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Dalla cabina telefonica

Torino, gennaio 2015, foto, Romano BorrelliA proposito di cabina telefonica. Come accennavo nell’ultimo mio post, la cabina ha avuto anche un effetto terapeutico. Era da un po’ che non ridevo, che non provavo quel gusto del ridere. I ricordi si riannodano, guardando quel metro perimetrato di rosso. E ricordavo che in quella o da quella provavo a sognare e ridere intrecciando con un bel gomitolo di parole altre parole che diventavano, nei miei pensieri, e forse anche nei suoi, pensieri e programmi. Un gomitolo che era enorme e che nel momento in   cui il programma diventava realtà si accorciava. O almeno, cosi mi capitava di pensare e di credere.  E così ero indotto a credere. Ma il pensiero del post puo’ essere letto….la cosa buffa e’ che mi son ritrovato a ridere….davanti una cabina telefonica. Una lettrice del blog mi ha scritto il suo pensiero che vorrei socializzare con voi. Ringraziandola enormemente.

Torino, cabine telefoniche, foto, Romano Borrelli“Credo che sia il caso di fare una pausa, adesso prendo un gettone e vado a chiamare qualcuno”.

Succedeva così. Funzionava così.

Non era come adesso. Non bastava prendere un telefono, poggiato distrattamente di fianco, ma bisognava organizzarsi.

E spesso fuori era caldo, o magari pioveva, o, peggio nevicava.

E allora uscire per chiamare qualcuno voleva dire avere voglia di sentirlo davvero, quel qualcuno, passare del tempo in sua compagnia.

Le scarpe, la giacca, il cappello e la sciarpa e magari l’ombrello.

Quasi sempre era sera, per me.

Quella sera appena arrivata, che si deposita tra le strade in quel crepuscolo strano che fa male agli occhi.

La strada che percorrevo era sempre silenziosa, quasi disabitata, poche le macchine che fendevano l’aria.

L’avevo scelto così il mio rifugio per telefonare. Una vecchia (già allora) cabina sbilenca. Moderna al punto da avere le pareti rosse illuminate, ma vecchia quel tanto che prendeva ancora i gettoni e non leggeva le schede.

Le porte, a soffietto, erano dure, da aprire, bisognava imprimere sempre una certa forza, con la spalla, aiutarsi con il corpo, ed il rumore, sordo, che ne accompagnava la chiusura, era il segnale del mondo che restava fuori.

Si. Restava fuori.

In quel piccolo metro quadro, il rumore del gettone che scendeva nel tifoni, dava inizio ad un momento speciale, da condividere con te stesso e con la persona dall’altra parte. Una confessione dal mondo. Una corsa dentro se stessi. Le parole non arrivavano, da fuori, nè le tue potevano raggiungere l’esterno.

A passarti accanto ti avrebbero solo visto ridere, o piangere, o magari aspettare, impaziente, che lo squillo fosse seguito da un cenno di assenso, a proseguire, a parlare.

Ci si dava appuntamento, una volta, si onorava il tempo dedicato, e la cabina sapeva raccogliere le emozioni di quelle chiamate, di quei sorrisi, di quei racconti.

Oggi non ce ne sono più. Su quelle, sopravvissute all’incuria del tempo ed al modernismo imperante, inizi a veder comparire scritte che ne annunciano la fine imminente: “questa cabina verrà rimossa il…”

E ame si stringe sempre un po’ il cuore, a pensare a come suonava, quel gettone, tra le mie mani ed alla gioia che provavo, ogni volta, di sapere di essere sola, isolata dal mondo, a parlare con qualcuno, sapendo che solo una cabina avrebbe assistito, ignara e sorniona, alla mia vita che si snocciolava in quei minuti”.N.D.B.

I sogni dei torinesi tornano “sotto l’albero”. Ci Ri-riproviamo?

