Tutti gli articoli di Romano Borrelli

Dottore in Scienze Politiche e dottore in ISSR polo-teologico piemontese, Teologia (laurea ISSR Polo Teologia Torino).

Oltre quarantamila persone marciano per il Lavoro a Torino, contro la crisi una soluzione c’è: Lavoro e Contratti

marcia-lavoro-crisiIl titolo riassume la sintesi della marcia indetta per oggi a Torino, con lo scopo dichiarato di tutelare posti di lavoro e diritti messi in discussione. Una Cgil che “marcia” da sola, da Piazza Vittorio Veneto, costeggiando poi via Po con arrivo a Piazza Castello. Ora di partenza: 9,30. Tutto questo mentre a Roma, nei palazzi, da un paio di giorni ormai non si fa altro che predisporre bozze per un disegno di legge sulla “riforma” del diritto allo sciopero. Tutelare il lavoro affermavo, ma questa affermazione, o meglio, quel concetto, appare oggi sempre più un concetto valvola, un concetto “flessibile” come è appunto per molti il lavoro; concetto valvola perché per tante persone il lavoro non c’è, e per altri o altre si allontana sempre più. Penso ad alcuni amici visti presso il gruppo regionale nei giorni scorsi, dove gli amici di Rifondazione Comunista, in particolar modo Juri Bossuto, si sono dati un gran da fare per cercare di capire la situazione di alcune fabbriche e allo stesso tempo trovare il modo più idoneo per non lasciare soli compagni e compagne in questi momenti davvero tragici, vittime di questa non facile congiuntura economica, e non solo. Penso ai compagni della Indesit, della Cabind e della Bertone, incontrati con i loro carichi di sofferenze lungo il viaggio per la manifestazione di Roma, e, come detto, presso gli amici di Rifondazione, al gruppo. Penso agli amici di “scompartimento” della Skf che incontrerò nuovamente.
marcia-lavoro-crisi-4-raiLa Cgil “marcia da sola”, titolava un quotidiano ieri nelle pagine di cronaca (La Repubblica), ma come altre volte ho ribadito, “meglio avere un nemico chiaro che un amico ambiguo”, quindi, va bene così. Rimaniamo gli unici a ribadire che si deve fare di più, in una regione come la nostra dove 50 mila lavoratori ogni mese sono collocati in cig, 28 mila in mobilità e altri 125 mila precari a cui quest’anno non verrà rinnovato il contratto. 200 mila le persone implicate nella crisi. Numeri, sempre freddi, che a volte nascondono persone in carne ed ossa non menzionate. Ad esempio, proprio in questo periodo, molti precari della scuola hanno lasciato il posto perché con contratto articolo 40. (Avevo accennato, insieme ad una interrogazione di Bossuto in consiglio regionale alla precarietà dei collaboratori scolastici: nella scuola dove lavoro, dopo tanti mesi in cui mancavano due dipendenti, finalmente, sono arrivati i sostituti: a febbraio, un po’ tardi, vero? Nei mesi precedenti, siamo rimasti senza colleghi a compiere anche il loro lavoro; forse questo blog non merita l’attenzione dei giornalisti perché non è scritto dall’Arcivescovo (grande enfasi sul giornale locale), né perché “non dà notizia”, nel senso che non sono “forti” da poter permettere il “dilagare a dismisura la notizia stessa,” o, forse perché “tanto i collaboratori scolastici” la notizia l’hanno fatta “già” nel mese di dicembre; se poi è la salute a rischio, perché i carichi di lavoro sono doppi, non fa nulla: ormai il concetto di “fannulloni è entrato nel linguaggio comune, quindi il disinteresse di molti è giustificato. marcia-lavoro-28-02-09-torinoOggi si prepara una grande marcia per il lavoro e per i diritti (come riportato nell’articolo de La Stampa di ieri “La Cgil urla la rabbia di 200 mila posti a rischio”, di Marina Cassi), che “sono coinvolti dalla crisi 200 mila piemontesi”. Un numero enorme ma che non fa perdere la voglia a tantissimi operai e non solo di tornare in piazza e urlare la propria rabbia, per la propria condizione. Fino a ieri le adesioni erano tantissime . La voglia di tornare in piazza è grande, tanto quanto lo era nei giorni precedenti la manifestazione di Roma. difendiamo-la-costituzioneE poi, la voglia di tutelare anche la Costituzione e diritti garantiti come il diritto allo sciopero è grande. La paura di svolte autoritarie è enorme.
Questa mattina quindi, dopo essermi svegliato presto, ho fatto un salto presso il giornalaio, dove avevo appuntamento con un operaio della Indesit, abitante nella mia stessa circoscrizione. Insieme ci siamo recati a Piazza Vittorio, dove io avevo appuntamento con gli amici di partito della Rifondazione Comunista. Lungo il tragitto abbiamo incontrato Giorgio Airaudo, con il quale abbiamo scambiato velocemente qualche parola.
marcia-lavoro-crisi-7-brunetta-cgilDurante il corteo ho incontrato vari gruppi con i propri striscioni; fra questi, Rsu Thyssenkrupp Acciai Speciali Terni, Torino; Federazione Italiana Lavoratori Trasporti Cgil Torino; Cgil Camera del lavoro di Cuneo; Cgil Funzione Pubblica Agenzia fiscali Piemonte; la Regione Piemonte; Ente Provincia di Torino Cgil Funzione Pubblica; lo striscione già visto anche a Roma, Funzione Pubblica Torino; Fillea Cgil Piemonte; Borsci “maestri del fallimento”; Flai Cgil Consiglio di Fabbrica Streglio; Flc Cgil; Tessili abbigliamento; Cigl Fiom Iveco Area tecnica Torino; Cigl Fiom Spa Stura; Rsu Fiom Microtecnica Torino; Lavoratori Fiom Pininfarina; Fiom Cgil Bertone; Fiom Fiat Mirafiori; Le Metalmeccaniche; Rsu Key Plastics Beinasco; Rsu Filcem Cigl Pierlli Settimo; Gruppo Skf Airasca Torino; Lavoratori Cabind; Coordinamento immigrati Cgil Pinerolo e tanti, tantissimi altri.
Rimando ad alcune foto fatte ai cartelli o striscioni particolarmente significativi.
paolo-ferrero-marcia-lavoroImmenso piacere aver visto il segretario nazionale di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero in compagnia del segretario della federazione della rifondazione comunista di Torino Patrito.
La presenza oggi era indispensabile non solo per dare concretezza e spessore al corteo “contro la crisi una soluzione c’è: lavoro e contratti”, ma, anche, per fermare gli strappi alla democrazia. Come afferma Rinaldini: l’obiettivo è arrivare ad una modificazione materiale della Costituzione. Strappo dopo strappo si andrà verso una svolta autoritaria.

