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Un “cappello” sulla… tesi

Torino 9 7 2015.foto Borrelli RomanoUna citta’,  Torino,  che segnala record,  ora con l’afa,  ora con  l’umidita’,  ora col… “mercurio” del termometro. Fontane prese d’assalto da infradito ai piedi e “a teste” basse,  anziani alla ricerca di parchi cittadini e supermercati,  non luoghi dove poter passare qualche “lancetta” di orologio e “scroccare” un po’ di refrigerio come capita a molti. Caronte sta passando e i suoi effetti li portiamo addosso. Affaticati  sudaticci muniti di bottiglietta tra le mani, un ghiacciolo da addentare in attesa di “hot storm” (violenta tempesta di temporali) e sulla popolazione “saggia” quel perenne fazzoletto bianco intorno al collo a frenarne le goccioline di sudore che ricamano il viso insieme a qualche ruga che ne rendono piu gentile il viso e se consideri tutto cio’ sempre pronti all’umorismo e alla contabilita’: “questo caldo potrebbe essere opera di chi vuole mettere a posto i conti sulla nostra pelle. Ma la nostra e’ dura e la venderemo cara”. Scambiamo qualche parola,  mi interesso a quali sono i luoghi in cui trascorrono le loro giornate: bocciofile,  sale da ballo,  circoli,  circoscrizioni,  oratori… me ne snocciolano parecchi,  di luoghi da loro frequentati, e fra i molti,  indicano anche ospedali,  provvisti di macchinette per bevande,   h 24. Le stazioni,  no. “Le sale d’attesa sono calde”. Talvolta l’oratorio….Torino Valdocco.foto Borrelli RomanoTorino Valdocco.Foto Borrelli Romano. continuano,  li lascio parlare e raccontare volentieri….Hanno “La Stampa” tra le mani,  ma “sa,  se capita l’occasione di fare quslche bella conoscenza,  bhe’… lei capisce,  no? “Mi salutano,  con quel modo educato,  gentile,  posando la mano sul cappello e sollevandolo appena,  come per un saluto di una volta. Poi lo riaccompanano sulla testa,  calcandolo appena.  Si siedono,  attendono.  Ci congediamo. Penso che mi piacerebbe molto averne uno. Chissa’.

Al termine della nostra conversazione provo ad affacciarmi” sul centro cittadino. Una libreria,  alla ricerca di un dottor Zivago quasi introvabile e provare a capire quanti la “bazzicano” in questo pomeriggio torrido. “Quali libri avete venduto oggi? ”  Giro,  rigiro. Vedo della carta da pacchi e ripenso quando con L. giravsmo e rigiravamo insieme pagine pagine e libri e tempi e modi. Con il mare ad una manciata di passi da noi. Terminato ogni giro,  di ricorfi,  fantasia e pagine mi congedo da tanta meraviglia. Quindi,  poi, poi,  una gelateria,  super affollata e…. un negozio. Compero un…. “cappello”. Da metterlo sulla… tesi nuova di zecca. Non ho detto… zucca! Mentre rientro,  una pioggerellina  si “affaccia” sulla citta’.  Solo il tempo di lasciare il segno sull’asfalto.

Mi piace leggerla e rileggerla. Mi piace la storia che essa contiene.

In giro per la citta’

Iniziano i lavori su corso Principe Oddone. “Zitti, zitti, forse la ripresa, allora, e’ davvero vicina”. Torino c.so p.oddone.foto borrelli romanoFinalmente verra’ cicatrizzata, e presto,  la ferita che ormai da anni divide due circoscrizioni.Da queste parti. Questione di mutamenti sociali per mezzo dell’accelerazione sociale. La’ dove un tempo passava il treno..a bassa velocita’, la direttrice Torino Milano Venezia, ora sistemata anche come alta nella pancia -“bassa” almeno fino a Stura;  prima,  un ponte in ferro divideva via don Bosco da via Maria Ausiliatrice,  poco distante da li, la palina del bus, luogo di incontri e di amori e di promesse da mantenere,  una sorta di lampada Osram ( e non solo a Termini, vedi Baglioni) tutta torinese e per pochi intimi.

