Tutti gli articoli di Romano Borrelli

Dottore in Scienze Politiche e dottore in ISSR polo-teologico piemontese, Teologia (laurea ISSR Polo Teologia Torino).

Risposta a “Con un euro di pane e politica”

Paolo Ferrero
Paolo Ferrero

Penso che il Segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, non abbia bisogno di “nessun avvocato difensore”; ritengo che la lettera inviata a “posta, risposta” su La  Stampa del 5 marzo 2009 meriti comunque una precisazione, anche da parte mia.

Come militante, ma prima ancora come persona, ritengo che vendere (distribuire per essere precisi) il pane ad un euro al chilo non possa inquadrarsi come attività politica in senso stretto. Era, e resta un modo per avvicinarsi alla gente e per dare una spinta ad una attività che non è “strettamente di partito”. Oltre al pane e alla pasta, a volte, si  è venduto (altre anche regalato, comprandola noi!!!) qualcosa d’altro. L’attività di militanza impegnava una mattinata intera ed era accompagnata dalla distribuzione di volantini e discussione politica sulla realtà attuale. Era, ripeto, un modo per stare in mezzo alla gente. Forse non cambia la vita alle persone, sicuramente, dal momento che giustamente, come afferma il signore che scrive, vi sono molti forni che forse vendono il pane a quel prezzo. Ma noi non siamo fornai, faticoso lavoro sicuramente, nè proprietari di supermercati. Grazie al volontariato di molti (e anche mio, che ho passato intere mattinate al freddo) volevamo dimostrare, senza ferire la dignità delle persone, che si puo’ calmierare il prezzo, eliminando i passaggi nella filiera. E, questo sì che allevia sofferenze a tante persone.

La max multa dell’autority antitrust (soldi non restituiti ai cittadini che hanno comprato e comprano la pasta ad un prezzo maggiorato) comminata ai produttori di pasta per aver fatto cartello dovrebbe dimostrare che siamo nel giusto. Lo scopo era accorciare la filiera. Fosse stato per me avrei partecipato alla distribuzione di più prodotti. Ripeto, la distribuzione del pane aveva questo significato, senza ferire… Invece, mi chiedo, la social card è migliore come iniziativa?

Invito chi “naviga” da più tempo ad inserire qualche commento su questa iniziativa.

Resoconto Attivo Flc Cgil

flc-cgil-riunione1Come scelta resa nota nel blog, ieri mi sono recato all’attivo della Flc Cgil, presso il Serming di Torino; la giornata, molto piovosa, non pareva far pensare ad una assemblea molto partecipata. Nonostante il tempo, invece, la sala era al limite della capienza, le relazioni, molto interessanti, gli interventi concisi. L’attivo ha avuto inizio con i saluti a tutti: RSU, quadri e delegati provenienti da tutta la provincia di Torino; saluti estesi ai rappresentanti ed ai lavoratori della conoscenza, della ricerca e del lavoro. Rodolfo Aschiero, segretario regionale del sindacato, Domenico Pantaleo, segretario generale della FLC e Vincenzo Scudiere, segretario generale della Cgil Piemonte hanno dato avvio ai lavori.

Vincenzo Scudiere ha preso la parola dopo gli interventi, nell’ordine, di Adolfo Goiran, che ha parlato della formazione professionale, e Antonio Ferrara, del comparto Afam.

L’intervento di Scudiere, segretario della Cgil Piemonte ha definito la genesi della crisi attuale, “una crisi che è figlia di scelte politiche, economiche, e di una finanza errata”. Ma, ha continuato Scudiere, “la crisi non è addebitabile solo ai grandi finanzieri d’oltreoceano; infatti, la crisi ha delle responsabilità in quelli, ma è anche figlia dei numerosi sostenitori appartenenti alla nostra realtà”. Penso che il passaggio più incisivo del suo intervento sia stato quando ha incalzato la platea, (a volte, magari, un po’ concertativa), chiedendo loro: “La finanza creativa la ricorda qualcuno?” Riflessioni di molti, entusiasmi di altri, hanno fatto “volare” l’intervento di Scudiere, che in quel momento, avrebbe sicuramente ricevuto un forte applauso da tutta la sinistra, non presente in sala. L’entusiasmo ha continuato a coinvolgere il pubblico quando la sua riflessione è diventata la riflessione di tutti: “Per Scudiere, non è sufficiente criticare la globalizzazione dell’economia attraverso gli scritti o libri come fatto dal ministro Tremonti e allo stesso tempo aver operato in precedenti governi con la finanza creativa“.

