe dire, finalmente, porte aperte. Speranza per il futuro. Per i lavoratori, per i disoccupati e per i giovani.

“Non ci trivellerete lo spirito”

“Non ci trivellerete lo spirito”. Questo è lo slogan che è la sintesi della riuscitissima manifestazione dei No-Tav, a Susa, oggi. Uno slogan che si addice a molte altre realtà governate dalle stesse facce.

Che siano stati 40 mila, i manifestanti, secondo gli organizzatori, che siano stati 20 mila, secondo altri, la marcia manifestazione è stata un successo. Bella, colorata, organizzata. Un grazie a chi ha partecipato sotto la morsa pungente di un freddo artico.

La notizia del crollo di un edificio ad Agrigento, oggi, con la morte di due sorelle, dovrebbe farci riflettere. Dovrebbe far riflettere chi ancora si ostina in progetti di opere faraoniche. “No-Tav, ancor piu’”, ora. Le risorse, se ci sono, devono essere utilizzate per altre infrastrutture: mettere in sicurezza scuole, ospedali, edifici in genere, che nascondono sacche di povertà, a molti politici invisibili. Le risorse devono essere destinate alle infrastrutture ferroviarie del pendolarismo locale.

Mi domando quanto è normale parlare di “No-Tav” come motore di mano d’opera quando le condizioni per creare lavoro esistono già. La Torino- Ivrea, ad esempio. Oppure, la Torino-Savona, ma l’elenco potrebbe continuare. Ogni regione ne ha. Continuiamo l’elenco. Le scuole. Quante scuole avrebbero bisogno di migliorare le proprie condizioni e non solo di facciata? L’edilizia pubblica, ad esempio: quante case popolari si potrebbero costruire? Gli affitti volano, da paura. Drenano una gran fetta del proprio salario. Quanti sfratti si contano? Il fisco poi, ne drena un’altra buona fetta, tanto che: per quello, lavoreremo, quest’anno fino a giugno, probabilmente al 23. L’inflazione sale e la crescita è zero. Le nostre tasche si svuotano. I conti correnti si prosciugano. Secondo alcuni ricercatori, al termine del 2012 avremo la stessa occupazione del 2009. Secondo altri, solo nel 2017 o 2018 gli italiani “incontreranno” nuovamente il livello di benessere pre-crisi. La TAV vedrebbe la “luce” nel 2020? Incredibile!

Foto da Liberazione 24.01.2010

I problemi vanno risolti subito. Tanto per cominciare, mi pare giusto, per tutti, 500 euro netti, in piu’ nel prossimo stipendio. Quattordicesima ai pensionati. Quattordicesima a noi, della scuola. Io, ad esempio, non la vedo. Stabilizzare tutti i precari che ciclicamente, da anni, continuano a lavorare nella stessa amministrazione. Così finirebbe anche questa storia infinita di “nonnismo” nelle scuole. Che strisciante o meno, purtroppo, esiste, E poi, subito senza aspettare luglio, con il 730, I NOSTRI SOLDI! Non dobbiamo aspettare la busta paga per rivedere i nostri soldi. Subito. Perchè dovete tenerli voi, del Governo, nelle vostre casse? Sono soldi nostri sborsati immediatamente perché, ad esempio, molti, nel corso del 2009 hanno dovuto sostenere costi sanitari proibitivi. Scongeliamo definitivamente una situazione davvero insopportabile. Non chiediamo la luna. Vogliamo solo il nostro. Altrimenti, “io, un tetto, l’ho”.

