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Un viaggio di cinque anni chiamato “amore”

Di Simone Ciabattoni
14/05/2010 ore 7,30 circa. INSIEME ALLA CLASSE, dell’istituto agrario Dalmasso di Pianezza, Torino; con la classe  ci accingiamo ad un paio di  importanti visite di istruzione: un vivaio, sito nei pressi di Alba in provincia di Cuneo  e presso un’azienda vitivinicola, a Pocapaglia, nei pressi di Bra, anch’essa  cittadina in provincia di Cuneo. NON E’ UN SEMPLICE VIAGGIO D’ISTRUZIONE ma l’ultima occasione in cui  LA NOSTRA classe avrà modo di “spendere”  del tempo insieme.
La maturità che di qui a poco ci vedrà impegnati segnerà il termine di un anno scolastico; ma non  solo: con questo infatti si chiude  UN CICLO DI STUDI , DURATO  CINQUE ANNI; ciclo che ha conosciuto, onestamente, MOLTE DIFFICOLTA’ relative all’ambientamento, all’adattamento in un MONDO scolastico, quale, quello  DELLE SUPERIORI   così,  DIVERSO DA quello delle scuole MEDIE. Con il trascorrere degli anni, altre difficoltà si sono presentate. IN QUARTA, ad esempio, la classe si è formata dall’unione di due differenti sezioni, dando  luogo alla quarta classe SEZIONE G. Una fusione, inizialmente, non esente da difficoltà. Tutte, col tempo, ampiamente superate.
Il passare del tempo, l’approfondita conoscenza fra noi studenti, LO STUDIO, la fatica, l’impegno, il giusto valore dato a tutto ciò, hanno fatto sì che si superassero quelle difficoltà  prima citate, dando così vita  ad UN BELLISSIMO RAPPORTO TRA TUTTI I COMPAGNI. Rapporto ulteriormente migliorato con LA FANTASTICA GITA DELLA QUARTA SUPERIORE CHE HA DEFINITIVAMENTE plasmato le due sezioni di vecchia provenienza.

A ripensarci, oggi, il tempo è scivoltato via velocemente.  Un periodo che è una narrazione continua di storie personali, non solo di voti e  di valutazioni finali. Gioie, dolori, affetti, amori nati, cresciuti e terminati, amori non corrisposti e molto altro, che capitano a tutti in questa età.
TRA POCO PIU’ DI UNE MESE  TUTTO sarà FINITO, CI congederemo, ci  “licenzieranno” (probabilmente) dalla nostra scuola, la nostra casa:  seconda casa.  CERTO, l’amarezza la diluiremo, magari con un “ RESTIAMO IN CONTATTO”,  “non perdiamoci di vista”, “messaggiamoci”, “telefoniamoci”, restando con la consapevolezza CHE Nulla SARA’ PIU’ COME PRIMA. Un viaggio chiamato “amore” potremmo dire, alla Dino Campana, perché anche noi, abbiamo “coltivato le nostre rose”. Spesso, anche con le spine. Siamo uguali, ma anche tutti diversi. Non tutti occupano parte del proprio tempo, come rilevato da una recente ricerca,  un’ora al giorno, su you tube, un’ora su social network e ore settimanali sui videogiochi. Forse leggiamo poco, ma sappiamo chiederci il perchè “della balena grigia” avvistata in zone non sue; ci chiediamo quali conseguenze avranno  i disastri ecologici come “la marea nera”, dovuta all’inquinamento petrolifero e molto altro ancora. Ci dedichiamo al volontariato. Molti continuano ad essere generosi ed altruisti: anche alla nostra età “ e non solo nei primi due anni di vita”. Amiamo la vita con tutte le sue differenze; diamo importanza alla biodiversità e sappiamo di aver ricevuto solo in prestito un mondo che va preservato da tanto male che spesso l’uomo perpreta al solo scopo di trarne profitto.
Per quanto mi riguarda, anche io ho avuto modo di AFFEZIONArmi AD ALCUNE PERSONE piu’ di altre, e ROBERTO FRA TUTTe. Un amico, sempre presente, FIN DALLA PRIMA superiore; un’amicizia che ha conosciuto anche TANTE DISCUSSIONI, anche,  POLTICHE e nonostante cio’ Roberto resta, per me, un punto di riferimento.
Il futuro, per me, sarà Università, anche se “a caro prezzo”, dato che, a quanto ho avuto modo di vedere e sentire dai televisione e giornali, non “naviga certo in buone acque”.
Qui, avro’ probabilmente la compagnia di  RICCARDO E MICHELA. Al primo va un ringraziamento speciale per tutte le volte che mi ha accompagnato in macchina. A Michela, conosciuta solo in quinta, un incoraggiamento particolare, a non mollare mai. Il resto, che avrei piacere a comunicarle, in un mondo dove tutto è divenuto “spazio pubblico” vorrei preservarlo dalle luci e dai riflettori, ridando in tal modo, dignità e purezza ad un sentimento che nonostante tutto continuerà ancora a chiamarsi amore.
Ora, IL MOTORE DEL bus, di questo viaggio chiamato scuola superiore Dalmasso, è ancora acceso, ma lo sarà per poco. Le campane suoneranno ancora altre volte, ma non per noi; il nostro registro, si avvia alla chiusura e a prendere posto in un archivio, insieme a quelli degli anni passati. Le fotografie di classe finiranno su qualche scrivania, altre in qualche cassetto, ma restiamo noi, che abbiamo contribuito a scrivere un pezzo di storia e certamente altra ne scriveremo.
Sentivo l’esigenza di scrivere per dimostrare che dalla penna non fuoriesce solo inchiostro, ma emozioni, che devono essere liberate. Televisione, pubblicità ed altro ci dipingono in un certo modo, ma non siamo tutti così. Amiamo il sapere e desideriamo conoscere; vogliamo un’università che sia per tutti e non per pochi, aperta, senza confini. Sappiamo amare, nel modo giusto, senza clamori e pubblicità e sappiamo piangere. Come è capitato anche a me nello scrivere questo viaggio “chiamato amore”.

