Primo giorno di scuola

torino-23-6-2016-foto-borrelli-romanoE alla fine,   ma che poi è  l’inizio,  “scuola aperta”. Tutti  dentro. Terminata la lunga pausa estiva,  riappaiono loro,  i protagonisti di questo lungo viaggio che si chiama anno scolastico. Penso che tutte le emozioni base fossero presenti all’interno dell’edificio scolastico,  sulle scale,  prima del suono delle due campanelli,  sull’uscio. Un blocchetto,  visi nuovi e gia’ conosciuti,  mischiati,  confidenze che prendono l’avvio ed esperienze condivise. Una seconda,  una quarta,  una terza,  una seconda. Un blocco,  una penna,  un foglio. In classe una giapponesina si presenta. Si racconta e parla. Pronuncia qualche parola,  incomprensibile,  tra la curiosita’ dei compagni. Che la sollecitano:”e questo come si dice? E il mio nome come si scrive? ” E’ un bell’inizio. Anche trovare le parole,  non è  stato semplice,  poi,  una dopo l’altra hanno trovato il loro corso e hanno cominciato a rimetterle insieme,  a comporre frasi,  musica, a formare ponti. I primi. Ci sarà  tempo,  per altri.  Tra le cose su cui mi piace riflettere è  l’aver trovato in classe i ragazzi con cui siamo stati qui,  in uscita didattica in questa circoscrizione, la sette,  la mia (ma si parla ancora di circoscrizioni? ) in terra di Valdocco.  Il volontariato,  la pastorale migranti,  la formazione al lavoro al tempo di d. Bosco e l’800. La cura e l’assistenza: comunita’,  responsabilita’,  ospitalita’. Alcuni mesi fa,  che era l’altro anno scolastico. Che era una terza e non la quarta di oggi. Forse per via del gioco espresso insieme,  quello stesso gioco su di un campo,  un tempo spelacchiato,  quando avevo la loro eta’,  con la brecciolina, a terra e fra le ginocchia,  quando cadevi,  le buche,  i primi “filarini” nelle partite miste,   quelli banali e quelli piu consistenti, poi,  piu’ grande,  che non avevano mai termine,  come le partite e quelle frasi “smozzicate” in area di rigore,  sul finire del tempo: “Come sorridi tu non sorride nessuno”. Rallenty e gioco fermo,  per noi e tutti gli altri a guardare. Non so se sia stato questo ricordo o quella partita disputata con loro,  insieme a loro, che ha riacceso,  di come e’ stato e cosa e’ stato ed e’ Valdocco,  o il fatto di aver mangiato  un panino con loro,  rendendoci compagni,  a prescindere dalle differenze,  ma questa mattina,  loro,  quei ragazzi,  hanno portato un pochino di luce,  nella luce. La loro. Si,  certo che sono bellissimi. Come dicono in molti che li hanno visti. E allora,  pronti,  via. Fischio d’inizio. Passione,  felicita’,  responsabilita’,  educazione,  ospitalita’: in fila.

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