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Di quei giorni, caldi in tutti i sensi, ricordo le chiacchierate, molto animate, tra un pezzo e l’altro. Quali giorni? Genova 2001, a raccontarci i nostri punti di vista di giovani operai, maschi e femmine, uomini e donne, schiene chine sulla catena di montaggio, su tute bianche, disobbedienti, 8 grandi e 7 miliardi di persone, il fortino della zona rossa e la periferia. Poi qualcuno aveva sempre qualcosa in più da dire e da dare al contributo collettivo su globalizzazione, delocalizzazione multinazionali, profitti, sfruttamento e molto altro. Era passione pura che toccava tutti. Un altro mondo era davvero possibile. Almeno così si credeva. Oggi mi domando dove sia finita tutta quella passione o almeno una spremuta di quella. Davvero quei giorni segnarono gli ultimi residui del nostro “cum panis”? Chissà magari esistono altre e nuove passioni destinate a modificarsi, mutare nel tempo. Per esempio alcuni si sono appassionati alle norme di diritto costituzionale ai riti della democrazia parlamentare, seguendo il dibattito, che a sera (ieri) ha visto il termine del governo Draghi. Le passioni nascono, muoiono, cedono il passo, si modificano. Per esempio ricordo la passione per la lettura dei quotidiani, cresciuta ai tempi della scuola. Proprio la passione per un quotidiano, la Repubblica, maturò negli anni a cavallo della maturità, la rinuncia delle mille lire pur di avere notizie, informazioni, cultura, spendibili per la maturità, nel tema. Lo nascondevo sotto il banco ma la Prof di diritto riusciva sempre ad adocchiato e chiederle, e sfogliarlo. Così, tornavo a casa senza mille lire, senza merenda cui avevo rinunciato per Repubblica e col giornale stropicciato.

C’era una volta…

C’era una volta, o forse erano due, e fu così che con Alex Britti nella testa insieme a due bellissime note mi accingo a ridiscendere nelle viscere della nostra città. Una bella rovesciata di ricordi mentre infili, non la rete, ma la scala mobile della metro in piazza XVIII Dicembre, a Torino, e sei proiettato indietro nel tempo, mica tanto poi, quando là correvano, e fermavano, treni sul livello stradale. Un bancomat, un tabacchino, un giornalaio, cabine telefoniche e altre cabine scendendo le scale del sottopasso. Poi le biglietterie, il bar, le sale d’attesa e appena fuori i binari tronchi, 1-2 della Torino- Rivarolo -Castellamonte, coi trenini bianchi e rossi, rigorosamente a gasolio. Con le panchine per innamorati di…passaggio. O stanziali. In alto a sinistra il ponte in ferro che congiungeva corso Bolzano con corso Inghilterra, che passava appena sopra il fascio dei binari, prima che fossero inghiottiti direzione Porta Nuova. Altri tempi, quando i treni notturni correvano verso Trieste e Parigi, e per quanti ne avessero voluto ingannare l’attesa, un ristorante divenuto poi mc.Donald. Altri tempi. Quando non ci si faceva mancare nulla, in semplicità.

oggi, nella nuova Porta Susa, un toro verde è pronto ad essere visibile. E quando lo scopriremo….. Il presente che avanza.

