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19 dicembre 2021

Una colazione incorniciata da fette di panettoni, pandori, fiocchi, nastri, paste di ogni tipo, salatini e spruzzate di zucchero a velo come una sorta di nevicata che rende il tutto ancora più magico e dolce, il tutto mentre spazio i miei occhi ora a destra esinistra e sorseggio il mio cappuccino nel rito domenicale della quarta domenica di Avvento, in una pasticceria a due passi da casa (Sida), dove la tazza è il mare o l’oceano e la fetta di pandoro una barchetta in procinto di esplorare il mondo, come nelle fantasticherie dei piccoli. Un’agenda sulla mensola, pagine bianche, l’inchiostro, i pensieri e le parole, una pagina del calendario, fissa il tempo al 19 dicembre. Prendo la penna, comincio a scrivere:

” Se hai un sogno credici, e fissa una stella…parla meno e fa spazio al silenzio….”

Luna ha 20 anni

Freddo polare, siberiano, artico, comunque, gelo. Cerco rifugio e riparo in una pasticceria (Sida), consumo una veloce colazione e tra panettoni e pandori spunta, luce nella Luce una candelina, anzi 2. Un 20 ci dice che qualcuno ha festeggiato, sta festeggiando festeggerà il suo compleanno. R. che con una gentilezza d’altri tempi porge caffè, cappuccini, brioches e incarta parole con la dolcezza di chi incarta pasticcini, osserva i 20 e mi fa notare “come i miei”. Tempo fa, una canzone, ne ricordava pure i miei e la Luna, a quel tempo, quando l’ascoltavo, ne aveva già compiuti 20 anni. Anno più, anno meno. Oggi chi ne avrà compiti 20? Quali gusti saranno concentrati in quel cartoncino rosso contendente qualche etto di dolcezza? Mistero della fede, direbbe il popolo dei fedeli a messa. Quanta emozione davanti a certi numeri, e poi, davanti alle pose per qualche scatto da ricordare quando il 2 sarà riposto in qualche cassetto. Pensieri e parole dei 18, dei 20. Per esempio, un 20 ….no, no, devo concentrarmi sul mio cappuccino. Ma qui siamo nel mentre si forma un’ombra leggera, uno strato di latte che trucca temporaneamente i lati della bocca, con qualche neo marrone, frutto di spremitura di una brioche al ciocvolato, ma tanto, a dire il vero, tra poco indossero’ la mascherina e nessuno, certo, per strada, si accorgerà della mia colazione. Quando la Luna aveva 20 anni, se non ricordo male, era tempo di maturità e di campionati di calcio, mondiali, proprio come quest’anno, tranne che erano europei, e tranne che, di rigore, ora sono stati vinti, con una coppa a letto tra Bonucci e Chiellini. La luna aveva 20 anni e oggi pure, una luna e chissà chi, ne avrà compiuti 20. La tentazione sarebbe quella di aprire la confezione e provare a leggerne il nome, come se omen nomen, potesse raccontarci, quella panna e cioccolato, raccontarci qualcosa che non sapremo mai.

Che dire? Poco o niente, a dire il vero. Che scrivere? Auguri di buon compleanno, chiunque tu sia, per i tuoi fantastici 20.

1 Dicembre

Fa freddo, parecchio, e con questa fitta nebbia, ci si potrebbe perfino perdere. Vista da qui, la Mole, fa un bell’effetto, la terrazza, i balconi, a cornice, la Torino di un tempo e il vociare degli studenti universitari tra pagine di vita che scriveranno e libri che studieranno. Contemplo, il tempo di un caffè, scendo, raggiungo la fermata del tram, mi mischio ai libri, le tesi e le corone d’alloro, mi siedo e tutto corre velocemente, fino a Porta Susa, la stazione che c’era e ora non si vede. Reggersi agli appositi sogni, dice una targhetta consumata dal tempo che ha divorato due consonanti e una vocale, mentre il tram sfila via tra luci e addobbi che crescono e illuminano. Primo dicembre, novembre appena sfilato via……

