Voltar pagina

E così, faticosamente, siamo giunti al momento esatto, quello in cui San Silvestro ci indica che è giunto l’istante in cui non ci resta altro che voltar pagina. San Silvestro Papa, Silvestro gatto, Silvestro piazza, di Roma, con le poste, i vecchi capolinea, i palazzi del potere. Silvestro santo, 31 dicembre. Voltar pagina, rappresentazione plastica usata come modo di dire quando si chiude qualcosa, definitivamente, e spesso con la giusta consapevolezza, magari sollecitati dal consiglio di qualche amico: “dai, gira pagina, non ci pensare più, non rimuginare. Volta pagina, chiuso un capitolo se ne apre un altro”. E spesso, oltre al capitolo si chiudono storie, cassetti, grandi amori, obiettivi; una storia, un capitolo,una relazione, vanno, e si sa, poche volte tornano a noi, vengono”; “morto un Papa, se ne fa un altro”, sostiene piu di uno. Dai, voltiamo pagina. Scriviamone insieme delle nuove. Non cantiamo piu, solo e soli dai balconi. Cerchiamo di diventare compositori, musicisti, orchestra, cantanti e non solo spettatori. L’immagine e le immagini di un anno che sta per chiudersi è , sono, forte, forti. Avremo Pagine bianche su cui scrivere nuove cose, capitoli, storie, appunti. Un quaderno nuovo, bianco, diverso/i da quelli che si aprono allo scoccare esatto della mezzanotte, pagine rigate da bollicine di qualcosa. Il tutto senza fuochi d’artificio. Senza botti. Al momento, a parte uno, ieri, zona porta Palazzo, non si registrano botti particolari e cosi si spera fino a mezzanotre e oltre. Si chiude un anno di sofferenze, lutti, malattie. Voltimo pagina. Si chiude il primo ventennio del 2000 che era iniziato con un “balliamo sul mondo” In una piazza del Popolo a Roma gremitissima. Imbottigliati per un tempo indecifrabile, quella sera, ammassati, senza paura, tranne quella dei pc: che ne sarebbe stato del cambio millennio nei nostri pc? Avremmo perso i dati? Venti anni dopo mai più avremmo pensato di perdere molto, tanto, tantissimo. Sembravamo invincibili, immortali, forti e ci siamo scoperti diversamente. Un mondo cambiato, stravolto da un piccolissimo essere proveniente dalla Cina. Osservo la gente sui bus, tram, quasi tutti con le mascherine, code, frastornati da nuovi modi di tanto, molto. All’inizio di ventennio del 2 mila che iniziava, sullo sfondo Roma, il parco degli Acquedotti, l’eterna bellezza….chi avrebbe mai pensato che 20 anni dopo…..”non avremmo ballato piu sul mondo urlando contro” ma avremomo cantato le cose “messe via”. Tra poche ore, volteremo pagina sperando, serenità, pace, amore,salute, baci e abbracci. Riannodando i fili della memoria, dei desideri espressi in uno dei tanti alberi in giro per il mondo e in migliaia dei nostri cuori.

Ricordando Diego e Marilisa …anni dopo

Una passeggiatina tra quel che resta di coriandoli di neve torinese, “virgole e punti” “infangati”, residui della nevicata annunciata, un paio di giorni fa. Temperature rigide, panchine innevate e “Convivenze forzate”, opera posizionata in piazza Statuto, divelta, vandalizzata. Peccato. L’uomo riesce sempre a dare il peggio. Canmin facendo lungo le strade della nostra città ricordo anche l’anniversario di Diego Marilisa, reso pubblico alla città da una missiva ed una rosa abbandonata al cancello della Rai di via Verdi. Il tutto pubblicato per alcuni giorni sul giornale La Stampa. Chissà se col tempo si saranno ritrovati, magari 2 chiacchiere, un caffè, due sorrisi a parlarsi ancora, e, perché no, dell’amore. Magari anche il loro.

Buon Natale 2020

Natale 2020. “Rosso” Natal. Resterà nella storia, con le ordinanze, i blocchi, il virus, il covid 19, il vaccino che attendiamo e le scuole che chissà… Osservo il presepe e penso al vero senso del Natale, un bambino che…scende dalle stelle. Quante volte ci è passata sotto gli occhi la foto del bimbo appena nato che tenta di strappare la maschera dal viso del dottore che lo ha appena aiutato a nascere. Un bambino che ci smaschera! Che forza quel bambino. Quele forza, un bambino…..

Auguro a tutti un Buon Natale

A 2 passi dal Natale

Poco voglia di scrivere in un periodo particolare, diverso, insolito. Certo non mancano code, folla, nei momenti di libertà, nei negozi, fuori, occhi distratti e altri no, nel lnostro saltellare tra un colore e l’altro, semaforo simbolo che ci permette l’uscita dalle nostre dimore, ma l’atmosfera, è diversa dagli anni precedenti. In piazza San Carlo, a Torino, l’albero ed il Presepe sono ai loro posti ma manca quello posto nell’ atrio di Porta Nuova, dove si poteva lasciare un pensiero, un ricordo, dove ci si ritrovava per una fetta di panettone, tagliato li, sotto gli occhi dei viaggiatori, di chi in procinto di una partenza o di un arrivo. Chissa quando potremo rientrare, sotto l’albero, e quindi, anche a scuola, in classe…chissà….Un Natale diverso, e a riguardare le pagine, cartacee o del blog, in molti ci hanno salutato, Acutis, Palazzo, Rossi…..tanto per dirne alcuni. Però Natale si rinnova ogni anno, il mistero della vita che nasce e rinasce ancora…e che belle quelle letterine di quando piccini, aiutati dalle maestre scrivevamo un nostro pensiero, ben riposto sotto il piatto di un papà che siapprestava alla sua apertura mentre noi recitavamo a memoria, ricevamo tutte le attenzioni diparenti, invitati, che chissa come facevano a starci tuttiin cucina, 2 minuti di applausi per augurare a mamma, papà, fratelli, sorelle, parenti, amici tutti, a questi e quelli e pace in terra a tutti gli uomini di buona volontà. Che bello….e ora, poveri bambini e bambine, se tutto va bene, solo pochi uditori…..

Thyssen

Lascio alle mie spalle il Rondò della forca, e Valdocco, rasentando il muro di corso Valdocco ed il murales che ricorda le vittime del rogo Thyssen. Quanti anni sono già passati, e sembra ieri. Mi soffermo a lungo, lo riguardo, ne leggo i nomi, ad uno ad uno. Un pensiero, prima di riprendere la breve camminata, verso il centro, lasciandomi inghiottire dal freddo, dalle luci, di un periodo senza.