31 Ottobre

torino-30-10-2016-foto-borrelli-romanoLe luci d’artista illuminano il cielo torinese. Nasi su e occhi distratti da schiamazzi di bambini e ragazini volti a chiedere “dolcetto o scherzetto”. In molti alle prese coi gomitoli dei loro pensieri racchiusi nei loro cappotti. Dietro maschere variopinte. E anche gli adulti,  certo non scherzano,   con addosso tutti quei costumi e quei trucchi. Personalmente,  alla luce degli eventi del (dei) terremoto (i). . . forse “festeggiare”in tono minore sarebbe stato meglio . . . ma forse si riesce a copiare sempre il meno bello (per non dire il peggio, lasciando cosi  “liberi” e senza critiche). Norcia,  la Chiesa di San Benedetto,  il patrono, d’Europa, chiesa con la sola facciata in piedi,  e’ di un grandissimo dolore e impatto visivo,  cosi,  abbattuta. 20161031_140306Da parte mia un abbraccione al Centro. Col cuore,  di cuore. Per restare al qui,  ora,  non mi son fatto mancare un giro a Venaria Reale,  prossima tappa di una uscita didattica con alcune classi… Quanto tempo ci si impiega coi bus,  (da “Rondo” a Venaria 33 minuti,  piu fieci a piedi per attraversare una via che confluisce su via Mensa e poi all Reggia,  minuti in coda per i biglietti(ma senza avetli prenotati,  per cui il tempo potra’ essere ridotto,  un’ora circa di quadri  (una guida,  un libro ed ora non resta che studiare e trovare il modo adatto per coinvolgere i ragazzi in quanto vedremo) e poi il ripiego verso casa. Con il 72.  20161031_151158foto-romano-borrelli

Col cuore al Centro Italia

torino-30-10-2016-foto-romano-borrelliDomenica 30 ottobre. L’ultima di un ottobre 2016. Notte più lunga delle altre per via di un’ora legale che lascia il posto a quella solare. Sette mesi dopo. Mi giro e rigiro nel letto avendo definitivamente da un pezzo sfrattato il sonno. Decido di alzarmi e lasciare nel letto solo il tepore e le lenzuola stropicciate. Un caffe’,  nero,  espresso con un occhio fuori dalle finestre.  Mattinata più lunga e sofferta. Cellulare e tg passano brutte notizie.  Le notizie provenienti  dall’Umbria e dalle Marche infatti non sono delle migliori. Il terremoto continua a far paura,  devastare,  distruggere. Penso alle due regioni che l’estate scorsa mi hanno ospitato per lunghi periodi. Tristezza. Patrimoni artistici, culturali,  case e altro ancora,  giu’. Non posso far nulla tranne che stringermi a loro in un abbraccio virtuale. Col cuore al centro.

Un “infinito” amore.

Tra e dentro le Torri. Preposizioni.

