Monumento ad un lettore

A Roma ci sono passato sempre intorno,  a Palazzo Venezia. Sempre. Mai entrato. Provandone a immaginare gli eventi storici che via via in esso maturarono. Dalla “macchina da scrivere”  o “dentiera” come viene chiamato l’Altare della Patria,  la lunghissima via del Corso,  arriva in maniera perpendicolare a piazza del Popolo. Una bellissima quanto lunghissima camminata,  rasentando Palazzo Chigi,  Montecitorio,  la via che conduce a Piazza di Spagna,  e così via. Centinaia di volte “scalata” pensando all’interno di quel Palazzo,  Venezia,  dove si trova un bellissimo giardino circondato da un bellissimo porticato ad archi.  “Che ci sarà  mai li dentro? ”  E questa volta,  scendendo lentamente gli scalini del Campidoglio,  ho maturato l’idea che fosse giunto il momento di entrarvi,  farvi  visita,  “dentro” il Palazzo,  all’interno del quale,  “mostra” ai visitatori una bellissima e intetessantissima mostra. “La stagione del sentimento di Giorgione”. Metterci il naso,  insomma,  curiosare,  vedere “dentro quello scatolone”,  è  l’obiettivo,  stufo di ricordare le tantissime lezioni di diritto penale che sempre me lo riproponevano.  Tra i tanti pezzi reperti storici conservati,  osservabili, uno in particolare,  del XV secolo,  il monumento ad un  lettore (ma anche ad una lettrice)  ha assorbito il tempo e attenzione. L’opera che mi ha impressionato favorevolmente, per amore del leggere, probabilmente è  da attribuirsi a Giovanni De’ Rettori. L’ammiro e la riammiro… probabilmente non la dimentichero’ mai,  come quando qualcuno suggerisce un autore,  la lettura di un libro e da questo poi,  si apre un mondo che non scordi.

Fiammetta

Fiammetta? Chi era costei? Provo a pensarla come una bellissima biondina dagli occhi azzurri con due trecce all’altezza delle spalle,  pantaloncini color sabbia,  canotta bianca e un paio di Superga,  che presta il viso carino e un po’ smorfioso ad una qualche pubblicità di oggi. Insomma,  una bella ragazza discesa dal cielo. Ma non e’ una ragazza di oggi: è anzi una donna…  rinascimentale!  Ci arrivo, davanti all’abitazione,  indicatami da un  cartello verde: è  una bella casetta del XV secolo dotata di un bel portico con tre archi frontali,  due laterali,  uno per parte,  un terrazzino con porte ad archi al primo piano,  un balcone con porta al secondo. Mi ci imbatto,  ma non per caso! Conoscevo la storia di questa Fiammetta Micheli,  una donna amata dal Valentino figlio del Papa Borgia. La palazzina e’ molto bella,  pare disabitata ed è  situata come scrivevo proprio in piazza “Fiammetta”. Si trova a due passi da piazza delle 5 Lune e a 5 passi da piazza Navona,  vicino la Basilica di S. Agostino,  dove pare,  pare, che Fiammetta Micheli,  gentildonna di Firenze avesse avuto li,  una cappella.  La storia di questa donna,  molto dettagliata,  occupa quasi una pagina del bellissimo libro su Lucrezia scritto dalla Bellonci. Vediamone alcune righe…. “… Fiammetta Micheli di Firenze detta ” del Duca Valentino” che lascio’ il suo nome ad una piazza nel quartiere del Rinascimento a Roma. Fiammetta apparteneva alla classe delle cortigiane ed ebbe,  tra le sue compagne,  un destino fortunato perché  (ce ne informa Pietro Aretino nei suoi “aggressivi” Dialoghi) riuscì  a farsi un posto onorevole nel mondo così da pervenire ad una vecchiaia e ad una morte da signora ricca e stimata,  e da possedere perfino una cappella nella Chiesa di Sant’Agostino.. ” pag. 186 Lucrezia Borgia, Maria Bellonci,  Oscar Mondadori).  La storia di Fiammetta,  cortigiana fiorentina, “che per il Valentino era salita alla fortuna e alla ricchezza e che stava diventando a poco a poco una donna pia”. Pag. 450 Lucrezia Borgia,  Maria Bellonci,  Oscar Mondadori). E,  come si capisce,  non ci sono  arrivato per caso,  nella suddetta piazzetta,  ma dopo aver visitato nuovamente la Basilica di S. Agostino.  Nella  suddetta Chiesa è  possibile ammirare un affresco di Raffaello (che rappresenta un profeta) e un bellissimo dipinto del Caravaggio,  la Madonna di Loreto,  situato all’entrata a sinistra. Due “vecchini” inginocchiati, mani giunte, davanti alla Madonna col bambinello in braccio.  I piedi sembrano dell’anziana coppia paiono reali,  di due contadini anziani che hanno da poco lavorato;  piedi di contadini fuoriusciti dalla terra, rossa,  che e’ talmente “reale” che  pare di toccarla. Ovviamente Fiammetta in Chiesa non c’è  e per scorgere una sua presenza occorre immaginarsela andando presso l’ abitazione dove misero in piazza,  insieme al Valentino,  il loro presunto amore:” che lo amasse,  come cortigiana,  è  inutile domandarselo: poteva e non poteva essere”,  ma agiata e buona riuscita della sua esistenza questo è  certo ricavabile da un testamento del 1512 ci scrive la Bellonci nella stessa pagina.

