Arco Olimpico

Quando arriva settembre,  penso sempre ad un paio di canzoni: una di Venditti,  che apre  il mese,   una di Maurizio Vandelli o Battisti che lo chiude. Un po’ come il collegio docenti,  che apre e chiude l’anno scolastico. Le previsioni del tempo,  bhe’,  mai piu’ azzeccate come in questi giorni: temperature al ribasso,  armadi che si aprono, felpe che si adagiano,  morbide, e corpi che si vestono d’autunno,  un po’ come gli alberi,  con le loro “parrucche”,  verdi e gialle,  già  da un po’ . Dall’arco del Lingotto,  intravedo la collina che  si stende,  abbraccia e ingloba la citta’,  uomini,  donne in un continuo via vai. I binari, che corrono dottò i miei piedi,  assomigliano a lunghissime cerniere,  di tanto in tanto chiuse da qualche treno al loro transito. Solo  un soffio. Appena qualche secondo.  Da questo arco olimpico,  mi godo il fresco,  stendo lo sguardo,  oltre l’orizzonte, verso Sud,  immaginando il mare e i suoi ricami.