30 Ottobre

20171028_184557Su Torino ancora nessuna nuvola all’orizzonte. Dalla val di Susa le notizie non sono buone: ” brucia molto, ancora. Brucia dentro, tutto questo dolore. Grigio, smog, aria “pesante”, un’auto brucia lentamente, avvolta dalle fiamme, in via Principessa Clotilde. Si soffoca, qualcuno cammina e va in bici munito di mascherina. Si fermano, scrutano in direzione dell’auto e su, in alto, in cielo, oltre, verso le montagne, dove il Piemonte brucia. Qualcuno chiama i vigili del fuoco. L’aria, quella rimasta, diviene irrespirabile. Plastica, fumo, occhi rossi, lacrime. Le sirene in lontananza si fanno  sempre piu’ vicine. Qualcumo urla dai balconi intimando a tutti di allontanarsi da quei pressi.

Le fiamme la divorano, lentamente. Recupero la via del ritorno. Ho un libro sotto il bracio,  appena riletto, Fontamara, di Ignazio Silone. Ripenso a Berardo Viola e ai soprusi di don Circostanza e l’Avvocato Pazienza. Sopra di me, una danza di Luci. Luci d’Artista sopra la testa, che fa 20 anni. Le luci della farmacia e  il verde illuminano la pallina, del bus, del 46, verso Mappano, che come comune cerca una banda. Altra storia. Altra musica. La pasticceria Sida sta per tirare giù le serrande. Un’altra giornata di lavoro volge al termine. Branduardi in sottofondo: ” dopo domenica è lunedi’”…

A Roma

Roma, 27 10 2017, foto Borrelli RomanoEra da tanto che non vedevo e sentivo fattezze ed il profumo della mortadella. Custodita all’interno di una di quelle “rosette” o michette, gonfie al centro, che sembrano, da un momento all’altro, esplodere. E, a dire il vero, questo  non è l’unico profumo che promana all’interno di un bus, in sosta, in fila, insieme a tanti altri.  Termini, le sue luci, via Marsala da un lato, via Giolitti dall’altra. I taxi, tanto che al solo evocarli “mi ritorna in mente” Alberto Sordi. A Roma, grazie a quella mortadella, mi sono riappriopriato di ricordi e profumi. Il signore seduto davanti a me, all’interno della “scatola di latta” scarta il suo panino e affonda i suoi denti. Sui sessanta, ben vestito, sicuramente un “ministeriale”, penso, intriso di vergogna nel consumare il suo pasto all’ora giusta perso tra altri ministeriali. Quell’odore mi concede uno spunto di riflessione. Penso al grande dibattito degli anni scorsi: “la mortadella è di sinistra?”. Domanda posta, abbinata, affiancato ai ricordi di  un viso curiale, pacioso, “presidenziale”, ciclista, insomma, “euro”. M. mi regalo’, all’epoca un libro illustrato di Forattini,  una pagina -una vignetta, e in un men che non si dica imparai a riprodurre le fattezze con un tratto veloce.  Fattezze, tratti, del politico e della mortadella. Ricordo il tratto della penna stilografica Aurora e piazza della Repubblica che si materializzava velocemente, con l’inchiostro, su fogli di carta bianca, liscia, con Roma sullo sfondo. Sapevo a memoria il numero degli archi, delle finestre e dei piani che formavano quei portici tanto torinesi. Piazza della Repubblica, o Esedra. Adoravo la Roma…politica. Roma 27 10 2018 foto Romano BorrelliMi ridesta un passeggero che chiede all’autista a che ora e’ prevista la partenza del  bus. Risposta: “mo vedemo se parte. Tante volte nu’ se po’ sape’…” Fortunatamente, parte. Nessun fumo, solo tanto rumore. Roma 27 10 2017, Romano Borrelli foto-1Per niente. Sciopero scongiurato ieri e mete raggiunte senza problema oggi. Una, due fermate, ecco le Terme di Diocleziano e Sanra Maria Degli Angeli. Un  lungo nastro d’asfalto verso il centro. Ma qui e’ tutto centro. Vado, torno, col mio biglietto h 24. L’onda umana che mi investe alle fermate Termini e ad Anagnina è indescrivibile. Vengo travolto, risucchiato, respinto, espulso su scale mobili. Mi curo poco di tutto cio’. Trattengo il tempo e respiro. Emozioni forti. Penso di recuperare  il Quirinale (dove si è tenuta una bellissima lezione di diritto Costituzionale) la scalinata, Fontana di Trevi, Palazzo Chigi e il palazzo del…Tempo (giornale), la galleria Sordi, Montecitorio e la politica, quella andata, via del Corso, piazza del Popolo, piazza Navona. …La notte è lunga, gli esami non sono piu’ vicini…e cosi la festa del Cinema…Mi piacerebbe tornare e riprendere il blocchetto, di carta bianca, e l’ Aurora, stilografica e disegnare ancora…