27 luglio… Roma e’….

Roma è … Marco Aurelio e’ al centro della piazza. E dell’attenzione. Acqua si,  acqua no?  Ma questa e’ altra cosa,  ceramente,  indiscutibilmente piu piu’ importante. Dietro e sul  Marco Aurelio, che fa  tanto 50 centesimi,  ma tantissimo Michelangelo, due statue,  la cornucopia in mano. Frutti che vuol dire abbondanza. Davanti a me, “sparsi”all’aria, una marea di profumi,  riconoscibilissimi e allo stesso tempo ignoti,  che si mischiano,  che li inali  insieme a quest’aria romana, e li trattieni, nelle narici, e poi te li ritovi,  “cuciti” addosso,  come una bellissima storia,  da scrivere e raccontare. Odori mischiati “frutti” di tantissine  creme solari,  doposole,  protettive,  di tutti i gradi, provenienti da ogni lato dei cinque continenti. Uno dei motivi per cui sostengo che stare-andare a Roma e’ un po’ come fare il giro del mondo stando fermi. Li respiri,  quei profumi, che come acqua miracolosa,  fuoriescono da boccette di ogni formato,  passate,  a lavoro ultimato,  di mano in mano,  lentamente,  per una messa in comune di “frutti”,  ma non della cornucopia: al cocco,  alla mandorla,  pesca,  fragola;  prodotti provenienti da ogni nazione. Creme,  fluidi di tubetti strizzati che lasciano fuoriuscire e  scorrere unguento sulle mani e da queste, “asfaltato” lungo l’ autostrada della pelle: da mano a  capo a piedi. Lentamente,  delicatamente,  mentre sei in coda,  per aspettare il tuo turno ed il tuo biglietto per il Pinturicchio,  per l’ennesima volta. “Ma ‘sta,  Giulia Farnese,  ma quanto era bella?  Già,  quanto era bella… un paio d’ore a rimirare il Pinturicchio nei musei capitolini, stordito da quelle creme ficcatesi nelle narici. Tempo,  per Pinturicchio, per poi passare ad ammirare Caravaggio,  Guercino,  Domenichino,  Cola Dell’Amatrice,  Lotto… Per fortuna che è la vista che deve fare il suo lavoro,  altrimenti l’olfatto,  abbastanza “mutilato” da quelle pozioni, son certo non farebbe il suo lavoro. E’ inoltre  piacevole osservare gente  all’interno del polo museale che,  matita alla mano,  fa prendere vita forma e copia dalla grafite a figli A 4. Dopo due ore mi ricordo che il Pinturicchio e’ visitabile anche a due passi da qui,  in cima a quell’altra scala,  quella della dell’AraCoeli. Già,  le storie di San Bernardino… del 1486,  ben prima quindi dell’ascesa al papato di Alessandro VI (1492, anno della scoperta dell’America) vado,  giù, dalla scala del Campidoglio,  di Marco Aurelio,  per intenderci e  poi su,  risalgo,  verso la Basilica. Insieme ad una laureanda di archeologia “sezioniamo” l’opera,  con l’aiuto di testi e tablet,  in ogni sua parte. Su molto non abbiamo tratto conclusioni,  degli affreschi,  in stile giottesco, in altra parte della Badilica, per esempio,  presumibilmente,  ma non importa. Non preferiamo piu’ parola.  Salutandoci,  cosi,  “annusando” quel “sembrerebbe giottesco”.

