Pino Puglisi

Dieci giorni con la “saracinesca” dell’inchiostro o dei tasti abbassata. Levigare le parole, proprio non mi riusciva. Ancorarle come tanti vagoncini per articolare un trenino di pensiero, ancor meno. Volevo solo leggere la bellezza degli scritti altrui, quella, si, che salva e salvera’ il mondo. Sui fogli bianchi, miei, nulla. Su quelli altrui, scritti, i miei occhi. Appendice d’inverno. Fiocca, nevica, piove, gelo, mani nelle tasche, incerto se recuperare i guanti o meno a questo  passaggio, general-Generale Inverno che non sarà sicuramente  veloce, al sentir e leggere le previsioni. Comune e strutture parrocchiali pronte all’accoglienza per riparare dal freddo e probabilmente notti bianche. Il vescovo di Torino invita e sollecita all’accoglienza. Le Istituzioni fanno la loro parte. Porta Susa, (i locali della vecchia stazione torinese), quella per intenderci sulla direttrice Torino-Milano-Venezia, riapre, mettendo a disposizione 40 letti. Burian sta arrivando. Per quanto riguarda le letture, sono reduce da “maratone” pomeridiane-serali-notturne di un paio di libri su Pino Puglisi, “3 P”, letti,  in pochissimo tempo e sbocciati nel cuore come fiori a primavera: “Pino Puglisi, il prete che fece tremare la mafia con un sorriso” (Francesco Deliziosi, prefazione di don Luigi Ciotti, Bur Saggi, 343 pagine) e “Cio’ che inferno non e'” (Alessandro D’Avenia, Oscar Absolute, Mondadori, 317 pagine). Sollecitato e spinto da interessi ed esigenze scolastiche, letti e studiati nel giro di pochissime ore. Tredici capitoli il primo libro, con una frase iniziale, un “incipit” del Nuovo Testamento o lettere di San Paolo o il Papa Buono…Il Concilio Vaticano II…Pagine bellissime, che a tratti fanno venire il magone e piangere. E’  bellissimo, il primo, davvero…talmente bello che la mia matita si è trasferita su quelle pagine: sottolineature, appunti, numeri. Pagine segnate, arate, solcate, e “salate”…Umor acqueo. Pagine ricche, d’amore di 3 P. Libro da comprare, assolutamente, e da tenere sul comodino. Un capitolo al giorno, s.c.

Ps.Entrambi hanno prodotto una voglia di mare, di sole,  di Palermo, di Sicilia…

“La ragazza di Bube”

20180208_204348Il tempo trascorre velocemente. La musica sanremese ha smesso di adare in onda, decretandone nella notte di sabato, i vincitori, rispettando cosi le previsioni. Delle tre canzoni e dei cantanti sul podio, “Lo Stato Sociale” e quella ballerina sono le esibizioni, in quel contesto,  che oggi mi mancano di piu’. Oggi,  invece, “sull’onda” ci sono gli innamorati con la ricorrenza di San Valentino. Festa molto commerciale ma che comunque “apre” i cuori. Ne rivisito qualcuno, da Pinerolo, a Roma passando per il mare. Tutti belli. San Valentino e’ anche cultura congiunta all’amore. Mi piace l’idea di aver ritrovato “La ragazza di Bube”, un libro di Carlo Cassola, consigliatomi un po’ di anni fa dalla mia insegnante di italiano, alla vigilia di una partenza per Grenoble (soggiorno di classe). “Leggilo, non ti annoierai durante il viaggio”. E così, mentre molti compagni si davano da fare a “tessere relazioni” con le ragazzine, avidamente sfogliavo, le pagine del libro, immaginando e invidiando l’amore di Mara per Bube e la vita. Che forza. Questo è quello che mi è rimasto nel cuore e questo e’ quello auguro a ciascuno. Un amore intenso, fatto di attesa e di speranza. Dolce, come Mara.

Torino bianca. “Poco-poco”.

Una “spruzzata” di neve ha leggermente imbiancato la citta’. Appena appena….”Poco-poco”, bianca neve fresca e leggera, light, come il Philadelphia. “Poco poco”, due fi-occhi a mandorla! Era bella, quella pubblicita’. Fa freddo, il tempo passa e marzo lentamente di avvicina. Lasciate alle spalle nell’ordine,  la giornata della memoria, con le letture e le proposte (tiranno è il tempo!Quante ne avrei fatte, di letture!), la festa di don Bosco e l’articolo, su La Stampa,  bello, sul “senso della lezione” , mia, e di Bruno Gambarotta.