Due treni, in arrivo sullo stesso binario. “Due treni, unico binario”

Ivrea. Due treni: Stesso Orario stesso binarioNon ne sono convinto. Non mi convince un partito che rappresenti il “padrone” e l’operaio. Le classi esistono ancora. Sfruttati e sfruttatori. Chi si arricchisce e chi impoverisce chi. Le persone possono essere “buone persone”. Ma quando è ora di rinnovare un contratto, come quello dei metalmeccanici, ad esempio, come giudichiamo “la persona buona” che pero’ in nome di vincoli non firma il rinnovo di un contratto? Non sono convinto che “buone persone” riescano a rappresentare gli interessi dei salariati. Perchè il rinnovo di un contratto segue sempre stanchi rituali, e firmato, dopo ore di sciopero, da alcuni sindacati, al ribasso? Possono coesistere due soggetti così lontani e diversi come “padrone” e “operaio”? Perchè se la persona “è buona” permette la chiusura o la delocalizzazione di uno stabilimento con gravi conseguenze per famiglie intere? No, contrariamente a quanto sostenuto da molti questa mattina in una discussione, non penso che ci debba essere posto per due, operaio e padrone, in politica, nella stessa lista. Non penso. Mediazione, concertazione, sintesi. Ad ogni costo? Mettere in una stessa lista, in uno stesso “calderone” politiche non negoziabili è un po’ come voler dare l’indicazione che alla stessa ora, sullo stesso binario, potrebbero passare due treni, con direzioni diverse. Meglio la chiarezza, un po’ di coerenza. Forse questa non “appartiene di diritto a nessuno”, ma, almeno la tensione alla coerenza è bene che ci sia. E’ bene che la si indichi. Perchè la TAV a tutti i costi? Offre opportunità di lavoro, si afferma da più parti. E il lavoro bisogna crearlo così? sventrando una montagna quando esiste una linea storica sottoutilizzata? E le linee quelle giudicate non redditizie perchè utilizzate da pendolari, le lasciamo al loro triste destino? E, Chiamparino cosa pensa; ancora al grattacielo delle banche, oscura Mole? Oppure, non sarebbe forse meglio occuparsi di tutte quelle case costruite in maniera non consona, a ridosso delle coste, e non solo instabili perchè costruite malamente, su terreni franosi, devastando la natura? Condoni edilizi, concessioni e altro… Proprio sventrando una montagna bisogna creare lavoro? Non impariamo mai nulla? Neanche quando succedono tragedie come quella di questi giorni? “Non corriamo il rischio di far passare due treni sullo stesso binario, alla stessa ora”. Come ieri, a Ivrea, il tabellone elettronico faceva credere. (erroneamente, per fortuna!)

“Bassa velocità”: No Tav, No Tbv

Stazione di Torino Porta Susa. 19 gennaio 2010. Ore 6.20 circa. Pronto, come molti, ad affrontare una nuova giornata “precaria”. Cominciata, tanto per cambiare, in maniera precaria. Non so quale sarebbe il titolo piu’ idoneo per un treno, due, “canc” e molti altri in ritardo. Treno della vergona? Bassa velocità? Tbv? Trenini lima… Questi fatti che capitano ormai con una certa frequenza (anche ieri abbiamo scontato un certo ritardo) mi ricordano Mago Merlino. Dall’alta velocità con la bacchetta magica  si finisce alla “canc”. Treni soppressi. Non se ne conosce il motivo. Uno scambio? Nei pressi della nuova stazione Rebaudengo? Della nuova stazione Stura? L’unica certezza è che sono partito ora. In questo momento mi trovo nei pressi di una cittadina alle porte di Torino: Settimo. Ancora solito ritmo: stipendi decurtati, ritardi da recuperare, e ancora oggi a sentire tutti a gridare viva la Tav. Senza rendersi conto dove viviamo. E come.

A-mobilità sociale

Silenzio. Doveroso. Per Haiti. Paese povero, distrutto. Paese ricco, culturalmente, musicalmente, artisticamente. Pochi lo sapevano. Anche il sottoscritto. Silenzio, ancora per un attimo.