Romano e amici di scompartimento
Romano e amici di scompartimento

Per quanto mi riguarda, seppur in un contesto di emergenza, crisi, in cui si ha poca voglia di ridere o scherzare, mi ha fatto molto piacere aver rincontrato, esser chiamato come uno di loro, compagni di lavoro, gli amici della Skf di Airasca. Prima di incontrare loro, qualcuno mi ha chiesto come mai, nonostante gli studi, l’occupazione che ricopro è precaria e non rispondente alle mie aspirazioni. Ho pensato alla mia situazione, che non evidenzia una mobilità sociale e nonostante ciò non perdo la voglia di approfondire o studiare per cercare valide alternative alla posizione attuale. Ho rivisto mentalmente a quando sia difficile trovare una casa editrice che abbia voglia di pubblicare, gratis, un volume, come è capitato al mio collega ing. Capano Domenico, seppur –  poi – collocato nel web e, scelto come testo di riferimento dall’università di Chieti-Pescara; ho visto come l’amico Maurizio, con un 110 e lode, si trovasse ancora in piazza a manifestare con noi, per un lavoro che non ha, e che per sperare continua a frequentare un corso di specializzazione: laurea che adesso hanno fatto diventare punto di partenza e non più punto di arrivo come lo è stata per anni nel pensiero popolare e nella realtà lavorativa. Ho pensato ad una amica, che dopo il suo dottorato, post dottorato, Usa, Australia, ancora non riesce a trovare una collocazione consona alla sua professione, lontana dalla sorella Elena e dai suoi genitori; ho pensato a mio fratello, laureato, e precario anche lui. Ho pensato: che cosa succederà in futuro, in questa società caratterizzata dal capitalismo così spinto, dove lo sviluppo pare non abbia limite? Ho ripensato a tutte quelle persone e a quante non erano presenti alla manifestazione, e mi sono chiesto cosa potrà capitare a me, a noi, che ci inseriamo in questa piazza, che è Italia, e che il capitalismo ha contribuito a identificarci non per via “simbolica” quanto per “via consumistica”? Dovevo e dobbiamo essere presenti in ogni piazza per opporci al disegno dell’egemonia del consumo che ha reso obsoleti i vecchi rapporti. Per questo, ho trovato enorme gioia nel rivedere tanti visi visti a Roma, ma ancor prima, che hanno segnato l’inizio di una nuova relazione, di amicizia e solidarietà.

