Tra scontrini e lotterie

La giornata, qui, a Torino è molto bella, oserei dire estiva. Sulle collinette del Valentino, il polmone torinese, incorniciato dal fiume Po al cui interno è riprodotto un castello medioevale, punteggiano i prati un continuo di “tovaglie” apparecchiate per stenderci i corpi e catturare i raggi del sole, riposare le stanche membra presumibilmente stanche di ore e ore di dad, telelavoro, smart working e.. privi di relazioni. Ma qui sopra, su questi monti, le relazioni, ora, ci sono. Ci passo, lo rasento, lo attraverso, il parco, per dirigermi in un caf, uno dei tanti che si affacciano sulla città in tempi da 730. Niente a che vedere con una canzone di Battisti. La strada che mi divide da quel centro è lunga ma la voglia di camminare è tanta. Piazza, Mole, caffè, Lavazza, allungo ed ecco il…caf.

Esco da uno dei tanti centri per la compilazione del 730, munito dei documenti in originali e fotocopie, CUD, buste paga e compagnia cantante. Il centro sembra un Call center, con tante postazioni numerate, pubblico e dipendenti divisi da uno schermo. Prima dell’accesso, all’esterno, 4 per volta, porgiamo il codice fiscale ad una signora che lo trattiene per la lettura, dentro. Esce poco dopo con lo stesso e un numero abbinato a noi, dopo la rilevazione della temperatura. Dentro, un display, annuncia il numero e sportello. Tutto efficiente, preciso. Poi dati, documenti, e via. Porgo, insieme a ricevute di spese sostenute per formazione, farmacia, visite mediche, e fattura pc/tablet. Ma, questi…..”no, mi spiace, questi non sono previsti per svalarli”. Mi indigno appena scopro che in nessuna piega normativa è stato predisposta una detrazione o qualcosa per i precari della scuola che hanno dovuto comperare, un pc, un tablet, una stampante, toner, fogli, parti di libri scannerizzati a scuole chiuse. Secondo le possibilità di ognuno. Mi indigno, davvero. Possibile che il bonus cultura, formazione, sia riservato solo “ai tempi indeterminati”, proprio nella scuola dove parrebbe che uno su 2 lavoratori siano precari e lascino la propria cattedra a giugno? Possibile non aver voluto recuperare con un “rigo normativo” una colossale discriminazione che va avanti dal 2015, almeno con una qualche forma di rientro della, delle spese sostenute? Possibile avere precari di stato nella stessa scuola per anni nonostante l’Europa….Già, l’Europa, lo Stato, meglio, il governo: Manzoni farebbe dire a don Abbondio, “e chi erano questi?” Ho provato a spiegare che quel pc, quella stampante, quei giga, servivano per lavoro, perche le scuole…..e continuare sarebbe tempo perso, meglio fermarsi. Siamo tutti piu propensi a guardare oltre. Provo ad abbozzare, “Scusi, ma lei ha mai visto un ragioniere andare a lavorare in un ufficio portandosi il pc da casa? O un falegname portarsi gli attrezzi da casa? O….” gli esempi potrebbero continuare ma, niente da fare. La signora ha recuperato un libro, il segno del dito su un paragrafo e….”ecco, vede? Solo se……”. Lascio, tralascio il solo se, per non annoiare l’ipotetico lettore. Ho nella busta gli scontrini degli abbonamenti mensili gtt, trasporti. Anche in questo caso, niente da fare….avrei dovuto comprarli con il bancomat per rientrare in qualche forma di rimborso. Ma, il mio giornalaio, ha il bancomat? Pago, dopo aver segnato “i vari per mille”, 5 per mille ecc ecc. Esco, indignato. Inforgo la bici, mia, forse un pochino arrugginita, ma mia, e vado in giro, per non pensarci…..a quante bici e monopattini sono state regalate nel Bel Paese della Terra dei kaki e degli scontrini. E delle lotterie.

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