Smog-fog

20171021_185015Smog. Fog…”Non aprite quella porta”, (che sembra il titolo di un film) anzi, porte e finestre, meglio se chiuse;  tra una pagina e l’altra della “preghiera laica mattutina”, cosi come sosteneva Hegel,  e un orecchio a radio e tv, dopo aver sorseggiato il mio caffè nero bollente, scendo per strada e osservo gente che corre, felpe addosso, indicatori o meglio “riti” di passaggio, che ci  segnalano che…c’era una volta l’estate e ora l’autunno. A pochi passi da ieri e da domani. È il periodo giusto per prendere un treno è lasciarsi inghiottire da nebbie padane. Per ora resto e opto per  un giro in centro, di Torino, mani nelle tasche, rasentando via Roma, dove c’era La Stampa mentre oggi,  a due passi da quel luogo resta solo l’insegna del bar che la ricorda. Osservo di tutto un po’, attentamente, in attesa dell’uscita didattica, presso La Stampa. Un pochino di storia non guasta mai: ma dirigo a piedi e poi in metro  da  piazza Solferino a via Lugaro passando appunto per via Roma. Di  freddo penso solo ai titoli, come a quelli caldi. Al sommario, all’editoriale, alle colonne, di via Roma, e del giornale. All’occhiello

 

20171019_192431Al rientro, un giro veloce in un supermercato. Una bottiglia, Coca-cola Senigallia, sola soletta,  mi ricorda la “bella estate” e altro o oltre. Mi ricorda il mare, la spiaggia, il velluto e lei vellutata, il faro i suoi occhi.Non ho nessuna intenzione di lasciarla sola. Ecco, le faccio l’occhiello, anzi no, l’occhiolino. Ho sempre la scuola “in testa”. La prendo con me e alla cassa pago, insieme ad altre cose. Esco, immerso nella nebbia recupero casa, scala, appartamento. Sprofondo sul divano in compagnia di  un litro di buonissimi….ricordi.

Bucon d’or

To, 2G 18 10 2017 foto Romano Borrelli.dolce SidaHo fatto la sua scoperta da circa un paio di anni, esattamente agli inizi di questo meraviglioso “viaggio” che comincia il primo settembre di ogni anno e che si chiama scuola: meraviglia, stupore, dolcezza quando lo vidi all’interno della vetrinetta.. No, non è certo la scoperta dell’America ma con “l’oro”e con “l’ora” ha molto in comune. Provando a declinare il nome è un “bucon d’or” e davvero tale, almeno per me, ed i miei sensi, è stata la sua scoperta. “Rinascimentale”. Un arricchimento al “piacere”.Chi lo ha detto che il piacere, a scuola, deve essere solo “D’Annunzio”? E al piacere nel portarlo in giro, con me, lo presento con classe. Un bollino “Sida”, il pacchetto rosa e via. In classe, che a dire il vero è tutta sua, del “bucon d’or” e anche tutta…”loro”, questa volta, senza apostrofo…Loro, di classe, per l’ora della classe, di religione. Quando entra in classe, i ragazzi, le ragazze, non scattano in piedi, sull’attenti: non ve ne è affatto il bisogno, e si che per  loro, “i bisogni”, e’ un argomento principe e da assimilare. Gli studenti e studentesse attendono, in “religioso” silenzio, il loro turno per assaporarne la sua bonta’. E ai “consigli” si tace, un attimino, dandogli parola e noi i nostri palati. Ma di chi o cosa stiamo scrivendo?Ma del bucon d’or , il dolce di classe, della classe il preferito e apprezzato. Ha quel gusto leggermente mandorlato, e nella “mandorla” si sa, artisticamente troneggia il “buono”, “il vero”. Il misericordioso. E se ne siamo tanto golosi, bhe’, non importa . Alla pasticceria Sida, l’anno della misericordia non si è ancora concluso. E la “porta” è sempre aperta. E lui, il bucon d’or in “religiosa atesa”. E allora l’invito non puo’ che essere uno solo: “buon Bucon d’or”.