Nella mia riflessione personale ho pensato a quanto abbiamo criticato un certo modo di essere, cogliendo “l’essere” in base al nostro consumo, e non al nostro relazionarci con i valori in cui crediamo e che pensiamo di abbracciare. Quante volte si è letto sui libri di storia che la crisi del ’29 è stata causata da un certo stile di vita un po’ “allegro”? Quanto lo è stato, in questo periodo? Quanti di noi, possedendo una carta di credito hanno pensato di “possedere” il mondo?

Abbiamo creato – secondo Scudiere, – un sistema cresciuto sul debito. Un sistema basato su di un’illusione, per mezzo non di relazioni personali, ma dal possesso di beni di consumo inutili.

La crisi ha, poi, continuato Scudiere: “non è solo la crisi della Fiat o del suo indotto”, ma una crisi più estesa, più generale. “Una crisi in cui si fonde la condizione sociale, la condizione reddituale e la condizione generale”.

La prima peggiorata, per le fasce più deboli in special modo, la seconda, a conoscenza di molti, dato che “si fa fatica ad arrivare alla terza settimana del mese”; l’ultima, che vede coinvolte persone titolari di aziende, ma che non riescono più nelle loro attività, e persone, precarie, che non possiedono ammortizzatori sociali.

Per Scudiere, se a tutte le proposte della Cgil mettessimo dei no, otterremmo il disegno programmatico del Governo.

Infine, – continua Scudiere – “bisogna saper interpretare i bisogni della gente”.

Ritengo che gli effetti della crisi saranno talmente devastanti, che produrranno, molto probabilmente, una disperazione a livello generale.

Conclude Scudiere: “Non è vero che tutti i Paesi usciranno dalla crisi allo stesso modo, per questo è utile incalzare fortemente il Governo affinché modifichi le sue scelte di politica economica. Per questo bisogna collocare lo sciopero del 18 marzo 2009 come uno “sciopero confederale”“.

Altri interventi, a seguito, sono stati di:

Monica Iviglia, che si occupa di formazione e politiche della donna; molto significativo ed incisivo il suo intervento, in quanto è riuscita a far comprendere come “il filo conduttore del Governo è volto a smantellare il ruolo del sindacato e del contratto”. Centrale è il riferimento al ruolo della donna, il soggetto che più pagherà questa crisi anche per la cancellazione di alcune leggi che in precedenza la tutelavano. Per Monica è importante stare dentro e con la FLC, perché questa si preoccupa delle tematiche femminili.

Prima dell’intervento di Monica vi è stato quello di Antonio Ferrara e l’introduzione sul comparto AFAM. Già, Afam, cosa sarà? E’ alta formazione artistica e musicale che “chiede di avere più voce” in un comparto che è stato letteralmente “massacrato”e che ha visto l’assenza di un contratto per la bellezza di 38 mesi. “Eterna precarietà” è stata la “melodia” più presente in questo intervento.

Un altro intervento è stato quello di Lungo Carmine che ha parlato di ATA e “organici che saranno devastati”, con un tagli di 45 mila posti in tre anni. In Piemonte si stima che saranno tagliati circa 1035 posti di lavoro in questo settore, mentre nella sola Torino e provincia si prevede “il taglio” di 570 posti. Il suo intervento è stato mirato al ruolo del collaboratore scolastico, con sempre più mansioni, dalla vigilanza alla sorveglianza, all’accoglienza, all’ascolto, ecc. oltre che, ovviamente, alla pulizia dei locali.

