Ora (solare-legale)

Ci risiamo. Ciondolo per casa come avessi dormito chissà quanto, in realtà è presto, e molto; complice il “cambio ora” sono qui con del tempo in piu, in piedi come nell’anticamera del medico di famiglia, aspettando il mio turno: sdraiato sul divano prendo svogliatamente qualche rivista depositata li nel mucchio, dove da sempre ripongo giorali e settimanali, spesso letti nel poi: riviste , giovani nella composizione mai consumata da dita estranee, sconosciute, con pagine mancanti, esattamente come avviene in alcuni studi medici. Da Internazionale traggo un titolo di un articolo, “Mi manca la scuola” di aprile e uno dello stesso tenore di Mind. Dal cartaceo al digitale. Sfoglio svogliatamente alcune pagine del blog e mi rendo conto del “sopravvento” dello scrivo dopo divenuto ben presto “non scrivo piu”. E difatti non scrivo da molto e occasioni e temi per farlo, onestamente, ve ne sono stati. Settimane molto impegnative, intense, queste ultime, lavorativamente parlando, con i consigli di classe, via meet, infiniti, in ogni loro punto. Dal meet al mi metto in piedi il passo è breve; faccio altro, qualcosa, rimetto l’ora legale al suo posto o bagno le piantine? La prima. Il tempo di sfiorare con le dita le valvoline poste dietro l’orologio e in un lampo balenano tanti ricordi legati a questo momento, primo giorno di ora legale. La prima visita a Recanati, presso casa Leopardi, visite a cittadine di mare, un pochino tristi nel loro essere senza luce diurne gia dalle 18, una partita mista a calcio e il suo giorno dopo, le notti passate a studiare capendoci ben poco dei primi compiti di ragio”. Il cambio dell’ora è sempre un rito, come quello del the. Segna uno stacco tra un prima e un dopo, l’entrata fattivamente nella collezione autunno-inverno, lunga come le maglie che ci portiamo addosso. A scuola dovrebbe segnare l’orario definitivo ma chissà se quest’anno lo sarà mai, qualcosa di definitivo. Le notizie non sono delle migliori, qualche ululato di sirena squarcia la notte e sono certo interromperà il sonno ed i sogni a tanti. Nessun passo di rientro di giovani da chissà quale locale, nessun discorso sfumato o biascicato da qualche bicchiere di troppo. Niente. Silenzio. Un pochino come quando abbiamo fatto l’operazione inversa ed era marzo. Il tempo sembra essersi fermato.

4 Ottobre

il referendum è alle spalle e i caffè continuo a sorseggiarli senza il pensiero del risparmio annuale. Si scia continuamente tra linee guida, protocolli e compagnia, insomma, un aggiornamento continuo e nel frattempo, mi ero perso la voglia di scrivere qualcosa. La giornata uggiosa mi ha spinto a ricercare nei cassetti la penna adatta, complice anche la pioggia insistente e copiosa che non ha fermato il via vai della festa di strada in corso Belgio. Superga e la Mole vigilano attentamente il fruscio degli ombrelli che riparano teste intente a scrutare la mercanzia esposta in vendita.

Oggi è San Francesco, e un pensiero va ad Assisi.