Tutti gli articoli di Romano Borrelli

Dottore in Scienze Politiche e dottore in ISSR polo-teologico piemontese, Teologia (laurea ISSR Polo Teologia Torino).

Torino, città impoverita

Torino è la mia città, ma oggi non la si riconosce più. La povertà è scesa su essa in ampi strati della popolazione. La crisi del sistema capitalistico quì è arrivata sin da settembre 2008, rapidamente, inesorabilmente ed indipendentemente dalle capacità professionali dei lavoratori. Sono tante altre le città italiane a risentire della crisi finanziaria. Sono scelte, quelle delle chiusure delle fabbriche o della messa in cassa integrazione di tanti lavoratori, che partono da lontano, dalle multinazionali, ma che piombano vicino e nelle vite delle persone, le attraversano, e le dilaniano finanche insidiando il senso dell’onestà in alcuni. Quest’ultima cosa non deve mai accadere: vi è la lotta che deve ripartire contro questo mostro invisibile del mercato globalizzato. Oggi è evidente a molti: “A genova nel 2001, quando un ragazzo perdeva la vita, aveva ragione chi protestava contro quell’indirizzo che poche persone stavano dando al mondo“. Spegnamo le TV, accendiamo la coscienza sociale, ridiamo la fiducia a chi pur avendo commesso errori: sta dalla parte dei lavoratori. Il governo diffonde attraverso i media dati ottimistici sui consumi, ma si dovrebbe rispondere all’unisono con uno slogan: “Le chiacchiere stanno a zero: Noi la vostra crisi non la paghiamo“.

No agli ultimatum – il PRC è contro il TAV”

ARMANDO PETRINI (SEGRETARIO REGIONALE PRC Piemonte):
“Urge un confronto politico nel centro sinistra in vista delle elezioni
amministrative.
No agli ultimatum – il PRC è contro il TAV”

“Se il buongiorno si vede dal mattino, il 2009 non nasce sotto i migliori
auspici.
Le recenti dichiarazioni di alcuni esponenti piemontesi del PD di fatto contro
la sinistra d’alternativa, e contro il PRC in particolare, non ci paiono un
buon viatico per la stagione politica che da oggi ci porterà alle prossime
elezioni amministrative.

Non è certo con degli ultimatum che si possono costruire alleanze politiche.
Piuttosto con la capacità di dialogo e con la volontà di tenere conto della
effettiva complessità delle forze in campo e della rispettiva rappresentatività
sociale e politica.

La nostra opinione è che sia necessario aprire al più presto un confronto
programmatico fra tutte le forze del centro sinistra in vista delle elezioni.
E che a partire da un confronto sul merito di ciò che si intende realizzare si
possa verificare la volontà o meno di una prospettiva comune e perciò di
un’alleanza.

Le forzature non aiutano questo percorso.
Su alcuni temi delicati sarebbe bene misurarsi con le posizioni in campo senza semplificazioni che non servono alla discussione.
Sulla TAV le posizioni del PRC sono molto precise e ben note da tempo.
Piuttosto non ci capisce davvero -se non con un ulteriore sintomo della
degenerazione dei modi del fare politica- come mai alcuni che si sono sempre battuti insieme a noi contro quel progetto siano diventati oggi i primi sostenitori dell’opera.
La posizione del PRC sulla TAV è dunque chiara, e ancora ieri ribadita da
Vittorio Agnoletto. Un confronto programmatico serio, e che miri a un risultato positivo, dovrebbe misurarsi con questo dato, non rimuoverlo”.