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Se Cesare “gioca con i lego come fossero persone”

universita-critica-qualita-3La spesa pubblica italiana per l’istruzione universitaria è l’1,6% della spesa pubblica totale, contro la media europea del 2,8% e la media Ocse del 3%. E’ pari allo 0,76% del Pil (Prodotto interno lordo, era lo 0,8% quattro anni fa), in proporzione fra le ultime nell’Europa dei 27, dove la media è dell’1,15%. Spendono molto più di noi anche i Paesi anglosassoni, patrie del liberismo (l’1,21% la Gran Bretagna e l’1,33% gli Stati Uniti). Per ogni studente universitario lo Stato italiano spende 8.026 dollari l’anno contro una media Ocse di 11.512.

La spesa pubblica italiana in ricerca e sviluppo è pari all’1,1% del Pil , contro una media europea del 2%, la media Ocse del 2,5% e l’obiettivo del 3% fissato per il 2010 dalla Carta di Lisbona. Tra il 1990 e il 2005 in Italia gli investimenti complessivi (pubblici e privati) in ricerca e sviluppo sono cresciuti di appena il 4% al netto dell’inflazione, contro il 21% della Francia, il 38% della Germania e il 117% della Spagna.

Il rapporto tra docenti e studenti in Italia è di 1:29, contro una media europea di 1:64. ” (tratto da “Manifesto per l’Università pubblica”,  di Gaetano Azzariti, Alberto Burgio, Alberto Lucarelli, Alfio Mastropaolo, edito da Derive Approdi).

Di questi ed altri numeri, e non solo, si è discusso ieri, a Torino, al Circolo dei Lettori, dove, (in una sala strapiena e con persone fuori che non son potute entrare) dopo tanto tempo, una forza politica come Rifondazione Comunista ( il Comitato regionale del Prc piemontese in collaborazione col Gruppo consiliare alla Regione) ha organizzato una iniziativa avente titolo: “Per un’Università pubblica di qualità, critica”.

Il dibattito è iniziato con una introduzione di Marco Albertaro, responsabile Università Prc Piemonte. Sono intervenuti, inoltre, Alberto Burgio, Alessandra Algostino, Giorgio ViarengoGianni Alasia, Juri Bossuto, lavoratori precari dell’Università, studenti e pro-rettori.

Grande l’esordio di Marco Albeltaro; col suo intervento si chiede, nuovamente (dato che lo aveva già espresso dalle colonne di Liberazione sabato 21 febbraio) di “rompere l’assedio” che dura ormai da tempo, da troppo tempo; un assedio degli oligarchi all’Università pubblica. E dall’altro, appunto, coloro che all’oligarchia intendono sottrarsi e cercano di rompere l’assedio.  Marco estende le sue preoccupazioni alla presenza di un “Cesare”, che col suo cesarismo  non soltanto propone di ledere “il sapere”, ma “smonta e rimonta” pezzi della società, non solo dell’Università; una Università che dovrebbe porsi in una scia “pubblica e di qualità”.

