4 dicembre 2022

In una giornata fredda, come quella odierna, mi trovo a rasentare il muro con il suo murales che ricorda la tragedia Thyssenkrupp e che tra qualche giorno, inevitabilmente, lo ricorderà anche questo blog su cui scrivo poco, ultimamenre, meno di un tempo, e non perché non abbia qualcosa su cui scrivere, semplicemente perché il troppo “rumore” porta a scrivere meno e forse ….chissà. Eppure ogni occasione sarebbe buona per scrivere. Al bar della scuola, davanti ad una richiesta di una spremuta, un caffè ristretto, un cappello che si toglie lasciando la massa dei capelli oscillare per un attimo, tutto parla, basta solo ascoltare. Quante storie, spunti, sunti, spremuti, romanzati, in parte veri, in parte inventati. Un attimo, basta solo un attimo, anche non fuggente, una forma di attenzione, di gentilezza, un silenziarci per far posto a qualcuno, anche quando non parla, in un rumore che confonde, ci confonde, stordisce, fino a perderci, come nelle nebbie di fine novembre, di quelle spesse, nella Bassa, quando prendi un treno e non sai quando fare ritorno E senza scrivere, e raccontare, m rendo conto che mi ci sono perso, in uno sweet novembre, dimenticato, saltellando direttamente a piedi uniti, a dicembre, a santa Barbara. Chissà che quella spremuta, quella goccia di lacrima, che quella ragazza sta posando in un occhio non risvegli la voglia di raccontare qualcosa in dicembre. Come una volta, quando bastava alzare un cappello per scoperchiare storie.

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