Torino 4 g G..foto Borrelli Romano.jpgL’Italia è  un Paese di santi, poeti,  navigatori e. . . campanili. E quale miglior modo per far apprezzare la Storia,  in tutti i modi,  l’arte e quella sacra,  gli affreschi,  i dipinti e molto altro ancora se non salendo su alcuni campanili della nostra citta’ divertendosi a contemplare il panorama? Ovviamente in uscita… “didattica”. Scuola,  metro ed una manciata di fermate all’interno della pancia della metro,  tra battute,  risate e 4 chiacchiere. “Oggi niente scuola” avrebbe detto ed ha scritto Bajani. Era il 2009? All’epoca lo potevo solo leggete e sognare questo mondo complicato e bello che si chiama scuola.  Fermata dopo fermata arriva la nostra. Ci si raccoglie e si sale su,  tra le luci, in mezzo al mondo cittadino. E cosi,  come scritto,  una “puntata” con “parola mia”sullo stile “Liberty”, appena usciti dalla metro,  con edificio-villa Fenoglio,  e poi,  oltre via Cibrario,  sbucando in via San Donato, un’altra “parola mia” sulla 20161026_094429“matita” del Faa’ di Bruno,  il campanile-orologio del grande matematico, e poi via verso circoscrizione 7, una sui campi di gioco,  alternando scuola e lavoro a Valdocco,  ripasso sul Cottolengo,  il volontsriato e le leggi che lo regolano,  poi l’obelisco e “leggi Siccardi”, una con occhi puntati sugli affreschi del 1300 della 20161023_184500Chiesa San Domenico a Torino insieme al bellissimo Guercino e uno infine al duomo-torino-26-10-2016-foto-borrelli-romanoDuomo salendo sulla Torretorino-26-10-2016-foto-borrelli-romano. E cosi,  provare a raccontare un pezzo dell’800 cittadino declinandolo in tutte le sue sfaccettature e’ stato davvero semplice e divertente. Chi afferma che storia e’ noiosa? A Valdocco poi,  l’apoteosi: vedere un pallone e’ sempre emozionante per tutti,  raccontare gli amori nati intorno a quello poi… Storie da colpi di testa e marcature strette,  talvolta in partite che iniziano nel giro di novanta minuti per terminare anni dopo. Gli affreschi,  poi,  altro capitolo di storia,  un modo per presentarne altri, di altra regione sempre nel cuore,  l’Umbria,   con Giotto e  Cimabue;  infine recuperare due gradini, gia’  conosciuti per recuperare fiato ed energie in seguitoad una lunga camminata,  addentando qualche merendina prima di salire duecento gradini per provare a toccare “il cielo con un dito”. Infine,  per meglio raccontare il tutto e relegarlo nella storia,  un salto al museo della Stampa. Questo pero’,  con altra classe. la-stampatorino-28-10-206-foto-borrelli-romanoDue salti e una “navigata” a due passi dalla scuola.

23 ottobre. Buon compleanno

20161023_123439Fa freddo e piove a Torino. Cielo grigio,  plumbeo.  Poi smette. La seconda. Mentre resta addosso la prima condizione atmosferica. Dove sei andata a finire,  “Bella estate” di pavesiana memoria? N emmanco addosso. L’abbronzatura è  lavata via da un bel pezzo.  Sfoglio rapidamente il quotidiano. In alto a destra,  la data: 23 ottobre 2016. Oggi è un compleanno importante,  festa,  torta e incontri. La torta e i pasticcini sono della Sida.  Porta Palazzo è  in festa. Cento anni e li porta bene. “1916” recita la cifra siopra l’orologio della tettoia in questa piazza che era Emanuele Filiberto. Oggi tutto”open”. 20161023_121218Sotto la tettoia dei contadini,  dove un tempo stazionava il tram 7, gli studenti del Colombatto,  istituto superiore torinese,  organizzano una bella attività : cucinano e cucineranno una bella zuppa,  un pranzo con offerta libera con un occhio e una mano tesa alle popolazioni terremotate. torino-porta-palazzo-23-10-2016-borrelli-romano Non e’ obbligatorio mangiare ma un’attenzione del cuore,  questo si,  che sarebbe necessario. Nelsettore coperto,  gli stand sono aperti e in festa e la gente compera e assaggia quanto i commercianti offrono in piattini abbondanti e curati. torino-porta-palazzo-borrelli-romano-23-10-2016È  festa,  sotto l’orologio della tettoia. Per la fiornata sono programmate letture e poesie,  a due passi da qui,  a Borgo Dora,  vicino la Holden. Occorre osservare. Attentamente. Col cuore.