Nel corso dell’iniziativa si è fatto riferimento al discorso del Presidente della Repubblica Napolitano, che ha espresso posizione contraria sui nuovi tagli inflitti dalla ministra Gelmini, ma, analizzando il suo intervento, per molti, avrebbe potuto “tutelare ancor più l’istituzione università”  come società della conoscenza. Un’università che dal 1989-1990 continua a subire ad opera di vari governi, varie riforme; da Ruberti a Zecchino a Moratti; riforme che estendono e che hanno esteso anche in questo settore la precarietà e non scalfito le baronie.  Certo, una piccola marcia indietro da parte del ministro (o del governo) all’ultima “riforma” vi è stata, ma si tratta dell’introduzione “di piccole regalie” al blocco del turn- over; in ogni caso, per gli Atenei, si prospetta una  suddivisione in “Atenei di serie A e Atenei di serie B”.

Nel corso dell’iniziativa si è data importanza, per stimolare il ragionamento, ad alcuni articoli della Costituzione: il 33 ed il 34.

Il  33 afferma che: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento . Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.

Il 34 afferma che: “La scuola è aperta a tutti…  I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti negli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto”.

Dopo aver analizzato attentamente il senso di questi due articoli, un altro ragionamento è stato posto da Alessandra Algostino: la differenza concettuale tra Autonomia e  Indipendenza. Da questa analisi, si è arrivati ad affermare che, come recita la Costituzione, “è la Repubblica e non la regione o le regioni”, e la tutela e la libertà di ricerca e di insegnamento devono essere sempre assicurate.  L’autonomia deve sempre costituire il sapere critico.

universita-critica-qualita-5In seguito si è fatto riferimento all’instaurarsi di un “processo di revisione del circuito decisionale”, dove cioè si cerca  di snellire il processo decisionale. A questo punto, ho pensato di aver studiato tantissimo, una disciplina come Analisi delle politiche pubbliche, dove l’importanza fondamentale è data all’ascolto, o “a più voci”, e che a questo punto, con la presenza di “un cesare”, possa servire davvero a poco. Il Cesare, una volta individuata la decisione, va avanti, come un rullo compressore. Ricorda qualcosa il ponte sullo stretto, o la Tav?

Un ulteriore riferimento a questo “gioco di lego”, è la competitività, già inflazionata qualche anno fa, per la bellezza di 19 volte, da un grande industriale. Questo concetto porta con se un elemento negativo, quello cioè di trasformare gli studenti in “clienti”.

Gianni Alasia, grande protagonista del movimento operaio piemontese e non solo, porta alla luce una “attenzione da rivolgere ai lavoratori”, con i riferimenti  a quelle centinaia di migliaia di ragazzi nei corsi complementari, nei centri di formazione, finanziati anche con soldi europei; e se non ci dovessero essere più, si domanda Alasia, da cosa saranno o sono sostituiti? Alasia fa riferimento alla storia del lavoro, dove l’uomo si è espresso sempre  per mezzo della sua manualità, ma che ha manifestato sempre la voglia e la fame di sapere come suo diritto, e se l’affermazione di Trentin, anni fa, oggi, farebbe ridere, sicuramente non lo ha fatto quando è stata pronunciata: “L’operaio ha il diritto anche ad imparare a suonare il clavicembalo”, in riferimento alla grande esperienza e della conquista delle 150 ore.

A questo intervento ne sono seguiti altri, particolarmente toccanti, che hanno saldato la precarietà di lavoratori “esternalizzati”, bibliotecari, lavoratori dell’università, ma appartenenti alle cooperative. A ciò son seguiti interventi di studenti delle varie Facoltà che hanno cercato di sensibilizzare i professori a far “ritornare il movimento trasversale” come lo è stato nel suo momento iniziale. Da parte degli studenti è stata affermata una sorta di “latitanza” dei professori nel manifestare solidarietà agli studenti e contrarietà a questa legge Gelmini.

Grande presenza infine dei dottorandi, per alcuni difficile definirli studenti o lavoratori. In ogni caso, precari, dato che il loro futuro, almeno in Italia, non è chiaro.

