Orvieto

Orvieto è  proprio una bellissima citta’,  così,  sospesa,  sulle nuvole,  avvolta d’inverno da una patina misteriosa,  fiabesca e oggi cosi,  “in -attesa”.  Quante volte mi sarebbe piaciuto tornarci l’inverno appena trascorso…. o trovare il tempo di fermarmi,  nel mio girovagare “formativo”,  ma non importa,  sono qui e   ora,  esattamente nello stesso “belvedere” dove ero,  quasi  un anno fa. Le colline,  i colori, l’alta velocita’ e la linea tradizionale, verso Roma (un’ora e mezza esatta con il treno regionale) o verso Firenze e  quella voglia di restare che mi sorprende per non andare mai più  via da qui. L’idea è  tutto. Una manciata di ragazze,  sdraiate sull’erba ripetono,  in prossimita’ degli esami. Dalla funicolare si danno il cambio 20-30 persone,  in uscita e in entrata. Il bus, è  pronto sul piazzale;  ha appena “restituito” turisti e non provenienti dal Duomo,  dalla citta’,  mai “espugnata”,  cosi mi racconta la guida del “Palazzo dei Papi”. Quelli appena scesi dal bus parlano molte lingue e avranno “carismi diversi”, si intrufolano velicemente,  piedi ravvicinati, all’interno della stazione,  obliterano e il conta persone ci informa “quanti”. Appena arrivata la funicolare,  via,  alla ricerca di un pezzettino di posto sulla panchetta in legno,  per un viaggio che durerà  pochissimi minuti.  Il Duomo,  maestoso,  bello,  dedicato alla Madonna,  visitato in maniera diversa,  dall’anno scorso,  oggi preparata e senza confronto con la prima volta,  al tempo della scuola. Cosi bello,  anche in lontananza, da ammirare e fotografare  fra turisti alla ricerca di qualche oggetto tradizionale. La facciata,  bellissima,  con le storie dell’Antico Testamento,  il rosone con ai lati i padri della Chiesa,  le storie di Maria,  il doppio giro di colonnine e il viso di Cristo; i simboli degli Evangelisti,  l’aquila,  il Toro…  E poi l’interno,  con gli affreschi del Signorelli (1445-1524) presso la cappella di San Brizio (1499,  già avviata da Beato Angelico e Benozzo Gozzoli), la Pieta’, la risurrezione della carne,  l’Anticristo,  il giudizio… ) e la cappella del Corporale. Cerco tra le stradine interne della cittadina il negozietto con l’insegna in legno,  sul viaggio e sul tornare con nuovi occhi. Mi piace,  vorrei mi raccontasse mentre per una buona fetta dell’ anno scolastico ho raccontato “il viaggio” ai ragazzi.  Orvieto,  quanto sei  bella.

 

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