La Deposizione. Di Caravaggio

20200222_153642All’interno dei Musei Vaticani, nella Pinacoteca  esiste un Caravaggio, “La Deposizione” che meriterebbe di essere analizzata per ore, quando si è   li, e invece, si scivola via, velocemente. Le mani, le dita sul corpo di Cristo, la pietra triangolare, che sembra una lastra da obitirio, e qualcuno l’opera di Caravaggio l’ha paragonata al Mantegna, chi al corpo del Che. Ripensarlo oggi, sabato santo, prima della Resurrezione, quel Cristo morto, deposto. In silenzio, sfogliando qualche pagina del Vangelo.

In questo momento di Silenzio, di immobilismo, solo il ricordo, la memoria, è  capace di   evadere e riannodare certi fili e magari riportarci li, in mezzo a quei tesori, bellezze, in quella confusione,  in quella mancanza d’aria, sudore, odori, profumi di ogni tipo, come in estate, creme, autan, il “globo” turistico che si mischia.  Si è  capovolto tutto. La città vista  dalla finestra, che non ha niente di quella bellezza “di fronte”. Il virus che ci ha segregati, esiliati, dentro, l’uomo che arretra e la natura che si rifà,  con gli interessi. Uno zoo, dove gli animali siamo noi, chiusi, in un acquario. Disegnano, cuciniamo, assorbiamo giga per “dad” e  film. Ora mi riesce difficile ripensare tutto ciò, a quella confusione, dei musei, consueta fino a poco fa,  al 23 febbraio, per gli Arazzi di Raffaello in Cappella Sistina. Mai più avrei pensato che sarebbe stato così difficile ritornarci  qui, anzi, li, e per Raffaello, alle Scuderie del Quirinale. Ma quel capolavoro, del Caravaggio, no. A lui posso arrivare, con la memoria, in quel tempo, passato li, davanti, a consumarlo con gli occhi.È  fisso nella memoria. Il solito bollettino delle 18, la possibile chiusura, il lockdow , allungata oltre il 2 maggio  sembra non avere  fine, allungata divolta iin volta. Da martedì almeno le librerie riaperte proveranno a dare un pochino di “ossigeno” culturale. Nel frattempo avrò terminato di leggere “La peste” di Camus. Ma ora, la memoria è  li, davanti al Caravaggio.