Durante questi interventi  pensavo di essere parte dell’esercito dei 4 milioni  e mezzo di persone che compongono l’area della precarietà in cui circa il 40% di questi è laureato, e collocato in questo 40% . Il 68% dei precari ha un’età compresa tra i 30 anni ed i 59 anni e quindi, nuovamente, rientro anche qui dentro; e, che solo il 21% (ma non rientro più qui dentro) ha un’età inferiore a 30 anni. In parole povere, se avessi avuto tempo di recarmi al banchetto degli oratori, avrei detto una cosa soltanto: “La precarietà si sta stabilizzando”.

Con questo pensiero a cui non ho dato corpo, ma che sicuramente lo sta prendendo in moltissimi di noi, mi accingevo a passare la notte, pensando all’assemblea del giorno dopo, a scuola: una assemblea che ci ha parlato di tempo pieno, scelta prevalente, seconda scelta e terza scelta, e che in caso, morale della favola, il Cesare avrebbe deciso se le iscrizioni dei bambini o ragazzi avrebbero potuto essere a tempo pieno oppure no, per arrivare alla sintesi della sintesi, che i tagli ci saranno comunque. La riforma nelle superiori slitta di un anno, ma intanto, sempre Cesare, nei fatti, continua a giocare, non con i lego, ma con le persone, e seppur sulla carta gli articoli della costituzione 1 e 36 ci garantiscono il lavoro ed una retribuzione equa  tale da garantire una esistenza libera e dignitosa, nei fatti, questi diritti sono stati sfumati, sono negati.

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“Perchè non possiamo non stare con Barbara”

valori-500Vorrei tornare sull’intervento pubblicato dall’amica Barbara. Certo, come ho detto, non è facile, non è semplice, compiere il proprio dovere, di lavoratrice e sindacalista nello stesso tempo, tutelando i compagni, e non solo contrattando; perché, oltre il lavoro, è la sicurezza nel lavoro che a noi interessa. Il diritto alla salute non va e non andrebbe mai monetizzato. Provate, e mi rivolgo a chi è non soltanto spettatore, ma anche al critico di turno, a cui non sta bene nulla, che non riesce neanche ad immaginare come possa sentirsi continuamente sotto ricatto una delegata. Provate a pensare per un attimo che tutte (e tutti) i delegati Fiom che non si battono solo per un “cadreghino” ma, lo fanno per far lavorare in sicurezza i compagni. Provate a pensare a come possa, Barbara,  sentirsi continuamente sotto ricatto, perché anche lei ha una famiglia, ha dei bambini a cui provvedere, nell’espletare il proprio ruolo di delegata. Voi, spettatori, criticoni, avreste aderito allo sciopero? Avreste accompagnato i propri compagni di lavoro in treno, a Roma, col pensiero fisso dei propri bambini? Eppure, molti hanno anche il coraggio di definire la scelta “del sindacalista” come opportunistica. Vi sono sindacalisti e sindacalisti. Voi avreste fatto queste scelte? Io ho letto attentamente la mail che mi ha mandato, e l’ho trovata ricca di sentimento, radicata in alcuni valori che per molti non esistono più. I soldi servono, ma i valori ancora di più. Non posso dire di conoscere a fondo Barbara, ma i valori che abbraccia, quelli si: li conosco. E quando si abbracciano i valori della Fiom, vuol dire che si è disposti a tutto, non più a “concertare” ma, avere una visione di valori che non sono e non possono essere negoziabili. Barbara è speculare a Palazzo Claudio, sindacalista Fiom della Denso; io vorrei chiedere,  quanti sarebbero disposti ad accompagnare i colleghi di lavoro presso la sede Cgil, fuori dal proprio orario di lavoro, come Palazzo. Quanti come lui lasciano il telefono acceso ad ogni ora per farsi carico delle preoccupazioni dei colleghi e compagni. Sono persone che lasciano il segno, che mettono in pratica idee e valori: il braccio operativo della Fiom. Siamo noi che diamo forza al sindacato ( e io voglio continuare a darla alla Fiom), per cui, a tutti i colleghi di Barbara e di Palazzo, delegati in due realtà diverse, dico di guardar loro e di credere in loro. Credendo in loro, crediamo nella Fiom. Con questo pensiero vorrei esprimere tutta la mia solidarietà e vicinanza alla delegata barbara, e consiglio i suoi colleghi e  le sue colleghe di rileggere attentamente il suo intervento.  Barbara, che in treno accompagnava i suoi discorsi con un paragone tra vergogna e colpa, facendo un parallelo tra adolescenti oggi e adulti, presenti anche in fabbrica: gli adolescenti oggi, in maggior parte,  si giocano tutto  sull’esibizione sociale, sull’apparire, in modo tale da cercare velocemente il successo. Poi capita che lo scarto tra come si vorrebbe essere e come si riesce ad essere sia talmente forte che porta delusione, frustrazione, incredulità. Barbara riafferma davanti a questo parallelo, che è meglio credere nei valori e avere pochi soldi in tasca. Condivido pienamente. A lei ho risposto che “è meglio avere un nemico chiaro che un amico  ambiguo“. Compagni di fabbrica di Barbara, rinnovatele il consenso: lo merita.

