Roma

20200203_230238Qualcosa di fresco è  nell’aria, annuncia primavera, un tepore, ma diverso da quel caldo assurdo che mi sono lasciato alle spalle. Tutto uguale alla volta precedente, e qualcosa che si rinnova in febbraio. E quella canzone di Niccolò  Fabi, “lasciarsi a Roma” è  un tira e molla continuo che non ti ci lascerai mai, alla fine, perche si sa, l’amore è  eterno, finché  dura. Punto.  Come la famosa lampada Osram, che non si trova più ma è  come se ci fosse. Basta una canzone.  Tepore. Non più inverno e neanche primavera, ma …diverso. Nella notte che si apre e distende  un gruppo di spagnoli recupera via del Quirinale passando velocemente l’incrocio con le 4 fontane e le opere del Bernini e Borromini, schivandole, rasentandole senza osservare  pezzi di bellezza, che guarderanno poi fra 20 anni, con le superiori alle spalle e pure l’università. E cosi è  stato,  e sarà così era dalla mia “3 A ” del Q.S., oramai lontanissima come le note di “Roma Nord”di Tozzi, che la mattina, occhi stropicciati, uscendo dal casello, l’autista del bus  ci propino’ a tutto volume. Sono già  oltre quel che ho lasciato io alle spalle: Fontana di Trevi e Quirinale. Sono gioiosi e poco chiassosi. Bene. Questa notte invidiero’ un pochino gli spagnoli. No, forse solo la loro età.

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