Caravaggio: continua

Roma.Caravaggio.Bacco.foto Borrelli RomanoRoma.Caravaggio.Davide-Golia.Borrelli Romano fotoRoma.Caravaggio.Madonna palafr.Borrelli Romano fotRoma.Caravaggio.S.Gerolamo.Borrelli Romano fotoRoma.Caravaggio.foto Borrelli RomanoRoma.Caravaggio.foto, Borrelli RomanoRoma.Borrelli Romano fotoLa rincorsa ai dipinti del Caravaggio a Roma  non e’ certo terminata. Insistero’,  prossimamente,  cosi come per il Lotto e cosi per Giotto,  Raffaello,  Zuccari,  il Perugino… Oramai la rincorsa e’ stata presa. La volata. La scommessa. Sommerso da libri,  mappe,  cartine geografiche sistemo appunti,  foto e video. Un lavoro,  questa sera un po’ distratto. Colpa della tv,  colpa di Vasco. Basta Pico e mi distraggo un poco. “Accidenti come sei bella”,  o come sono belle queste quattro giornate di Vasco Rossi. “Sally”,  un amore da biblioteca appena nato da scrivere,  leggere e interpretare  e “Un senso” sotto le industrie dismesse di Carmagnola  a descrivere la tesi e a dismettere un amore. Io no,  Non ti dimentichero’.  Come vorrei… averla scritta io. Ma mi basta perfezionare quest’arte,  del viaggiare e del… conoscere. E farne storia. O una storia. Dell’arte. Tutto questo non mi basta piu’. Vivere. Ecco. Roma.foto Romano Borrelli

E la pioggia arrivo’… e l’autunno busso’

Torino p.ta Susa 29 8 2016 foto Borrelli RomanoPioggia,  temporale,  grandine. Fulmini,  tuoni. Muri e corpi rinfrescati da una pioggia precedentemente annunciata. “Andremo a letto che e’ ancora estate e ci sveglieremo in autunno”. Ai bordi delle strade e in  prossimita’ delle fermate degli autobus acqua in grandissima quantita’ alzata dal passaggio di auto. Di tanto in tanto la sirena di un’autoambulanza non annuncia nulla di buono. Pochi minuti e via… Non c’e’ bisogno del mattino per il benvenuto all’ autunno: è  entrato di diritto in anticipo sulla previsione. Senza chiedere nulla.28 8 2016.Torino P.ta susa.foto Borrelli Romano

Lutto nazionale per le vittime del sisma

Dopo il terremoto del 24 agosto con il suo sciame sismico e le numerose vittime di Amatrice,  Arquata del Tronto ed Accumoli ho pensato che il modo migliore per onorarle fosse il silenzio. E cosi e’ stato. Oggi,  giornata di lutto nazionale con bandiere degli  edifici pubblici,  esposte fuori,  a mezz’asta. Quelle interne abbrunate con nastri neri.  Ad Ascoli il vescovo Giovanni D’Ercole celebra i funerali di Stato delle vittime di Arquata del Tronto. E’ mattina. Sfoglio da giovedi ogni giornale possibile e ascolto da mercoledì i tg  trasmessi da ogni canale,  con le varie edizioni straordinarie. E’ straziante. Risuonano le parole del sindaco di Amatrice riportate sui social quella notte:”il paese non c’e’ piu'”. Faceva freddo,  quella notte. E lo sarebbe stato ancor piu’,  alle prime luci dell’alba. I corpi,  la morte,  la vita,  la speranza. Giulia,  Giorgia,  due sorelle,  strette in un abbraccio,  la vita e la morte, una fa scudo all’altra,  la grande alla piccola per il trionfo della vita, il cane, fedele al padrone,  fino all’ultimo,   la lettera di un vigile del fuoco e tantissimi altri visi,  segnati e che segnano chi li guarda e prova ad accogliere il loro dolore. E forse un po’ nostro.  Bisogna starci,  col dolore,  attraversarlo,  il dolore. Ognuno ha un parente o un conoscente da consolare,  abbracciare,  ascoltare,  li. Il dolore,  le lacrime,  gli sguardi persi nel vuoto e le parole che mancano. I volontari,  il loro lavoro,  le mani nude. Il terremoto che tocca e risucchia verso terra “due generazioni”,  quella dei nonni e quella dei nipoti. Affacciandomi sul balcone sento che siamo in tantissimi,  alle 11. 30,  a seguire le immagini in tv. Dolore composto. Il Presidente della Repubblica,  le autorita’.  Altro funerale di Stato,  martedì prossimo,  ad Amatrice. Si vorrebbe fare,  dire. Mancano le parole,  davanti alle immagini. La Stampa riporta la testimonianza della signora Vincenza,  91 anni,  di Accumoli. La sua casa,  abitata dal 1950 col marito… e per un attimo penso proprio a quell’anno,  lo stesso giorno,  27 agosto, Cesare Pavese,  tante vole ricordato qui sopra. Torno subito al silenzio,  alle immagini,  al rispetto per quel dolore cosi forte. Indicibile.