Armando Petrini
Segretario regionale PRC Piemonte
Torino, 3 gennaio 2009

L’Italia come il 1953: “Ma noi la vostra crisi non la paghiamo”

Ieri sera, guardando il telegiornale regionale del Piemonte, una delle notizie riguardava i tanti torinesi che alla fine del mercato, uno dei più grandi d’Europa, Porta Palazzo, si recano a raccogliere quanto avanzato nei pressi delle bancarelle. Una delle persone intervistate, che rilasciava una dichiarazione che fotografa quanto drammatica sia in questo momento la situazione, era Sr. Paola, un’amica che da sempre si batte per ridurre la povertà, e non sto parlando di quella spirituale. Nella sua dichiarazione, frutto di una lunghissima pratica in quanto da sempre a contatto con strati di povertà sempre più crescenti, ribadiva come questa operazione di raccolta di frutta e verdura rimaste alla fine di ogni mercato, sia  un espediente di persone che fino a pochi giorni fa mai e poi mai avrebbero immaginato di attraversare una situazione così drammatica: gente che lavora ma che non ha soldi sufficienti per fare la spesa. Questa affermazione  e le immagini che scorrevano mi hanno fortemente impressionato. Nella stessa giornata di ieri, ho composto qualche numero di telefono di ex colleghi e ho chiesto  loro come era la situazione stipendio, dopo aver attraversato tutto il mese di novembre in cassa integrazione; il primo mi risponde: “600 euro“.  Pensavo si fosse sbagliato, così, ho composto altri numeri di telefono e quasi tutti mi hanno dato la stessa risposta. Per avere una situazione più reale sono andato a vedere la busta paga da me percepita nel 2002, nello stesso mese  di riferimento. I miei colleghi non si erano sbagliati. Sr. Paola ha fotografato, nel vero senso della parola, (in quanto la sua comunità alloggio è proprio sopra Porta Palazzo), e “toccato con mano”, (in quanto quello è il suo lavoro), ed i miei ex colleghi mi hanno fornito una triste rappresentazione della realtà. Eppure la Costituzione Italiana, la migliore carta presente oggi, tanto che Spagna e Portogallo l’hanno presa da riferimento, a mio modo di vedere, tutela la dignità del lavoratore e a quest’ultimo deve essere data una retribuzione tale da assicurare per se e la propria famiglia il giusto sotentamento…. Oggi, provo a fare un giro per le vie di Torino ed osservare alcuni negozi: mi sono fatto una certa idea, alcuni pieni, altri vuoti. Può darsi che la tredicesima abbia “ammortizzato” un pochino la situazione, ma a fine gennaio, ritelefonerò ai miei ex colleghi e chiederò a Sr. Paola come sarà la situazione. Torno a casa e con me molti pensieri, tante domande poche risposte. La situazione attuale quanto è diversa dal quel giorno del 1954 in cui a Palermo si teneva un convegno per la piena occupazione? Oppure quanto è cambiata dal 1954 quando in Italia si parlava dello schema Vanoni? Ma come mai così tanta cassa integrazione e nello stesso tempo parrebbe che alcuni utili possano essere ripartiti? Nello stesso tempo noto che circa dieci milioni di italiani hanno trascorso le feste di Natale presso un ristorante e che questi ultimi hanno così dichiarato poche perdite. Una società fortemente polarizzata, la nostra, in maniera accentuta prima che iniziasse la crisi, quando qualcuno ci parlava di detassare gli straordinari ed altre meraviglie.  E pensare che,  come molti, ho sempre rifiutato gli straordinari, come atto di solidarietà: meglio assumere che gli straordinari….peccato che quando con altri compagni della Fiom dicevamo questo, altri rispondessero, “se non faccio straordinario io, lo farà qualcun altro, quindi, meglio quei soldi in tasca mia….” Era solo qualche anno fa, chissà cosa penserebbero ora quelle persone e se forse ora riflettono sul senso della solidarietà, e non dico della carità.

“continua, un amore lungo come una tartaruga..”