22 ottobre 2016

Fa freddo. Il convegno su adozioni,  affido,  bes,  dsa  ecc. volge al termine. Una lunga giornata trascorsa seduto su una delle tante poltrone di questa aula magna (di un grande Istituto di Scuola  Superiore),  cartellina in una mano,  come tutti,  e biro stretra in pugno,  teso ad ascoltare  specialisti e non,  che restituiscono esperienze personali,  socializzate dal palco, su adozioni,  affido e crescita famigliare-scolastica-sociale negli anni nei vari ambienti scolastici con altri esperti a “snocciolare” dati e  disposizioni normative e linee guida. Sotto la Mole e  a  due passi da questa,   appena fuori da qui, una  “fabbrica scuola” a volerla guardare nella sua non indifferente “mole”; un po’ di ore che scorrono via,  veloci,  inframnezzate da una piccola pausa,  cercando sprazzi di luce,  per far pace con le emozioni; nel pomeriggio, nella sala attigua il barista pulisce la macchine del caffè  facendo fuoriuscire grandi getti di vapore:”sffffff”   intento alla pulizia del macchinario che sbuffa e cosi lui,   mentre ripone nello scaffale le ultime tazzine di una giornata lunga,  come i molti caffè  “lunghi” che da dietro il banco ha servito per ore. Chissa’ quante storie avra’ sentito raccontare e se a qualcuna in particolare ci avra’ prestato l’orecchio. Perche’ si sa,  “per certe cose,  ci vuole orecchio,  anzi parecchio” (Jannacci). Entro, qualche attrezzo di pulizia ‘stazione’ nel limbo,  segnalanudo all’attenzione,  quella esterna nel movimento e quella cognitiva (“ehi,  guardate che qui si chiude).  Ci sarebbe posto per un ultimo caffe? “Si”.  Così mi  accingo alla cassa,  ne ordino uno;  lo scambio è  immediato: euro contro scontrino e la risultante  di questa “transazione” e’ il mio caffè.  Giro il capo verso sinistra e oltre le scope un corridoio a croce. Una giornalista su di una panchina del corridoio appena fuori dall’aula magna sembra stia “confessando” una delle “attrici” del convegno. Sorseggio e termino ripensando alle cose da fare.  Recupero l’uscita velocemente. Respiro,  cambio un po’ d’aria. Dall’altra parte del corso,  sul viale,  il tram doppio,  arancione ha appena richiuso le porte centrli”bam”nonostante le guarnizioni in gomma,  “sfiuuuu” e la ripresa lenta grazue al pantografo lo muove verso Porta Palazzo. Le signorine appena scese sono carine e incappottate e si dirigono a puedi verso il centro con l’aria di chi la sa “universitaria”. Hanno chiome a coda di cavallo, occhiali da studentesse e ridono e muovono il capo come se stessero ripetendo frasi di alcune canzoni. E mentre parlano o cantano sorridono smuovendo la coda. Le chiome degli alberi invece sono di altra bellezza nell’esporre  le loro prime modifiche “cromatiche”. L’autunno ormai ha lasciato le porte ed è  entrato a tutti gli effetti dentro di noi. C’era una volta,  qualche mese fa e anno fa  (nel senso di scritta da Cesare Pavese) “La bella estate” ormai terminata. Domani è  domenica 23 ottobre. Una giornata ricca di storia: non perdiamola. A Porta Palazzo d’ “ora” della festa,  di “sguardi diversi” poetici e belli.

Nel frattempo recupero Feltrinelli per gli ultimi scampoli di questo “Sabato pomeriggio”,  a cavallo tra la poesia,  la musica e il religioso.

16 ottobre 1943

torino-16-10-2016-foto-borrelli-romanoTorino 16 ottobre 2016.  Roma “16 ottobre 1943”.  Non è  solo un libro di Giacomo Debenedetti. È una data,  la deportazione degli ebrei romani. È  il racconto,  con la prefazione di Natalia Ginzburg. Ogni giorno,  sulla strada casa-lavoro e viceversa trovo la casa di Natalia,  il piazzale a lei dedicato e i ricordi che ogni volta mi era stato possibile accompagnare i ragazzi li sotto,  ne leggevo qualche passo. Per non dimenticare,  io,  e per dire loro,  cosa è  stato. Affinché  Non si ripeta. Mai piu’