Appello al voto per la Federazione della Sinistra

Appello al voto per la Federazione della Sinistra

Il nostro Paese attraversa una crisi gravissima. Economica e sociale, innanzi tutto, ma anche politica, democratica, morale. La destra al governo del Paese mostra tutto il proprio volto regressivo e anche, propriamente, eversivo. Non passa giorno senza che se ne abbia la riprova: attacco ai diritti dei lavoratori, attacco ai diritti sindacali, disprezzo per il più elementare rispetto delle regole democratiche, xenofobia, attacco alla magistratura, difesa degli interessi dei più forti.

In Piemonte, poi, si profila l’eventualità che un candidato della peggior destra, come il leghista Roberto Cota, diventi Presidente della Regione. Un’eventualità estremamente preoccupante perché può significare l’affermazione di una cultura segnata in profondità dal razzismo e dall’intolleranza; e sappiamo bene come l’intolleranza impedisca di costruire una convivenza civile, laica e democratica fra le persone e costituisca inevitabilmente un potente motore per il rafforzamento di politiche reazionarie, contro le lavoratrici e i lavoratori e i settori sociali più deboli ed esposti alla crisi economica.

Dunque è assolutamente necessario costruire e sostenere un fronte laico e democratico, il più ampio possibile, in grado di battere la destra.

La coalizione elettorale che sostiene la candidatura di Mercedes Bresso ha precisamente questo scopo: contrastare Berlusconi e Cota unendo forze anche molto eterogenee fra loro ma accomunate da una sensibilità democratica e antitetica a quella della destra.

Allo stesso tempo è bene che per battere la destra non si ripetano gli errori del passato. Quelli cioè di un progressivo scivolamento verso il centro dello scacchiere politico, rinunciando alla sinistra e alle sue istanze profonde, trovandosi a presentare un profilo politico e programmatico nei fatti difficilmente disinguibile, su alcune questioni fondamentali, da quello del centrodestra.

La Federazione della Sinistra partecipa con un accordo tecnico alla coalizione guidata da Bresso, mantenendo allo stesso tempo una chiara e netta autonomia politica dal resto del centro sinistra e presentando perciò un proprio distinto programma elettorale. Un programma caratterizzato fortemente per la difesa del lavoro e per il rafforzamento di un sistema di servizi pubblici, a partire dai beni comuni (acqua, energia, trasporti, salute, formazione), alternativo a un sistema basato sulla progressiva privatizzazione, più o meno mascherata, dei servizi essenziali e sulla centralità  delle grandi opere inutili e dannose, come la TAV.