Auguri a tutte, auguri a tutti. Buon Capodanno.
Buon anno 2009 a chi ha gli occhi a mandorla, a chi li ha nocciola, a chi li ha
azzurri, o di color diverso: buon anno a tutti questi occhi che avranno visto altri occhi con la pace nei loro cuori….

buon-2009

occhi-diversi

Dall’impegno all’impegno

L’anno si sta per concludere, e personalmente, grazie all’impegno e ad una forte coscienza sociale penso sia stato un buon anno. Un ulteriore titolo di studio, una laurea magistrale in scienze politiche e una passione per la ricerca storica, oltre ad un forte impegno politico per tutto ciò che è circostante. Anche se come più volte dice il mio amico Sergio Dalmasso bisogna “mettere da parte” cio’ che si è compiuto, mi è difficile non ricordare certi “maestri” incontrati o reincontrati lungo il corso dell’anno: questa affermazione mi fa pensare proprio a lui, con il suo impegno politico e la sua dedizione mostrata nei confronti di quanti manifestano bisogni. Il suo nome è legato alla storia cuneese degli anni ’70, e forse oggi ci sarebbe bisogno di quell’impegno manifestato in quegli anni, da parte di tutti noi. Un altro “maestro” lo indico nel prof. Giovanni Carpinelli, con la sua preparazione enciclopedica e la sua enorme pazienza. Poi, il collega ing. Domenico Capano… quanta politica nei nostri colloqui che ci accompagnavano quotidianamente al lavoro.  E tante, tantissime altre persone che ho avuto modo di conoscere, tutte… In ogni caso, parlando con molti, compagni di attività politica, in prevalenza, sento questo periodo come di “maturità”, che potrei sintetizzare “dall’ impegno all’impegno“.

 

L’associazionismo….continua.

I quotidiani di questa mattina non smentiscono, per cui anche oggi, evidenziano come i redditi da lavoro dipendente denunciano un allarme, “allarme retribuzioni“. L’inflazione inoltre corre e va su del 32 % in 10 anni. Come accennavo già questa mattina, le preoccupazioni sono tutte per le famiglie con un dipendente percettore di reddito; queste famiglie hanno perso all’incirca 1600 euro tra il 2002 ed il 2008, viceversa le famiglie degli imprenditori hanno aumentato il reddito di circa 9 mila euro. Nonostante ciò già viene calcolato quanto spenderanno le famiglie per il cenone di fine anno, ovviamente, facendo una media calcolando pinco pallino con il signor B., dove il risultato dà la somma di euro 110 a famiglia, qualcosina meno rispetto all’anno scorso. Si calcolano le spese ma dalle interviste risulta che sette italiani su dieci non sanno ancora dove andranno. Strano, vero? L’unica certezza è che il 2008 che si sta per concludere costerà 1700 euro in più. Tutto questo mentre ancora qualcuno si sgola a dire di spendere…. spendere … spendere. Sul giornale della mia città, proprio oggi, viene citato il caso dell’operaio che dieci anni fa, con quasi due milioni di lire era una persona che riusciva anche a risparmiare e considerarsi “ricco”; oggi, con 1350 euro, non riesce ad andare avanti. Caso isolato? Non penso proprio, dal momento che le code e le richiese anche alle associazioni di volontariato aumentano di giorno in giorno, e non solo stranieri che si mettono in coda, ma anche italiani, ed italiane che non chiedono più solo il necessario per mangiare, ma chiedono un posto di lavoro, nel caso, anche da badante. Anche la crisi farà accettare lavori un tempo non molto graditi. Un ultimo dato, i servizi che sono aumentati, e così le spese di banca. Cosa mi fa pensare questo dato? Che il mondo sta andando proprio al contrario con un “francesismo” che spero mi perdonerete: si potrebbe dire che il mondo sta andando a “Puttane”. Qualche anno fa, preparando la mia tesi sui movimenti no global e le contestazioni, avevo notato come le crisi economiche si affacciano ogni 25 anni, e che oggi, tale periodo si è notevolmente ristretto, ma il punto è che un grande Paese, che ha “suggerito” privatizzazioni, liberalizzazioni, delocalizzazioni, e dopo aver preparato grandi crisi, ora stia invertendo la rotta, chiedendo allo stato il percorso inverso: nazionalizzare o comunque entrare all’interno del processo. E pensare a quante risorse e non solo di capitale ma anche umane sono state “distrutte” per una cosa che era un must: privatizzare. Quante volte ci hanno rimesso in termini di denaro i lavoratori?