Senza parole

“Senza parole”, canterebbe Vasco Rossi mentre mi ritrovo non in una lingua di strada, asfaltata o di sabbia che sia, verso la fine del grande fiume Po, proprio come cantava in uno dei suoi video il grande Vate di Zocca, ma sorpresomi a camminare su un tappeto di foglie umide, bagnate, intrise di acqua, simili a quel gioco – attività didattica, visto tata volte, anni fa, ai bambini, la carta pesta, penso alla mia mancata produzione di scrittura. Povere foglie gialle, venute da un bosco o da un giardino, con la loro malinconia a svolgere ancora e ancora la loro funzione, da ombra estiva a tappeto autunnale-invernale, per noi, mentre, io senza parole, ho lasciato scivolare via del tempo senza scrivere. Eppure da scrivere, ci sarebbe stato, solo i tempi che non si adattano al nostro. Che fare? Fare finta oppure? Oppure, si chiude mentalmente la serranda e si appiccica un bel cartello ” torno subito”, o meglio, “tra poco”. Scherzi a parte, i periodi dei consigli, degli incontri con i genitori, delle letture da preparare e altre attività “dietro le quinte” che vedono solo gli addetti ai lavori della/nella scuola, restringono e di molto i tempi liberi. Per esempio, ieri, mi sono fiondato in una delle poche librerie rimaste aperte a Torino. Ero alla ricerca di tre libri, e uno di questi, trovato disponibile, l’ho comperato, “L’evento” di Annie Ernaux. Gli altri due, difficili da reperire, “Lo scafandto e la farfalla”, il terzo, ” La congiuracontro i giovani…”, anche questi ultimi però non disponibili. Dei primi 2 so che è stato tratto un film che cercherò nei prossimi momenti liberi di guardare. Rientrato a casa, tazzine in mano a sorseggiare il mio caffè, sfoglio alcune pagine del libro, che oramai è sera, abbassatele luci del giorno e accese tutte quelle dei lampioni mi godo serenamente questi momenti di “festa” intesa come interruzione del ritmo quotidiano e l’entrata nel tempo straordinario, ritrovando così quelle parole mancanti, sia tra le pagine sia nello scritto. Sorseggio il mio caffè, leggo e provo a scrivere…

1 Novembre

Ottobre alle spalle, novembre alla finestra, profumo di caldarroste lungo le strade lucide di pioggia in una giornata di festa, dalle luci del giorno sempre più corte, già perché ottobre, insieme ai ricordi dell’estste si è portata via anche l’ora legale, lasciandoci solo i risparmi di energia non consumata. La giornata di oggi è dedicata a tutti i Santi, meglio, “ogni” santi, peccato la pioggia non la faccia gustare fino in fondo. Per chi può una visita ai cimiteri per i cari, sempre presenti nei nostri cuori.

Nel tepore della casa tra una castagna e l’altra, in una vecchia stufa in ghisa, sfoglio gli album fotografici, un treno Satti, rosso e bianco fermo sul primo troncone nella vecchia stazione di Torino porta Susa, pronto per portarci via verso altre castagnate, senza stufa e senza ghisa e corso Mortara, via Livorno, tagliata in due da un treno in uscita dalle Ferriere, quando il lavoro c’era. No, non è l’album della memoria ma la Torino di una volta offerta dal gruppo dellaTorino di una volta. In via Livorno, svolgendo da corso Regina, un pezzo di rotaia sbuca da un manto stradale scoperto, riportando alla luce quanto descritto.

