Prima Comunione

“Sotto la pioggia”, e non è  soltanto una canzone, ma una  pioggia,  purtroppo, molto incessante, che  non accenna proprio a smettere, oramai da ore sulla città  della Mole come nel resto della Penisola. Il suo rumore, poco poetico, e mica da “pioggia nel pineto”, fino a poco tempo fa, ci teneva incollati, avvolti tra le coperte calde, nel  tepore di una lunghissima notte primaverile, nel nostro sano, buono e giusto riposo domenicale. “Buona domenica”, potrebbe essere la canzone adatta,  capace di farci compagnia, ma sotto la pioggia, in una giornata da Prima Comunione, proprio no.  Non è  da “Una giornata uggiosa” perché    non è  proprio bello, e  non sarebbe giusto definirla così. La Prima Comunione è da ricordare, per sempre, col vestitino, bianco, le scarpe nuove, il pranzo, i pasticcini alla panna, la torta, il pranzo  le foto ricordo, il sole fuori e “Quello” dentro. Una giornata “dalle cose nuove”, come ci hanno ripetuto letture e sacerdote. Ma ora, dal letto a fuori, siamo solo agli inizi di una lunga giornata. In mezzo ci sono i vestiti da scegliere, per la cerimonia, la porta di casa alle spalle, le pozzanghere, che sono “specchi” dove ritrovarci, nel qual caso ci fossimo smarriti,  e il tiro a segno per macchine in corsa nei pressi dei pedoni. Centrare la pozzanghera e bagnare il pedone, sport  preferito da certe tipologie. Visi da domenica mattina, in attesa del semaforo verde, rilasciano profumo di dopobarba alla menta, giornale sotto il braccio, nella mano destra il guinzaglio del cagnolino e nella sinistra un ombrello ben aperto. Semaforo verde e via, verso la metro, direzione Monte Grappa, per  la Prima Comunione di L. E nei ricordi, la mia, con quel gusto di pasticcini alla panna e alla crema e la telefonata del nonno che anticipa il suo regalo: “l’orologio della Prima Comunione”.

“W la mamma”

Il tempo trascorre via velocemente e congiuntamente le occasioni per scrivere e ricordare nomi, date, eventi, fatti, storici, personali. Il 1978, Peppino Impastato, i 100 passi, la radio e il dissenso,  Aldo Moro, Roma, via della Camilluccia,  via Fani prima e via Caetani poi, il compromesso, altro decennio,  il Salone del libro, giunto anch’esso nei trenta, vestito di nuovi colori, e condito da polemiche, e via con gli anni, lo stadio San Siro e 80 mila posti vuoti, tranne che due solitari cuori spettatori  e l’amore sugli spalti, col grido di nessuno a nessun goal, un gazometro, forse due, Genova e soprattutto una canzone, di quelle che difficilmente si dimenticano: “w la mamma, di Bennato. Una canzone anni ’50, con una gonna un pochino lunga e Angeli che ballano il rock, una macchina, l’autostrada, l’autogrill, il mare e le cittadine romagnole che lasciano il posto a quelle marchigiane e poi abruzzesi fino al termine dell’Italia. Punto e a Capo. Anzi, nel Capo leccesi,  e a far compagnia, la canzone e la mamma. Col papà,  naturalmente. Quadro molto “Stanza del figlio” in cui tutti cantano aprendosi al futuro. Sarà  il motivo o il periodo, quella canzone è  sempre attuale, così come la mamma che come caspita faccia è  ancora un mistero a tenere insieme lavoro, spesa, casa, tabelline, vestiti, pappe ecc ecc. La giornata di oggi possiede il gusto di tanti sapori, profumi di ogni tipo e presenza sempre costante. Bhe, allora, tanti auguri, alla mamma e a tutte le mamme. Il tempo di prendete tra le mani la chitarra e…W la mamma.

Buon primo maggio

20190501_105027Sfuma lentamente il primo maggio e così sfumano  le immagini relative al concertone del primo maggio. Non ho dimenticato oggi, come ogni anno,  di fare un salto in piazza,  Castello, a veder sfilare il corteo dei lavoratori, dove però  dicono non sono mancati attimi di tensione sulla tav.  Un salto doveroso, in piazza, anche se il festeggiato, è  incerottato, sbiadito, frammentato, a targhe alterne, a giorni pari o dispari, a somministrazione, verticale, orizzontale, a fasce…povero lavoro e lavoratori poveri e disoccupati. Guardo le immagini, riconosco San Giovanni, Roma…che dire?

Buon primo maggio.