7 minuti

La maestra Luciana chiamava a turni i bambini e con una bacchetta tesa verso una enorme carta geografica (ma forse non lo era) di quelle non più presenti perché nel frattempo è successo molto, ci faceva cominciare dell’URSS, allora presente, in quel viaggio un pochino curioso, uscendo dalla carta, tra fiumi, monti, città, confini, la cornice bianca, le pareti, gli appendi abiti, e si seguivano, bacchetta alla mano, le pareti dell’aula, enormi (ma forse neanche queste lo erano, a ripensarci) e poi i banchi, la cattedrale, la porta, l’oceano e con la bacchetta si rientrava nella carta, piombati dentro gli Stati Uniti, accedendo dalla California. E così spiegava il bipolarismo e le sfere di influenza in 7 minuti di giro dell’aula. Tanto era il tempo tra il pulsante premuto in una famosa valigetta e l’obiettivo. E poi? Poi una nube, un fungo. E poi sullo sfondo della memoria l’Afghanistan e poi “The day after”, usciti dall’aula descritta prima e le sue pareti e lacarta geografica e le elementari e medie per piombarci insieme,grandicelli, tutto l’istituto con altri in una multisala per la proiezione del film “Il giorno dopo”. Ho provato a farne vedere alcuni pezzi, parlando di attualità sollecitato dagli studenti. Qual è il modo migliore per fermare la guerra? Fermare la carneficina? Il nesso guerra e fame? 13 milioni di persone affamate in più dalla guerra? Quali i Paesi dipendenti dal grano ucraino? Come affermare il ruolo della diplomazia e giungere ad un compromesso? Ho ripensato a quei 7 minuti e all’attualità. Alla speranza e alla pace. Tacciano le armi e parli la diplomazia.