Si può dare di più…

Molto bello l’effetto ottico delle finestre che si aprono e chiudono su uno dei sontuosi palazzi torinesi. Una finestra aperta, ci vorrebbe, ma priva di un effetto ottico, capace di aprire ad una prospettiva che abbia il gusto di speranza, programmazione, progetto, stabilità, la vita di alcuni, precari, insegnanti, di tutte le discipline, nessuna esclusa. Di quali, di che prospettiva? Della fine, almeno si spera, dell’annoso tema della precarietà della mia disciplina. Parlo della mia ma penso a tutte. Oggi su Avvenire ci sono i dati degli avvalentesi irc e delle motivazioni, e sarebbe bello e interessante che dal succo della penna di qualcuno o dagli interventi alla Camera o commissioni, e so che ve ne sono stati, potesse uscire anche altro, tipo i sacrifici che si fanno, chi insegna, le relazioni che si creano liberando tempo, perché un iscritto non è solo tale ma implica la conoscenza, la storia particolare, unica, irripetibile, cucita addosso, di ciascun frequentante, della sua famiglia, degli anni, della burocrazia……in particolar modo, direbbe don Bosco, di chi è sprovvisto di……. La dignità della disciplina passa anche da altre cose, come prevede la riforma sui professionali, la determina di 33 ore, come per alternativa, per la costruzione delle uda (unita didattiche di apprendimento) e dei pfi, la carta di identità degli studenti. E allora, perché non provare a dare dignitosamente un percorso stabile? Magari con ” Delle cose nuove in tasca”, Remum Novarum, Santa Pazienza! Ora, la scuola è una organizzazione di servizi, e va bene, ma se quella comincia a viaggiare da novembre in poi, tenendo tutti in classe, avvalentesi, non, “uscenti”, “studenti autonomi” e compagnia,( e qua si aprirebbe altro discorso lungo) come fare ad ottemperare, bene, nel seguire le uda, programmate riversate sui siti scolastici, pensando a ciascuno dei ragazzi che ho in classe, “studiando” la situazione contingente, che, come si dice (o diceva, a.c., ante delocalizzazioni) in fabbrica, equivale a conoscere i rapporti, instaurare buone relazioni, rispettando sempre anche chi “alza i muri” perché indifferente al tema e perché ha scelto altro? Inoltre, una cura speciale da dare “alle perle”, le chiamerebbe il nostro santo sociale torinese, Giuseppe Cottolengo, da dedicare in una classe “sold out”. Tengo a specificare che la cosa non mi nuoce, almeno pensando alle scuole di don Bosco, ma certo mi piacerebbe potessero prendere in carico, almeno qualcuno che ha a cuore il tema, e provare a indagarlo, studiarlo, attentamente, come si faceva-dicevain fabbrica, per poter “generare” speranza, prospettiva, stabilità in chi ci crede ancora, nella promozione umana, nello studio, nella trasmissione dei saperi, condivisione, riflessione in un ” inverno “non solo demografico. E magari la stabilizzazione potrà fare primavera, rondine e nido! Magari ….no, perché leggo di assegno unico, a pioggia, (ricchi e poveri)e bene, ma prima bisognerà pur pensare a dove far posare il capo a quella rondine e al sui nido. Oppure no? Mi piacerebbe pormi al servizio della condivisione di questa benedetta riforma professionale ma che conserva il mio stato dal 1 settembre al 31 agosto in apnea appena spunta l’estate. Precario. Forse, si porrebbe generare ancora di piu se…..Si può dare di più…Non solo una canzone ma che lo e’ diventata e lo è, sempre più nel corso degli anni.

Ecco, all’albero idealediPorta Nuova e di Roma Termini e dove possibile, pongo la mia letterina per guardare fiducioso e speranzoso in mondo che mi tiene in….trappola.

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