Nel cuore di Roma, a Trastevere, poco lontano dal Ministero dell’istruzione, si trova la più antica farmacia, in piazza della Scala, 23, gestita dai Carmelitani Scalzi.
Farmacia nata nel XVI secolo e aperta al pubblico nel secolo successivo.
Era inoltre conosciuta, come la farmacia dei Papi, e infatti, una volta dentro, noto una “bolla” di Leone XIII, il Papa della Rerum Novarum, o delle “cose nuove”. Dopo aver scoperto la sua esistenza, così, per caso, decido di mettermi alla sua ricerca. Non è distante da Trastevere, e la si raggiunge anche da via della Lungara, che collega la via della farmacia al Vaticano. Già, via della Lungara, quella dove per intenderci sono collocate meraviglie di Raffaello. Faccio fatica a trovarla: giro intorno alla Chiesa Santa Maria in Trastevere, e quando chiedo, scopro che mi è stata indicata altra farmacia. Non demordo. Dall’altra parte del Tevere, Sinagoga e ghetto. Mi metto letteralmente in marcia, passando da strade appena “solcate”. La trovo. Mi metto in coda poi, insieme ad altri, in attesa che si formasse un gruppo, per la visita della farmacia. Molto bella, ricca, con prodotti e scatole antiche,
una cassa che sembra una macchina da scrivere,
una bilancia antica, manifesti, prodotti, i laboratori. È davvero meravigliosa. Conviene farci un salto.
Archivio mensile:marzo 2019
Tivoli: Villa Adriana
Esistono certi luoghi che non mi stancherei mai di rivedere e in quelli ve ne sono altri che non esiterei mai di scoprire. A Tivoli, per esempio, Villa d’Este e Villa Adriano. Comincerò dalla seconda, a 4 km circa dalla cittadina, raggiungibile con il bus urbano numero 4 o con quelli della Cotral, che però fermano a circa 1 kilometro e 300 metri dalla Villa. Per cui, armarsi di buone scarpe e marciare, nel secondo caso. Nel primo, il bus ferma proprio a due passi sul piazzale della grande scrittrice delle memorie di Adriano, Margherite Yourcenare.
Il tempo è decisamente primaverile. Fa caldo, molto, e la vastità del luogo è pari alla fama dell’imperatore. È una tappa che davvero merita.
E forse due giorni non sarebbero neanche sufficienti per visitare il tutto.
Roma, prima domenica di marzo
Alle 9 in punto ero in attesa che si aprissero i cancelli delle Terme di Diocleziano. Termini alle spalle, piazza della Repubblica e santa Maria degli Angeli avanti a me.
Varcato il cancello, e poi il giardino, al desk ricevo il biglietto numero uno. Una volta tanto…primo senza vincere nulla. C’ero stato una domenica di ottobre del 2015, poi, mai più. Ricordavo proprio poco, a parte il chiostro michelangiolesco e i suoi “raggi” che convergono verso il centro ove sono collocate le statue a forma di animali. Oggi in più avevo degli occhiali spaziali che con soli 5 euro ricostruivano il percorso fedele, quello dei tempi di dei due Augusto e due Cesare. Piscine, spogliatoi, palestre…quante cose non ho visto…Poi epigrafi, cippi, sarcofago…uscito da li, mi dirigo verso San Pietro in Vincoli, per il “mio”caro Mosè di Michelangelo, riposata Prudenziana e i mosaici. Infine, per due ore buone, il primo sole in faccia, schiaffeggiata di tanto in tanto da qualche colpo di vento, in attesa che si esaurisce la kilometri da coda per l’accesso al Colosseo.Guadagnata l’entrata, faccio ingresso dopo non so quanti anni, al Colosseo. Era il tempo delle Superga ai piedi, bianche, o delle All Stars, ricercatissimee carissime, a sole 40 mila lire. Era il tempo di Jovanotti che non era ancora il Cherubini azionale e le sue canzoni erano un impasto di “na na na, è qui la festa?” Mi ha davvero impressionato, tanta bellezza e tanta grandezza, cosi “aristocratica e imperiale” del Colosseo; bellezza così resistente. Mi ha impressionato questa fame di cultura, di gente in coda, per amore dell’arte, per costituire quei granai in attesa delle carestie culturali. E a dire il vero, si sente la fame, da un ventennio circa. È stato bello, così, come sedersi davanti all’Arco di Costantino e decifrare, e poi quello di Tito, dopo altra coda, per entrare ai Fori.
La sorchetta
Le statue della piazza, dei comizi e del concertone del primo Maggio, è vuota; la Basilica di San Giovanni è immensa e ombreggia “fazzoletti” di turisti, cittadini, studenti, e fedeli, sparsi qua e la, carte, cartine e rosari tra le mani;
il tram sferraglia verso Porta Maggiore e oltre, rasentando un vecchio “Oviesse” mentre nell’altra direzione, scorre via veloce, verso “Manzoni” e una discesa, un teatro dove nacquero partiti e tesi.
Come una, delle mie. Ad un tratto dalle porte dei tram, in entrambe le direzioni, sembrano fuoriuscire personaggi di libri, letti e conservati e animati in qualche anfratto della memoria: ora di Pasolini, intenti alla vendita di qualche oggetto, ora della Morante, con Nino, e Useppe, ora dell’orologio di Levi, politici in atto di dareun assetto all’Italia, e ora dell’altra Levi, Natalia, con uno dei fratelli. Che bella la lettura!E lafantasia., esercitata e militante. In piedi, al centro della piazza, una zingara legge la mano, come fosse li, immobile nello stesso gesto, da anni, come l’avevo lasciata, in posizione caravaggesca.In città, un pochino ovunque, si stende un profumo di aranci, ma è da un sottoscala, poco distante dalla Basilica, in quella zona dominata da vie Piemontesi, che sale il profumo più buono e intenso:quello della sorchetta del sorchettaro piu famoso, almeno in via Cernaia.Se è doppia poi…