14 ottobre

Onestamente. Francamente. Veramente. 14 ottobre. Nella spiegazione sul lavoro a Torino non sapevo da dove cominciare,  questa mattina a scuola. Circondato da notizie di Nobel. Qui intorno tutto parla del Lingotto,  dello stabilimento,  nato già  vecchio,  coi suoi piani,  con la pista,  la bolla e il Fiorino e i suoi operai che hanno dato lustro, a tutto,  tanto,  alla città,  ad un prezzo elevato, con  le loro conquiste e la sconfitta. Il movimento operaio che vince,  perde. Marcia lui e marciano i colletti bianchi poi. “Zitti,  parla Bertinotti. Che dice? “.  L’80,  il 14 ottobre, e la cassa a zero ore. Le buste paga  degli operai  che sventolano stese come biancheria. Un panino, il caffè,  i compagni,  le lotte e noi figli a giocare con altri figli e figlie che non potevamo capire tutto quello e questo.  Giocavamo,  noi. Piangevano,  loro. Ridevano,  pochi. La grande ristrutturazione. Sembrava il titolo di un film. Non lo era affatto. Qualcuno ci ha lasciato pure,  pero’.  Che spiegare a questi ragazzi dai visi candidi e speranzosi e che al Lingotto ci vanno per Farinetti o l’8 Galery o a camminare o correre sulla passerella a vedere i treni partire da Porta Nuova e sognare e desiderare  di partire anch’essi? Qui si parla di Marconi fermata,  e i ragazzi non sanno che e chi c’era in quei due palazzi,  di via Chiabrera dove si facevano i test per entrare “alla Fiat”e di un palazzo nei pressi  che del lavoro ormai ne porta solo il nome. Che spiegare? Ricordi che intercettano un altro 14 ottobre,  del 2000: l’alluvione,  la Dora e sulle “sponde” di via Livorno il lavoro. E io a guardare, insieme a viso di donna,  braccia sulla staccionata,  e domandare se e quando sarebbe esondata. La Dora. Devo spiegare il lavoro e contestualizzarlo.Tempo. Passato e presente. Torino…

Portici di carta 2016

torino-portici-di-carta-9-10-2016-borrelli-romanoLa prima cosa che si fa uscendo di casa è…. “brrrrrr” per poi esclamare: “ma che freddo che  fa”. In effetti fa “freschino”,  qui,  a Torino,   ma “sotto i portici” ci si scalda camminando “lentamente”:  due km dei 12 disponibili nella nostra città sabauda da “attenzionare”,  osservare,  leggere,  annusare.  Un occhiata là ,  una sbirciatina li,  una “toccatina” (meglio “sfogliatina” per non incappare in altre interpretazioni) a quella copertina e se ce la si fa lo si compera.  Il tutto sotto la lente di un attento e severo Umberto Eco a cui i “portici”sono in questa edizione dedicati. Cosa direbbe e risponderebbe all’urlo lanciato ieri sulla carta e sui social ” troppi compiti ai ragazzi? ” In mezzo,  via Roma,  interdetta al traffico pedonale persone silenziose immerse “nel verde” e ai loro lati, libri,  libri,  libri. Oggi la mia scelta “solidale” è  ricaduta  su di un volume piccino,  di don Milani,  come promesso ieri da queste pagine. Direzione “un libro per ricostruire”,  una blibioteca verso le zone terremotate. Il Che e don Milani sono personaggi che hanno fatto storia.  Due icone oggetto di studio nel corso universitario del ’68 (Il Che,  morto ad ottobre del ’67 e don Milani nel giugno dello stesso anno. Ovviamente dipanati prima e dopo quell’anno. Prendo,  pago e mi dirigo verso piazza San Carlo dove una “boccia” trasparente raccoglie tantissimi libri (ieri sera erano più di trecento,  così si diceva). Nei pressi della boccia- contenitore flash in attesa,  (come fosse una finale di coppa) forse per la chiusura della manifestazione di oggi e quella del giornale di stanotte,  con la “penna” della cronaca cittadina in attesa anch’essa di mettere nero su bianco l’evento Portici di carta 2016: numeri,  editori,  compratori,  artefice. Ci vuole l’occhio clinico e fiuto. Certe grazie non puoi non notarle: un po’ come una bella donna gravida.   Prendo la strada del ritorno e in mezzo al traffico pedonale qualcuno  urla al mondo intero le sue necessità :”scusa sai dove è  un pisciaturo? “