Un lavoro che molti credono legato ad un mansionario, un concetto forse un po’ romantico, ma sicuramente, di romantico, a mio modo di vedere vi è solo lo stipendio: 960 euro, circa. A me ricorda la fascia di povertà, infatti anche Carmine ne ha fatto cenno, denunciando il fatto che “lo stato certifica una povertà e li mantiene al suo interno”. Il ruolo del collaboratore scolastico non è più rigidamente fissato, ma è evaporato in una serie di mansioni, così come pare evaporato il suo destino. Quanti non faranno più ritorno “tra i banchi”?

L’intervento più pregnante, a mio modo di vedere, è stato quello di Valentina Barrera, (medicina). Ho avuto modo di parlare con lei, dopo l’attivo, e davvero la situazione dei precari della ricerca è disarmante. Valentina ha affermato che il livello di precarietà è del 37% circa in questo settore, con una carenza fondi impressionante. Al Politecnico di Torino ci sono 3000 precari della ricerca esclusi i dottorandi.

Un altro intervento è stato di Paola Bracco del comparto scuola, che denuncia una forte preoccupazione per i colleghi di lavoro che nel corso dei prossimi tre anni perderanno il posto di lavoro.

Un altro intervento, interessante, è stato quello di Domenico Chiesa, inserito all’interno del Forum Regionale dell’Educazione che mette insieme 11 associazioni.

Questo, con molti limiti, è il resoconto, sintetico, della mia presenza all’attivo della FLC Cgil; limiti che nascono dalle “origini” e dalla appartenenza ad un sindacato come la Fiom.

Con molta delicatezza chiedo scusa se non sono stati approfonditi temi o citati altri interventi, in ogni caso, è il frutto di un impegno e di una responsabilità assunta anche nei confronti di chi, per vari motivi, non poteva essere presente. Colgo l’occasione per ribadire che la forza del sindacato trae origini da noi, e che delegare, spesso, porta la gente ad allontanarsi dalle idee in cui crede. Ribadisco che un conto sono le idee, un conto le persone. A volte, bisognerebbe impegnarsi, bisognerebbe “presenziare”; non lamentiamoci se poi qualcuno decide per noi in maniera difforme da come avremmo voluto. Anche questa è politica.

Ricordo solo che su La Repubblica di oggi, in un articolo, intitolato “Scuola, dieci anni di espansione”, si affermava che tra il 1998 ed il 2008 il numero complessivo degli studenti è cresciuto del 10%, da 460 mila a 507 mila; quello dei docenti pure, gli ATA, (tecnici, amministrativi, ausiliari), hanno avuto un balzo del 77%: balzo, si, ma all’interno di un circuito molto precario, dove l’assegnazione di posti fissi continua, per molti, ad essere un miraggio.

Canale YouTube del Blog di Romano Borrelli

canale-youtube-romano-borrelliCiao a Tutti, abbiamo attivato il canale YouTube del Blog di Romano Borrelli. Attraverso questo  “strumento” del web 2.0 mi propongo di inserire dei video personali, ma in particolare modo contribuire a dare maggiore risalto ai video dei Compagni e delle Persone, dei Lavoratori, che vogliano raccontarsi e raccontare storie; oltre, che ampliare i contatti con tanti compagni che hanno già dei canali YouTube, ben fatti. Penso che è importante dare noi il nostro contributo informativo, visto il poco spazio che i media generalisti italiani danno alle istanze, ai bisogni dei pensionati, dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati o, se lo danno, le distorcono abbondantemente. E’, come detto in altri articoli, una lotta impari, – una lotta fra l’amore e l’egoismo direbbe Pierangelo Bertoli in Rosso Colore, – ma il passaparola non va mai fuori “moda” e, quindi usiamolo.

Il canale è raggiungibile dal seguente link: www.youtube.com/romanoborrelli

p.s.
Carissimi, non disperatevi, non sono il Barak Obama italiano :-).

