Referendum

Buongior-no. È. Una settimana che non “scarabocchio”, preso da linee guida, disposizioni, norme, numeri, linee a terra e non mi sono reso conto del tempo che passa, e degli appuntamenti mancati con la storia. Ma oggi, no. Eccomi, puntuale, il primo, davanti a quella che è stata la mia scuola elementare. Un nome “pesante”, da libro Cuore ed il suo autore. Esco, il cielo annuncia cambiodi stagione. Il vento mi accarezza e cosi si accarezzano le foglie degli alberi. Il cielo è  grigio nero ma senza nuvole a scacchiera.  Aria che sa di pioggia. Mancano 10 minuti alle7. Corso Umbria, corso Regina…Il corso, lungo, Regina Margherita,i tram, verso il mercato, da una parte,  gli ospedali  dall’altra.  Entro. Nella mia sezione, anche se un tempo, lo erano quasi tutte, in questo spicchio di circoscrizione che era la 7. Una circoscrizione lunga che attraversa Porta Palazzo, fino in corso Belgio, Sassi e Superga. Quest’anno non farò  il rallresentanre di lista, come capitato per le ultime tornate elettorali .  Tutto, un tempo, le passioni, pure. Dopo aver ripensato velocemente a tutti coloro che mi hanno consegnato qualcosa in questa passione civile, entro. Dimostro a scrutatori giovani e in rodaggio, di conoscere le regole. Identificazione, mascherina giu, gel, urna. Il corteo di chi mi ha passato molto è  veloce nei pensieri, piu di quelle 4 azioni da fare. Sono tanti e affondano le radici negli anni. Volti che passano e che hanno segnato in qualche modo la storia. Mascherina. Carta di identità. Tessera elettorale. La sezione, il seggio. Il segretario mi chiede di abbassare la mascherina per il riconoscimento. Un attimo. Documenti, gel, matita, scheda, voto, urna. Ringrazio, esco. Una giornata lunghissima. Anzi, due. Ci rivediamo-riscriviamo domani sera. Per vedere l’effetto che fa. Per ora, buon caffè  a tutte e tutti.

La prima campanella

La lunga attesa è terminata. E’ tornata a suonare la campanella nelle scuole italiane. 5 milioni e mezzo, oggi, di studenti ed un milione di insegnanti, circa. Molto probabilmente qualcuna, qualcuno, avrà dormito poco, perché il primo giorno è sempre il primo giorno. Ansia, paura, gioia, emozioni contrastanti. Qualcuna non vedeva l’ora di ricominciare perché  la scuola  le è mancata, davvero, molto. La ripartenza più attesa ed emozionante di sempre. “Che temperature”. Compagni di banco, distanziati. Posti assegnati e non scelti. Un tempo si arrivava primi per sedersi in fondo o scegliersi il posto piu strategico. Molte direttive, i ragazzi le conoscevano già, tra mascherine, temperature,accessi: il ruolo delle regole. Strisce, di ogni colore. È bene insistere, sempre. Leggerle, ripeterle, assimilare. Un occhio veloce alla pagina del calendario, lasciata li, sul muro, a raccontare qualcosa, come una pagina di storia. Correva il mese di febbraio. ..C’erano le vacanze di Carnevale e le bugie, o le chiacchiere, ma stava per iniziare una triste realtà. Tre giorni di vacanza, le prime chiusure. Oggi è il giorno in cui si ricomincia, lentamente. Si rimette in moto l’ascensore sociale. Oggi è  ricominciato il tempo delle relazioni, della conoscenza, dello scambio, della comunità,  del viaggiare insieme, dei “compagni” cum panis. Finalmente non devo chiedere se hanno disponibilità  di giga (quanta tristezza nell’averlo chiesto!),  il tablet, il pc, se devono condividerlo con sorelle, fratelli, madri, padri costretti in smart working,  e quale  compagnia telefonica hanno.  Non devo più entrare nelle case altrui  perché  è  la scuola, casa loro… finalmente non sono più le iniziali di un nome su “meet” ma volti, allegri, tristi, assonnati, pensierosi, preoccupati, ….oggi è  ricominciato  il viaggio, e allora, da parte mia, l’augurio più bello, dal cuore, che sia un buon viaggio, per tutte, per tutti, carissime studentesse e  studenti.