Barbara è un operaio, una mamma, una moglie: Barbara è una compagna, Barbara è la Fiom; Barbara è un poeta, queste sono sue parole: “… altri oppressi suonavano una musica che non è mai stata ripagata per quello che vale e che, più di ogni altra, è intelligenza, sacrificio, passione, anima. Ho capito che nella mia chiave di lettura per gli eventi della vita io metto un indicatore di sensibilità mista a giustizia e prendo questo come parte della mia natura, che ogni giorno avrà l’obbiettivo di raffinarne la forma e di concretizzarne la sostanza.
Proprio come un musicista con il suo strumento.
SONO UN’OPPRESSA ILLUMINATA! Per questo donerò agli altri quel poco di ragione che sento. E’ come una forma d’arte, chi esprime solo egoismo e cattiveria, chi non ama le parole come una forma d’amore, chi non avrà mai presente che è meglio la luce negli occhi che le tasche piene di soldi, non capirà mai le mie ragioni.

Rifondazione comunista aderisce alla manifestazione indetta dalla CGIL per il 28 febbraio

Riceviamo e Pubblichiamo:

simbolo-rifondazione-comunistaCOMUNICATO STAMPA DELLA SEGRETERIA PRC DI TORINO E PROVINCIA:

Rifondazione comunista aderisce alla manifestazione regionale indetta dalla CGIL per il 28 febbraio 2009 a Torino

“crisi – disoccupazione – tagli – precarietà – prezzi – salari – pensioni
UN’ALTRA SOLUZIONE È POSSIBILE: DIFENDERE IL LAVORO
Marcia per il lavoro e per la difesa del contratto”

(partenza del corteo alle ore 9 da piazza Vittorio Veneto, comizio in piazza Castello con Agostino Megale della segreteria nazionale Cgil)

parteciperà

Paolo Ferrero

Segretario nazionale PRC

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Silvia Iracà
Segreteria PRC Torino
Stampa e Comunicazione

Il rilancio della migliore tradizione operaia

sede-rifondazione-comunista-torinoFinalmente ho avuto il piacere di leggere che la Fiom ha ideato, ma direi, rilanciato il “paniere”: un insieme di cibi freschi a prezzi contenuti, secondo i criteri delle società di mutuo soccorso, come è la tradizione del movimento operaio. Avevo accennato agli “spacci alimentari” degli anni ’70, dove, il volontariato degli anni ’70, che vedeva operai, sindacalisti e studenti, dietro i banconi, permetteva di contenere i costi di molti prodotti. Spesso mi raccontava questa esperienza l’amico Sergio Dalmasso, che negli anni ’70 ha sperimentato questa forma di vendita in provincia di Cuneo. Il passare degli anni, e il forte consumismo, hanno sbiadito pratiche un tempo davvero molto presenti. Nel comunicato della Fiom si legge: “L’iniziativa, promossa dalla Fiom, è una prima risposta alle difficoltà dei lavoratori di arrivare alla quarta settimana e vuole essere un modo per sollecitare la riscoperta della solidarietà negli acquisti“. Gli aderenti a questa modalità risultano essere già un centinaio e nel paniere, al cui interno sono presenti solo prodotti “locali”, comprende “tre tipi di carne, latte, stracchino, parmigiano, gorgonzola, uova e mozzarelle”, come si poteva leggere su Liberazione di ieri. Insieme a questa attività che verrà estesa ad altre realtà di fabbriche si continua anche la raccolta delle firme per adeguare l’indennità di cassa integrazione all’80% dell’ultima retribuzione.  Come si può leggere, e non soltanto su Liberazione, “Fiat, contro la quarta settimana partono i gruppi di acquisto” (Fabrizio Salvatori, pag. 7 di venerdì 20 febbraio) ,  ma anche  su La Stampa, (cronaca di Torino,  con un articolo di Marina Cassi , anche questo articolo di ieri) con “Il paniere della Fiom per la quarta settimana“, o ancora su Il Manifesto di oggi, a pag. 18 “Contro la crisi, alle Presse di Mirafiori arrivano i Gruppi di acquisto“, di Mauro Ravarino. La Fiom sa sempre da che parte stare: con gli ultimi, senza se e senza ma. Per questo motivo, spesso, affermo: “Io Fiom”.