Cosi le voci da corridoio di corso Principe Oddone. Una macelleria, una tintoria, una pasticceria in una manciata di numeri civici mentre ora, niente. Una farmacia , Ausiliatrice, che resiste, e una  palina dei bus e una cabina dove ci si sentiva e si pensava all’amore infinito e agli infiniti amori trovando talvolta ricovero proprio sotto quel cerchio e la cornetta rossa, in occasione di certe “tempeste”. Da dietro questa recinzione scruto come certe distanze si accorcino: corso Venezia e oltre… Se da una parte della citta’ i lavori vanno a cominciare a due passi da li basterebbe fare solo un po’ di pulizia. Di tanto in tanto qualcuno, armato di bastone e lenza, si dedica alla “pesca”,  complice anche la vicinanza del fiume l’analogia e’ immediata: racchette da tennis,  scarpe,  oggetti di ogni tipo e fattezza…. da pescare,  sul vero senso della parola, oltre le sbarre dopo che alcuni hanno gettato centinaia di oggetti,  oltre,  pensandola come fosse discarica. Siamo a due passi dal fiume Dora,  due da via san Pietro in Vincoli… Ma girando per la citta’ alcune stranezze che potrebbero far sorridere altri si palesano ai nostri occhi confondendo un po’…. dalle parti dell’ex stadio comunale ora Olimpico qualcuno ricerca ma non si sa bene cosa… IMG-20150620-WA0017

Ritorno glorioso

Torino gazometro.foto.borrelli romano.luglio 2015Il vecchio carrozzone a pianale ribassato “sbatacchia” i passeggeri  ora di quà ora di là. Il vecchio invece al suo rallentare pensa al “rallentamento ” della vita: domani andrà in una Spa. Una giovane mamma sale a bordo e posiziona il passeggino,  arpionandolo  con gli appositi ganci. Il bimbo,  in braccio alla mamma punta il dito,  ora verso Superga ora verso il gazometro. Non comprendo i suoi monosillabi ma capisco che è  felice cosi come lo sono io nel rivedere luoghi a me famigliari. Ritornano gloriosi nella memoria. Un ghiacciolo al limone per attraversare l’inferno. Vivere come ridere. Ridere come vivere. Intanto la gola è un po’ secca.  Una fermata e le “vele universitarie”.  A quest’ora,  davvero un po’ insolita e per le lezioni e per gli esami,  salgono ragazze. Quaderni e appunti a me conosciuti e anche lontani-vicini. Io abbraccio una borsa di libri e fra questi “I discorsi che hanno cambiato il mondo moderno” di Hywel Williams. Ne leggo qualche riga e comincio ad appuntare sul blocco nuovo di zecca. A Rossini sale una ragazza… sembra Lara. Sbircia il mio libro e intanto penso al “dottor Zivago”. La sbircio per scrutare se il mio libro e’ da lei scrutato. Si, per le vacanze leggero’ il dottor Zivago. Chissa’ che non arrivi come regalo con Laura.  Il fiume,  i giardini Reali,  Porta Pila,  i carretti “ricoverati”e la piazza pulita e lavata,  lucida e luccica con le piazzole pronte per domani quando fara’alba e le “vivi-vivi”saranno da vendere e gli “eulo” non saranno mai abbastanza. Intanto il sole va a “a ricovero” per alcune ore.  Fuori dal tram,  nei pressi della fontana, vicino all’orologio della tettoia,  la coda,  per rinfrescarsi. All’interno del tram,  la coda per allungare il collo. A mo’ di giraffa e rubare qualche centimetro di finestrino e filo d’aria. Una coppia sbraita,  infilano parole una dietro l’altra: ma  senza comprenderne  il senso. Si comprende che cercavano qualcosa ma erano in tanti a volerla e dal loro farfugliare si capisce che non vi è stato l’equilibrio tra domanda e offerta. L’unica parola che si è  sentita era “la neve” non scende. La neve?  Con questo caldo!!! Il sole tramonta… poche ore…. una sera e poi una notte stanno per cominciare e le incognite non saranno soltanto una equazione ma un sistema… poso l’orologio,  il tempo è mio. Il sole ormai ha lasciato il posto… si sara’ tuffato in qualche mare e cosi qualche cuore in loro…poi, domani,  avverrà il ritorno glorioso. Per lui come per chi lo merita. Più glorioso che mai. 20150715_094308