Tempi…..”moderni”

A Piazza Statuto il tempo pare essersi fermato. Quelli che cantavano “abbiamo vinto il festival ,di Sanremo”, stazionavano, chiacchierando, sorridenti, esattamente dove c’era un botteghino atm. Un paio di motorette, qualche bici, qualcuno che ride e altri “che c.o ridi”. Poco distante il capolinea del 71, si, quello che andava al Palasport, e….un lampo, manifestazioni a go go. Quando contava il lavoro e contavano i lavoratori. Quando il lavoro c’era. Una foto di E.Bosso vigila e abbraccia loro e tutta la piazza. Le loro fisionomie e voci sfumano passo dopo passo.. La piazza si apre a me, come il colonnato del Bernini, in un abbraccio, che prima o poi, vedrai, non lo mollo più. Sotto il colonnato, dietro le mascherine, riconosco “il mio medico” dei tempi della scuola, quando c’era la direzione didattica e il medico.E il medico, era lui. Il mio medico del pomeriggio lo era anche della scuola al mattino. Si, il medico a scuola. In quel periodo c’era anche, una volta la settimana, la piscina, il bus per portarci, perché c’era attenzione a tutti e tutto…..Scambiamo quattro chiacchiere, di quando il medico era una istituzione e lui lo era davvero. Tra una e l’altra, scopro che la moglie legge di tanto in tanto quel che scrivo e pubblico, tra una mostra a Roma e l’altra con “l’arte di appassionarmi” all’arte. Mi fa i complimenti. In un attimo mi passa tutto il corteo dei prof delle medie. Di quelle e quelli che, cari miei….. Per fortuna è stato solo un attimo. Penso ai miei studenti che sono i migliori del mondo e sempre allegri. Ogni giorno una buona dose di entusiasmo, stima e sicurezza. Rifletto però sulle 2 figure istituzionali che ho davanti.. Il figlio era un mio compagno di classe. A casa sua, a casa loro, la società subiva magicamente una fusione. Invitavano tutti, tutte, spesso. Ai compleanni dei figli. C’era una merenda che già
all’epoca era “sinoira” (talmente lunga che diventava cena). C’eravamo tutti: figli di operai, di elettricisti, artigiani, muratori, calabresi, pugliesi, siciliani, campani, bravi e discoli…Altri tempi. Tutti compagni…..di banco.

A proposito di scuola

Sarà che i miei genitori lavoravano in fabbrica e certe cose si intuivano (e ora si intuiscono quelle altrui, per empatia) immediatamente: mettere insieme quanto possibile, (si diceva il pranzo con la cena, una volta, ma fortunatamente, da mangiare, ve ne  era in abbondanza!) dignitosamente, anche con le ristrettezze causate “dal padrone delle ferriere”, (il “capitalista”) il senso del limite, e tutto cio’ che un lavoro “pagato appena appena” (non voglio scrivere in termini marxisti, ma il senso, insomma, è  quello) generava. Ristrettezze, tante e molta dignità. Ma per i miei, l’istruzione, era tutto. Il diploma, la laurea, il riscatto, della laurea e sociale. L’ascensore, sociale. Tornare “al paese” migliori e sempre uguali, con umiltà. Ed ogni anno, al mare, al paese, tra di noi, che anno dopo anno avevamo la pretesa di  confrontare  i sistemi scolastici come fossero stati “toc”, pezzi sfornati da una catena di montaggio (ma del Capitale, del Manifesto né  tanto meno di Encicliche sociali avevamo mai studiato disquisito e piccoli come eravamo, al massimo parlavamo di altre “conquiste” certo non quelle della borgesia e dei suoi mercati) le solite domande erano, “bhe, promosso, rimandato o bocciato?” E ancora “quanti esami hai dato?” “Quanti ne mancano?” e “la tesi?” Per tornare all’oggi e ai ieri miei e altrui, proletari, I libri, il corredo scolastico, non dovevano mancare mai. Mi domando, ora che i banchi non saranno più uniti come faranno gli studenti a condividere un libro,( perché i soldi non ci sono mica in tutte le famiglie, anzi! Un libro ogni 2, con il compagno di banco, io compro questo, tu comperi quello, (insomma, “fifty-fifty”), a condividere tutto quel corredo scolastico, di un certo “peso economico”, quali i dizionari, per esempio, o tutte quelle calcolatrici con certe funzioni, ma anche cose semolici, i fogli protocollo, dimenticati all’ultimo “perche non si poteva e puo mica svegliare per chiederei soldi mamma che aveva-ha terminato il secondo turno e papà la notte”) l’ album da disegno, e, le chiamate da un capo all’altro della classe “mi presti una penna, una gomma pane, un evidenziatore?” Mi domando se sarà ancora  possibile esercitare lo scambio dei libri usati come da sempre famiglie e ragazzi fanno, o se si dovrà rispettare”la quarantena dei libri” come accade nelle biblioteche. (E mi domando i compiti in classe, dopo quanto tempo di “quarantena” si potranno correggere. È quando si dirà, “fine, stop, tempo scaduto, come raccoglierà la mazzetta di quintetto? Con i guanti?). E il prof, potrà dare il gessetto a X interpellandolo con “vieni alla lavagna” e vediamo se abbiamo capito. Cose banali, certo, ma che fanno la scuola, da sempre, comunità, famiglia, relazione, condivisione. Siamo pronti? Non lo so. Mi fido, mi affido. Vediamo. Intanto, meno 2! Intanto, voterò  NO, perché  amo la democrazia e perché,  romantico come sono, mi piacerebbe vedere ancora operai della catena di montaggio o nuovi operai, giungere in Parlamento col gusto di sudore impastato e trangugiato in 20 minuti. Perché  è  l’arte dell’impastare, dello stare insieme, del condividere il pane (compagni di scuola, compagno di banco) che ci rende empatico e capaci di dare risposte, immediate, ai bisogni. La rete, va bene per altre cose.