L’associazionismo, un raggio di sole in giornate nebbiose

Una sera mentre percorrevo la strada, in treno per recarmi a Bra, ripensavo agli studi effettuati su questa meravigliosa cittadina, il suo territorio, la sua economia, la sua popolazione, tra l’800 ed il ‘900. Un aspetto particolare mi aveva particolarmente colpito: il dinamismo di una gran fetta dei suoi abitanti, così pronti, veloci, in ogni momento, e in particolare nei periodi di crisi, a costituire associazioni.

Leggendo un bellissimo manuale sull’associazionismo operaio in Italia (L’associazionismo operaio in Italia, 1870-1900), ho potuto constatare quante e quali erano le associazioni presenti  in Bra. Durante la presentazione della rivista “Bra, o della felicità”(forse non ho mai accennato, ma il titolo è tratto da un’opera di Gina Lagorio), il 22 dicembre , e in particolare  durante la presentazione di alcuni argomenti relativi all’ultimo numero, della rivista stessa, ripensavo a come momenti forti di solidarietà, di coscienza sociale possano essere d’aiuto a molte persone che in tempi di crisi economica, un po’ come quella che sta attraversando le vite di ciascuno di noi. L’associazionismo (ho notato qualche cosa di analogo alla condizione operaia di Terni, della solidarietà esistente non solo in quella fabbrica, ovvero quella descritta nel libro “Acciai speciali”, di Alessandro Portelli, ma anche nel contesto urbano, cittadino) mi ha portato a riflettere su alcuni dati dell’Istat presentati sui giornali nei giorni scorsi: “Istat, allarme povertà”, (la Stampa del 23 dicembre), “Allarme Istat: un milione di famiglie non ha i soldi per il cibo”, (La repubblica del 23 dicembre), “Un Natale da poveri” (il Manifesto). Potrei continuare nella rassegna stampa di qualche giorno fa, ma il dato che più mi fa riflettere è che potremmo pensare ad una città della grandezza di Torino, un milione di abitanti priva dei soldi per comprare il cibo. E il dato si aggiunge ad un altro, quello che il 15% della popolazione italiana arriva con difficoltà alla fine del mese, cioè quindici famiglie su cento faticano a giungere alla fine del mese. Qualche mese fa si parlava di crisi della terza settimana, ovviamente per i percettori di reddito fisso, mentre per altri si parlava di utili da ripartire, e tuttora per molti gli utili continuano ad essere buoni, tanto che alcuni bilanci si chiudono in attivo, è solo che per molti i bilanci famigliari si chiudono nuovamente in rosso. La questione importante è che i dati tengono conto anche di famiglie medie, ma quanti e quante sono le famiglie che non vengono “inchiestate” per così dire su quanti capi di abbigliamento, un maglione ad esempio, hanno in casa?  Infatti, altro dato che mi ha fatto impressione è che il 16, 8% non ha avuto i soldi necessari per i vestiti necessari, o che il 10,4% non ha avuto i soldi necessari per le spese mediche. Nel 2006 erano quattro le famiglie su cento che non riuscivano a sfamarsi; nel 2007 sono diventate  cinque, quindi un milione  di famiglie, e come dicevo prima, una città come Torino. I dati presentano una media come reddito disponibile pari a 28.552 euro al netto del prelievo tributario, ma peccato che nel conteggio ci siano i sig Rossi con un signore ricchissimo. Non oso pensare ai dati dell’anno prossimo. Un altro dato che rumoreggia è che in media per i regali di Natale si siano spesi circa 200 euro. Incredibile: personalmente ho visto delle vie della mia città piene di gente, ma  con le mani in tasca, e non a reggere alcun sacchetto. Anche in alcuni supermercati, un paio di giorni prima