Perciò è della massima importanza sostenere una forza come la Federazione della Sinistra, che ha cercato di farsi carico di questa doppia esigenza (battere la destra e, allo stesso tempo, ricostruire un profilo netto e credibile della sinistra), senza infingimenti e secondo un principio di trasparenza.

Per battere Cota e per rafforzare la sinistra, il voto utile in Piemonte è alla Federazione della Sinistra.

Primi firmatari:

Gianni Alasia, Sarino Aricò, Sergio Bonetto, Gastone Cottino, Lucia Delogu, Angelo d’Orsi, Antonio Erbetta, Marco Guastavigna, Adriana Luciano, Lidia Menapace, Enrico Moriconi, Guido Ortona, Nello Pacifico, Agostino Pirella, Vittorio Rieser, Marco Scavino, Giorgio Viarengo, Gilberto Zorio, Massimo Zucchetti

Per aderire inviate una e-mail a: info@federazionesinistrapiemonte.it

Quando la solidarietà bussa alle palpebre dei nostri occhi

Torino, 14 febbraio 2010. Questa mattina non il sole, ma fiocchi, copiosi, di neve, hanno bussato alle palpebre di molti innamorati. Una giornata romantica per loro. Per altri, alle porte di Torino, la giornata si consumerà con lanci di arance nel famoso Carnevale di Ivrea. Per altri ancora, la giornata sarà di speranza: speranza di avere o riavere un lavoro. Altri cercheranno di sperimentare ancora una volta una forma di solidarietà con lavoratori che da mesi non percepiscono “il becco di un euro”: la solidarietà ai lavoratori Eutelia-Agile. Una solidarietà cercata, grazie alla vendita delle “arance metalmeccaniche”, in un luogo, piazza Castello, a Torino, che vede girovagare coppie di innamorati felici. Presenti all’iniziativa, il segretario della Federazione, Paolo Ferrero, e alcuni consiglieri regionali di Rifondazione Comunista. Molto attivo fra questi ultimi, Juri Bossuto. Presenti inoltre il segretario regionale di Rifondazione Comunista, Armando Petrini, il segretario della Federazione di Torino, Renato Patrito, il consigliere di circoscrizione 7, Giuliano Ramazzotti, il segretario del circolo Centro, Elio e tanti, tantissimi compagni, tutti pronti a dare una mano in una giornata in cui, Torino, si è svegliata imbiancata dalla neve. La vendita continua anche in questo momento. Al mattino, breve incontro con Fabio Sebastiani, giornalista di Liberazione: incontro a cui hanno partecipato altri compagni e, fra questi, il già citato segretario del circolo Centro, Elio, e Maurizio Pagliassotti. Lotta alla precarietà; sicurezza sul lavoro; lavoro internazionale gli argomenti trattati. Oltre a qualche accenno su quanto capita in rete.

La giornata, continua con momenti di festa. Speriamo in un’ottima riuscita.

San Valentino. Auguri a tutti gli innamorati. Di tutto.

14 febbraio. San Valentino. Festa degli innamorati.

Di tutto. Di tutti. Da una Torino imbiancata, non saranno i fiocchi di  neve, copiosi, a bussare alle vostre palpebre, ma lo sguardo della vostra amata, del vostro amato.

Amata magari ancora da venire, chissà residente in quale posto, se in città o in montagna, o, magari, al mare. Amata da venire, ma esistente, dolce come il “miele”, come tutti questi dolci esposti in vetrina.

E dell’idea che amate.

