31 gennaio

Gennaio ha qualcosa di giovane nel suo cuore, molto probabilmente grazie al giorno dedicato al Santo che lo chiude: San Giovanni Bosco. Oratorio, casa, accoglienza, educazione, scuole professionali, contratto, lavoro, sistema preventivo, tutto in un’unica espressione: don Bosco, il suo lascito, i giovani. Ci sarebbe molto altro ma credo non mai sufficiente per descrivere l’orgoglio che fin da piccoli si prova nell’ attraversare quella piccola porticina che augura, accoglie, nel ‘1 Oratorio di don Bosco e immette in un grande campo da gioco. Più o meno tutti in circoscrizione 7 siamo passati da quella porticina per vari motivi e in tanti samo stati in uno dei tanti oratori del Santo dei giovani. A Torino, molto parla di lui, dei giovani. Lungo le strade del quartiere , dalle case rimbombano oggi le parole del suo successore, della messa celebrata a Roma e trasmessa in tv. Più o meno quasi tutti sono a conoscenza che la giornata di oggi è a lui dedicata e se non ci fosse stato il problema Covid, pane, salame, lenta e allegria l’avrebbero fatta da padroni. A Torino, città della manifattura, un tempo del lavoro, i salesiani, sull’esempio del Santo fondatore, ci provano sempre, a dare risposte, dalla formazione al lavoro. Ai giovani…così probabilmente poco presi in considerazione in questo difficile periodo di pandemia.

Vecchio e caro Stadio Comunale

Talmente tanti di quei giorni passati a non scrivere che continuando di questo passo, l’epidemia avrebbe portato via quelle e le prossime feste. Neanche il tempo della focaccia con la fava e, bum, tutti a scuola. E chi le ha viste le vacanze? “Scherzi a parte”, mica tanto, la ripresa della scuola, aperta, mai chiusa, si è presentata densa di appuntamenti, via meet, con gli scrutini, di primo trimestre, talmente densi e fitti, che non vi è stato tempo di rifiatare. Una critica doverosa: non capisco come mai si siano previsti bonus per monopattini e biciclette dimenticandosi i Precarioni scolastici di lunga data, quelli storici, continuando a dividere in tal modo ancora la comunità scuola, tra chi percepisce il bonus formazione e chi no. Misteri della scuola! E così, l’Epifania tutti i miei giga si è portata via. Pazienza. Dopo tutte le ore via meet occorreva una sana e lunga passeggiata e un pochino di moto, per le articolazioni e una sorta di benessere, in quei luoghi dove sorgeva lo stadio comunale ora (dal 2006) divenuto Olimpico. Molte cose cambiate, perché si sa, ” il tempo cambia molte cose”, e le radioline alle orecchie di signori affezionati a Tutto il calcio minuto per minuto, sono sparite (loro, i signori, no, certamente!!!) mentre restano e vaghi e anbebbiati o confusi ricordi da chi passeggia da queste parti; il segno dei cambiamenti, come altri. Un tempo, qui, nei pressi sorgeva una pista di pattinaggio, non su ghiaccio, ma a rotelle, dove fra uno scontro e l’altro, fortuito o voluto, nascevano simpatie, amori adolescenziali e ritrovi. Una specie di piazza reale, dove il “mi piaci” non era un dito ma un’espressione, uno sguardo, un sentimento, magari non espresso, all’ ombra della torretta del Comunale, dove proprio all’ombra di altra Torre pendente, Pisa, durante una gita scolastica, una tal Simona conosciuta in treno, di altra o di alta classe, introdusse ai rudimenti delle rotelle, in un fuoco di paglia. Stadio Comunale, ricordi di fumogeni, formazioni annunciate, fischiata e osannate. Il catino torinese dei derby. Dove sarà tutta quella folla? Un fazzoletto di ragazzi sorseggia il suo caffè lentamente, ma nulla a che vedere con le folle delle partite. Pure i tram verdi in seconda corsia sono spariti da tempo, quelli che avrebbero raccolto i deflussi dallo stadio. Solo una giostrina lentamente scarrozza qualche bimbo per una parvenza di normalità. Un tempo, ci sarebbero state le ultime caldarroste, lo zucchero filato, fiocchetti…..ora resistono, si, ma nella memoria. A proposito di memoria, un cartello, lungo il viale di piazza d’Armi, ricorda il 27 gennaio…

Buon 2021

Da alcune ore il vagito del nuovo anno ha iniziato a farsi sentire. I botti, anche se in tono minore, e tenuti nascosti per le proibizioni, hanno fatto la loro comparsapoco prima della mezzanotte, con il loro rumore, svegli quelli della notte e non solo, e al mattino come sempre le strade su cui camminare erano ese simili a numerosi tappeti di residui di petardi, miccette, stelle filanti ed ogni altra diavoleria che un tempo avrebbero anche chiamato ” bomba Maradona”. Piazze vuote, ristrette, ridotte al limite per le restrizioni, in zona rossa, col coprifuoco, cosi le tavolate senza quei posti in più ma probabile traboccante di ogni ben di Dio. Un pochino come avviene il primo maggio quando si festeggia senza il frsteggiato ptincipale: il lavoro. Sintonizzati davanti la tv, incollati milioni di italiani per il discorso finale del Presidente della Repubblica. 14 minuti di discorso intenso volto a ricordate la particolarità di questo anno e l’importanza della scienza, tecnica e del vaccino.

Lenticchie cotechino, pandoro o panettone e via.

Buon anno. Buon 2021.