Raccontate storie della vostra vita quotidiana

Romano Borrelli
Romano Borrelli

L’interesse personale mi porterebbe ad essere, ora, appena terminato il mio lavoro, nelle Langhe, ad Alba, per l’ultimo saluto a Paolo, che idealmente ho dato; questo anche per l’amore per la storia, e il senso di riconoscimento che serbo verso personaggi che hanno fatto e fanno la storia, grazie ai quali, ora, l’impegno si avvia verso una maturità diversa. La storia, mi porterebbe, ma un fatto ben preciso, apparentemente banale, come il pranzare, una abitudine, per molti scontata, per altri invece non lo è, e per molti altri, lo sarà ancor meno. Mangiare come conseguenza di un’attività lavorativa, oltre, ovviamente, che esigenza fisiologica.

Il lavoro, quello che si avvia ad essere sempre meno; “Le voci dal Paese che perde il lavoro“, titolava oggi la Repubblica a pagina due, dove un articolo di Federico Pace, riportava una serie di e-mail a repubblica.it. Un’opportunità che ho chiesto più volte ai compagni e amici di viaggio, a Torino, a Roma. Vorrei dar loro ospitalità e parola, per cercare, tutti insieme, di poter ragionare, e magari, perché no, provare a “cambiare il mondo”.  Mangiare, dicevo, come lavorare: per questo l’imperativo che sento dentro, non è quello, ora di recarmi nelle Langhe, ma di andare a partecipare ad un attivo della FLC CGIL, dove si parlerà di numeri e di emergenze di una scuola che sta diventando sempre più povera.

Cercherò di raccontare quanto avrò sentito.

Ai lettori, che ormai sono diventati sempre più numerosi chiedo, di diventare loro protagonisti, e scrivere la propria e della propria situazione lavorativa, del proprio quotidiano,  in modo tale che si sappia, che si dia “corpo” a quanti questo corpo vorrebbero annullarlo, continuando sempre, imperterriti a definirci numeri, “recintati” da un vincolo di bilancio.

Diritto di Sciopero e Costituzione

Ho appreso la notizia della scomparsa del comandante partigiano Paolo Farinetti mentre, mi trovavo nel cuneese, prima ad Alba, e poi a Bra, – nella sua terra – e lì, in serata, la triste notizia. Un personaggio, Farinetti, che ha incarnato eroismo, coraggio e lealtà; finita la guerra, anche, un grande senso di solidarietà dimostrata nell’aiutare, i suoi compagni della 21ª brigata Matteotti, sopravvissuti, nella ricerca faticosa di un lavoro. (caduti e reduci che assieme a lui han lottato contro l’oppressore nazifascista). Oggi alle ore 14,30 ad Alba vi saranno i funerali.

Durante il viaggio, di ritorno per Torino, sommerso da pensieri e riflessioni, cercavo di ricordare come: al diritto al lavoro si intrecciassero temi riguardanti la tutela della costituzione e dei suoi bellissimi articoli, sempre validi. (So di un interessante progetto che alcuni studenti, del liceo P. Martinetti di Caluso (TO), stanno approntando per mettere in evidenza come spesso nella vita reale la carta costituzionale – costata centomila morti,- sia pura teoria, ossia carta straccia quando riguarda il popolo, i lavoratori e carta enfatizzata quando riguarda i potenti).

faro-difendiamo-la-costituzioneMolte facce scorrevano nella mia mente, soprattutto quelle espressive, sagge, di chi pensava di aver visto tutto ed invece si trova, ad una veneranda età, a dover marciare con gente giovane, ma a volte meno numerosa, per difendere ancora diritti che si pensava validi per sempre; uno di questi è il diritto allo sciopero. Un disegno di legge sul diritto di sciopero che anticipa l’uscita di un testo unico, che norma in complessivo, il diritto di sciopero entro due anni; il ddl prevede una soglia di rappresentatività dei sindacati per la proclamazione dello sciopero; l’obbligo di un referendum preventivo per le sigle che hanno almeno il 20% di rappresentatività e che per scendere in piazza devono avere almeno il 30% dei consensi allo stop dei lavoratori.