Probabilmente, una notizia come questa che riafferma, se ancora ve ne fosse il bisogno, esperienze di solidarietà e vicinanza agli operai, potrebbe fare il paio, almeno per ora, con un’altra: dopo un giro di telefonate ad alcuni ex colleghi, parrebbe che questa settimana, la cig sia diminuita. Speriamo. In ogni caso, la notizia sopra descritta mi porta ad esprimere ancora un saluto a tutti i miei ex compagni di viaggio a Roma, molti dei quali, come quelli della Indesit, ancora coinvolti in forme di protesta per la loro drammatica situazione. Senza dimenticare quelli della Bertone, quasi mille e duecento dipendenti con molti interrogativi. Forse per alcuni di questi sono attivi gli unici ammortizzatori sociali veri, quelli cioè “genitoriali”, ma per molti, e non soltanto appartenenti alla Bertone, continua il classico gioco alla Tarzan, dove continuamente ci si deve aggrappare a qualche liana, e dove spesso, a noi, è attaccato qualcun altro.

Un saluto ancora a Barbara e alle tante Barbara presenti in fabbrica, che svolgono un lavoro così prezioso e difficile, coniugando casa, lavoro e sindacato.

Il pensiero ad alcuni operai di Indesit e Bertone che conosco perchè lavoratori della mia circoscrizione, la numero 7 di Torino, mi porta a pensare ad un episodio accaduto l’altra sera sotto la sede di Rifondazione, dove alcuni compagni durante il loro lavoro hanno sentito “rumoreggiare”: come ha descritto il Vice Presidente di Circoscrizione Giuliano Ramazzotti, erano le prime ronde, una quindicina  personaggi di destra, prima dell’entrata in vigore del decreto legge, in un quartiere alquanto degradato, probabilmente per non degradarne un altro.

Era la nostra circoscrizione, un tempo, così bella e piena di negozi.

Alberto
Alberto

Un personaggio su tutti merita di essere menzionato, grazie al quale molti residenti in quella circoscrizione riescono a trarre informazioni con l’acquisto di quotidiani: il giornalaio Alberto, punto di ritrovo e a volte, luogo di fitti scambi politici. Un giornalaio che forse la vede un po’ diversamente dalle ronde.

Nel frattempo colgo l’occasione di salutare, dal momento che ancora non lo avevo fatto, tutti coloro che giornalmente seguono questa sorta di diario; tutti gli amici, quelli vecchi, quelli nuovi e quelli ritrovati. Infine, un grazie particolare all’amico ed ex collega  ing. Domenico Capano, che mi consigliava spesso “un blog”; inoltre,  un “complimenti!” per il suo libro che inizio a vedere in giro per  le librerie di Torino “Sistemi combinatori e Mappe di Karnaugh”. Un senso di felicità vederlo esposto nella libreria di via Pietro Micca, La Torre di Abele, a Torino.