Ottobrata

Ogni qual volta si usava il termine “Ottobrata”, inevitabile era il riferirsi a Roma: partivi in treno da Torino, col giubbotto e arrivavi nella capitale, all’ombra del cupolone, avvolto da un clima estivo e da certi occhi incollati addosso che ti interrogavano. “E Da dove vieni?” E cosi ti alleggerivi, velocemente, di molto, del giubbotto, del maglione,  e pensieri. T-shirt, pantaloncini, berrettini e profumo di creme solari lanciavano il  benvenuto: “Bentornato in estate”! Terrazzi, vie, strade, uomini e donne, ragazzi e ragazze a vivere ancora nella “bella estate”. Da un po’ di tempo, l’ottobrata si è estesa anche al resto della penisola. La tv ci restituisce immagini di tantissimi che “beati loro” fanno ancora il bagno. Peccato faccia buio presto, ma l’aria è frizzante, primaverile. Solo l’odore delle caldarroste ci dice che la primaverea e l’estate sono oramai alle spalle e che qualcosa non torna. Ma questo è un dolce inganno.

Verso le OGR

La struttura è ad H. Il vecchio stabilimento, OGR, e’ incastrato tra Porta Susa, quella nuova,  le carceri, dette ancora Nuove, (su corso Vittorio Emanuele II), ma vecchie, da tanto, e il Politecnico; si slancia o svetta  verso l’alto tanto da dare l’idea di essere un Palazzo di 5 piani. Le officine  sono un pezzo fondamentale di storia, del movimento operaio, sociale, economica, di Torino: sono  le officine OGR, dove un tempo gli operai producevano e facevano “nascere”  i treni. E poi li riparavano anche e cucinano sedili. La loro visita riscuote successo.  La nostra pure. Ad ogni ora non mancano curiosi e torinesi in coda, intenti a riappropriarsi del loro passato, dei propri ricordi e forse a rinnovare il proprio lavoro. Fino al 14  ottobre, visita gratuita, e così ne approfitto per portarci un paio di classi: le quinte. Dalle officine alle start up, passando per il “Duomo”. Eppure a me pare di sentire ancora l’odore dei treni, dei sedili, della pelle, del vapore. Qui sotto c’era un trincerone, dove passavano i treni, appena inabissatisi a Porta Susa, vecchia. Nel 1992 era così tutto diverso, prima della “grande trasformazione” urbanistica. Prima della trasformazione del “lavoro” e l’instaurarsi del nuovo concetto di lavoro. O lavori. Dove c’era il macello comunale, ora c’è il tribunale, un grattacielo enorme, terrazzato e  dove c’era “Nasone”, una locomotiva particolare, molto americana, il piazzale della stazione, ancora chiuso in una zona in perenne risistemazione. Chiudo gli occhi, respiro “storia” lasciandomi riscaldare da questo calore, a metà ancora estivo. Così ieri, così OGR.

Verso il “Ruffini”

Al mattino l’aria fredda ti investe, di schianto, e l’unico antidoto è riporre le mani nelle tasche lasciandole scivolare, al fondo, delle tasche, a riposo, insieme agli elenchi, delle classe da portar fuori, al “Ruffini”. Depositi, ricordi, anni, mesi, sezioni. L’appello, i presenti, gli assenti e via verso il tram e il bus, il palazzetto dello sport che ci occhieggia e restituisce frammenti di memoria politica e sportiva. Di tutto un pochino. “Gli anni al contrario”  e scorrono pagine di libri tra le foglie, passo dopo passo, al ritmo di Guccini ieri e  “il culo della tipa è legale” oggi. “Prof. ma non le piace questa canzo?” Penso che un “prof” dovrebbe farsi piacere le cose che piacciono ai ragazzi ma sul tema canzoni (come social ecc.sono davvero fermo) avrei bisogno di una “ristruttura” come afferma uno del gruppo. “Bella prof”. Di li a poco, a lato del viale, si aprirà il catino con la pista d’atletica e gli spalti, dove vi e’ spazio e altro ve ne sara’ per le prove, la corsa, il salto, in lungo, il peso, le urla, gli schiamazzi, le risate e l’impegno, personale e collettivo dei ragazzi.  La partenza e l’arrivo, parentesi aperte e chiuse, fatica, aria che manca, polmoni, tosse e maniche corte che richiamano “la bella estate”. Numeri, virgole, decimali…una parentesi tonda aperta solo da tre settimane…e già in molti….”corrono”.