Roma è…

Il treno ha fischiato. Non solo. È  partito e lascia dietro di sé  scie di emozioni,  cose viste e da provare a rivedere,  studiare da ricordare. Alla prossima.  Roma è  ad un tiro di schioppo da Torino racchiuso in nemmanco un palmo della mano.  Santa Maria Maggiore,  Santa Prassede,  i suoi mosaici. Roma questa volta e’ stata un esame,  il Tempietto del Bramante (San Pietro in Montorio,  davvero difficile da trovare) e ricordi,  passato e presente che si mischiano e affacciano su una delle terrazze più  suggestive della capitale eterna: il Gianicolo. Il Tempietto del Bramante,  che fa sentire tanto Jep Gambardella o molto partecipante dello sposalizio della Vergine. In effetti la sensazione è  quella di essere un qualche figurante del film o della notissima  tela.   Festa del Patrono di Roma,  festa come rottura dell’ordinario e introduzione nel tempo straordinario. E la voglia di partecipare alla festa della vita è  tanta,  con tanta eterna bellezza intorno.  Roma è  un doveroso ripasso-omaggio al Pinturicchio e alle storie di San Bernardino,  ai Musei Capitolini per Caravaggio e a Palazzo Barberini per lo stesso con tanta voglia di “buona ventura”. Roma e’ il Mose’ in San Pietro in Vincoli,  con la sua torsione che sembra alzarsi da un momento all’altro per recuperare l’uscita, massiccio e muscoloso,  con quei due ciuffetti di capelli che paiono due minuscole corna. Passando dall’ interno all’esterno, una cascata di verde attende il viandante nei pressi della piazza antistante la Basilica,  tra una rampa di scale e la Basilica un pittore,  qualcuno che riposa stanche membra e altri che si godono il  fresco sotto “portego”.   Roma è  arte,  magia,  passione,  “fuoco” e fuochi d’artificio. Roma è  un arrivederci a presto.

Terza prova

All’angolo del corso Principe Oddone,    proprio dove fino ad una decina di anni fa sferragliava il regionale per Milano,  (appena “uscito” sbuffando dalla pancia di piazza Statuto o in procinto di immettersi nelle viscere,  lasciandosi alle spalle,  nell’ordine,  a sinistra una farmacia,  una pasticceria,  un oratorio,  una scuola con tanto Cuore),   il semaforo rilancia le sue luci e blocca il fluire delle auto in questa autostrada urbana che da Barriera di Milano giunge  al Poli.  Al rosso si fermano le auto e scatta la ragazza, tra le macchine che stazionano, lei, tutta treccioline munita di tre birilli,   si esibisce ruotando il corpo,  felice e sorridente nell’essere osservata per una manciata di secondi: il birillo rosso è   la prima prova, ed e’ andata, alle spalle dei suoi capelli, quello verde,  la seconda, pure,(con sensi di colpa di sua madre,  dalle braccia lunghe e denti ancor piu),   il bianco, la terza la proverà  e la lancerà tra i banchi,  lunedì mattina,  cioè, oggi – ora.  Al momento,  sul banco si tace, e si lascia parlare la  memoria su appunti,  schemi,  libri,  mentre trionfa la sua biro sul foglio bianco;  presto afferma che si esibirà in un colloquio,  aperto da una tesina,  in prossimità  di essere pensionata,  senza quote e senza scalone. Anche il suo e’ un “lavoro”, dal titolo molto impegnativo e interessante: “Dal lavoro al nuovo concetto di lavoro”. Terminata la presentazione, la scuola la licenzierà.  O lo licenziera’. Termine incontrato chissa’ quante volte nel suo lavoro di studentessa. O studente.  Dopo cinque anni… Poi cercherà davvero un nuovo lavoro. Senza concetto. Con tanta speranza.  Tra curriculum,  encicliche e Marx…

Tempo di maturità

Questa mattina nel tragitto casa-scuola,  manciate di ragazze e ragazzi con i  dizionari in mano:  facile da raccontarsi, immaginare,   e incontrarli.  Chiacchiere in liberta’ su ipotetiche tracce,  ricordando Caproni. E allora,  alle 8 di mattina,  tutti pronti per il tema di maturità. L’individuazione di una sedia,  quella giusta,  per un totale di   4  “sedute”  e poi,  via,  licenziati dopo un “contratto” di 5 anni. Anche sulla metro capitava di incontrare più dizionari oggi che giornaletti “metro” tra le mani dei passeggeri in un anno intero di tragitto. Segno del tempo che cambia e difatti,  la maturita’ arriva sempre col caldo a vendemmiare visi e uva. I temi erano fattibili e piacevoli,  soprattutto due,  l’articolo di giornale,  sul libro “I giardino dei Finzi Contini” di Giorgio Bassani,  ambientato a Ferrara,  e l’articolo tre della Costituzione: rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale. Ancora un tema sulle masse e sulla solitudine.