Un libro per “ri-costruire”

torino-8-10-2016-foto-borrelli-romanoTorino. Portici di carta 2016. Mi piace  questa idea di donare un libro “per ri-costruire” una blibioteca nelle zone terremotate. Si sfila sotto i portici dove e’ allestita la piu grande libreria all’aperto e si compera un libro. O piu’ libri. Si portano in piazza San Carlo dove un grande recipiente trasparente e’ un raccoglitore per  i libri dei tanti donatori (dopo averli “inventariati” e dopo aver inserito una dedicata).  E così è  stato. Non sapevo quale libro. Avevo l’imbarazzo della scelta. Alka fine ho scelto una storia di Che Guevara. Forse a ricordo di una maglietta,  una t shirt che compie in questi giorni esattamente 21 anni. “Ma dove sara’ mai andata a finire? “Domani tornero’. Penso di comprarne  uno di don Milani. Il ‘ 67,   e tanta giustizia sociale che li accomunano. Il lavoro,  la tenerezza,  senza perderla mai.  E poi sono personaggi “belli” che formano. Attuali direi. Davvero una bella iniziativa. Da prendere al volo e provare a “sfogliarla”. Ah,  quasi dimenticavo: si possono donare anche libri usati,  nostri. Basterà  portarli in piazza San Carlo,  a Torino.

Per me “una storia operaia” ed una medioevale.

L’autunno freddo

torino-portici-carta-2016-foto-borrelli-romanoChe strana sensazione “spogliarsi” dell’estate addosso per vestirsi di un maglioncino dai colori autunnali. E’ iniziato l’autunno freddo.  I viali,  divenuti tappeti di foglie gialle si apprestano ad essere  oggetto di ricordi. “Ci saranno ancora ragazzi delle medie scesi per le strade intenti alla raccolta di foglie,  castagne e ricci cittadini? “Per educazione artistica,  si intende. Ammesso esista ancora come disciplina”. I cartocci di caldarroste cominciano a farsi e vendersi. E vedo quel “vapore” e fumo  mischiato a nebbia. Carta di giornale,  cartoccio,  10-15 “gastagne” urla l’omino con la carbonella. Sono “raccolto” e veicolato su di un territorio che cambia spesso colori e infrastrutture ma da sempre è in fondo lo stesso. Ha fatto scuola e la fa ancora. E io la mia. A Porta Nuova continuano ad arrivare treni,  dal Sud: vapore e carbone sono stati soppiantati da Frecce rosse a riposo ma il rosso si è  sbiadito da lunga pezza;  il Lingotto è  un centro commerciale orfano del salone del libro e Palazzo del Lavoro del suo. Che “Nervi”!  Lavoro.  Su via Nizza non transita più il tram,  l’uno,  ma un moderno e “magro” trenino corre sotto la pancia di quello che era “Nizza poste”,  quando si scriveva ancora su carta e non su pc.  L’orarista,  “i brigadieri”,  le sezioni,  ma che fine hanno fatto? Un operaio,   seduto sul marciapiede della via,  tra vetrine ed un capolinea di bus è   in pausa pranzo: reclama ad alta voce il suo  baracchino oggi in mano a bambini per la pausa del loro panino. Un altro operaio reclama il suo lavoro: il Palazzo ne porta il solo nome,  “del lavoro”;   il Lingotto, invece,  nato già  vecchio pensiono’ prima l’operaio e poi il lavoro. Di ottobre si contano i giorni e la storia e le divisioni: di qua gli operai,  di la’ i quadri.  Da li la sconfitta. Di tutti. Alberto Camerini cantava “se il mondo non lo capisci piu'”. Portici di carta si attrezza e offre “migliaia e migliaia” di lame  per abbattere il ghiaccio interiore di ciascuno,  di uno,  nessuno o centomila. E noi uno per “ri-costruire”. Un libro per una blibioteca belle zone terremotate. Il Circolo festeggia il suo compleanno ed io vado in cerca del mio.  Libro. Signore e signori,  buonasera.