Senza parole

“Senza parole”, canterebbe Vasco Rossi mentre mi ritrovo non in una lingua di strada, asfaltata o di sabbia che sia, verso la fine del grande fiume Po, proprio come cantava in uno dei suoi video il grande Vate di Zocca, ma sorpresomi a camminare su un tappeto di foglie umide, bagnate, intrise di acqua, simili a quel gioco – attività didattica, visto tata volte, anni fa, ai bambini, la carta pesta, penso alla mia mancata produzione di scrittura. Povere foglie gialle, venute da un bosco o da un giardino, con la loro malinconia a svolgere ancora e ancora la loro funzione, da ombra estiva a tappeto autunnale-invernale, per noi, mentre, io senza parole, ho lasciato scivolare via del tempo senza scrivere. Eppure da scrivere, ci sarebbe stato, solo i tempi che non si adattano al nostro. Che fare? Fare finta oppure? Oppure, si chiude mentalmente la serranda e si appiccica un bel cartello ” torno subito”, o meglio, “tra poco”. Scherzi a parte, i periodi dei consigli, degli incontri con i genitori, delle letture da preparare e altre attività “dietro le quinte” che vedono solo gli addetti ai lavori della/nella scuola, restringono e di molto i tempi liberi. Per esempio, ieri, mi sono fiondato in una delle poche librerie rimaste aperte a Torino. Ero alla ricerca di tre libri, e uno di questi, trovato disponibile, l’ho comperato, “L’evento” di Annie Ernaux. Gli altri due, difficili da reperire, “Lo scafandto e la farfalla”, il terzo, ” La congiuracontro i giovani…”, anche questi ultimi però non disponibili. Dei primi 2 so che è stato tratto un film che cercherò nei prossimi momenti liberi di guardare. Rientrato a casa, tazzine in mano a sorseggiare il mio caffè, sfoglio alcune pagine del libro, che oramai è sera, abbassatele luci del giorno e accese tutte quelle dei lampioni mi godo serenamente questi momenti di “festa” intesa come interruzione del ritmo quotidiano e l’entrata nel tempo straordinario, ritrovando così quelle parole mancanti, sia tra le pagine sia nello scritto. Sorseggio il mio caffè, leggo e provo a scrivere…

1 Novembre

Ottobre alle spalle, novembre alla finestra, profumo di caldarroste lungo le strade lucide di pioggia in una giornata di festa, dalle luci del giorno sempre più corte, già perché ottobre, insieme ai ricordi dell’estste si è portata via anche l’ora legale, lasciandoci solo i risparmi di energia non consumata. La giornata di oggi è dedicata a tutti i Santi, meglio, “ogni” santi, peccato la pioggia non la faccia gustare fino in fondo. Per chi può una visita ai cimiteri per i cari, sempre presenti nei nostri cuori.

Nel tepore della casa tra una castagna e l’altra, in una vecchia stufa in ghisa, sfoglio gli album fotografici, un treno Satti, rosso e bianco fermo sul primo troncone nella vecchia stazione di Torino porta Susa, pronto per portarci via verso altre castagnate, senza stufa e senza ghisa e corso Mortara, via Livorno, tagliata in due da un treno in uscita dalle Ferriere, quando il lavoro c’era. No, non è l’album della memoria ma la Torino di una volta offerta dal gruppo dellaTorino di una volta. In via Livorno, svolgendo da corso Regina, un pezzo di rotaia sbuca da un manto stradale scoperto, riportando alla luce quanto descritto.