25-26 luglio 2017

Roma è… Non sono stati giorni particolarmente afosi qui a Roma. Immaginavo peggio. Gia’ perche’ e’ dalla giornata,  meglio,  mattinata di ieri, che ho messo piede nella capitale. Super-treno doppio Torino-Roma e opla’,  in un men che non si dica,  Termini. La preoccupazione preventiva  era la ipotetica “razionalizzazione” dell’acqua prevista o ventilata,  che ci sara’ a partire da venerdì.   Prima,  si ipotizzavano   8 ore di chiusura dei rubinetti,  poi 4, poi qualcuno sosteneva che l’erogazione dell’acqua avrebbe conosciuto uno stop,  si,  ma a zone,  quartieri,   a partire da venerdì.  “Si comincera’ da Monte Mario”,  asseriva qualcuno. Ma erano voci “in metropolitana” e penso equiparabili alle famose leggende”. Metropolitane. Monte Mario,  che sappia io, è  zona di ospedali,  quindi,  probabilmente,  quella affermazione, potrebbe essere davvero una   leggenda metropolitana.  Vedremo. Intanto,  nel pomeriggio, così,  tanto per non farci mancar nulla,  “una grattugiata” d’acqua è  piovuta dal cielo,  in contemporanea al mio salire in  visita a Castel Sant’angelo. Con tanti anni di “militanza”,  qui a Roma,  mai vi avevo messo piede,  in questa interessantissima roccaforte. Una ventina di minuti in coda, come filtro,  fuori dal Castel, e poi un’altra,  breve,  per il biglieto. Peccato mortale,  davvero,  non averci mai messo naso e  piede dentro! Il “passetto”,   via di fuga dei Papi dal  Vaticano alla fortezza tonda e orlata, ” la antiche celle”,  le stanze… da restare senza fiato,  e non solo sul finire delle scale. Ottimo panorama in cima. Davvero,  per me, ogni cosa di Roma e’ un puzzle che la rende sempre una grande bellezza. Con acqua o senza. C’è  anche una caffetteria,  a meta’ percorso, e da buon “gianduiotto” quale sono, non mi son fatto mancare un cappuccino sabaudo. Unico neo, cappuccino  un pochino “salato”. Mi è  sembrato eccessivo,  al banco, il suo costo: 2 euro. Ma vabbe’,  Non son mica venuto fino qui per un cappuccino salato. A me interessa altro. Cercare di entrare nella dimensione storica raccontata dal castello,  pagina dopo pagina e dipanarla poi da settembre,  a scuola. Preparare unità,  moduli, uda, conoscenze,  abilita’, competenze. Trovare qualcosa che possa appassionare. Terminata la visita al Castello,  un ritorno presso la Basilica Santa Maria del Popolo,  per Pinturicchio (Nativita’), Caravagio (Cappella Cerasi) e Cappella Chigi. In mattinata un ritorno presso Minerva di Sopra,   (Santa Caterina da Siena,  Beato Angelico) a “Santa Chiara”,  cappella-cella di Santa Caterina da Siena inserita ora all’interno di un teatro,  proprio a due passi dal Pantheon. O meglio,  alle spalle. Sempre fruibile,  visitabile,  con grande gentilezza da parte di chi gestisce il locale adiacente. Non so quanti km avro’ macinato,  vorrei chiederlo ai miei piedi,  che in questo momento si rifiutano di parlare. Hanno inscenato anche una serata di sciopero,  per cui,  le uniche parole sono: “non si esce! “.