Una società con poco Cuore

Torino, piazza Castello. Mercoledì mattina. Per molti giornata lavorativa. Per altri vacanza. Lungo il tragitto, che da Piazza Statuto mi conduce a Piazza Castello, la città sembra aver accolto il suggerimento di molti: “le luci di Natale aiutano a renderci meno tristi”; aiutano a diradare e rendere meno percettibili ai nostri occhi gli esclusi. Meglio sarebbe lasciarle accese per tutto l’anno. Per incanto, in via Santa Chiara, “luci stradali accese” alle dieci di mattina. Ecco accontentati coloro che preferiscono non vedere. Solo che le persone con il loro carico di difficoltà si materializzano, in forme e modi diversi. Nonostante le luci. In forme, facendo gruppo, come i lavoratori dell’Eutelia-Agile, in presidio: sotto la Giunta Regionale, (in Piazza Castello), in attesa di un “regolamento” che disponga “ossigeno” alle proprie famiglie. Ancora, distribuendo alcuni volantini, spiegando e discutendo a chi avesse voglia di conoscere un “viaggio ad alta velocità” nella crisi. Una musica di sottofondo, quella dei Nomadi, inganna l’attesa. Piazza Castello, visitata, fotografata, filmata, calpestata. Gruppi di studenti in gita, gruppi di anziani in vacanza, coppie che si baciano e si promettono amore, bimbi che corrono festanti dietro un cane. Altri leggono, chi seduto, chi in piedi. Quasi tutti leggono la notizia del giorno: “Crisi, sempre più le famiglie complice la crisi economica, che non arrivano a fine mese”. Studenti, anziani, coppie, single, lettori, vivono la piazza come se quel mondo di lavoratori in crisi, in attesa della “boccata di ossigeno” del valore di 2.500, ( il via che dovrebbe arrivare dalla giunta), fossero ombre, nonostante la luce del giorno, nonostante le luci, forse, dimenticate accese. Chiudo gli occhi per qualche istante, e, con l’immaginazione provo a pensare ad uno scritto della mia infanzia del 1886 pubblicato nel 1888. Cuore. Provo a immaginare quei ragazzi, alla scolaresca, passati qualche istante prima davanti a “quelle ombre”, chiedendosi fra loro se per caso era in atto uno sciopero. Provo ad attribuire loro dei nomi: Derossi, Stardi, Garrone, Franti, Crossi, Precossi, Votini e altri ancora. L’atmosfera cambia. Solidarietà, altruismo, generosità rendono la scena diversa. Senza bisogno di luci ad oltranza. Perché contano le persone. Riapro gli occhi. Era solo una speranza. Un auspicio. La Cavallerizza, dove è stato ambientato il film Cuore, dista solo cento metri da questa piazza. Il cuore di molti pulsa altrove. Il mio, con questi lavoratori precari, in mobilità, disoccupati.

P.s.

L’articolo è stato pubblicato nell’edizione odierna (4 gennaio 2010) della Stampa:

Versione Pdf dell’Editoriale di Romano “Dove batte il cuore” della Stampa.

Non ti scordar mai di me

Se fossi qui con me questa sera
Sarei felice e tu lo sai.
Starebbe meglio anche la luna,
ora piu’ piccola che mai.
Farei anche a meno della nostalgia
Che da lontano
Torna per portarmi via
Del nostro amore solo una scia
Che il tempo poi cancellerà
E nulla sopravviverà.

Non ti scordar mai di me,
di ogni mia abitudine,
in fondo siamo stati insieme
e non è un piccolo particolare.
Non ti scordar mai di me,
della più incantevole fiaba
che abbia mai scritto,
un lieto fine era previsto e assai gradito.

Forse è anche stata un pò colpa mia
Credere fosse per l’eternità.
A volte tutto un pò si consuma,
senza preavviso, se ne va.

Non ti scordar mai di me,
di ogni mia abitudine,
in fondo siamo stati insieme
e non è un piccolo particolare.
Non ti scordar mai di me,
della più incantevole fiaba
che abbia mai scritto,
un lieto fine era previsto e assai gradito.

uhuh Non ti scordar…
uhuh Non ti scordar…

Non ti scordar mai di me,
di ogni mia abitudine,
in fondo siamo stati insieme
e non è un piccolo particolare.
Non ti scordar mai di me,
della più incantevole fiaba
che abbia mai scritto,
un lieto fine era previsto e assai gradito.

di Giusy Ferreri

catepol
catepol

Non Ti Scordar Mai di Me di Giusy Ferreri (Mp3 interpretata da Catepol)