Per l’ennesima volta, proprio nella giornata in cui a Torino, i No Tav hanno in programma una “passeggiata” da Piazza Massaua fino a Corso Marche (luoghi dedicati ai “sondaggi”), il treno delle 7.35 da Torino Porta Susa, diretto ad Aosta, subisce e fa subire l’ennesimo ritardo. La mia, di passeggiata, purtroppo, non è per nulla festosa. Non è una gita. Anzi. Nei pressi di Settimo Torinese il convoglio subisce uno stop. Il capotreno, con voce flautata ci annuncia che “causa guasto scambi nei pressi di Chivasso, il treno subirà un ritardo imprecisato”. A Chivasso, una voce metallica annuncia che “i treni diretti a Milano subiranno ritardo”. Quanto ritardo non è dato sapere. Complessivamente il ritardo effettivo maturato dal treno Torino Aosta, sul posto di lavoro ad Ivrea è di 40 minuti. Come sempre, il ritardo o si recupera, o si monetizza. Prima di apprestarmi a “bollare” il badge osservo il tetto della scuola. Il pensiero va a Roma, dove proprio su un tetto analogo, da 54 giorni, resistono i ricercatori dell’Ispra.
Penso agli operai Fiat, a quelli dell’Eutelia Agile e delle mille realtà sparse per quello che era il “Bel Paese”, ma che oggi non lo è più. Ben prima delle arance di Rosarno. Penso ai disoccupati, giovani e immigrati i più colpiti. Penso ai trucchi, alla magia, di un “Bel Paese” che, “vedete, ha retto meglio degli altri Paesi alla crisi economica”, tranne sapere poi che nel conteggio non si era seguita una certa conformità con gli altri Paesi: la cassa integrazione entra o non entra nel conteggio?
Alla mancanza di mobilità sociale. Passato faticoso e futuro fosco. Presente “paludoso”. Per molti. Un’immagine che stride con quella del turbo capitalismo. Transazioni finanziarie veloci, immediate, da un capo all’altro della terra. Bonus, benefit, denaro evaso che ritorna. Ma nel quadretto, anche persone. Persone ferme. In attesa, Di qualcosa, di qualcuno che ci illustri una redistribuzione delle risorse migliore, giusta. Ma tutto, per un disegno politico congegnato ad arte, pare fermo, guasto, volutamente, come la scala mobile di Porta Susa, come il dispositivo che dovrebbe indicare il passaggio dei bus, spesso mal funzionante; fermo come un semplice “tappeto” su cui correre. Come il treno, che senza neve, senza ghiaccio, si ferma. Mentre si ipotizza l’alta velocità e il sindaco del Partito democratico di Torino Chiamparino, ahimè, chiama a raduno i sindaci a favore della Tav. Tutto sembra congegnato per “correre dietro palle perse”. “Vorrei ma non posso”, sembra dire questo Governo. Guardo il tetto, oggi. Immagino il tetto, ieri. Sotto, vi era una triplice unità: di contratto; di condizione di lavoro, come ci comunica Luciano Gallino; e di unità contro il padrone, un tempo davvero unico. Oggi non più. Una triplice unità, andata in frantumi.  Occorre ripristinare al più presto l’unità. Mandando, per iniziare, in frantumi questo governo italiano “incantatore di serpenti”.

“Spremuti d’arance”

Terminate le vacanze, la vita, per molti, ricomincia nell’identico modo: “nulla di nuovo all’orizzonte”. L’alta velocità è il tema dominante. Sui giornali. La bassa velocità, con annessi ritardi, e annesse disfunzioni, come vagoni ghiacciati, si inscrivono invece sulla pelle delle persone. Ritardi, stipendio decurtato, ore da recuperare, temi che tornano prepotentemente all’ordine del giorno. Lunedì mattina, ore 7.30. Torino Porta Susa. Treno per Aosta, in ritardo. Dieci minuti, divenuti poi 15 sul tabellone luminoso. Diventati poi oltre 40 ad Ivrea. “Extended play”. Identica sorte al ritorno, con una variante: carrozza priva di riscaldamento. “L’alta velocità rende migliore la qualità della vita”, afferma qualcuno. Anche a costo di perforare una montagna, magari contenente amianto. Non concordo. Perchè non insistere nel migliorare le infrastrutture esistenti? Considerazioni già fatte. Che rendono però visibile il legame con altre situazioni…Alta velocità, bianco. Pendolari, nero. Vince bianco. Peccato, vediamo se, con l’istruzione le condizioni di partenza si riequilibrano. Dipendente con posto fisso, bianco. Precario, nero. Vince ancora bianco. Vincerà ancora, per tanti anni. Peccato, proprio nella scuola. Ma proprio qui, il bianco è bianco-bianco, con i fondi d’istituto. Pochi bianchi molti neri. Forse sarebbe meglio eliminarli, quei fondi. E se i precari provassero ad alzare la voce? “Nero-nero”.

