Buongiorno scuola

“Ma a te, dopo tanti anni di servizio nella scuola e di primo giorno, capita ancora di emozionarti?” Cosi chiedevo ieri pomeriggio, vigilia della prima campanella dell’anno scolastico 2017/2018. Si, lo domandavo, perché da alcuni giorni percepivo una certa emozione, dentro. “Che viso avranno i nuovi?” Provavo a “disegnarmeli ” mentalmente, la provenienza, quale Paese d’origine, e li immaginavo  un pochino smarriti, timidi, chiusi, impacciati, occhi stropicciati, nel loro ciondolare, zaino vuoto alle spalle, giusto un diario e una biro, guidati da un paio di insegnanti nel  prendere conoscenza delle strutture scolastiche. E i già “navigati” come saranno?” A volte l’estate aiuta a maturare velocemente e così te li ritrovi posati e riposati, riflessivi, responsabili…I processi educativi sono lunghi ma a volte, succedono “miracoli”. Sono sufficienti tre mesi e…. Al mattino, zaini e mini trolley riempiono bus, tram e metro e non fatichi a capire le loro destinazioni, nuovi ritmi e vecchie abitudini, visi abbronzati e tanta voglia di raccontarsi e di esserci. I giubbini e i maglioncini chiudono le porte all’estate e annunciano l’autunno, la ripresa. Ringhiera contro Pfm. L’estate sta finendo e pensieri di settembre. “Buongiorno prof”, te li ritrovi in metro e ci si scambia gli auguri per un buon anno scolastico. Si, sono mancati alla scuola e a loro è mancata, almeno come casa. Si, è stato emozionante. Come il mio primo giorno di scuola. Delle elementari. Tanti argomenti preparati, l’11 settembre, con le Torri Gemelle e Allende, i fatti più importanti dell’estate per poi  lasciar loro la parola.