Queste cose si leggevano sui quotidiani un paio di giorni fa. La domanda che molti si ponevano era se il testo unico è finalizzato solo per i trasporto o se lo si estenderà anche ad altri settori. Per alcuni servizi poi, l’adesione dovrebbe essere individuale e preventiva. Cosa questa contestata da Guglielmo Epifani, segretario nazionale della Cgil, in quanto discrimina le libere scelte del lavoratore e rende così inutile lo sciopero.

Anche per Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, si sta mettendo in discussione il diritto di sciopero come sancito dalla costituzione.

Per Massimo D’Alema il diritto di sciopero non è una materia sulla quale si interviene con una legge delega; si interviene attraverso un negoziato con le parti sociali. Il diritto di sciopero è un diritto di libertà e quindi di responsabilità

Per Giorgio Cremaschi il governo si sta inventando un suo sistema costituzionale che non ha nulla a che vedere con la Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza. Il diritto di sciopero è un diritto individuale e già esistono le leggi che lo disciplinano. Trasformarlo in un potere del sindacato maggioritario tra l’altro da attuare in forma virtuale, cioè inesistente, significa semplicemente cancellare tale diritto.

Piero Bernocchi, portavoce nazionale confederazione Cobas: opposizione contro il disegno di legge delega sulla nuova regola per gli scioperi. “Attacco liberticida senza pari l’idea che lo sciopero si possa fare solo se a indirlo è il 51% della rappresentanza sindacale”.

Erano tante le riflessioni provenienti dalla grande, bellissima e commovente per alcuni versi, manifestazione di sabato. Ho ricevuto molti complimenti per le foto inserite nel blog, ma io i complimenti li vorrei girare alle persone sagge, che non si stancano mai di prenderci per mano, nei momenti bui e difficili, e che con la loro pazienza e saggezza ci guidano e sono il nostro faro in questa italica nebbia politica, in questi tempi caotici, della globalizzazione capitalista, con al timone “persone strapagate, spesso non all’altezza”, scelte dalle segreterie dei partiti, o in alcuni casi da “singoli Cesare,” e non dal popolo. Il faro sono, oggi, tanti giovani, aventi una sottovalutata “coscienza di classe” da parte dei politici, ed in possesso di una rinnovata ed ineccepibile visione del proprio status lavorativo, incerto, precario, in una parola il loro non futuro: “oggi, come nel 1968”?; sono i coniugi Perasso, Roberto e Carla, ma potrebbero essere quei tantissimi anziani ed anziane, che conservano immutata la loro dignità, anche quando per loro, il problema non è la terza settimana, ma la prima, quando le risorse – già scarse,- finiscono in impegni di spesa già assunti e inderogabili; perché i grandi, spesso, della saggezza non se ne fanno nulla, vogliono quanto spetta loro. E così, i miei complimenti contraccambio al signore anziano con il cartello al collo, “Io difendo la Costituzione”, e vuole che sia applicata, in tutto. Li contraccambio a Cosimo Rizzo, venditore di Liberazione ad ogni manifestazione, ma che pochi sanno quale sia la sua infaticabile voglia di accompagnare persone morose, sotto sfratto, per finita locazione, che a volte non hanno più neanche un euro per fare una raccomandata al prefetto o al Sunia (sindacato inquilini), e sempre, le sue mani, cercano un euro nelle proprie tasche. Contraccambio i complimenti anche a Barbara, ancora una volta, e a lei dico che “gli interessi della donna che lavora non possono essere disgiunti dagli interessi complessivi della classe lavoratrice… esistono due classi che non sono quella dei maschi o quella delle femmine, ma quella borghese e quella dei proletari“, uomo e donna partecipano alla stessa condizione (tratto da intervento di Ruggero Grieco riportato su I.C.R. del 1975).

Contraccambiati i miei complimenti a quei due anziani signori di Rifondazione che mi han parlato di una ricetta di una trentina di anni fa, che non era di Suor Germana, ma – dicevano,- “un menu economico per coppie Inps“. Meglio questo menu che la social card.