A secco

Roma 3 10 2015.V della Cordonata.foto Borrelli R.Mentre la storia  di  Lucrezia Borgia (la mia ultima lettura, di Maria Bellonci,  Oscar Mondadori) lentamente si dipana, pagina dopo pagina, per avviarsi alla conclusione, lungo le  strade tra Ferrara e Roma,  ovvero “Emilia e Flaminia,  l ‘acqua,  nella capitale scarseggia e i “nasoni”,  le fontanelle in ghisa sparse per la città  eterna,  potrebbero presto chiudere per alcune ore.  “Il lago di Bracciano,  riserva idrica della capitale si è  assottigliato di un paio di metri e cosi un milione di romani potrebbero restare a secco in alcune ore della giornata”,  così si sente dire,  parlare,  quando si introduce il tema,  acqua,  emergenza siccità,  emergenza Roma. Intanto riprendono forma per le vie,  di alcune citta’ del Sud, immagini proiettate dalla tv, le autobotti e il commercio dell’acqua. Rammentano le autobotti del Salento,  quando quasi ogni abitazione era dotata di una cisterna. Per noi bambini l’arrivo dell’ autobotte era sempre una festa,  ennesima modalità  di gioco e divertimento,  in aggiunta alle interminabili altre che aprivano e chiudevano la stagione estiva,  rottura dell’ordinario,  entrata nello straordinario piuttosto dilatato.   Tutti a bere quell’ acqua fresca nei bicchieroni,  dal nome particolare, “bucala o ucala” e tutti a spostare ora di qua ora di la’ il manicotto tra un albero e l’altro quando la cisterna era ormai colma e bisognava pensare alle piante del giardino,  data l’acqua in eccesso. Anche loro, le piante,  presumibilmente,  in festa,  al solo sentire il rumore e quel profumo caratteristico  dell’acqua,  in estate,  quando si riversa in zone di terra secche e rosse da mesi.    La parola d’ordine,  oggi,  e’ razionamento. Purtroppo. Penso a Villa D’Este e tutte quelle bellissime fontane.  Quanta bellezza. Elementi naturali,  fuoco prima,  con incendi e devastazioni di ettari ed ettari di terra in fiamme, paragonabili ad intere città  come Torino,  Milano,  Firenze. Devastazione  prima, e acqua ora che scarseggia e che entrambi i temi e le emergenze impensieriscono fortemente.  E’ come se mancasse l’intero lago di Como! Gente che torna in preghiera,  ora. Intanto si attribuiscono responsabilita’ e ci si avvia allo stato di calamita’. Una corsa contro il tempo,  per trovare soluzioni o per una “pioggia” a… “pioggia” su quasi tutto il territorio nazionale. Colpa delle condutture colabrodo per altri. Colpa dell’inquinamento per molti. Responsabilita’ di tutti,  nelle piccole azioni quotidiane,  wuando lasciamo andare l’acqua senza attribuire ad essa alcun valore. Il pensiero dell’acqua mi riporta ad Assisi,  all’affresco di Giotto,  alla fonte,  a “sora” acqua. San Francesco,  vicino alla sorgente. Acqua che lava e purifica. Sempre.  Occorre subito un’inversione di rotta, modificare i consumi,  usare accortezza e non sciupare  l’oro bianco”,  prima che sia troppo tardi. Il razionamento è  imminente e il termine,  razionamento,  non prospetta nulla di buono.

A Porto Cesareo, Lucrezia… Borgia

Porto Cesareo (Le) 18 7 2017 Romano Borrelli fotoCaronte si appresta a rifare il suo ingresso. La sua presenza e’ ancora sulla pelle e brucia. Molto. Al solo nominarlo,  si rabbrividisce. La previsioni attestano che senza bussare “sciogliera’” molti,  anzi,  tutti, a partire da domani.  Intanto,  il vento di tanto in tanto,  soffia. Mare appena mosso,  acqua abbastanza fredda,  schiamazzi in libertà  di una scolaresca, che sfidando la calura del primo pomeriggio non smette mai di tuffarsi dal molo. Ragazzi che dedicano “alla ragazza di Veglie” il tuffo e quello prossimo,  “alla Cagnotto”,  si intende.   Ma per loro,  tuffi e richieste, sono solo tanti… buchi nell’acqua: la ragazza di Veglie,  biondina,  occhi verdi,  fisico slanciato,  proprio non se li fila. Deve essere proprio interessante pero’ questa “ragazza di Veglie” se viene insignita di così tanti tuffi.  Il tutto,  naturalmente,  avviene all’ombra della Torre. Di Porto Cesareo. Il mare luccica e sullo sfondo, il paese,  Porto Cesareo, che d’estate si trasforma,  si dilata, in una Rimini del Salento,  al pari di Gallipoli. A quest’ora,  la parte di cittadina, sotto i miei occhi,  sonnecchia,  adagiata sulla spiaggia dei bimbi”all’ombra del solito onnipresente pino che “ombreggia’  e regala frescura, da sempre,  ai residenti delle varie “stagioni”.  Le panchine che incorniciano la Torre sono gia’ “aggiudicate” giusto premio dei  tanti che proprio non riescono a dormire nel pomeriggio: pensionati che giocane a carte,  sotto l’occhio non piu vigile e poco elastico di Enrico, solita canottiera, appoggiato alla sua altrettanto eterna e solita bicicletta. Sul manubrio,  da parte a parte,  sventolano gagliardetti dell’Italia, a ricordo dei tanti Europei e Mondiali che ne hanno segnato la storia. Pantaloncini e viso volto al passato,  a ricordo della sua gioventu’  quando gli bastava una chitarra,  nei suoi pomeriggi. Di tanto in tanto un colpo di vento accarezza le pagine del mio libro su Lucrezia Borgia… della Bellonci,  ultima mia compera presso Paravia. Nello zaino,  si fa sempre posto, alle buone letture. E’ un bellissimo libro,  e in questo momento,  sono arrivato al suo ennesimo matrimonio,  con Alfonso di Ferrara. E’ una figura affiscinante,  questa di Lucrezia come quella di Isabella d’Este,  come tutto il periodo,  il Rinascimento,  che coinvolge Michelangelo,  Pinturicchio,  Raffaello, Ariosto… così,  tanto per avere sempre in mente la mia,  di scolaresca.