20141203_091610A distanza di un anno i torinesi espongono i loro sogni sotto l’albero, meglio, sopra l’albero posto nell’atrio di Porta Nuova.DSC02330 Cosa hanno messo i primi sei in cima all’albero e ai loro desideri? Ecco i primi sogni, desiderata. L’anno scorso merito’, anzi, i torinesi e le loro letterine meritarono una pagina sulla Stampa di Torino per finire poi, dopo la Befana che notoriamente, tutte le lettere si porta via,   a Roma sotto la lente di ingrandimento di qualche studioso. Quindi, ragazz*, scrittori di lettere e pensierini, quest’anno, occhio a cosa e come scriviamo….Ps. pero’ almeno “restituirci” qualcosa di quei sogni richiesti….li guardo, li guardo, li osservo, mi osservo…ci siamo capiti, no?  Qualcuno ci ha somministrato alcuni test, abbiamo risposto, bene, ora, dateci la nostra parte. Fateci sapere qualcosa. Gusti, desideri, amori, sospiri. Insomma, dato che è un test, potete inventarvi qualcosa, magari una “bacheca” per far incontrare chi. E’ passato un anno, noi abbiamo scritto e detto, dateci riscontri. Insomma, cara La Stampa, arma di penna qualche giornalista e che la caccia abbia inizio. Che ne so, per esempio: “Ci avete riprovato? Raccontateci” oppure, ” Cari torinesi, come è andata?”

Per quanto mi riguarda, in un anno, tanto è stato fatto, scritto e detto. Una palestra di scrittura, autodittata.  Pagine dal blog all’albero…A proposito, e l’augurio con un biglietto di sola andata? No, non e’ un caso come ho gia’ scritto sul blog aver terminato il libro proprio qui (caspita come è difficile scrivere con il tablet e borse da tutte le parti…) “Io viagg* da sol*”.  Un libro davvero stupendo. Lo consiglio. Per iniziare a viaggiare. O meglio, continuare.  Prendo la strada per il rifornimento, di libri, ovviamente, da Feltrinelli, ma una domanda mi solletica. Ma chi e’ Tina da far diventare “normale”?

20141203_091730Nel frattempo pensero’ a qualcosa anche io, un desiderata. Nel frattempo dovro’ comprare il “corredino” per questo blog, che alla vigilia dei sei anni si appresta al suo primo giorno di scuola. Un’annotazione: va bene la recessione e la crisi, ma possibile che dobbiamo fare tutto in riduzione? Ma quanto è dimagrito negli anni questo albero?20141203_09170120141203_091720In serata anche in via Garibaldi “rispuntano”alberi muniti di tutto punto….20141203_171247Torino, via Garibaldi. Foto, Borrelli RomanoTorino, via Garibaldi, foto, Borrelli Romano

Lettera 28. Continua…

 

 

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Torino. Monte dei Cappuccini. Romanticismo notturno.

Il caffè, quel caffè, era il nostro rifugio.  La piazza e la stazione nella quale aspettavamo un treno, il nostro treno. Due luoghi, due spazi, fulcro della vita culturale. Non era la nostra vita quotidiana, ma ci provavamo, a farla diventare. Nostra.  In tutti e due i luoghi, i  libri ci accompagnavano. Sempre. Ci aiutavano nella nostra libertà. Loro incontravano noi e noi incontravamo loro. E ogni incontro, un’esperienza unica. La loro con la nostra. La nostra e la loro. Con loro in nostra compagnia, superavamo confini e saltavamo angoli che la realtà ci costringeva o meglio, ci costringeva a vivere in luoghi angusti, e lavorare con un “abito” non nostro. Ma fortunatamente, come lo storico della domenica, ci scrollavamo di dosso molto, del passato, dall’ultimo incontro a quello nuovo. Torino era nostra. Piazza Castello, al pomeriggio. In lungo e in largo. Mano nella mano.  Avevamo vinto lo scudetto. Il nostro. Una giornata di festa e tripudio. Festa, cori, trombe e bandiere.  Uno scudetto appuntato sul petto, al termine  di un campionato. Era l’andata. Il ritorno sarebbe stato più duro. Come tutti i ritorni. Una trasferta lunga, con il fattore campo che certo non aiutava. Ma intanto, quello, era il nostro scudetto. Laureatici campioni, in piazza, a festeggiare, come dopo un esame. In un campionato a due. Lo scudetto, quello nostro, era l’abbraccio e le mani intrecciate. Le trombe, due cuori esultanti. La bandiera era un enorme foglio bianco sul quale scrivere la storia. Il tamburo, il nostro cuore. Un cuore solo, fuso. La nostra storia. Piazza Castello, per l’occasione, e per tutte quelle a venire, diventava, o meglio, ridiventava la Medal Plaza. E noi, orgogliosi, la appuntavamo, sul nostro petto. Da li, ai Cappuccini, occhi gettati verso l’alto e da qui, a Superga. La città era nostra. Ai nostri piedi. Il ritorno, lento ma veloce. Uno sguardo all’orologio. Il tempo passa. Troppo velocemente. La riconquista della Piazza. La scelta del caffè, del bar, per l’aperitivo.  Cosa che avremmo ricordato, il giorno dopo, in stazione, prima del congedo. Due mani, domani,  formeranno un cuore.  L’umor acqueo, fornirà l’inchiostro. Le dita, saranno i tasti, per scrivere qualcosa che non si puo’ dire in poco tempo, in pochi secondi. Quel tamburo continuava ad emettere lo stesso suono. A distanza. Di tempo.  Il treno, velocemente veniva  inghiottito dalla galleria cittadina. Cominciava il girone di ritorno. Tum, tum, tum…il cuore batteva il suo tempo e questo non ne rallentava mai quel battito.