Per non parlare poi dell’agorà di agosto: un “caporale” chiama. Non tutti possono partecipare alla raccolta “dei frutti” settembrini. Chi raccoglie fino a fine attività didattica, chi fino ad agosto, chi di fatto, chi di diritto. Nel privato, poi, i neri-neri sono raggruppati in una vastissima categoria: spremi e butta. Mezzo milione “neri” fuoriusciti dai cancelli delle fabbriche? Poi esistono i quasi neri, che sono in cig, o in mobilità. Ma esistono anche i neri-neri, i disoccupati. Che brutto periodo! Eppure, proprio in Piemonte, a Torino, terra di santi sociali, già nel novembre del 1851 veniva stipulato il primo contratto d’apprendistato. Diritti. Altri tempi. Oggi, rifiuti.

Oggi “è il mercato, bellezza”. Vuoi vedere che dopo aver tanto spremuto, aumenterà anche il prezzo delle arance?

Espresso 1665 Torino Porta Nuova- Reggio Calabria nelle vicinanze di Vibo: 170 minuti di ritardo.

Il treno su cui viaggiano i miei amici si trova in questo momento nei pressi di Vibo Valentia Pizzo.  Treno con un ritardo di oltre 170 minuti (per la precisione 176 minuti di ritardo all’arrivo della Stazione di Vibo Valentia Pizzo). Telefonicamente mi hanno raccontato di un viaggio allucinante: freddo gelido prima, poi caldo torrido. Moltissimi in piedi, nonostante nei biglietti si paga la prenotazione obbligatoria: “una forma nuova di mazzetta?”. Altri che cercavano, per come potevano, di riposare. Anche sui “porta bagagli” del corridoio se ne vede uno come visibile nella foto a fianco. Nei loro racconti, rabbia e disperazione.

Uomo pacco in treno sul portabagagli del corridoio

Fin da ieri sera (23 dicembre 2009): Al freddo e al buio, ma, in base al loro racconto, non per difetti, causa ghiaccio, agli scambi dei binari come raccontato dal personale di Trenitalia, ma, forse, per altro: “mancanza del locomotore” atteso per 60 minuti, e che causa la partenza da Torino Porta Nuova con 80 minuti di ritardo sull’orario previsto.

Ci chiediamo dove era finita la motrice arrivata pochi minuti prima di partire? Resto in attesa di altri racconti, nel frattempo, se qualcuno avesse voglia di raccontare. ..

Nel frattempo, ripeto: “Sig. Moretti, non mangi il panettone a Natale”: i gravi disagi creati agli utenti d’Italia di Trenitalia dicono che davvero non merita quel panettone.