14 luglio

In piu’ luoghi si scrive e in altrettanti si legge che “è  terminato il dominio di Caronte”: per fortuna! Italia ancora per poco divisa dal tempo,  come un una volta era divusa dagli stipendi e le gabbie salariali. Pero’,  sta ripresa…mi sembra lungi dal venire ed è  una cosa ancora poco chiara;  le casalinghe continuano a mantenere lo stesso monte ore di lavoro, settimanale (49) e annuale (2500 circa) lavoro forse  poco riconosciuto (ferie,  tredicesima,  quattordicesima,  stipendio)ma utilissimo,  a chi,  provate un pochino a immaginare. Sul fronte “dalla scuola” i tabelloni misurano il “come” piu’ che il “quanto”. Quasi tutti maturi,  e discrete votazioni,  quindi,  motivi per gioire ne abbiamo. Ora davvero,  a parte le “riparazioni”, di qualche “cerniera” e qualche “toppa”,  i libri resteranno semi-aperti o semi-chiusi ancora per un po’ e le penne sono a…  “scatto”: a seconda del… tempo. Chi ha già  inaugurato “il tempo di mare” (e da amare) va implementando l’archivio dei posteri fotografando ogni minimo dettaglio: cellulare alla mano e via. Come erano belli i tempi delle polaroid,  istantanee che in pochi potevano permettersi di “srotolare”.  Oggi di Polaroid ci sono rimaste  le canzoni, e canzonette,  istantanee di storie e di vita,  di nome di donna, odierne e passate,  coperte dal solito mantra: “mandorle coccoooo”. “L’estate sta finendo”  quando stava appena cominciando… ma era tutto quel che “restera’ di quegli anni ’80”,  di questo,  di anno,  ancora non è  dato sapere su quali ritmi e parole balleremo.  Il periodo personale  dedito alla lettura continua con la figura di Lucrezia Borgia della Bellonci. Uno spaccato storico dell’Italia divisa da amori,  relazioni,  alleanze politiche e matrimoniali e il solito immancabile ricercato “particulare”.

9 luglio

Domenica 9 luglio… giornata di memoria e storia. Termini sembra in aereoporto:uscita,  entrata,  gate,  lettera. L’attraverso da parte a parte entrando da via Marsala. Sul lato opposto un salto veloce a Santa Maria Maggiore. Cappella “Paolina”  a sinistra e “Sistina” a destra,  il soffito a cassettoni d’oro,  proveniente dal Peru’,  come dono,  ad Alessandro VI,  il Borgia. A sinistra della Basilica,  al suo interno, la cappella ideata da Michelangelo.  Rapidamente cerco di interpretare mosaici e pitture che riproducono l’Antico e il Nuovo Testsmento. Troppo in alto e con occhiali deboli. Mi sforzo. Aguzzo la vista e mi aiuto con un libro. Doppio giro andata e ritorno in “stile olimpionico”. E poi il Presepe, capolavoro di Arnolfo di Cambio visitabile nel museo.  Esco,  “recupero” velocemente un bus direzione Campidoglio. Ai musei capitolini c’è  “Pinturicchio,  pittore dei Borgia” e in altro cortile dello stesso museo, Caravaggio, la sua zingarella che legge la mano al giovanotto e intanto gli sfila l’anello e il San Giovanni, quasi con un ghigno beffardo, poi tanto  Guercino,  Domenichino,  Cola Dell’Amatrice…il  Baglioni,  a destra del grandissimo quadro,  pala d’altare.