 

Oggi, come allora, piazza Castello. Sul porfido, la lettera 28, batte gli ultimi tasti.Torino 18 ottobre 2014. Foto, Romano Borrelli Ultime lettere.  Ancora una lettera. Per continuare. A sognare. Il foglio bianco, la nostra bandiera, ormai è divenuto testo scritto. Le dita, le mani, solo apparentemente si distaccano. Le dita, battono e scrivono una storia. Questa piazza sembra, a quest’ora, ha le sembianze di  un bel visino. Occhiali, frangetta e occhi neri, sono quelli di Marina, che così “ricama” la sua storia. Io l’ascolto e la regalo ai lettori.

“Una coppia porta a spasso il suo segreto, nello spazio aperto di Piazza Castello, che induce a prendere fiato per fare un profondo respiro, per un lungo sospiro. Aria di libertà, il sole ravviva i colori e definisce i contorni, la temperatura, mite, rilassa i muscoli (compreso il cuore). Mi piace pensare che quelle mani non siano perfettamente aderenti, che non ci sia il vuoto fra di esse, ma che contengano il frutto dell’amore dei due, il frutto che si portano a spasso nascondendone il sapore al pubblico pur rivelandone la bellezza. E’ questa delicata esibizione di un sentimento, rispettosa del confine fra la dimensione pubblica e privata dello stesso, che suscita in me tenerezza. Strappandomi un sorriso e un pensiero, su quell’avanzare nella piazza come nella vita in due, distinti e diversi, ma l’uno accanto all’altro. Lui non colma le mancanze di lei, lei non colma le mancanze di lui, ma lo attraversano insieme, il vuoto che ognuno si porta dentro. Stando accanto. Anche quando l’amore è attesa e manca la routine per cui si conservano come reliquie oggetti, foto, libri che oggettivano la presenza, l’assenza, di lui o di lei. Basta poco per ritagliarsi un momento di poesia nella giornata. Alzo gli occhi al cielo, lo stesso cielo. Calpesto la stessa terra. E mentre le due mani intrecciate spariscono all’orizzonte in me rimane un retrogusto dolce, di qualcosa che fu, di tutto l’amore divorato, mai assaporato, mai restituito. Vita, torna da me, cavalcando la primavera.”