Incuriosito mi sono fatto indicare il menu Inps, che più o meno, parrebbe essere così costituito:

per colazione: una fettina di pane, una tazza di caffelatte, senza zucchero, senza latte, senza caffè.

per pranzo: prendere un uovo, romperlo, fare una bella frittata (per due persone è sufficiente); far bollire il guscio con mezza cipolla: il calcio contenuto nel guscio fa bene alla salute e otterrete un buon brodo.

per cena: la mezza cipolla bollita con un desiderio di olio vi darà un’ottima insalata. Nel brodo fatto al mattino mettete un poco di pasta ma coi buchi, così le infilerete in un cordino, quando è cotta, le taglierete e avrete così la pastasciutta per il giorno dopo”.

Parrebbe una ricetta approvata dal ministero dell’economia ad uso e consumo di certi pensionati, stilata tanti anni fa, ma sembra in auge tuttora. Infine, i complimenti a tutte le donne con i pluri-impegni lavorativi quotidiani, che al pari dell’amica, (lavoratrice, rappresentante sindacale, mamma) erano presenti, ancora una volta, sabato mattina scorso, con noi a Torino. I complimenti a tutti coloro che – pur non avendo un lavoro, perché perso, perché mai avuto, o perché precari come me, – erano presenti in piazza con la loro coscienza sociale.

Questo menu Inps pare si addica molto a questi ultimi giorni, quando i titoli dei giornali parlano di una nuova trovata, quella cioè, da parte ovviamente dei soliti noti, che vorrebbe che si tagliassero (tagliassero?) o si intervenisse, forse è meglio come termine, ancora una volta sulle pensioni.

E che dire dei titoli: sulla “impossibilità di stabilizzare i precari statali”?

Nebbiosa politica si è detto, chiara risposta dovrebbe essere e sarà il nostro rinnovato impegno per un futuro più giusto e sereno per tutti.

Interventi contro le delocalizzazioni. (il Prc piemontese)

riunione-al-gruppo-prc-piemonte1Oggi, durante la pausa pranzo, sono stato presso il Consiglio Regionale del Piemonte, dove si teneva una conferenza stampa su: “Interventi contro le delocalizzazioni: se non ora quando”?, in via Alfieri 15, Palazzo Lascaris, Sala dei Presidenti. Gli interventi da me ascoltati sono stati quelli di Juri Bossuto, Consigliere Regionale Prc e primo firmatario della legge, Tommaso D’Elia, Capogruppo Provinciale Prc, Luca Cassano, Capogruppo Comune di Torino Prc. Nella sala era presente anche il Consigliere Regionale Sergio Dalmasso.  Con tutti i suindicati era presente il Segretario Regionale del Prc Armando Petrini.

Il succo della conferenza stampa è stato: “L’Indesit di None vuole delocalizzare in Polonia, l’Olimpias di Piobesi in Tunisia, la Cabind di Chiusa San Michele in Polonia. Questi sono solo tre casi, più recenti, di spostamento dell’attività produttiva in paesi dove la manodopera costa meno ed i lavoratori sono meno tutelati.

Il governo italiano latita. Che cosa possono fare gli enti locali?

Più di un anno fa abbiamo presentato una proposta di legge “Norme in materia di delocalizzazioni, incentivi alle imprese e sviluppo dell’autoimprenditorialità collettiva“.

Proponevamo tre semplici cose:

  1. Normare le regole di erogazione dei contributi pubblici rendendo gli stessi  realmente utili allo sviluppo ed alla crescita economica del territorio, al quale devono rimanere legate per un numero consistente di anni (contratti di insediamento).
  2. Vincolare i contributi e renderli progressivi sulla base di parametri chiari che tengono conto di intenti “sociali” ed effettivi benefici che ricadano sul territorio piemontese.
  3. Restituzione dei contributi pubblici in caso di delocalizzazione totale o parziale degli impianti produttivi e/o di non rispetto degli accordi previsti dai contratti di insediamento.

