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Una società con poco Cuore

Torino, piazza Castello. Mercoledì mattina. Per molti giornata lavorativa. Per altri vacanza. Lungo il tragitto, che da Piazza Statuto mi conduce a Piazza Castello, la città sembra aver accolto il suggerimento di molti: “le luci di Natale aiutano a renderci meno tristi”; aiutano a diradare e rendere meno percettibili ai nostri occhi gli esclusi. Meglio sarebbe lasciarle accese per tutto l’anno. Per incanto, in via Santa Chiara, “luci stradali accese” alle dieci di mattina. Ecco accontentati coloro che preferiscono non vedere. Solo che le persone con il loro carico di difficoltà si materializzano, in forme e modi diversi. Nonostante le luci. In forme, facendo gruppo, come i lavoratori dell’Eutelia-Agile, in presidio: sotto la Giunta Regionale, (in Piazza Castello), in attesa di un “regolamento” che disponga “ossigeno” alle proprie famiglie. Ancora, distribuendo alcuni volantini, spiegando e discutendo a chi avesse voglia di conoscere un “viaggio ad alta velocità” nella crisi. Una musica di sottofondo, quella dei Nomadi, inganna l’attesa. Piazza Castello, visitata, fotografata, filmata, calpestata. Gruppi di studenti in gita, gruppi di anziani in vacanza, coppie che si baciano e si promettono amore, bimbi che corrono festanti dietro un cane. Altri leggono, chi seduto, chi in piedi. Quasi tutti leggono la notizia del giorno: “Crisi, sempre più le famiglie complice la crisi economica, che non arrivano a fine mese”. Studenti, anziani, coppie, single, lettori, vivono la piazza come se quel mondo di lavoratori in crisi, in attesa della “boccata di ossigeno” del valore di 2.500, ( il via che dovrebbe arrivare dalla giunta), fossero ombre, nonostante la luce del giorno, nonostante le luci, forse, dimenticate accese. Chiudo gli occhi per qualche istante, e, con l’immaginazione provo a pensare ad uno scritto della mia infanzia del 1886 pubblicato nel 1888. Cuore. Provo a immaginare quei ragazzi, alla scolaresca, passati qualche istante prima davanti a “quelle ombre”, chiedendosi fra loro se per caso era in atto uno sciopero. Provo ad attribuire loro dei nomi: Derossi, Stardi, Garrone, Franti, Crossi, Precossi, Votini e altri ancora. L’atmosfera cambia. Solidarietà, altruismo, generosità rendono la scena diversa. Senza bisogno di luci ad oltranza. Perché contano le persone. Riapro gli occhi. Era solo una speranza. Un auspicio. La Cavallerizza, dove è stato ambientato il film Cuore, dista solo cento metri da questa piazza. Il cuore di molti pulsa altrove. Il mio, con questi lavoratori precari, in mobilità, disoccupati.

P.s.

L’articolo è stato pubblicato nell’edizione odierna (4 gennaio 2010) della Stampa:

Versione Pdf dell’Editoriale di Romano “Dove batte il cuore” della Stampa.

Non ti scordar mai di me

Se fossi qui con me questa sera
Sarei felice e tu lo sai.
Starebbe meglio anche la luna,
ora piu’ piccola che mai.
Farei anche a meno della nostalgia
Che da lontano
Torna per portarmi via
Del nostro amore solo una scia
Che il tempo poi cancellerà
E nulla sopravviverà.

Non ti scordar mai di me,
di ogni mia abitudine,
in fondo siamo stati insieme
e non è un piccolo particolare.
Non ti scordar mai di me,
della più incantevole fiaba
che abbia mai scritto,
un lieto fine era previsto e assai gradito.

Forse è anche stata un pò colpa mia
Credere fosse per l’eternità.
A volte tutto un pò si consuma,
senza preavviso, se ne va.