“Lettera 28”

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Il Bicerin di Torino. Davanti alla Basilica della Consolata
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Piazza Castello. Torino. Una sera d’inverno

Non so se sia la vicinanza della Holden e dell’aria che emana e che sei indotto a respirare a trasformare ogni pensiero in una narrazione o se davvero ogni cosa possa essere come una lampada, grattarla, e oplà…storie, personaggi e persone.  In una carta d’alluminio, conservo il cibo serale. Una semplice patata. Un tubero. Allo scartare, profumo di mare. E più la scarti, come le caramelle, più ti accorgi di quanto sono dolci. E più le scarti, più rimbalzano storie.  A guardarla, questa piazza… Seduto su questa panchina la osservo, la piazza, con cura, con attenzione. Ripenso a quelle mani intrecciate, che insieme attraversano la piazza e il corso della vita.  La Mole, a due passi, occhieggia. La stella, in cima, indica la traiettoria. E’ bussola per il cammino. Ai suoi piedi, lettere smarrite e ritrovate, e personaggi “evaporati” e dissolti nelle nebbie. Lettere di Natale, e Natale di letterine, dissolte anche queste, “ricercate” da qualcuno. E lettera 28, di prossima pubblicazione.  Ogni cubetto di porfido posto sotto i miei piedi pare un tasto, una lettera. A, S, D, F… Una enorme macchina da scrivere. Torino 18 ottobre 2014. Foto, Romano BorrelliDi quelle nere. Bellissime. Lo zio Vito ne possedeva una, sulla  sua scrivania. Un po’ come La Stampa per un torinese, una L 28 è per un eporediese. Lui, così ligio al suo dovere, chissà quante pagelle avrà compilato con quella bellissima L 28. Una lettera 28, di Ivrea. E Ivrea significava Olivetti.  La spolverava e ammirava ogni giorno. Quasi come fosse una bella ragazza. E una bella, lo è per davvero. La professoressa T. pone un foglio, bianco, sopra la tastiera, affinché gli studenti non vedano dove sono posizionati i tasti. Ci si avvia, così, lentamente, a scrivere, una pagina di storia. Forse un libro, in capo al biennio di corso.   A, s, d, f, moltiplicato tre righe. Michela e Paola, sono le più brave. A ruota, seguono Riccardo e Danilo. Io, faccio come posso. A pigiarli, tutti quei tasti, sull’ immenso foglio, che si chiama piazza Castello, l'”inchiostro immaginario” comincia lentamente a colare, colorare e  riempirla, la piazza,  di contenuti, persone, storie, città, anni. Lentamente, lo svolgimento, del tema, prende “corpo”. Una pergamena, con qualche “bruciatura“, ma ricca di contenuti. Un bel tema. Lentamente, la srotolo e la leggo. Una storia, nella storia. Che continua a fare storia.

 

“Il Bicerin era pronto davanti a me, sul bancone di quel caffè storico, della città più affascinante che io abbia mai visitato. Certo erano diversi fattori a produrre quell’eco, quel richiamo, arrivato fino al mare. La promessa di una vita più solleticante. Un senso di ordine, l’assenza di frenesia, una certa eleganza. Il romanticismo. E l’accoglienza della casa di lui, di lui indaffarato a preparare un piatto di pasta di rara bontà. Sapori del Sud, genuini. E la cura. Delle sue mani guantate avvolgenti le mie, nude, per impedire al freddo di penetrare nel cuore di quell’intreccio. Della sua voce, la sera, che leggeva i passi di un libro a ripercorrere gli stessi posti di qualche ora prima. Forse voleva fissare nei miei ricordi quelle immagini, ma non sapeva che le stesse immagini non solo si erano fissate ma si erano fatte emozione, sogno, speranza, tanto da concedere alla mia mente stanca un repentino abbandono al sonno. Come una bambina avevo bisogno di essere rassicurata per dormire. Ma ancora non sapevo di quella ninnananna, davanti a quel bicerin. Faceva venire l’acquolina in bocca, un triplo strato di cioccolata, caffè e fiordilatte, perchè, si sa, la vista e il gusto vanno a braccetto. E vanno a braccetto anche con le emozioni, i sentimenti, i ricordi, piacevoli o dolorosi. Il cibo è soprattutto cibo dell’anima. Sarà per questo che quel ghiacciolo era così succoso a Superga. Incomparabilmente più squisito di qualsiasi altro ghiacciolo al limone. E sarà per questo che a volte, pur volendo ed essendo sul punto di gustare qualcosa, ci tratteniamo dal farlo. Perchè vivere, nutrirsi, amare, decidere, crescere potrebbero evocare fantasmi. Abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci racconti una favola. O una storia vera, magari piccola piccola ma pregna di grande valore. Lui ha continuato a raccontarmele le favole, da lontano, con un blog. Un appuntamento quotidiano con numerose e variegate storie che solo i suoi occhi potevano cogliere e anticipare. Proseguì quel giorno la passeggiata, mano nella mano, fiumi di parole che non ci eravamo forse detti, ma anche momenti di silenzioso ascolto, delle cose nuove che la città sembrava promettere a entrambi.”

