Ciao, Diego

la notizia mi coglie impreparato, tra uno spazio meet e un altro. ” Diego” è morto. Diego, il grande, a soli 60 anni. Il periodo attuale mi toglie tante motivazioni ed entusiasmo, forse complici queste serie di monologhi davanti al una scatola che si chiama pc. Però, Diego, un saluto qui sopra lo merita, eccome. Ricordo ancora quel 30 giugno, data ultima per concludere l’affare per il passaggio a Napoli. Che poi non era la mia squadra, quella per cui tifavo, ma pensare di avere un campione cosi in Italia, la cosa mi piaceva. E molto. Mi risvegliai il primo di luglio sul treno, verso il Salento, appiccicato ad un sedile simil pelle col profumo del mare, del sole, del caffè e dell’estate addosso e nelle narici. Maradona era stato comperato dal Napoli. Epiche le partite poi coi grandi olandesi del Milan e le sue punizioni, fino ai fischi, forse immeritati nella finale di Italia 90. Che dire? Le cose sarebbero tantissime, ma….resto all’essenziale: ciao Diego e grazie per aver creato occasioni di divertimento.

Pensiero

Ad un certo punto della giornata, ieri, in punti diversi della nostra città, come immagino in qualsiasi parte d’Italia, l’aria, si era riempita delle note di ” noi 2 nel mondo e nell’anima”, e al ritmo di un certo ” Pensiero”. Un pochino come era già capitato per Battisti, nel giorno del suo commiato,solo con piu finestre aperte e molte piu radio di oggi, lentamente, ieri come oggi, e ieri,l’aria si fece e fa densa delle sue canzoni e diStefano. Solo piu tardi, seppi, cosi è capitato ieri, e improvvisamentedella scomparsa di un cantante dei Pooh. Complice il lavoro, la scuola, i ragazzi, mi son balenati i ricordi, del mio tempo della scuola, di quando al sabato si andava, e al venerdì sera, al Palasport, al”Ruffini” si potevano gustare i concerti. E così capitava per i Pooh, felici di andarci, persi nelle nebbie di un autunno inoltrato, quasi invernale, con alcune compagne e compagni per raccontare le emozioni il giorno dopo, a chi non ci era andato, avvolti nelle sciarpette comperate per l’occasione, con la voce rauca e un fischio nelle orecchie. Che volto hanno quei ricordi? Quei ricordi hanno il volto dei numerosi “tratto-pen” colorati, depositati sul banco, sdraiati, scelti con passione, cura, uno dopo l’altro per depositare sul foglio bianco pezzi di canzoni, di emozioni rimaste nelle nostre teste. E quei giorni, quegli anni, hanno dei nomi: Fabri, Gio, Bibi, e altri, cancellati dalle nebbie del tempo e che chissà che fine avranno fatto. Volti e canzoni nelle nostre corse sui bus, arancioni rumorosi come lavatrici,il 46, il 51, fino li, dove finisce Torino o inizia, il che è lo stesso, sotto due grattacieli grandi come due vedette all’entrata di una caserma, e un grande piazzale. E una caserma nei pressi, davvero esisteva, dato che la nostra compagna era figlia del maresciallo, e c’era ricordo anche un cane, Serpico, sempre pronto ad accogliere noi e e quegli anni, i nostri, forse migliori. Spensierati, ma sempre in cuore e in gola un Pensiero. Piu avanti, negli anni della stessa scuola, quei cantantiavevano il volto della prof di diritto, forse unatal Marella, che alcuni di loro, cosi ci raccontava, li aveva avuti in classe, ed era bello cominciare le sue lezioni di diritto con i suoi racconti di quando……e a noi piaceva un sacco farcele raccontare, quelle storie. Almeno tanto da andarci anche in gita, a Bergamo, per sentirle meglio e provare a vedete se, chissà, con una buona dose di fortuna…..

A Novembre

Novembre. A novembre. Una canzone, in testa, di Giusy Ferreri. Così comincia il nuovo mese, portandosi con sé gli acciacchi di quelli precedenti, “fratelli” maggiori che ci hanno obbligati a conoscere nuove modalità, di vita, di socializzazione, movimento, riunione, restrizioni, disuguaglianze, di ogni tipo. Credevamo di essere invincibili e ci siamo trovati a guardare dalle nostre stanze gli alberi fiorire nei nostri cortili, al più, documento in tasca, una passeggiatina necessaria. Al più, la ricerca del lievito e della farina nel supermercato sotto casa. Non ci siamo nemneno resi conto di non aver potuto partecipare al rifiorire della primavera, dimenticandoci quasi di quei profumi, degli odori, di quelle piccole cose che segnano un rito di passaggio. Oggi, siamo quasi ad un “punto e a capo”, sulla soglia, ad un passo da quell’esperienza di fine febbraio inizio marzo. Balconi, canti, riti, applausi. Lievito, farina, pizze e torte. Da oggi si ricomincia con gli studenti, a distanza. Ottobre alle spalle, con il suo profumo di castagne, cartocvi di giornale, e “venghino signori venghino, affrettatevi”, e gli ultimi scorci di sole, che ci ingannano, malinconicamente, e una scuola aperta e “richiusa” dopo tante linee guida e tentativi. A “novembre”, neanche tanto “rain” o forse, chissà. Si è ingoiato quel senso di attesa, alla fermata di un bus, quelle partitelle di calcetto che segnano per sempre. Apriamo oggi una parentesi con la speranza di poterla rinchiudere, presto, fra tre settimane…..quando novembre sarà li li a richiamare e cedere lo scettro al fratello più piccolo e ultimo: dicembre.