Buongiorno Roma

20160824_062851È  un caffè  lungo e amaro allo stesso tempo. Tre sorsi. Lunghi. Dalle 3 e 36 alle 6. 30 circa. Paura. Forte. Lunghissimi e interminabili secondi e il terremoto torna a farsi sentire. Una due tre e chissà  quante volte. Momenti lunghi alla ricerca di un muro portante che non so dove dia,  perché  non è  casa mia. Scendo alla ricerca del cortile. Lo trovo. Due piani, a piedi,   non e’ difficile. Il muro portante non saprei proprio dove individuarlo. Siamo in tre,  che abbiamo avuto la medesima idea.  Cerchiamo  di passare il tempo. Chiacchierando. Ci raccontiamo altre esperienze: uno dei due mi rassicura su come e’ la conformazione di Roma e l’altro mi racconta duemila anni di storia,  incendio,  invasioni,  barbari ma “lui” no. “Roma e’ vuota sotto”.  Qualche luce dalle camere ai piani della casa, primo e secondo,  a due passi da Termini, si accende,  segno che lo abbiamo sentito in molti,  qui. Ho freddo. Non so se sia per via della magliettina o la paura di quei lunghissimi secondi einterminabili. A meta’ cortile smanetto lo smartphone e capisco da subito che la situazione e’ drastica. Perugia: 6. 4 di magnitudo. Qualcuno posta che ad Amatrice la situazione e’ gravisdima. Cerco e mi arrivano notizie dai centri tramite i social. “Amatrice non esiste piu'”,  rimbalza un post.  E’ passata un’ora circa,  da quando siamo qui sotto.  “Ora posso salire” e salgo mentre gli alri due restano. Due piani in senso inverso evitando l’ascensore. Chiave nella toppa entro in camera. Mi distendo,  vestito. Un attimo e ancora tutto si muove. Forte. Terrore. Panico. Paura. Ma è  un’altalena. Ancora. E’ lui. recupero una camicia,  questa volta,  e scendo ancora cortile. Dove gli altri due erano rimasti. Ora ci fa compagnia anche una fam. milanese. Stazioniamo ancora in centro.  Un po’. Riguardo ancora il cellulate e un messaggio mi ri-riposta “Amatrice non c’e’ piu'”.  Pensavo agli amici perugini. Ma e’ un tam tam. Accumoli,  le Marche… Passa ancora un po’ e risalgo. Ma intorno alle 6.00 e’ ancora li che non bussa e non chiede. Ho sentito male? No. Scendo. Vado a Termini. Faccio il biglietto. Oggi torno. Un caffè  lungo e amaro. Tre sorsi.

Un pensiero a tutti coloro che sono stati coinvolti in questa disgrazia.

Avevo programmato alcuni giorni di permanenza nella capitale per poter svolgere una visione e studio attenti sui dipinti del Caravaggio nelle varie Basiliche romane e presso la Galleria moderna,  un salto ai musei capitolini e un ritorno ad Assisi e Spoleto. Solo un paio di queste cose poi il rientro. Non riesco,  attanagliato da paura e ansia e poi,  meglio così,  interrompere. Giusto così. Sarà  per un’altra volta. Il tutto era in vista del nuovo anno scolastico,  al fine di avere materiale per i ragazzi. Provvedero’ in seguito a pubblicare qualcosa.

Lec c’è : “arrivederci sule meu”

20160823_103932“Buongiorno sule meu. Puru ca è  picca… ce face… ” A Lec c’è  qualcosa nell’aria che sa di festa nei giorni di Lecce 23 8.2016 foto Romano BorrelliSant’ Oronzo,  Giusto  Fortunato. Oronzo,  martire,  vescovo scelto da San Paolo. Profumi di cose antiche riportate alla memoria nel volger di poco. Basta poco. Respirare lungamente. Allungo le braccia e roteo le mani e poi il dito,  sulla guancia,  a mo’ di indicare “quanto e’ buono”.  Tempo. 24-25-26 agosto. Luci,  luminarie e posti per “baracche” utili per sbirciare il naso e comprare. Aspettando la taranta.  Il 27 a Melpignano. Un po’ di traffico, in citta’,   obblighi,  svolte,  divieti,  la stazione,  il centro.” A Lec c’è ” ancora  un’ora e più di tempo prima che agosto fischi la fine e settembre trasformi questa strana felicità . E ci vado. Lecce; 23 8 2016 foto Borrelli RomanoLecce; 23 8 2016.foto Romano Borrelli23 8 2016 Lecce.Foto Romano BorrelliSacco in spalla e qualche briciola di tutto: tra le tasche e lo zaino. Forse,  taralli,  rustici,  biscotti. Di tutto un po’. E allora vediamola questa bella città  un po’ barocca così affollata di turisti. Ogni anno più  dell’anno prima. Per il treno… “c’è  tiempo”. “Pe mie,  puru”. Foto Borrelli Romano.Le 23 8 2016La lupa ha bisogno di un trucco: qualche tessera al mosaico,  effettivamente,  andrebbe rifatta. Ricorda il Toro di piazza San Carlo. Tutti sopra.  Speriamo lo rimettano a posto presto o quanto prima. Il tempo ha partorito il suo tempo e la creatura  e’ un treno per il nord. E’ ora di andare veloci in stazione: Torino,  Milano,  Roma. Si risale. L’annuncio e’ in corso. Un rosario di stazioni di citta’ srotola uno stivale intero. Salgo. 20160823_113725A presto,  “sule meu. Ne itimu quantu prima”. Mi manchera’ molto ma tutto quel che ho avuto e’ tantissiml. Certo il pasticviotto,  certamente il caffe’,  il Quotidiano e il non poter piu seguire il resoconto di Gianni’,  ma soprattutto il mare,   gli ulivi,  le viti,  i fichi e fichi d’india. I colori. Da piazza Sant’ Oronzo,  un abbraccio. Lecce 23 agosto 2016 foto Romano Borrelli

