9 dicembre 2017

Ho lasciato da poco il caldo di casa, il tepore di un letto che ci contiene e raccoglie in simil-letargo, e assaporato il latte e miele bollente il giusto, dopo averlo  versato in uno dei tanti bicchieri-collezioni di plastica azzurri che fanno tanto infanzia, mia,  e “Imagine” di tutti) e dopo tutto cio’ ho cosi recuperato velocemente il lungo nastro d’asfalto che congiunge il nuovo corso, Principe-Inghilterra con la stazione, nuova, Porta Susa. Un vento inconsueto mi sospinge con piu’ forza lungo il mio  tragitto, la nebbia fa la sua parte, rarefatta ma sempre “affamata”, finisce per “sequestrarmi” inghiottendo me e i pensieri di un “corso” (master) che lentamente va esaurendosi. Al termine del mio percorso utile (ma non del nastro d’asfalto che il termine lo conoscera’ solo dopo aver “sbattuto” la testa contro il grattacielo San Paolo-Intesa) mi sono cosi imbattuto nel sottopasso “M”  lasciandomi ancora inghiottire, questa volta, dalla pancia della balena, Porta Susa. Non so se sentirmi piu’ Geppetto o  Pinocchio, ma, questa è altra faccenda. “Il treno ha fischiato” e il rumore è amplificato nello stomaco di questo “contenitore” di perenni  e instancabili viaggiatori,  e cosi, grazie a quel fischio, scuola e maturita’ si sono presi per mano nel  “sequestrarmi” pensieri e parole, ricordi e programmi. A proposito di ricordi e programmi, non avevo certo dimenticato i caduti sul lavoro alla Thyssen, (2007) e  così, aiutato da video e articoli di giornale ne ho ricordato, in classe, nomi e volti. Il lavoro, il concetto di “nuovo lavoro”, passando da Marcinelle e da altre realtà geografiche…Un lieve tocco al braccio, “biglietti prego”. È Trenitalia, che augura buone feste”. Sulla stessa tratta, due anni fa ero di ritorno, dall’apertura dell’anno giubilare. Insomma, si viene e si va.