Il “pacco” della maturità

ll “pacco” della maturità (e a dirlo così, pare bruttino, il famoso terno al lotto, la sorpresa, o fattore…”c” come… caldo oppure la famosa questione di fortuna….in Machiavelli) è stato chiuso e sigillato quasi come fosse una cosa sacra, e, a mio modo di vedere, un pochino lo è. Contiene tutto, tutti, di molti abbastanza. I volti, le emozioni, i sentimenti, le storie, appena appena, a dire il vero’…però. I numeri espressi o impressi, sul tabellone, i voti, dello scrutinio finale, certo non racconteranno mai abbastanza le persone coinvolte non solo in questi giorni da colloquio finale, compresi quei numeri che trascinano il triennio, insieme come scritto, le 2 prove, italiano e igiene (almeno qui) e colloquio. Probabilmente non le rappresenteranno neanche totalmente, integralmente, quelle storie, di persone, anche se quel numero, su 100, presto, farà la differenza per poter accedere all’università o per qualche concorso in particolare. Classifiche, che noia, non mi appassiona molto. Si chiude così, con la ceralacca, il sigillo, quasi sacramentale, con le firme apposte sul pacco dei commissari e del Presidente, e poi, i saluti, i ringraziamenti, che farai domani e in quale scuola andrai, o, in che regione ti sistemerai, come capitato al collega, dopo anni di onorato servizio sempre nella stessa scuola. Si chiude così, per me, una esperienza giunta in maniera inaspettata, sulla sfortuna di una collega, in sua sostituzione a far parte della commissione di maturità. Cero avrei preferito una domanda giusta in più al concorso di maggio, posto fosse terminato tutto in quel momento e diventare commissario di diritto e per merito, mio,e non per sfortune altrui, ma, qualcuno in ogni caso avrebbe dovuto farlo, e forse, meglio io che, tutto sommato, la classe la conosco, anche se metà, anzi, diciamo tutta, dato che “si deve” tenere tutti fin quasi alla vigilia di Natale. Catapultato così su suggerimento dei colleghi, che al momento opportuno hanno ricordato la mia “disponibilità” del titolo per la A046 e la motivazione-passione a far parte di questa bellissima commissione, esperienza, formativa, costruttiva, mi son trovato a porre alcune domande sul loro programma svolto. Indimenticabile il viso di molti all’annuncio della sostituzione. Spero di esser stato capace di metter gli studenti a loro agio, tenedo un certo equilibrio tra il rispetto della collega e dei suoi 5 anni di metodo e gli studenti, che hanno introiettato quel metodo, e la professionalità che quel momento richiede. In ogni caso, cosa principale, lasciar parlare loro, i maturandi, il loro momento, il loro palcoscenico, sulla sedia della maturità. Una cosa spero l’abbiano portata a casa, insieme a quel voto, quella di non classificare mai le persone, in serie A o B, ma magari, provare ad ascoltarle tutte, lasciando sempre spazio a tutte. Perché…..beati gli ultimi che……(continuate voi). Buona maturità a tutti.

Che dire? Il pacco è stato chiuso e sigillato, e le 5 appena scrutinate già in archivio. Eppure è un lustro, composto di errori, cadute, crescite, gioie…..delle persone, ognuna per la propria destinazione, proprio come un libro. Resta l’odore di una candela che ha un sapore di speranza, e anche di fede.

ps. Grazie a tutta la commissione e al presidente che davvero mi hanno insegnato molto in questa breve ma grande esperienza

Esami

Oramai tutti i candidati agli esami orali di maturità, almeno per quanto riguarda una sezione, sono passati. Il fatto che più mi ha colpito è stato osservare molti maturandi concentrati sui loro blocchi, appunti, libri, mappe: attenti al via vai quasi a concentrarsi su questi ultimi spiccioli di quella che è stata la loro notte prima degli esami di questa che è stata casa loro, quasi a voler assorbire tutto di quel che è stata casa, a tratti magari fastidiosa, ristretta per i tanti non fare, ma comunque casa. Loro. Simili a carte assorbenti, finivano in questi giorni col respirare di tutto in quel corridoio trasformatosi ben presto in una sorta di via Roma dove a passeggiare erano amiche, amici, candidati, maturati degli anni passati, fidanzate, fidanzati, amici, genitori e collaboratori scolastici, oltre a prof diversamente occupati. Assorbire tutto quasi a voler evitare in futuro qualche incubo maturità con parti di programma da terminare. Capita a molti. I candidati chini su mappe quasi a voler incollare a mo di francobollo notizie utili da inserire nella mente come fossero francobolli. Ma si sa, lo stimolo non perdona e quel che viene viene. Per i non addetti ai lavori, lo stimolo non è una via di uscita ma…una foto, un disegno da somministrare al candidato che, penna e foglio, riempe quelli che potrebbero essere per lui o lei i collegamenti per ciascuna materia, motivandoli. Poi, un walzer di domande, la correzione dei compiti e un breve video pcto. E poi il the end con il che vorrai fare da grande. Chissà. Tutto è bene quel che finisce bene. Ora si attendono i….voti