Ieri, un treno, tanti treni, molte incognite: l’espresso 1665 delle 21.45

Da Liberazione del 24 dicembre 2009

Ieri. Tardo pomeriggio. Torino, stazione Porta Nuova.Traffico impazzito. Tram e bus pieni come non mai. Alcuni in ritardo. Uscito dalla metropolitana mi sorprende un misto di pioggia e neve. Raggiungo velocemente gli amici che mi attendevano, con borse, valige, biglietto del treno, (direzione Calabria), con “maglioni e acqua”, come consigliato nei giorni scorsi. Testa treno, già posizionato, sul binario da alcuni minuti. Ai “futuri viaggiatori” non rimane che attendere pazientemente la partenza. Pazienza: saper patire. Aspetto, anche io con loro, pazientemente un po’. Il treno della sera, per la Calabria, come molti altri, con diverse direzioni, non ha intenzione di “sferragliare”. Dopo aver atteso ancora un po’, saluto, chiedendo loro di tenermi informato sulle condizioni del viaggio e sull’ora della partenza. All’interno del treno, in quel momento e in quelli successivi, faceva freddo. Nel consiglio, il grande a.d. aveva dimenticato di includere anche le coperte, qualche passeggerà ne è munita ugualmente. Il treno partirà con circa 80 minuti di ritardo. Inizialmente, era previsto un ritardo di 30 minuti. Il treno delle ore 20,50 il famoso intercity notte è già partito con 50 minuti di ritardo.

Pochi minuti fa, i miei amici, dopo una nottata trascorsa in piedi, nei corridoi, si trovavano a Napoli, Campi Flegrei, con circa due ore e trenta di ritardo. Dato che in queste circostanze, non si conoscono misure intermedie, il riscaldamento mi dicono essere “a palla”.

Il treno è l’espresso numero 1665 delle 21.45 diretto a Reggio Calabria.

Continuo a seguire il viaggio degli amici, sempre piu’ convinto che qualcuno, domani, non dovrebbe mangiare il panettone.

Lettera aperta all’AD di Trenitalia Moretti: “si dimetta”!

Anche ieri, per me, come per tantissimi altri, viaggiare, per inizio vacanze o semplicemente per poter recarsi a lavorare, non è stato piacevole o faticoso, ma, semplicemente un trauma. Fin dal mattino presto, i treni diretti a Milano erano in ritardo. Quello per Aosta, da me utilizzato quotidianamente, idem: 15 minuti. Visto il ritardo, ho pensato di prendere un treno diretto a Chivasso; in quest’ultima cittadina, normalmente, si trova una coincidenza per Ivrea, con fermate in ogni paese. Purtroppo, questo treno, era stato soppresso. Mi è toccato aspettare quello proveniente da Torino diretto proprio ad Aosta, con 30 minuti di ritardo. A Chivasso. Peccato che da qui ad Ivrea, quel treno ha effettuato fermate straordinarie in ogni paese.  Conseguenza: ritardo sul lavoro. Ma ormai, sig. Moretti, dove è la novità? Pensavo di esser multato, all’arrivo del controllore: fornisco l’abbonamento mensile, 81 euro e 50 centesimi, ma non ho con me “i maglioni,  l’acqua” e altro da lei consigliato in questi giorni. Al ritorno, arrivo a Torino Porta Susa con identico ritardo, dopo una breve sosta, di circa dieci, quindici minuti nel tunnel a ridosso di Torino Porta Susa. Senza capirne il motivo. Tranne che, all’arrivo, una nube densa di fumo, conferisce l’idea che qualcosa fosse andata a fuoco.  Un evento naturale, la neve, certo. Ma, per cortesia, come mai, l’anno scorso, a gennaio, con una copiosa nevicata, in alcune tratte erano stati soppressi alcuni treni? Evento naturale anche quello o magari il materiale a disposizione non è adatto in alcune circostanze? E se si, perché dissipare tante risorse con la mirabolante e costosissima Freccia Rossa quando sarebbe utile rinnovare il parco mezzi? Mi era stato detto che i Minuetti, avevano un piccolo problema…con la neve. Quindi, l’esperienza avrebbe dovuto quanto meno sopperire in qualche modo a questa “tragedia”. Era davvero inevitabile questo caos? Ricordo ancora una volta che il nostro stipendio non è come il suo. Noi percepiamo meno di mille euro. Lei?

Per favore, come afferma il mio amico di Partito, Juri Bossuto, non mangi il panettone a Natale: si dimetta.