La lettera di una sconosciuta è stata riposta nella biblioteca di famiglia. Questa, è la lettera di Marina. Scritta da una formidabile …L 28.

Aspettando la notte della Taranta…La Storia di Elsa Morante

Aspettando la Notte della Taranta, questa sera, a Melpignano, in provincia di Lecce, presso il Convento degli Agostiniani….100 mila persone attese, che arriveranno con mezzi privati e i famosi trenini della Sud-Est…un grande festival europeo dedicato alla musica tradizionale……Direttore delle danze di questa edizione sarà Goran Bregovic musicista balcanico che unirà “le due  sponde adriatiche”…proviamo a raccogliere un po’ le idee e i ricordi e la storia. Una conchiglia, un pasticciotto, il dolce buono-buono di Ceglie Messapico e tanta storia……..tanta..

Appello al voto di Paolo Ferrero alla Federazione della Sinistra e perché!

IL VOTO ALLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA VALE DOPPIO!
“A Torino si corre da soli in quanto il Pd si è inchinato di fronte ai diktat di Marchionne … Il voto utile è quello alla Federazione della Sinistra …”
Video molto interessante:

La mia idea di missione di pace: ritiro immediato dei giovani militari italiani dai teatri di guerra

Di SIMONE CIABATTONI
23 MILIARDI DI EURO. Cosa sono, o cosa non sono? Comincio da cosa essi non sono: NON SONO I FONDI STANZIATI PER RILANCIARE L’AGRICOLTURA CON SISTEMI ECOCOMPATIBILI ALLA CRISI AMBIENTALE; non sono fondi stanziati alla tutela della biodiversità, e ricordo che, come annunciavano alcuni giornali pochi giorni fa, l’Italia è il paese piu’ ricco di biodiversità, con 57. 468 specie animali e 12.000 specie floristiche; non sono soldi destinati alla tutela del paesaggio, dato che migliaia di ettari vengono ricoperti d’asfalto e cemento, non sono soldi stanziati per la ricerca e lo sviluppo, dove, sappiamo, la spesa per l’istruzione è davvero bassa; NON VENGONO EROGATI PER RINNOVARE IL SISTEMA DI APPROVIGIONAMENTO E DISTRIBUZIONE DELL’acqua POTABILE E concedere LA POSSIBILITA’ DI utilizzarla AI NOVE MILIONI DI PERSONE CHE QUEST’OGGI ne sono privi.

Cosa sono, quindi:

FONDI CHE IL NOSTRO PAESE NEL 2010 HA SPESO E SPENDERA’, lungo il corso dell’anno, ancora piuttosto lungo, PER ARMAMENTI, MISSIONI ESTERE, MEZZI DI GUERRA. INTANTO SUL FRONTE ESTERO CONTINUANO A MORIRE MILITARI, L’ULTIMA TRAGEDIA E’ AVVENUTA LUNEDI’ 17 MAGGIO 2010, giorno in cui MORIRONO, IN AFGHANISTAIN, DUE SOLDATI DELLA TAURINENSE. QUANTI RAGAZZI DEVONO ANCORA AGGIUNGERSI ALLA LISTA PRIMA DI PRENDERE LA DECISIONE “PIU’ DI BUON SENSO”, OVVERO QUELLA DI RITIRARE TUTTE LE TRUPPE DI GUERRA DA QUESTE MISSIONI, CHE DI PACE NON SONO?