Benigni censurato su YouTube

Roberto Benigni a Sanremo 2009
Roberto Benigni a Sanremo 2009

La Rai reclama i diritti d’autore, della performance sanremese dell’artista toscano Roberto Benigni, su  YouTube. Reclamo che ha tutta l’apparenza di essere una censura; infatti su YouTube vi sono i filmati di Xfactor e tantissimi altri per cui non si è applicato lo stesso metro giuridico. Stessa sorte, ma in modo assai più “burber-palese”, è successa nella diretta sul canale Rai Radio 1; qui, la conduttrice ha interrotto la parte del “Benigni Politico” – a suo dire – per passare la palla a dichiarazioni, registrate, di un allenatore di calcio, sul resoconto di una partita, che si era conclusa da tanto tempo. Ad oggi resistono i tre video su Vimeo.

MARCIA per il LAVORO e per la DIFESA del CONTRATTO

Riceviamo e Pubblichiamo:

marcia-per-il-lavoroMARCIA per il LAVORO e per la DIFESA del CONTRATTO

Tra il 21 e il 27 febbraio sono stati organizzati (vedi calendario) dei volantinaggi per promuovere la manifestazione regionale

“MARCIA per il LAVORO e per la DIFESA del CONTRATTO”

che si terrà sabato 28 febbraio 2009 ore 9,00
concentramento in P.za Vittorio Torino
corteo e comizio finale in P.za Castello.

Tutti coloro che volessero dare la loro disponibilità per partecipare a quelli già previsti o organizzarne di autonomi fuori dalle proprie scuole sono pregati di comunicarlo nella giornata di lunedì al seguente indirizzo e-mail: castelnuovo@cgiltorino.itN.O.S.P.A.M.
(cancellare la scritta N.O.S.P.A.M. dalla e-mail)

CALENDARIO VOLANTINAGGI
21-2 supermercati (filcams) – mercati (spi)
23-2 banche, assicu.(fisac) – stazioni – metro (filt)
24-2: ospedali (fp) – comunicazioni (slc)
25-2: comuni (fp) – az. Agroalimentari (flai) – mercati (spi)
26-2: aziende meccaniche (FIOM)
27-2: aziende Filcem, Filtea, fillea,scuola e università.

Locandina Manifestazione Marcia per il Lavoro

Presentazione di ACOMA, vol 37, “La presidenza di Barak Obama”

Riceviamo e Pubblichiamo:
Il Master in Studi Americani dell’Università di Torino PRESENTAZIONE DI ACOMA, vol 37, “La presidenza di Barak Obama”

FNAC, Via Roma 56
Ven. 20 febbraio , ORE 18
Partecipano: Bruno Cartosio (Univ. di Bergamo e direttore di Acoma), Andrea Carosso (Univ. of Torino e direttore Master in Studi Americani), Sonia di Loreto (Univ. di Torino e redattrice di Acoma); Marco Mariano (Univ. Piemonte Orientale e Master in Studi Americani)
master-studi-americani
Master in American Studies
Università di Torino, Facoltà di Lingue e Letterature Straniere
Via Verdi 10 – 10124 Torino, ITALY
e-mail: masteramericanstudies@unito.itN.O.S.P.A.M.
tel. +39 011 670.2784
http://www.masteramericanstudies.unito.it

“Per un’università pubblica, di qualità, critica”

Riceviamo e Pubblichiamo:

“Per un’università pubblica, di qualità, critica”

circolo-lettori-torino1Mercoledì 25 Febbraio 2009 ore 17,30
Circolo dei Lettori, Via Bogino 9 Torino

Alberto Burgio
Alessandra Algostino
Giorgio Viarengo

interverranno al dibattito:
Aldo Agosti, Silvano Belligni, Salvatore Coluccia, Gastone Cottino, Lucia De Logu, Giovanni De Luna, Mario Dogliani, Luciano Gallino, Alfio Mastropaolo, Guido Montanari, Davide Petrini, Sergio Roda, Jacopo Rosatelli (precari della ricerca), Giuseppe Sergi, Gianni Vattimo, Massimo Zucchetti;
Juri Bossuto, consigliere regionale PRC

Sono stati invitati i Rettori dell’Università e del Politecnico di Torino,
Ezio Pellizzetti e Francesco Profumo

coordina Marco Albeltaro
responsabile regionale università PRC