Se lo slow aiuta

Ieri sera, dopo aver effettuato una lunga corsa, con alcuni compagni di palestra, mi son ritrovato a discutere di politica, della situazione attuale, economica e non solo. La gente che ha letto le vicissitudini del Partito della Rifondazione Comunista ha una visione distorta di quanto è successo. Chi ha l’intenzione di restare nel partito è vista dai più come “stalinista”. Chi vorrebbe uscire dal partito, è connotato come una persona che merita stima poiché ha una “visione migliore della società ed una lettura più attenta di quanto ci sta intorno”. Io non condivido questo pensiero, anche perché mi pare che l’elettore, nel chiuso di una cabina elettorale, ha dato torto, non solo al progetto di un arcobaleno, ma ai quattro partiti che includevano l’arcobaleno stesso. Vedo che la gente si è informata dai giornali che come La Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa ecc. i quali hanno riportato una realtà che non ci rappresenta, non ci racconta, nel senso che è venuto fuori un gruppo di militanti che bisticciano su di un giornale. A me piaceva Vendola quando scriveva gli editoriali “il dito nell’occhio”. Mi piaceva aspettare quel giorno della settimana per leggere il suo articolo. Mi piaceva il contenuto e come scriveva; mi piacevano le inchieste, e ogni volta che sono stato a Roma, o che ritorno a Roma, guardando dal fondo di via Marsala, penso alle sue “inchieste” portate avanti nei pressi di Termini. Però, però, però……IO penso che sia giusto avere un partito che affondi le sue radici in un movimento operaio, che si occupi di operai, di salari, di emarginati, di persone che non riescono a vivere con 600 euro in cassa integrazione, che non riescono a comprare il fabbisogno, che guardano perennemente gli altri, quelli che possono. Ora, io mi accontenterei del giusto.
Oggi, ho sentito, finalmente, dico un gruppetto di ragazze che si chiedevano”: ma perché non possiamo trovare la persona giusta e sposarci presto come hanno fatto i nostri genitori”? Ed una delle ragazze rispondeva:”è la precarietà che non lo permette; oggi tutto è precario, ed anche i sentimenti lo sono“. Le guardavo ed ho visto tanta tristezza nei loro occhi. Forse esiste ancora tanta voglia di “principe azzurro”, ma non si è più capaci di farglielo sognare.

Giovane artista di strada
Giovane artista di strada

Allora è vero quando si dice “qualcuno ci ha rubato il futuro“. Vorrei essere rappresentato, vorrei che qualcuno intercettasse i nostri bisogni, elaborasse le nostre domande, riuscendole ad aggregare, e finalmente fornire una politica adeguata ai nostri bisogni, alle nostre esigenze. Comprendo che non è come mettersi davanti ad un distributore automatico di bevande; proprio per tale motivo occorre” tornare alle radici”. Perché bisogna guardare altrove? Perché dobbiamo subire la nomea di “stalinisti”? La società cambia e allora bisogna montare tutti sul treno superveloce? E i pendolari li facciamo fermare nelle stazioni, facendogli accumulare ritardi su ritardi? Dobbiamo continuare a guardare alle privatizzazioni, alle liberalizzazioni, ad altri mondi che non sono nel nostro campo visivo per tralasciare la parte più umana, quella fatta di carne ed ossa? Ma, dove sono andati a finire tutti quei soggetti che mi entusiasmavano quando salivano sul palco a tener comizio, a suscitare emozioni? Hanno già prenotato “una poltrona” su un treno superveloce?

Uccellino fa amicizia
Uccellino fa amicizia

Ma, guardiamo chi nel 1987, rendendosi conto che il fast stava devastando tutto, ha strizzato l’occhio allo slow; in questo modo ed in questo mondo, si è riscoperta tutta la tradizione del mondo contadino, del sapere e dei sapori. Con lo slow si riesce ad ascoltare anche chi, sottovoce, racconta un fatto, una storiella, all’apparenza poco interessante, ma che recupera un pezzo del sapere, dell’identità di qualcosa o di qualcuno. Personalmente penso che di questo abbia bisogno un partito: di tornare tra la gente, fermarsi ed ascoltare i bisogni, e chiedersi non solo perché la gente sta male, ma perché ciò è capitato.