Ancora dai Cappuccini

20150710_163414Terminato il lavoro attraverso velocemente il mio quartiere, solcando e disegnando sul suo suolo con le mie emozioni. Entro da Alberto il giornalaio. Chiedo un biglietto del tram, di quelli commemorativi, don Bosco e la Sindone. “Un euro e cinquanta”, mi dice. Porgo le monetine, scendo i tre gradini che separano il suo negozio dal manto stradale e vado verso la fermata del tram. Tre fermate e sono a Porta Pila. Un incontro di storia e geografia. Dai finestrini aperti sento una babele di lingue. “Vivi, vivi”, chi vende le olive. “Due eulo” chi vende la frutta dagli occhi orientali. Qualcuno intona la Marsigliese. E poi profumi e odori che invadono questo carrozzone, mentre io, intento a recarmi ai Cappuccini, osservo, rifletto, ripasso storia e geografia. Personalizzandola. Mi ripeto che forse scrivere di  storia è  un po’ come incasinare la geografia. Ripenso alla storia recente, personale. Le ultime ore,  prima della discussione tesi sono state anche quelle speciali. “Personalmente credo”. “Mentre iI mio quartiere si colorava dei miei colori delle mie emozioni. Al mio passaggio, contaminandoci vicendevolmente.” Valdocco. “Che bella Chiesa” ha esclamato lo zio Vito mentre con la macchina tagliavamo a fette pezzi di storia. E intanto mentre pensavo a come prendere l’abbrivio del discorso ripensavo a come pezzi del mio quartiere si erano trasformati in una sorta di cattedrale e  forse stava andando in scena una messa laica che si celebrava dopo neanche una parentesi graffa di neanche 5 anni.  Parentesi. Al cui interno un’altra quadra ne conteneva lavoro studio e frequenza di “mercanti di luce” dove rovesciare grandi quantitativi di “perché “. Parentesi tonde da sviluppare e ai loro esterni,   parentesi piu belle di amore,  di “treccia”,  di trecce, di occhi scuri,  mare e cuori, disegnati in ogni orizzonte. Talvolta si e’ corso il rischio di evaporare ma alla fine è  stato il cuore che ha dettato il ritmo e tenuto tutto, al cuore di tutto. Forse non è stata una suonata di una meravigliosa orchestra 20150710_110347ma sintesi  di una robusta realta’,  bhe’,  questo si. Ah! Come sono belli i sogni quando si realizzano. E perché  no,  anche quando si pensa e si immagina di sentirsi un pichino all’altezza nel poterli realizzare…. a costo di! Sogni che viaggiano,  scrissi qui sopra,  agosto 2014. Eh si,  la vita “le’ bela,  le’ bela’”. Torino passa velocemente al mio passaggio: le vele dell’universita’, il gasometro, il fiume, piazza Vittorio, la Gran Madre, ancora la scarpinata. Pantaloncini hipster,  scarpe stringate,  macchinette digitali e macchine che io non ho e che queste si,  mai sognate. Ma intanto risalgo. Faticosamente. Col cuore. La vetta, finalmente raggiunta! Che bella Torino da quassu’… con la storia che…. mi piace rileggere. Ammiro, contemplo e leggo la storia. Il tempo avanza. Per un attimo mi sembra di essere a Urbino. Inavvertitamente pronuncio:”ma dove sei? ” E’quasi ora di rientrare. Da piazza Syntagma ci sara’ un discorso….non lo voglio perdere. 20150711_113547