28 ottobre

Devo dire la verità, non ho molto tempo per scrivere, perché la scuola e la burocrazia di questa mi toglie molto tempo, e soprattutto, l’organizzazione. Ma davanti ad uno striscione, indirizzato a chissà chi, si trova comunque la penna per scrivere e sorridere. “Ti voglio bene”. Chissà il frutto di chi. A proposito di frutti, una decina di cachi a terra, lungo la strada, ed un cartello: “una bella….”cacata”. Non ho fatto in tempo a documentare perché presto, avvolto nelle luci dell’alba. Mi sono ripromesso al ritorno di documentare ma…….purtroppo non era più bella come al mattino, ovvero una bella e sana cacata, ma la cosa, il cartello ed il pensiero, ladciati a chissa chi, hanno fatto sorridere, facendo dimenticare ben presto tutta la cornice del mio quadro. Rimetto la mano in tasca alla ricerca di una penna, recupero i ricordi tirando due calci ad un pallone, ed eccomi in rovesciata in un campo di calcio, un oratorio di qualche anno fa. Goal, braccia alzate, urlo liberatorio.

“Pesca” grande lungo la Dora

“Pesca” grande lungo il fiume

Tempo di “pesca” dal letto del fiume Dora, nei pressi di quel che un tempo era una ex industria. Un uomo, legato con corde guada il letto del fiume e recupera bici, carcasse di bici, monopattini, e le allunga a due suoi colleghi che lo tengono con le funi al di sopra della cinta in cemento. Operazione complessa, faticosa, sotto lo sguardo attento di gente che corre, passeggia con i cani. Mi domando come abbiano fatto ad arrivare anche i carrelli della spesa adagiati al centro del fiume quasi a formare un’isoletta. Mi domando quanto siano incivili e imbecilli coloro che hanno gettato nel fiume tutto quell’ arsenale e mi domando come mai ci si sia ridotti alla vigilia del ballottaggio per l’elezione del sindaco per pulire il letto del fiume. Non era proprio possibile stabilire regole più stringenti per bici, monopattini, muniti di targa, assicurazione e così via? Dal mio punto di vista occorre farlo, è presto. Essere maggiorenne, assicurazione, casco e tracciabilità di chi usa questi mezzi. Semplice no? Eppure, come diceva piu di uno, siamo proprio professionisti nella complicaziine degli affari semplici.

29 Settembre

Ad ogni 29 settembre morettianamente parlando e riflettendoci un pochino, mi chiedo se seduto in quel caffè sia più da Vandelli o più da Battisti. In ogni caso l’originalità e timbro sono di Mogol. Una bella canzone che a mo’ di cronaca ,il 30 settembre riporta quanto successo il 29. Che era successo in quel caffè dove lui non pensava a lei? Un caffè ristretto, probabilmente, o lungo un giorno inteto, vertigini e giramenti di testa, e 2 amori probabilmente ristretti anche loro. O uno solo. Un ultimo bacio? Uno solo? La storia di Carlo e Giulia anni prima? O quella di Carlo e Francesca? Chissà…storie di 29 settembre che non passano di moda.

A scuola

Ritorno a scuola

La scuola è ripartita. Le campanella, son tornare a suonare e 4 milioni di studenti, pur nel rispetto delle norme anti-covid, sono tornati sui banchi. Come? Un pochino spaesati, come fuori posto, ma forse solo un’impressione del primo giorno. Da domani, vedremo. Molto felici nell’aver ritrovato le vecchie amicizie e felici nel farne di nuove. E allora non resta che augurare a tutti un buon anno scolastico.

Fine agosto

Il limite estremo di agosto non solo segna definitivamente il periodo di vacanza ma segnala la ripresa delle attività scolastiche: la ripartenza, lo start, il verde, il lasciapassare. Il collegii docenti è il “parto” del nuivo anno scolastico, con tanti punti all’ordine del giirno. Poi, al termine, le riparazioni “sartoriali” per i giudizi sospesi e anbessi scrutini. Speriamo davvero in un ritorno alla normalità e “socialita” e pensionare ldefinitivamente la dad. Come contorno i preventivi per le spese scolastiche, il corredo di ogni studente, necessario per l’anno scolastico. Niente da dire, un bel o brutto, salasso. Poi, al via tutti, , il 13, in presenza.

Intanto, a Torino, sul monumento di piazza Statuto, una cascata di margherite rende l’ambiente molto floreale.