Due anni fa si “discuteva” oggi  si osserva,  si analizza,  si studia…Due anni fa si pensava di concludere un ciclo gettando fogli all’aria mentre in realtà  si ricomincia tutto,  ogni giorno.  Una ragazza sfoggia davanti a me una maglietta:” La vita è  a colori: scegli quelli giusti”. Ecco,  questo è  il parametro giusto.

Tivoli

Pochi minuti alle 9 sotto l’atrio di Roma Termini. Lascio la capitale con il suo azzurro teso che annuncia solo caldo per tutta la giornata. Solita estete romana. I treni vomitano e ingoiano in continuazione e i giapponesi o orientali i  tutta questa girandola sembrano essefe i piu’ felici. Ho evitato la coda alle biglietterie acquistando direttamente dal giornalaio i biglietti A/R per Tivoli. Si,  ci sarebbe stato anche il bus da Tiburtina,  a… e’ fastidiosa l’aria condizionata. Quindi,  treno. Binario 11,  per Avezzano. Alcune fermate e di queste ricordo Tor di Nona, Bagni a Tivoli e Guidonia. Dopo un’ora,  ecco Tivoli. Direzione,  Villa d’ Este,  gioiello Rinascimentale. Durante il tragitto, Roma si allontana lentament e Avezzano e Pescara si avvicinano e mi riavvicinano così i ricordi. Il cielo azzurro e’ teso,  e la possibilita’ di una nuvola neanche a pagarla. La prima cosa che mi viene in mente osservando il panorama cullato come un bimbo da questa nenis indotta dal  treno è  “Pane e Vino”,  libro di Ignazio Silone. Che bel libro! Forse l’altura con le sue montagne o forse la maturita’ appena conclusa. Di ricordo in ricordo ecco la cittadina di Tivoli,  la collina,  a destra e su in cima una croce, la fontanella della stazione presa d’assalto,  l’uscita dalla stazione,  a destra,  la curva,  la strada piu’ lunga per arrivarci,  alla villa, (la passerela e’ sconosciuta a chi vi accede per la prima volta), poi Villa gregoriana,  pero”,  no,  io devo andare a Villa d’Este! . Semmai,  poi… Biglietto,  entrata e… spettacolo affascinante! Le stanze,  con tutte quelle pitture,  le storie e le 12 fatiche di Ercole,  gli stemmi,  la mitologia,  la cappella Estense,  dove il figlio di Alfonso d’Este e Lucrezia Borgia,  Ippolito II d’Este intorno al 1550,  dove dal suo convento di Santa Maria Maggiore dove era stato destinato,  si rese subito conto di come erano lontani i fasti della sua Ferrara…fino all’incarico per nuovi giardini e fioriture…

La storia racconta…

Era da un po’ di giorni che non scrivevo più e nel frattempo Vasco è  entrato nella storia, non solo a Modena Park;  Paolo Villaggio se ne è  andato lasciandoci tutti tristi, e nelle grandi città,  oggi si è  consumato lo sciopero dei mezzi pubblici. Nel frattempo  il”super-treno”,  cioè  le due frecce non comunicabili tra loro, giungono  puntualissime nel loro approdo “capitale”, sabaudo o partenopeo. Purtroppo, per molti,  nelle grandi citta’,  l’amara scoperta dei mezzi pubblici…. che non passano. E allora,  tutti in voda per un taxi. La data odierna poi si apre ai ricordi di Scienze Politiche,  un po’  di anni fa…Era il tempo dei movimenti e dei girotondi e  come sempre, “giro giro tondo casca il mondo,  casca la terra e  “tutti giù per terra”. Una giornata caldissima,  l’aula ancora peggio, il volume tra le manine la collina ai miei piedi,  dalle scale di Palazzo Nuovo.  “In nome del popo italiano la dichiaro dottore… “. Un rito di passaggio,  come da un po’ di giorni racconto au miei studenri a proposito della maturita’.  Caldo tremendo anche all’epoca,  proprio come oggi. Le letture poi aprono ad altra storia,  rinascimentale,  ovviamente… Palazzo Santi XII Apostoli,  Palazzo Colonna… E’ interessante vedere quel palazzo e immaginare che nel 1527  Isabella d’Este forniva protezione a 2 mila persone racchiuse qui dentro… Bellonci scrive,  io leggo e vedo.