Torino. Dal monte dei Cappuccini

Da quassu’ (dal Monte dei Cappuccini) la musica è davvero diversa. Dopo aver raggiunto piazza Gran Madre in tram, quello verde, storico,  la metà del mio numero preferito, il 13,  allungo il passo, almeno fino a che riesco, dal momento che questo piccolo sentiero torinese, su per questo piccolo monte, per le mie gambe è pari all’intensità del sentiero numero 4 di Gressoney di lontana memoria quando le cime delle montagne allungavano e stringevano i loro occhi a mo’ delle orientali. Ma erano solo miraggi dopo una lunghissima scarpinata di quattro lunghissime e faticosissime ore. Qui siamo sotto il quarto d’ora di marcia e nessun paio di occhi, tantomeno a mandorla, incrociano i miei,  (fa un caldo pazzesco e a quest’ora, le 13, la metà del mio numero preferito, sono l’unico in giro) a parte un banalissimo cannocchiale per vedere meglio la citta”. Basta una semplice moneta e  Torino è ai miei piedi, distesa ma non addormentata. Torino è tra le mie braccia, si culla o la cullo. O ci culliamo vicendevolmente. Si allunga e mi offre le sue bellezze, i suoi tesori. Allungo le mani e “acciuffo” con il cannocchiale  quanto desidero e dal lato in cui è più desiderabile e propensa a farsi amare. La città. Ti piace, eh, questo modo di procedere? Piazza Vittorio con i suoi 22 locali …li immagino…immagino la gente parlare del più e del meno e parlando e riparlando, girovagare tra tempi passati e presenti e orientare al futuro tra mani che si tendono, protendono e si allacciano. Piazza Gran Madre, una Basilica a cielo aperto solo pochi giorni fa, con le sue saracinesche tirate su, lambita da un venticello appena appena “udibile”. All’orizzonte qualche uccello distende le ali, si gonfia, per prendere “la sua rincorsa” e lasciarsi andare. Allungo lo sguardo oltre la direttrice della metro torinese, con le sue stazioni e le stazioni “bike”: 127, come una macchina di un tempo, quando la si caricava per bene perché la città chiudeva per ferie e si scendeva giù. Al Sud. Allungo ancora lo sguardo, verso la città e vedo il porticato di una facoltà, ragazzi e ragazze ripetersi la lezione, per loro sinonimo di futuro immediato, per me già passato. Che sollievo, nonostante in queste pochissime notti che mi separano da quel traguardo-record, quell’esame e gli amici tornino a farmi visita sotto forma di sogno. E ad essi altri se ne aggiungono, alcuni sbiaditi, altri indelebili. Un bel sogno. Ed è tutta un’altra musica, ora. Musica che sale, dai portici di via Roma, musica che sale, dal cuore. La città, sotto il monte brulica, zigzagando ora di qua’ora di là. La città esprime gesti grandiosi e belli, semplici e resistenti. Alcuni nascosti altri visibi e belli come quello di Cecilia e Riccardo studenti ormai “maturi” all’8 marzo di Settimo,  cittadina alle porte torinesi. Cecilia che prende appunti e li incolonna sul quadernone, per Il suo compagno di classe Riccardo,  impossibilitato a seguire le lezioni, in attesa di un’operazione. Cecilia, alunna più buona d’Italia. Un altro mondo è  possibile. Il tram rumoreggia, riavvia i motori, riprende la sua corsa, in senso inverso, direzione centro. Superga è lì in attesa. Superga, un ghiacciolo al limone in questo “inferno” torrido che brucia e non passa. Superga, all’ombra dei ricordi. Il tram appena partito ha lasciato posto ad uno successivo. È ora. Anche per me è ora di ridiscendere e avviarmi verso casa. Felice. Sì, si può essere felici. Anche quando meno… te lo aspetti o come quando… la felicità l’hai costruita giorno dopo giorno dietro la stanchezza. Felice.

“E, sono quattro (lauree)… Laurea in tempi da record”

“Scusate,  volevo sbalordire tutti”.  O quasi. La prima,  l’avrebbe detta Sartre. Anche io volevo provarci e

ho sbalordito molti.