Non ti scordar mai di me,
di ogni mia abitudine,
in fondo siamo stati insieme
e non è un piccolo particolare.
Non ti scordar mai di me,
della più incantevole fiaba
che abbia mai scritto,
un lieto fine era previsto e assai gradito.

uhuh Non ti scordar…
uhuh Non ti scordar…

Non ti scordar mai di me,
di ogni mia abitudine,
in fondo siamo stati insieme
e non è un piccolo particolare.
Non ti scordar mai di me,
della più incantevole fiaba
che abbia mai scritto,
un lieto fine era previsto e assai gradito.

di Giusy Ferreri

catepol
catepol

Non Ti Scordar Mai di Me di Giusy Ferreri (Mp3 interpretata da Catepol)

Se lo slow aiuta

Ieri sera, dopo aver effettuato una lunga corsa, con alcuni compagni di palestra, mi son ritrovato a discutere di politica, della situazione attuale, economica e non solo. La gente che ha letto le vicissitudini del Partito della Rifondazione Comunista ha una visione distorta di quanto è successo. Chi ha l’intenzione di restare nel partito è vista dai più come “stalinista”. Chi vorrebbe uscire dal partito, è connotato come una persona che merita stima poiché ha una “visione migliore della società ed una lettura più attenta di quanto ci sta intorno”. Io non condivido questo pensiero, anche perché mi pare che l’elettore, nel chiuso di una cabina elettorale, ha dato torto, non solo al progetto di un arcobaleno, ma ai quattro partiti che includevano l’arcobaleno stesso. Vedo che la gente si è informata dai giornali che come La Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa ecc. i quali hanno riportato una realtà che non ci rappresenta, non ci racconta, nel senso che è venuto fuori un gruppo di militanti che bisticciano su di un giornale. A me piaceva Vendola quando scriveva gli editoriali “il dito nell’occhio”. Mi piaceva aspettare quel giorno della settimana per leggere il suo articolo. Mi piaceva il contenuto e come scriveva; mi piacevano le inchieste, e ogni volta che sono stato a Roma, o che ritorno a Roma, guardando dal fondo di via Marsala, penso alle sue “inchieste” portate avanti nei pressi di Termini. Però, però, però……IO penso che sia giusto avere un partito che affondi le sue radici in un movimento operaio, che si occupi di operai, di salari, di emarginati, di persone che non riescono a vivere con 600 euro in cassa integrazione, che non riescono a comprare il fabbisogno, che guardano perennemente gli altri, quelli che possono. Ora, io mi accontenterei del giusto.
Oggi, ho sentito, finalmente, dico un gruppetto di ragazze che si chiedevano”: ma perché non possiamo trovare la persona giusta e sposarci presto come hanno fatto i nostri genitori”? Ed una delle ragazze rispondeva:”è la precarietà che non lo permette; oggi tutto è precario, ed anche i sentimenti lo sono“. Le guardavo ed ho visto tanta tristezza nei loro occhi. Forse esiste ancora tanta voglia di “principe azzurro”, ma non si è più capaci di farglielo sognare.

Giovane artista di strada
Giovane artista di strada

Allora è vero quando si dice “qualcuno ci ha rubato il futuro“. Vorrei essere rappresentato, vorrei che qualcuno intercettasse i nostri bisogni, elaborasse le nostre domande, riuscendole ad aggregare, e finalmente fornire una politica adeguata ai nostri bisogni, alle nostre esigenze. Comprendo che non è come mettersi davanti ad un distributore automatico di bevande; proprio per tale motivo occorre” tornare alle radici”. Perché bisogna guardare altrove? Perché dobbiamo subire la nomea di “stalinisti”? La società cambia e allora bisogna montare tutti sul treno superveloce? E i pendolari li facciamo fermare nelle stazioni, facendogli accumulare ritardi su ritardi? Dobbiamo continuare a guardare alle privatizzazioni, alle liberalizzazioni, ad altri mondi che non sono nel nostro campo visivo per tralasciare la parte più umana, quella fatta di carne ed ossa? Ma, dove sono andati a finire tutti quei soggetti che mi entusiasmavano quando salivano sul palco a tener comizio, a suscitare emozioni? Hanno già prenotato “una poltrona” su un treno superveloce?

Uccellino fa amicizia
Uccellino fa amicizia

Ma, guardiamo chi nel 1987, rendendosi conto che il fast stava devastando tutto, ha strizzato l’occhio allo slow; in questo modo ed in questo mondo, si è riscoperta tutta la tradizione del mondo contadino, del sapere e dei sapori. Con lo slow si riesce ad ascoltare anche chi, sottovoce, racconta un fatto, una storiella, all’apparenza poco interessante, ma che recupera un pezzo del sapere, dell’identità di qualcosa o di qualcuno. Personalmente penso che di questo abbia bisogno un partito: di tornare tra la gente, fermarsi ed ascoltare i bisogni, e chiedersi non solo perché la gente sta male, ma perché ciò è capitato.