31 gennaio

Poche ore e metteremo “in tasca” anche il mese di gennaio, così lungo, intenso, anche se breve, almeno sulla carta, al rientro dalle vacanze natalizie. Scrutini, consigli, consegna pagelle.  Di neve, neanche a parlarne.  Le temperature annunciano una strana primavera, ma che fretta c’era non è dato saperne. Di Sanremo, al momento, oltre ai ricordi, qualche polemica su di un cantante. Perche si sa, Sanremo è  sempre Sanremo. Per le temperature, invece, febbraio annuncia  marzo, un pochino come il doppio salto del pedone sulla scacchiera. Un tempo avremmo avuto la neve oggi  invece “piovono” mimose. Gennaio chiude come da tradizione con la festa di san Giovanni Bosco, padre e maestro dei giovani. Grande gioia e serenita nei cuori, nei luoghi Salesiani, in particolar modo a  Valdocco, Torino, dove tutto ha avuto origine. “Chi  dice che i giovani non vanno più in Chiesa?” Afferma il Rettor Maggiore, Angel Fernandez Artime, successore di don Bosco, osservando la Basilica del Santo  sociale, piena di giovani, ragazze e ragazze.

30 gennaio

Auguri Torino!Già,  perché oggi è  il tuo compleanno: 2029 candeline? Sempre affascinante, nonostante il tempo. Tutto bene, a parte qualche libreria in meno e così I lettori che  dovranno rivolgersi presso altre librerie. La Libreria Paravia,  oramai si sa, è  chiusa da in pochino di tempo e così è venuto a mancare un punto di riferimento per robusti lettori. Come farò? Ci ero affezionato, fin dall’epoca dei Bignami  Tramontana delle superiori. Cose vecchie, ma che fa piacere ricordare, come la neve diquesti giorni ma di altri anni. C’era una volta la neve a Torino..

Treno della memoria

Capo Martino treno, fin dal nostro arrivo e dal salire, sul treno, posizionato su uno dei pochi binari della stazione e del Brennero, comincio’ a coccolarci a ad anticiparci le fermate divenute poi soste al confine. Una sigaretta senza fine per qualcuna, due chiacchiere con altre, un caffè per me, aria gelida, scarponi, giubbotti, guanti, sciarpe, e tutto il necessario per un viaggio. Diverso da “quello”. Capo Martino ci faceva risalire, dolcemente prima di ripartire. Avevamo un lettino, il tepore, e cibo per una stagione intera. La notte ben presto lascio’ il posto al giorno e la mattina si distese. La musica faceva ancora compagnia a qualcuno e altri si appisolavano mentre altri ancora erano già svegli. Verso le 10 Capo Martino mi chiamò. “Dica ragazze tra poco treno rallentare…Oswiem”. Avevo conosciuto questo nome anni prima. Sapevo. Il treno rallentava, delicatamente, per non fare male ulteriormente, e penso che tutti i treni rallentino. Sempre. Chiamai le ragazze e altre a me sconosciute. Il treno rallento’ marciando a passo d’uomo. Oswiem. Capimmo. Ci alzammo tutti e Guardammo fuori. E ci guardammo dentro. Per molto tempo.
(Il treno della memoria, febbraio 2017).

20 gennaio

È  proprio da molto tempo, rapportato in giorni, che non scrivo. Pagine vuote. Bianche, come il manto luccicante visibile fin dalle prime luci dell’alba della nostra Torino, lungo il vialetto che costeggia la Dora e l’altro,  l’università.  Si scivola, sembra di painare, forse spargere un pochino di sale non avrebbe fatto male. Il gazometro nei pressi conferisce l’idea di essere a Roma, ma il freddo ben presto spegne paragone, illusioni,  fantasia. Superga, in fondo, sulla collina,  sembra in attesa, di qualcuno. Le palazzine universitarie, semplicemente del lunedì.

Al via i saldi

20191229_114408Al via i saldi…sui 200 euro la cifra destinata da molti alle compere, dopo maratone e km di strada macinati al fine di individuare il capo adatto. Cartellino prima, cartellino poi. Prezzo pieno prima, in saldo poi. Tra la confusione una nuova se ne aggiunge: quella dei monopattini per strada e spesso sui marciapiedi, che infastidiscono.  Preferisco restare con la testa a Roma, a Piramide, e sognare ancora un pochino prima del 3-2-1 e altra campanella segnerà  un nuovo capodanno, quello  scolastico.

Buon 2020

20191229_151926Capodanno in piazza e di piazza. In tutte le grandi e meno grandi da anni si aspetta la mezzanotte in piazza. Consuetudine oramai consolidata: Roma, Circo Massimo, Milano piazza del Duomo, Napoli, piazza del Plebiscito 20191231_180345Torino, piazza Castello, Bari, con Umberto Tozzi e Raf. Cosa resterà  di questi anni ’80? No, dei primi 20. Poi, la cronaca, il primo o la prima nata che scopriremo dalle cronache dei quotidiani.  E purtroppo i feriti per i botti che molte ordinanze avevano espressamente proibito.

Mi piace molto l’idea che il primo gennaio possa essere come la pagina iniziale di un diario,  da scrivere,  pagine bianche, senza temere alcuni errori, imparando a correggersi sbagliando. Mi piace l’idea, suggerita oggi, di guardare al primo gennaio come ad un interno di una casa, quando suona qualcuno, con un ritorno a quando eravamo piccoli, sollecitati,  invitati ad aprire la porta, ma attanagliati da paure: “Non avere paura”  e “sii fiducioso e speranzoso” guardando oltre; ecco, questo dovrebbe essere l’invito e l’augurio per un buon 2020.