IL MINISTRO DELLA DIFESA IGNAZIO LA RUSSA NELL’ESPRIMERE IL CORDOGLIO ALLE FAMIGLIE DELLE VITTIME DELL’ULTIMO ATTENTATO, HA ANNUNCIATO CHE ENTRO FINE ANNO IL CONTINGENTE ITALIANO SARA’ DESTINATO A RAGGIUNGERE LE QUATTRO MILA UNITA’. SENZA GROSSI TITOLI SUI GIORNALI SONO STATI ACQUISTATI 130 CACCIA BOMBARDIERI PER IL COSTO DI TREDICI MILIARDI DI EURO;

INTANTO IN ITALIA SI STA DISCUTENDO PER VARARE UN PIANO CHE DOVREBBE TAGLIARE PENSIONI, CONGELARE GLI STIPENDI, NON RINNOVARE I CONTRATTI DI LAVORO, PER FAR FRONTE AD UNA CRISI CHE FINO A IERI era NEGATA. E’ IMPORTANTE PERO’, CAPIRE PERCHE’ SEMPRE PIU’ GIOVANI SI ARRUOLANO NELL’ESERCITO E IN PARTICOLAR MODO GIOVANI PROVENIENTI DAL MEZZOGIORNO;

LA RISPOSTA E’ MOLTO SEMPLICE: RETRIBUZIONI ALTE NEL CASO DI MISSIONI ESTERE, ATTIRANO MOLTI GIOVANI ALLA CARRIERA MILITARE IN QUESTA SCURA REALTA’ OPPRESSA DALLA PRECARIETA’ E INCERTEZZA FUTURA.

IL RITIRO DEI CONTINGENTI DALLE MISSIONI ESTERE DEVE ESSERE UNA PREROGATIVA PRINCIPALE. CI DOBBIAMO PROPORRE L’OBIETTIVO DI SOLLECITARE IL GOVERNO AL FINE DI FAR RIENTRARE I NOSTRI SOLDATI DALL’AFGHANISTAIN E RICORDARE L’ART 11 DELLA COSTITUZIONE “LA REPUBBLICA ITALIANA RIPUDIA LA GUERRA COME STRUMENTO DI OFFESA E COME MEZZO DI RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE INTERNAZIONALI”.
Già, la Costituzione, così, “sana, robusta, giovane”.

Proprio il 20 maggio, si è festeggiato “il compleanno” dello Statuto dei lavoratori: 40 anni, che per una legge, possono sembrare tanti, ma che in realtà è giovane, da difendere, perchè mette al centro la persona e non l’impresa. Con lo Statuto dei lavoratori, la Costituzione è entrata in ogni luogo di lavoro. Come ha ricordato il Presidente del Consiglio Comunale di Torino, Castronovo, quante discriminazioni vi erano prima dell’entrata in vigore dello Statuto? quante schedature dei lavoratori per le loro idee politiche, o religiose? Occorre uno sforzo, da parte di tutti, affinché la legge, la Costituzione, sia rispettata, in tutte le sue parti.

Un viaggio di cinque anni chiamato “amore”

Di Simone Ciabattoni
14/05/2010 ore 7,30 circa. INSIEME ALLA CLASSE, dell’istituto agrario Dalmasso di Pianezza, Torino; con la classe  ci accingiamo ad un paio di  importanti visite di istruzione: un vivaio, sito nei pressi di Alba in provincia di Cuneo  e presso un’azienda vitivinicola, a Pocapaglia, nei pressi di Bra, anch’essa  cittadina in provincia di Cuneo. NON E’ UN SEMPLICE VIAGGIO D’ISTRUZIONE ma l’ultima occasione in cui  LA NOSTRA classe avrà modo di “spendere”  del tempo insieme.
La maturità che di qui a poco ci vedrà impegnati segnerà il termine di un anno scolastico; ma non  solo: con questo infatti si chiude  UN CICLO DI STUDI , DURATO  CINQUE ANNI; ciclo che ha conosciuto, onestamente, MOLTE DIFFICOLTA’ relative all’ambientamento, all’adattamento in un MONDO scolastico, quale, quello  DELLE SUPERIORI   così,  DIVERSO DA quello delle scuole MEDIE. Con il trascorrere degli anni, altre difficoltà si sono presentate. IN QUARTA, ad esempio, la classe si è formata dall’unione di due differenti sezioni, dando  luogo alla quarta classe SEZIONE G. Una fusione, inizialmente, non esente da difficoltà. Tutte, col tempo, ampiamente superate.
Il passare del tempo, l’approfondita conoscenza fra noi studenti, LO STUDIO, la fatica, l’impegno, il giusto valore dato a tutto ciò, hanno fatto sì che si superassero quelle difficoltà  prima citate, dando così vita  ad UN BELLISSIMO RAPPORTO TRA TUTTI I COMPAGNI. Rapporto ulteriormente migliorato con LA FANTASTICA GITA DELLA QUARTA SUPERIORE CHE HA DEFINITIVAMENTE plasmato le due sezioni di vecchia provenienza.