È tornato il 3

Finalmente è ritornato il 3 tram! Arancione no, verde! Come una volta, bei tempi. Ogni volta che lo prendo o lo osservo nel suo lento fluire, andare e ritornare, ciondolando come le borse, anzi, carrelli spesa stile traslochi sopra il metro, penso a tutte le analisi sociologiche e politiche e articoli di giornale che ne hanno fatto sul suo “corpo” metallico. Soprattutto, dopo le elezioni. Avrebbe dovuto essere una metropolitana leggera (c’erano, prima,di queste “scatole” arancioni dei bei tram che sembravano trenini ,con 8 porte e che ora avrebbero contribuito decisamente a stare tranquilli senza alitarci e respirare addosso! E chissà se sono abbastanza distanti e chissà se….Chissà che fine avranno fatto quei jumbo tram!) quando Torino vestiva la 54 ed era piu larga e corposa (ora, dopo la cura dimagrante, sarà
arrivata alla 48 ma veste saio alla francescana, nelle sue tasche, penuria di lavoro) ma non lo è stata: rovinarono con la griglia, un bel capolinea, su una collinetta quando era il “2”, e poi, per non farci mancare nulla, rovinarono lasciandolo al suo destino, pure quello del 3, con le scuole superiori li vicino e una caserma. “Cosi ridevano”, film) raccontava una Torino anni ’60 proprio da queste parti. Negli articoli di giornale ci raccontavano questo lungo tragitto e dei profumi di frutta e verdura che trattiene-tratteneva il 3, passando da porta Palazzo, a cominciare dalle angurie di Brindisi. È tornato il 3, ci sono le macchinette rosse per fare i biglietti, nel qual caso avessi dimenticato il biglietto. Poi, il gazometro che fa tanto Roma Ostiense, il campus universitario e dalla parte opposta, Palazzo Nuovo, che di nuovo aveva poco, in realtà e la Mole si specchiava addosso, e gli studenti si che….come i lavoratori che presenziavano agli ultimi corsi del giorno: diritto del lavoro, sociologia, sociologia del lavoro, economia internazionale, poi, il rondò, un altro rondò, della forca, Valdocco, zona ospedali, il trincerone e poi di corsa verso….dove c’era il Delle Alpi. Così ridevano…il tre, prosegue la sua corsa, verso zona Delle Alpi, ma li non gioca nessuno e nessuno canta…

6 settembre

Nel giro di poco tempo, si è affacciato settembre scivolando addirittura al 6 settembre. Alle spalle il Collegio docenti (via meet) dipartimento e prime confidenze con un luogo famigliare, la scuola; lentamente il suono della prima campanella del 14 settembre si avvicina. Suinera in modo diverso, probabilmente. Avevamo maniche lunghe, giubbino, maglioni pesanti quando iniziò, o termino’ il tutto , (le chiusure) e ora anche il nostro abbigliamento sarà incerto, a cavallo tra….vedremo. Nel frattempo, ricordandomi quello, e di avere dei libri da restituire ho scoperto che anche i volumi presi in prestito dalla biblioteca devono rispettare la quarantena prima di essere rimessi in circolo. Chissà cosa capiterà per i mercatini (se ci saranno) dei testi usati. E chissà perché se i libri devono rispettare la quarantena perché non dovrebbero farlo anche gli oggetti del mercato delle pulci? Chissà….