Il tempo a mia disposizione oggi è stato davvero risicato, in quanto breve la pausa pranzo, per poter fare un resoconto più completo sugli interventi, ma sono stati distribuiti dei dvd e ha, anche, dato un breve risalto il TG 3 regionale del Piemonte.

p.s.

Il testo in pdf della proposta di legge presentata durante la odierna conferenza stampa, come segnalata, nel commento, dall’amico e compagno Luca Cassano, è qui: Norme in materia di delocalizzazioni, incentivi alle imprese e sviluppo dell’autoimprenditorialità collettiva.

La crisi del nord-ovest. Quali alternative possibili a cassa integrazione, licenziamenti e ristrutturazioni?

bipolarismo-affari

Riceviamo e Pubblichiamo:

Mercoledì 4 marzo 2009 Grugliasco (Torino), Sala consiliare – Piazza Matteotti, 50 ore 20.30

Approfondimento e dibattito pubblico sul tema:

La crisi nel Nord-Ovest.

Quali alternative possibili a cassa

integrazione, licenziamenti e

ristrutturazioni?

Dalle carrozzerie Bertone alla Pininfarina, percorrendo tutta l’industria piemontese (Fiat e indotto in particolare), la crisi che attraversa il nostro territorio sta assumendo toni drammatici: cassa integrazione, mobilità e licenziamenti mettono a nudo la condizione di una classe operaia senza più rappresentanza politica e oggetto di un feroce attacco da parte del Governo, della Confindustria e dei sindacati “concertativi” impegnati a sottoscrivere accordi separati.

Il drammatico epilogo di questa situazione è la riforma del sistema contrattuale, passata in assenza della consultazione dei lavoratori.

Il pur parziale sistema di sostegno al reddito che gli Enti locali piemontesi stanno realizzando attraverso l’anticipo della Cassa integrazione e le riduzioni tariffarie sui servizi sociali è messo a dura prova dal precipitare degli effetti della crisi, a fronte di redditi in continuo calo. Di fronte alle gravi ripercussioni della crisi urgono pertanto soluzioni alternative rivolte prioritariamente a sostenere i redditi di lavoratori e lavoratrici – che di questa crisi sono e, senza adeguati interventi, continueranno a essere le principali vittime – e aiuti statali ai settori industriali in crisi, in cambio del mantenimento delle produzioni in Italia e di una riconversione ecosostenibile.

Ne parleremo con: Bruno Casati, Assessore al Lavoro alla Provincia di Milano

Giorgio Cremaschi, Segreteria nazionale FIOM

Luciano Gallino, Professore emerito in Sociologia

Gian Piero Clement, Capogruppo PRC al Consiglio Regionale del Piemonte Modererà: Renato Patrito, Segretario provinciale PRC Torino

A cura di: Comitato regionale PRC Piemonte – Gruppo consiliare PRC Piemonte Federazione PRC di Torino

via Brindisi 18/c – 10152 Torino

tel. 011/460471 – fax 011/4604721

federazione@prctorino.ithttp://www.prctorino.it

399 visite al Blog, Grazie.

Nella giornata di ieri, 2 marzo 2009, il blog è stato visitato da 399 persone; questo mi incoraggia a continuare a raccontare storie di vita vissuta, e storia dei nostri giorni e del quotidiano di tante Persone di tanti Compagni che incontro e che vorrei  incontrar domani. Per alcuni sono numeri piccoli, sin anche da citare, per me anche un sol visitatore merita menzione e attenzione.

Grazie a Tutti Voi.

Romano

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Manifestazione Cgil altre foto Contro la crisi una soluzione c’è: Lavoro e Contratto.

Inseriamo altre fotografie riprese alla manifestazione piemontese, del 28 febbraio 2009, organizzata dalla Cgil: Contro la crisi una soluzione c’è: Lavoro e Contratto. In prevalenza mi sono soffermato nel riprendere cartelli e striscioni tenuti da Persone.


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