17 novembre 2019

20191116_141343Qualche nuvola a coprire i pensieri ed il vento a pettinati, qualche surfista a cavalcare le onde del mare e della vita, il mare, rabbioso appena, sputa, schiuma e perdona addosso tutti i pezzi di sughero possibile. L’odore del sughero è  forte el’umidita è  una coperta addosso. Cani  e gatti solitari alla ricerca di qualcosa dopo la grande abbuffata estiva. Palloni e racchettoni raccontano pomeriggi adolescenziali lunghissimi,messi tra  parentesi, al tempo musicale  di tre stagioni. Il quadro però è  bello, con tutti i puntini sulle i e colorati sul, nel, fra, il cielo. Chi lo colora e chi è  il colore.

Verso Sud. Un anno dopo.

20191115_195603.jpgMi è sempre piaciuto viaggiare, in ogni tempo, in ogni dove. Col treno però, con più gusto. Di notte poi, ancora meglio, come ai tempi del treno notturno Torino-Napoli per fare colazione sotto la Torre di Pisa. Tempi di libretti universitari e tesi. Poi Roma e prima e poi Adriatica. Certi viaggi sono diversi da altri: alcuni  più lunghi di altri, altri ancora corti ma intensi, di quelli che lasciano il segno. Per sempre. La diretrice Adriatica è  quella che mi piace di più, da sempre, perche il mare di inverno ha qualcosa di particolare. Cosi cantava anche qualcuno. Maestoso, gonfio, impetuoso, con la cornice di case  vuote, sepolte dai ricordi di una estate aspettata col batticuore e benpresto andata. Tutto sembra un sogno mentre il treno sfreccia sui binari lucidi e le luci delle stazioni ne richiamano i posti di città, cuori pulsanti. Le luci di Rimini, e l’eco della gioventu che ancora risuona sui suoi cieli, la Rotonda sul mare ela spiaggia di velluto, la raffineria nei pressi di Falconara, Ancona, il suo Duomo, Pescara, Foggia e giu giu fino al tacco. Una volta giunto a capolinea del viaggio, Lecce, un saluto ed un fiore alle radici, poi, un salto veloce a Torre Lapillo, Porto Cesareo e verificare di persona i lasciti del maltempo dei giorni scorsi. Questo viaggio ha un gusto ed un sapore particolare, un anno dopo…il tempo passa certe ferite si rimarginano ma restano. Come restano per sempre i bei ricordi. Ciao pa.

“I miei martedi col professore” (M.Albom)

Due mesi dagli inizi delle lezioni e dal primo suono della campanella a.s. 2019/2020.  Tutti insieme, con e senza zaini, come immagini di Topolino: Puff puff, pant pant e “Pfi”, Uda, debiti, crediti..Dum dem dum….Non so esattamente cosa stessi facendo trenta anni fa tra un passaggio di tv e l’altro, a vedere ragazzi della nostra eta a cavallo, su di un muro, ad abbattere confini, ma sicuramente nel frattempo ero impegnato in qualche “mastrino” da poter chiudere per il giorno dopo, come una chiusura di partita doppia e dare e avere  e mai pensando di ritrovare alcune cose, oggi. Detto detto. Il muro di Berlino crollava e noi, studenti, ragazzi, ne avremmo parlato per molto tempo, molti anni. Al Ginzburg,  libro di storia contemporanea, economica, sociale, con una ruota su di una pagina bianca,  quella iniziale, ne sarebbero state aggiunte molte altre,  negli anni successivi.  Oggi. Il calendario di “Frate Indovino” rammenta che ricorre la festa   della Dedicazione della Basilica Lateranense.

Oggi. Libro. Lettura. “I miei martedi col professore” di M. Albom. Non conoscevo libro ed autore. L’ho appena terminato. Matita per stenografia, Tirone, di quelle del mio biennio di ragio”, per sottolineare le parti piu importanti. Una conoscenza casuale, un suggerimento, un consiglio e onestamente dalla lettura del titolo pensavo ad altro. Il titolo mi piaceva  e  molto. Rimandava ad una sorta di ricevimento, di quelli, tanto per intenderci riservati alle tesi, alle code in qualche piano di Palazzo Nuovo con la conesgna di un capitolo nuovo e la restituzione di quello vecvhio, corretto dal professore o suo assistente. Quindi, incontri finali, prima della discussione finale. La tesi o tesi, difatti, c’erano nelle pieghe del libro,  di quelle gia discusse. Qui, si parla di una nuova tesi.  16 anni dopo una tesi in sociologia  un ex studente laureato incontra il suo professore.  E quale incontro! Mi è  piaciuto molto e lo consiglio. Nelle pagine del libro ho avuto modo di reincontrare situazioni, luoghi,persone a me care, per esempio, mio padre. Ne consiglio la lettura. Difficile trovarlo, ma si riesce. Ne ho prese alcune copie, da donare a persone care. Un libro, una pista di discussione sulla religione, religioni, valori e temi importanti. Che affrontiamo tutti noi. Prima o poi.

Santi

Giornata dedicata ai Santi, e nella nostra città, Torino,  in particolar modo a quelli sociali. Sulla loro tradizione (don Bosco) in tutti gli oratori, si cuociono castagne e così, a Valdocco emana ancora , oggi  il profumo delle caldarroste, di ieri e di oggi, niente a che vedere con quelle che si vendono in alcuni punti della nostra città. Care, poche, in cartoccio, da passeggio, che hanno sostituito il gelato, archiviata la stagione estiva con relativa appendice. Qui c’è  qualcosa in più, la  storia, le storie, il cortile, l’attrezzo per cuocere, la carbonella, la scelta del cortile, perché in tutti gli oratori salesiani, i cortili sono sempre piu di uno.  E non resta che la scelta, a seconda del tempo. E poi, la figura indimenticabile, quella di Zagato, salesiano, col viso apparentemente burbero ma buono, maniche corte e castagne a go go. Da molti anni non c’è  più ma tutti lo ricordano con affetto, soprattutto i suoi modi di chiamare  chiunque si trovasse a passare oltre la scritta, “Primo Oratorio Salesiano”, “trumbun”, “badola”, “napuli” distribuiti in quantità industriali a ragazzini un pochino discoli e pronti a distoglierlo dalla sua “impresa sociale”. Dopo l’oratorio, da grandi, poi, tutti noi abbiamo avuto una zia, Mariuccia, nostra o della ragazza o fidanzata, o adottata,  o altro, che davanti ad una stufa in ghisa, tra un mistero del Rosario e l’altro, un che ore sono? e racconti di vita passati, senza tv, internet, smartphone, si sbucciavano castagne bruciandoci polpastrelli, ripetendo il classico rito. Altri tempi.