A ripensarci, oggi, il tempo è scivoltato via velocemente.  Un periodo che è una narrazione continua di storie personali, non solo di voti e  di valutazioni finali. Gioie, dolori, affetti, amori nati, cresciuti e terminati, amori non corrisposti e molto altro, che capitano a tutti in questa età.
TRA POCO PIU’ DI UNE MESE  TUTTO sarà FINITO, CI congederemo, ci  “licenzieranno” (probabilmente) dalla nostra scuola, la nostra casa:  seconda casa.  CERTO, l’amarezza la diluiremo, magari con un “ RESTIAMO IN CONTATTO”,  “non perdiamoci di vista”, “messaggiamoci”, “telefoniamoci”, restando con la consapevolezza CHE Nulla SARA’ PIU’ COME PRIMA. Un viaggio chiamato “amore” potremmo dire, alla Dino Campana, perché anche noi, abbiamo “coltivato le nostre rose”. Spesso, anche con le spine. Siamo uguali, ma anche tutti diversi. Non tutti occupano parte del proprio tempo, come rilevato da una recente ricerca,  un’ora al giorno, su you tube, un’ora su social network e ore settimanali sui videogiochi. Forse leggiamo poco, ma sappiamo chiederci il perchè “della balena grigia” avvistata in zone non sue; ci chiediamo quali conseguenze avranno  i disastri ecologici come “la marea nera”, dovuta all’inquinamento petrolifero e molto altro ancora. Ci dedichiamo al volontariato. Molti continuano ad essere generosi ed altruisti: anche alla nostra età “ e non solo nei primi due anni di vita”. Amiamo la vita con tutte le sue differenze; diamo importanza alla biodiversità e sappiamo di aver ricevuto solo in prestito un mondo che va preservato da tanto male che spesso l’uomo perpreta al solo scopo di trarne profitto.
Per quanto mi riguarda, anche io ho avuto modo di AFFEZIONArmi AD ALCUNE PERSONE piu’ di altre, e ROBERTO FRA TUTTe. Un amico, sempre presente, FIN DALLA PRIMA superiore; un’amicizia che ha conosciuto anche TANTE DISCUSSIONI, anche,  POLTICHE e nonostante cio’ Roberto resta, per me, un punto di riferimento.
Il futuro, per me, sarà Università, anche se “a caro prezzo”, dato che, a quanto ho avuto modo di vedere e sentire dai televisione e giornali, non “naviga certo in buone acque”.
Qui, avro’ probabilmente la compagnia di  RICCARDO E MICHELA. Al primo va un ringraziamento speciale per tutte le volte che mi ha accompagnato in macchina. A Michela, conosciuta solo in quinta, un incoraggiamento particolare, a non mollare mai. Il resto, che avrei piacere a comunicarle, in un mondo dove tutto è divenuto “spazio pubblico” vorrei preservarlo dalle luci e dai riflettori, ridando in tal modo, dignità e purezza ad un sentimento che nonostante tutto continuerà ancora a chiamarsi amore.
Ora, IL MOTORE DEL bus, di questo viaggio chiamato scuola superiore Dalmasso, è ancora acceso, ma lo sarà per poco. Le campane suoneranno ancora altre volte, ma non per noi; il nostro registro, si avvia alla chiusura e a prendere posto in un archivio, insieme a quelli degli anni passati. Le fotografie di classe finiranno su qualche scrivania, altre in qualche cassetto, ma restiamo noi, che abbiamo contribuito a scrivere un pezzo di storia e certamente altra ne scriveremo.
Sentivo l’esigenza di scrivere per dimostrare che dalla penna non fuoriesce solo inchiostro, ma emozioni, che devono essere liberate. Televisione, pubblicità ed altro ci dipingono in un certo modo, ma non siamo tutti così. Amiamo il sapere e desideriamo conoscere; vogliamo un’università che sia per tutti e non per pochi, aperta, senza confini. Sappiamo amare, nel modo giusto, senza clamori e pubblicità e sappiamo piangere. Come è capitato anche a me nello scrivere questo viaggio “chiamato amore”.