Ecco giunta finalmente la mia quarta laurea … Ci sarebbe da ridere (non ne dovrebbe bastare una?). Non so ancora se è quella che mi ha dato maggiori gratificazioni – di certo, potrebbe e dovrebbe essere quella che darà una svolta alla mia futura vita lavorativa. Vita lavorativa iniziata in fabbrica, quella fabbrica che ti forgia anche il carattere e che non si dimentica mai! I compagni di lavoro, come si potrebbe mai dimenticarli.
Ho sudato, credetemi, davvero per questo ultimo fine – penso sinceramente di essermelo meritato. In Italia non ti regala nessuno niente se non hai dei Santi in paradiso è vox comune. Però, ripensandoci, sì: è frutto di un sogno cullato, inseguito, programmato e al penultimo esame, un sogno quasi messo in discussione, per colpa di una banalissima stanchezza. E non solo. Ma “il non solo” ormai non minteressa più. Fa parte del passato e io vorrei tenere solo le cose buone. Quello che interessa, e che mi inorgoglisce, è il fatto che dalla prima volta che mi accomodai su una sedia di una di queste aule universitarie, “correva” il  20 settembre 2010. L’ultima, il 9 luglio 2015. Sì, neanche cinque anni. Scusate se è poco.image1

Torino. Giovedi mattina, mentre ero ancora intento nella ricerca della mia camicia bianca e giacca blu, molto “Tsipras”, ecco suonare il campanello di casa. Lo zio Vito, di buon mattino, è passato a “prendermi”  per “riversare” il contenuto di questo “bellissimo” libro blu che si chiama tesi. Zio Vito, giunto da Ivrea per partecipare alla mia ultima “discussione”. Il volume in mano sulle scuole professionali salesiane e le leggi che hanno caratterizzato il panorama di quelle dal 1978, e l’ultima “cantata” sulle scale. Ok è tutto a posto. La porta è richiusa. Penso a Platone: qualcuno vorrebbe lasciarlo fuori. Come che sia. Mi manca qualcosa? Qualcuna? Sono rilassato. L’ansia si è diradata come la nebbia d’estate. Bisogna far presto. Il tempo stringe. Valdocco e il mio quartiere, di quà, il Duomo di là. Nel mezzo un caffè “Sida”. Luca aspetta alla Sida, la Sida e la torta alla frutta aspettano noi e la commissione d’esame e gli amici aspettano me e cosi pure la sedia per l’ultima seduta, la prima a tempo di record. Saliamo in auto. Il navigatore dello zio segnala “via don Bosco”. Inutile ogni distrazione. Anche l’auto ne ricorda l’appuntamento. Nel cortile sprechiamo una manciata di chiacchiere. Coriandoli di saluti a quanti,  fogli alla mano,  sobo intenti a ripassare. I miei,  li ho lanciati da poco nelnon dimenticatoio. Ora i pensieri convergono sul “libro” blu. Stringo fortemente il  volume che racchiude cinque anni della mia vita e che per nulla al mondo lascerei… o forse si, per una causa davvero nobile e per chi merita davvero gioia e felicità. L’orologio che batte le sue ore ogni quarto d’ora da quasi cinque anni tanti quanti “il mio domicilio” pre-serale eletto qui (in realtà suona  da chissà quanto) batte “45” dopo le 11. Il Direttore mi chiama. Convergo insieme ai presenti. La presentazione: “correva marzo del 2014 quando il candidato ha ottenuto la laurea triennale, oggi si presenta per…”. Ho ripensato a quel giorno, a quella felicita’ dimezzata, non completa, al voler fare e rifare qualcosa di ancora piu bello e grande, per me e per …l’amore. Una lettera.Ha 15 minuti per presentare il suo elaborato… Parto… 15 minuti corrono via come non avevo immaginato. Avrei voluto dire questo, quello e ancora altro… Comincio dal “cuore”: con la legge 845 del 1978,  un anno dopo la nascita del Cnos-Fap… e dipano grappoli di conoscenze mischiati a fili di ansia. Parte la bella presentazione del relatore poi quella bella del controrelatore, le domande. Mi accomodo fuori. Mi richiamano. Rientro in classe, mi accomodo per l’ultima volta. Mi sistemo la giacca alla Tsipras. L’acclamazione, il battito di mano degli amici. Il mio è nel mio cuore. Me lo merito. Ho accorciato le notti per arrivare fino a qui. Ora è terminata! Il pubblico ha tra le mani l’applauso da far fuoriscire…. questione di secondi,  eccolo: “E’ partito! ” Ho portato a termine una grande impresa, almeno dal mio punto di vista. Son passate due notti soltanto eppure continuo a sognare che devo preparare la tesi. È una gioia grande, immensa. La dedico ai miei, al fratello, ai Salesiani di Valdocco Maria Ausiliatrice, (Valdocco che è il mio quartiere) che mi hanno permesso di reperire ogni materiale possibile e girare liberamente nelle scuole professionali e negli archivi, agli amici, a Luca, a Domenico,  a sister, a Laura, alla maestra, Angela e le sue poesie, alla matematica e matematici, a “BuBu”, al Professor Carpinelli (storico presso l’universita’ di Torino, per anni) con cui abbiamo collaudato le tesi, a suo tempo, per quelle precedenti, al Cnos-Fap regione Piemonte, a prof. E prof. sse,  amici/e,  a chi c’era e chi no, ai compagni, allo zio, ai ragazz* delle scuole che ho incontrato in questi anni, forse sfiduciati, e fiducios, ma mai rassegnati. Aristotele diceva: “I giovani non sono sospettosi perche’di male non ne hanno avuto ancora visto molto; sono fiduciosi perche’ non hanno ancora avuto il tempo di essere ingannati”.

