17 agosto 2021

Il caldo torrido abbraccia tutti, nessuno escluso, in questa estate dai “fronti caldi”, in tutti i sensi, non ultimo quello afghano.” Lucifero”, afa, incendi, e noi sospesi, tra ” ma mi si nota di piu se la mascherina la tolgo o la tengo?” O…..continuo a tenerlacome mentoniera o legata al braccio come una fadcia da capitano? È l’estate da “esibizione”, ma non dei mollettoni in testa,a delfino, ma del “green pass”come fosse un lasciapassare liberatorio, una bandiera da sventolare ad ogni occasione. La temperatura è alta, sostenuta e così l’umidità e quel senso di appiccicoso che pare tanto “sto a fa la colla”, in un ciondolare pomeridiano e notturno del non saper che fare per l’impossibilità a dormire. Sfoglio pagine di quotidiani, dalla tragedia afghana, al lascito di Gino Strada e dei suoi tratti umani. Sfoglio le notizie riguardanti gli affitti, da queste parti, davvero alle stelle, con un mercato immobiliare che tira. Faccio riflessioni, personali, su questo tema, che non ho intenzione di condividere. Leggo da qualche parte che lo Stato tra contributi e imposte incamera 800 miliardi di euro. Possibile? E se si riuscisse a far emergere il nero avremmo ancora bisogno dei 200 del pnrr spalmati nella bellezza di alcuni anni? Davvero avremmo bisogno di quella somma? E dei balletti politici su chi ha portato cosa e punti e progetti e promesse credibili o meno? Forse no, e forse non avremmo buche stradali, avremmo acqua e fontanelle lungo le strade e sulle spiagge rimaste libere, quel poco rimasto, avremmo più spiaggia libera, meno abusivismo, meno sanatorie…..ah già, avevo espresso l’intenzionedi non parlarene, scriverne. Così sarà. Oggi è il giorno successivo a San Rocco, e da queste parti, un tempo e fino a prima del covid era tutto un brulicare di feste, profumi, saperi, sapori. Si cominciava veramente dal 14 agosto, facendo tappa, almeno cosi ricordo, da piccolo, a Otranto, presso la Cattedrale, presso i Martiri di Otranto del 1480 circa. Che bella la cattedrale coi suoi mosaici, a terra, cosi diversi da quelli di Ravenna. Che bello era quando c’era e si partiva il caldo ma non era Lucifero o Caligola o…e non c’erano i climatizzatori ma si macinavano km in auto dalle lamiereroventi e in abitacoli caldissimi. Ogni paese una festa, una sagra, la pizzica che faceva ballare e saltare, almeno qualche notte. Che caldo, ieri come oggi.