TITOLO: GIOVENTU’ BRUCIATA

Di SIMONE CIABATTONI
IL TITOLO VUOLE ESSERE UNA PROVOCAZIONE VERSO LA SOCIETA’ GIOVANILE DEI GIORNI D’OGGI. LA MAGGIOR PARTE DEI RAGAZZI NON RIESCE A TROVARE DEI MODELLI DI RIFERIMENTO E QUESTA ASSENZA DETERMINA EFFETTI MOLTO NEGATIVI; CREA UNA VOGLIA DI EVASIONE CHE TROVA SPESSO SFOGO NELLA DROGA E NELL’ALCOOL. LE CONSEGUENZE LE CONOSCIAMO TUTTI, SENTENDO LE NOTIZIE NEI TELEGIORNALI DELLE DECINE E DECINE DI RAGAZZI MORTI OGNI FINE SETTIMANA PER INCIDENTI STRADALI.

LA SCUOLA VIENE VISTA PIU’ COME UNA IMPOSIZIONE ALLA QUALE CI SI DEVE ATTENERE RISPETTO AD UN AMBIENTE COSTRUTTIVO.. CI INSEGNA, CI AIUTA A CRESCERE, A SAPER CONVIVERE CON GLI ALTRI, A SUPERARE LE NOSTRE DIFFICOLTA’. SECONDO ME LA SCUOLA CI DA’ ANCHE LA POSSIBILITA’ DI ESSERE LIBERI PERCHE’ “L’ESSENZA DELLA LIBERTA’ E’ SEMPRE CONSISTITA NELLA CAPACITA’ DI SCEGLIERE”; LA SCUOLA OFFRE PROPRIO QUESTA CAPACITA’, SAPERE PER SCEGLIERE.

LO STUDIO E’ FONDAMENTALE NON SOLO PER LA FUTURA PROFESSIONE MA PER LA VITA DI TUTTI I GIORNI.

I RAGAZZI VENGONO PIU’ FACILMENTE MANIPOLATI PROPRIO PERCHE’ MANCANO DI CULTURA!!! LA CONOSCENZA CI RENDE CAPACI DI PENSARE CON LA NOSTRA TESTA SENZA SEGUIRE INUTILI MODE E FALSI MODELLI DI RIFERIMENTO. ECCO PERCHE’ IL FAR POLITICA SECONDO ME DEVE ESSERE VISTO COME UNA VIRTU’ POSITIVA, QUESTA PASSIONE DEVE ESSERE UN OTTIMO MODELLO DI RIFERIMENTO.

LA MODERNITA’, LA TECNOLOGIA HANNO CREATO MILLE E PIU’ COMODITA’. SI GODE DI TUTTO QUEST’OGGI, DALL’INDISPENSABILE AL SUPERFLUO. QUELLA CHE NEI PRIMI TEMPI E’ UNA MODA DA SEGUIRE E RINCORRERE A TUTTI ICOSTI, PASSATO IL GRAN BOOM, DIVIENE UNA NOIOSA ABITUDINE. SI CERCANO PERCIO’ ALTRE ALTERNATIVE, SI TENTA OGNI STRADA PER TROVARE UNA VIA DI FUGA!!!!!!!!!!