Un altro mondo è davvero possibile.

I ringraziamenti al Direttore ISSR, alla commissione, al Relatore e Controrelatore. “La seduta e’ tolta”.

Sulla tavola la torta attende. Riavvolgo personal ente il nastro della memoria… accendo lo smart-phone, “puntualizzo” su Jovanotti…”Il piu’grande spettacolo dopo il big-bang…”…Ho scritto una bellissima pagina di storia che rimarrà per sempre. Una corsa… terminata nel migliore dei modi possibili. Un grande spettacolo… dopo il big-bang.

Scusate, oggi, senza alcuna falsa modestia, quel che otterrò in futuro è soltanto frutto di immensi sacrifici e testimonia che di santi in paradiso ne ho davvero avuti pochini. Ringrazio tutti coloro che mi hanno in qualche modo aiutato, stimolato ad affrontarli tali sacrifici. Grazie di cuore! E, sono quattro!

Foto Borrelli Romano.2 7 2015 Torino.ultimo esameFoto Romano Borrelli.Torino.2 7 2015 ultimo esame

Torino 9 7 2015.foto Borrelli Romano

Foto Romano Borrelli.Torino luglio 2015 laurea-teologia-romano-borrelli

P.S.
Avviso per gli amici naviganti. Il blog da oggi è raggiungibile direttamente con il dominio romanoborrelli.com

30 aprile

Il passaggio e il ricordo a ridosso di un altro 30 aprile. Poi, profumo piu’ recente: Pisa,  la Torre e il corridoio del treno, profumo di corridoio e d’ amore, poi cernobyl, con i suoi dolori e le nostre preoccupazioni,  e ancora piu’ recente  una stazione dal nome doppio, M.M., cosi tanto immaginata e la sua sala d’attesa e l’attesa di te e la festa del paese, e il, caldo e chissa’ se ci si torna; MM, metropolitana milanese e il tante volte chiesto, “scusi, l’Expo?” E poi, domani, il grande assente, il lavoro; MM, come “mamma mia”…e un pensiero a domani, al 1 maggio, al corteo, allo sciopero del 5 maggio della scuola che non e’ in gita ma ugualmente come l’ allenatore, nel pallone, un po’ come noi, che corriamo e corriamo e corriamo…. All’ uscita di scuola i ragazzi non vendevano libri, perche’ e’ ancora presto. Avrei voluto regalarne invece un po’, quelli sula Costituzione. Domani, probabilmente, un salto al corteo, con la Costituzione, un pochino “stappata” in altri contesti, forse nel silenzio di molti. Ma ai ragazz* un augurio era doveroso: buon primo maggio.