Archiviata la prima e deposto il dizionario sulla scrivania, il pensiero corre a domani. Alla seconda prova.

Cena di… “classe”

E così anche l’ultimo suono della campanella è  alle nostre spalle.  Alle 11. 30 in punto di venerdi 8 giugno,  dopo un’ora e mezza di festa autorizzata,  ecco l’ultima campanella,  puntuale come sempre.  Registri “spuntati” in ogni loro parte,  e sciamare continuo,  in ogni parte zone franche concesse. Lacrime,  abbracci,  sorrisi,  tutto sciolto in un “a venerdi pomeriggio” per le classi dalla prima alla quarta. Davanti ai tabelloni e alla consegna pagelle. Le quinte, sono gia’ scrutinate e quindi “messi nel cassetto” i loro risultati.  Almeno fino alla “sedia” della maturita’. “Profitti e perdite”,  numeri blu e numeri rossi.  C’era una volta il “quadro” prima di Argo.  Che non e’ un cane ma il sistema delregistro elettronico.  Detto questo,  chi verso casa,  chi in pizzeria, per un pasto in comune,  chi verso le fontane di piazza Castello a Torino,  per un bagno di felicita’ finale e totale,  chi per lavar via fatiche e sudore da corpi giovani,  accalorati e stanchi.  A ripensarci bene,  a riavvolgere il nastro di questo film  chiamato “A. S. 2017/2018” sembra sia stato un tempo trascorso velocemente;  in realtà,  fatiche e scogli da superare ve ne sono stati e anche  molti. Tutto passa e tutto pare,  oggi,  mentre scrivo e racconto,   molto veloce e distante.  Sembra ieri il primo giorno di scuola,  a settembre,  con la presentazione dei concetti di globalizzazione,  lavoro, la tragedia di Marcinelle,  il G 7,  ed ora gli stessi concetti,  collegati,  ad altre discipline,  me li ritrovo,  leggendo e riguardando qua e  la’ le tesine. Anche per queste pare sia suonata l’ultima campana.  La tesina va in pensione. Peccato. Era un modo per mettersi alla prova nello scrivere qualcosa di personale e scoprire interessi e inclinazioni dei ragazzi,  rimasti nascosti,  ragazzi e interessi,  ai più  e  fino alla fine di questo viaggio. Chi non lo farà più,  lo scrivere,  e chi lo farà con la tesi triennale, andando all’ Università,  dopo aver scelto cosa;  quindi,  per un pochino di anni,   addio alla scrittura. Saper leggete e scrivere. Peccato davvero.  Fine anno, ultima campanella,  cena di classe,  maturandi e prof. di una quinta e,  come nelle feste a sorpresa  o nei matrimoni,  il colpo di scena: dopo i vestitini, tutte e tutti belline e carine, la  torta,  panna e crema 5 G, e a perenne ricordo da parte della classe, di e per ciascun professore incontrato nel loro “viaggio” chiamato amore lungo cinque anni. Un biglietto-lettera per ciascuno,  dei loro professori,  senza dimenticare quelli incontrati nelle classi precedenti,  precari e supplenti. Tutti uguali,  tutti sotto lo stesso tetto,  con un medesimo traguardo: la trasmissione del sapere lasciando un segno. E loro i loro.   Una sorpresa davvero bella. Riuscita. Una cena davvero… “di classe” con molta… “classe”. E ora,  buona maturità.

2 Giugno

E così,  numeri alla mano,  88 giorni dopo le elezioni, Governo formato,  e presente alla parata dei Fori Imperiali,  a Roma. Le immagini televisive ci restituidcono un Presidente della Repubblica sereno,  disteso e presumibilmente commosso in questa festa tricolote. A Torino,  turisti e non intasano le vie del centro fin dal mattino e i bus cittadini,  muniti di bandierina ci ricordano la giornata di festa.  Prima di Aida, conferenza e visione della Costituente,  programmata  al Polo del ‘900,  una rilettura della “Lettera al padre”  Kafka,  da bilanciare con le figure materne di Saba (Ernesto) e Montale (Agosino).