della vigilia di Natale ho visto poca gente a ridosso delle casse. Pare che l’unico settore che non abbia conosciuto crisi sia stato Slow Food, forse dovuto anche al fatto che i prodotti non sono molti, e la gente comunque si sta orientando su questo settore come idea di regalo natalizio. In ogni caso pare che si sia registrato un meno 25% sugli acquisti per gli addobbi della casa, un meno 23 % per i vestiti e le scarpe, ed un meno 10% per i profumi ed i mobili, oltre un meno 5% dell’elettronica e della casa. Un altro dato importante è che sì, è certamente difficile ipotizzare l’andamento economico futuro, ma molti hanno difficoltà a leggere anche il presente, con una voce fuori dal coro inaspettata, e che certo fa piacere, il vescovo di Milano, ha deciso di istituire un fondo per i cittadini in difficoltà, un fondo proveniente dall’8 per mille, gestito dalle Acli e dalla Caritas. Certo non si pensa di risolvere il problema, ma il modello pare verrà adottato anche dal vescovo di Torino. E altri? Si sta parlando tanto di “settimana corta”, ma forse, come afferma Loris Campetti, potrebbe esserci anche un “salario corto”; spalmare infatti la minor produzione su molti riducendo il salario, non mi pare una buona soluzione.  Se già lo stipendio medio di un operaio di terzo livello, si aggira sui mille euro, quando lavora, e non è in cig, con la settimana corta, come potrà essere? E poi, i precari? quelli che dal primo gennaio lasceranno il posto di lavoro che nel pubblico impiego potrebbero essere in molti? L’associazionismo dicevo, forse potrebbe essere un rimedio, ma prima dobbiamo eliminare molto egoismo. Alcuni giorni fa, leggevo da qualche parte che quest’anno chi consuma circa 2000 litri di carburante avrà un risparmio di 800 euro circa; chi ha un mutuo, sugli interessi, circa 4500 euro; poi luce e gas faranno altri 50 euro. Ma, mi domando, risparmio rispetto a cosa? Quale è il parametro di riferimento? Ai prezzi che avrebbero dovuto essere e sono alle stelle o a quelli che avrebbero realmente dovuto essere? E poi, onestamente, quanti euro si sono persi i lavoratori dipendenti considerando l’inflazione programmata rispetto a quella reale nel momento del rinnovo contrattuale? Un’ultima cosa, mi domando perchè devono esserci delle differenze sui rinnovi contrattuali tra impiegati pubblici, con 60 euro in più, ad altri dipendenti 600 euro in più a patto di avere due ore lavorative in più, o al altri ancora, una cifra totalmente differente? No Dramma, ci viene consigliato d’oltreoceano, pero’ a me pare che a “pagare” siano sempre gli stessi. Eppure, una notizia , anzi due belle c’erano state: un regalo di una panda da Pechino a Taiwan, ed il Manifesto che riuscirà a mangiare il panettone, grazie a tantissimi giornali venduti a 50 euro e a molti lettori che davvero conoscono il senso della solidarietà e dell’associazionismo Forse si è data troppa importanza al fisico di alcuni premier o presidenti, asciutti, magri, grassi, quello con addominali, fisico statuario, che “fa pensare ad una politica di forze”, notizie viste “dal buco della serratura, capaci solo di rafforzare, in molti che l’apparire forse è meglio che l’essere, ecco perchè la concretezza di Bra scoperta nella sua storia mi ha insegnato davvero tanto. Forse, ci vorrebbe una presentazione della rivista per ciascun mese dell’anno, tanta fiducia, tanta storia riscoperta e da attualizzare, e, perchè no, uno sguardo a quella “Zizzola”, capace di far innamorare e battere il cuore…. almeno una volta al mese.

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