Torino, foto Borrelli Romano

8 Marzo. “Ma cosa avevi in mente? “

Profumo di primavera fin dalle prime luci dell’alba. Mimose come testimonianza, come augurio, come ricordo. Che ricordano e inducono a rammentare. Mimose come fiore e come dolce e quanto e quanta. Un cappuccino. Una tazza. Al suo interno bustine di zucchero con tutti i nomi dell’altra meta’ del cielo. Un’infinità di nomi, di storie, di grandi bellezze.  Ne prendo una. Anzi, la pesco, a caso, chiudendo gli occhi. Ne leggo il nome, e alcuni granelli fuoriescono dal loro contenuto. Verso. Mescolo. Verso ancora. “Ma cosa avevi in mente?” domanda Antonello Venditti….quasi uscendo dalla radio. Mi soffermo. “Le donne sono tutte diverse. Fondamentalmente sono una combinazione di quanto c’e’ di peggio e di quanto c’e’ di meglio al mondo.Magiche e… terribili.” Charles Bukowski,  penso io, rispondo a lui, mi diceva lei.

Buona festa a tutte le donne.20150308_12442520150308_094407

Dolcezza

In centro, a Torino, “la dolcezza non e’ mai troppa”. Un bel “prodotto”, esposto in vetrina. Un ingrediente che potrebbe essere in vendita “ma anche no”. E cosi’, una mano anonima, tra una cioccolateria ed una pasticceria ha lasciato il suo segno e ha vergato il messaggio da socializzare. Influenza di tanta bonta’ appena vista o mano influenzata da altra dolcezza? Chissa’. Certo e’ che quel luogo e’ davvero molto dolce.

Ps. Il luogo e’ dolce tanto quanto il tempo e certi tempi. Da queste parti, 150 anni fa, nasceva infatti il gianduiotto. Nocciola tonda di Alba e cacao che racchiude tanta dolcezza, tradizione e storia. La sua forma, a barchetta, con quella carta stagnola, cosi particolare sempre pronta ad alleanze e matrimoni con l’arte ( vedi Aldo Mondino) racchiude una dolcezza ed una gentilezza tutta particolare. Chi non ricorda i gianduiotti offerti a quanti erano in coda sotto la pioggia per una visita culturale nella nostra citta’? (Aprile 2014). Un gianduiotto, conviene sempre tenerlo, a portata di mano.

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E’ il 4 marzo, una musica ci ricorda Lucio Dalla.Gentilezza, dolcezza sogni. “Se puoi sognarlo, puoi farlo”, sosteneva Walt Disney. E se sogni non ne hai, come cantava Lucio, puoi sempre prenderne da chi ne di troppo e tendendo la mano te ne offre uno dei suoi.
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Marzo

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Un vento a me famigliare bisticcia con altro vento e di bisticcio in bisticcio, quello, contribuisce a depositare ai miei piedi una poesia aerea. Mi soffermo. Un attimo soltanto. La raccolgo, la distendo, in origine un foglio divenuto aereo e poi, “pallina”.  Una poesia scritta su di una pagina bianca, anche se a dire il vero è un po’ pallidina, una pagina giallina di una guida telefonica, di un tempo andato, consumato, mai più ritornato. Cognomi, nomi, vie, numero telefonico, anno. Un reperto, oggi. Un pezzo di storia che tende a riproporsi, complice il vento, complici le luci della collina, le partenze, i rientri, le attese. La raccolgo e al primo impatto profuma di mare, di arance, di porto. Non saprei dirne il versante, ma il verso, questo o quello si. Insieme ad un tramonto di qualcosa. Una tazza. Un’attesa di un tempo.

 

 

Marzo: mese di attesa.
Le cose che ignoriamo
Sono in cammino.
(Emily Dickinson)