Un abbraccio da…

Torre Lapillo, Le.22 8 2016 foto Borrelli RomanoIl tempo rimasto è  davvero poco e decidere cosa farne è  impresa ardua. Non mi aiutano i ricordi sulle rette e i vincoli di bilancio:”burro o cannoni”?  Al diavolo le curve e l’economia. Qui si parla di emozioni e sentimenti. Le giornate si accorciano e il tempo stringe. Bastasse solo la macchina da cucire per agire sul tempo… sarei a cavallo. Cavallo,  vita,  cerniera,  cucire… ma qui ed ora non e’ affar da macchina da cucire. E allora quel poco che resta,  di questa estate 2016, cerco di  marcarlo a fuoco nella memoria colori,  odori,  profumi,  persone,  visi,  voci. Dopo aver preso contatto con me stesso,  e quindi appena sveglio,  decido che il modo migliore per marcare tutto quello nella mente è  salire in macchina e percorrere un po’ di km della Costa e salire in qualche punto più in alto,   osservando Torre Lapillo,  Torre Chianca,  Porto Cesareo e oltre. Verso S. Isidoro,  Porto Sevaggio e provare ad immaginare Gallipoli. Allontanarmi per poi avvicinarmi. Invidio un po’ il viaggio raccontato e scritto da Roberto Gianni’ sul Quotidiano di Lecce. È  interessante e lo seguo sfogliando il quotidiano,  fin dal suo arrivo a Taranto. E’ una bella storia d’avventura,  un diario,  un resoconto. Mi faccio un the,  prima di nettermi in macchina. La bustina lentamente cede il suo colore al liquido bollente fino a diventare uniforme. Ecco,  cosi dovro’ fare,  assorbire lentamente tutto il circostante e farne il pieno per le giornate vuote di colori e bianche di nebbia.  Dopo averlo sorbito mi metto in macchina e vado,  direzione Taranto,  fino  a Torre Lapillo e oltre,  ai confini del borgo. Torre Lapillo (Le) foto Romano Borrelli 22 8 2016Raggiungo  Torre (Lapillo), e mi accorgo che   molto è  cambiato negli anni e ora pullulano ristoranti e alberghi. Ricordavo soltanto  il B. O.  e il Gabbiano. Dal B. O.  bar la musica si spandeva e per noi ragazzi era un porto. A quel tempo erano situati dalle parti della fontana,  vicino le giostre,  dove ci si dava appuntamento e ci si incontrava,  dopo le 21,  per “fare le vasche”. Dopo il mare del mattino e del pomeriggio. E poi A. M.  era piacevole,  elegante e… interessante oltre che prosperosa  e molto graziosa e piacevole era camminare e parlare di quell’autore che dava il nome alla via, Tolstoy,  adiacente alla sua: Gentile. Avevamo 15 anni? Probabilmente,  si. Parcheggio l’auto ai bordi dell Torre,  con i suoi tre archetti e molti scalini.   Torre Lapillo, Le 22 8 2016 foto Romano BorrelliAll’ombra della Torre  “accumulano” fresco  tre anziani. Due si son portati la sedia da casa,  come fossero fazzoletti di carta (gia’,  perché  non mettere delle panchine? una fontana? ) mentre uno è  in bici. Canottiere e camice e gocce di sudore che incorniciano il viso. Dalla parte opposta arriva a piedi un amico,  sigaretta tra le labbra e braccio e avambraccio occupato da una sedia pieghevole,  e andamento lento. Le sedie qui sono utili e in paese, lo sono doppiamente: indicano un passo carraio ed un divieto di sosta. Guai a spostarle. I tre  parlano di calcio. Mi chiedono di Milan Torino “ehi tie… “e in due battute me la raccontano loro,  vedendo che ne sapevo poco, pur avendo i giornali sotto manoe  pur tifando Torino. Non lo avessi mai detto. Uno mi dice provenire da Pinerolo. Ovvio “ehi… iou egnu te… “.  Probabilmente avra’ visto recentemente un film di Toto’. O Fantozzi. O conosce il Galup.  E’ di Veglie e mi domando come faccia a conoscere Pinerolo. E cosi ridiamo insieme,  e parecchio. Mi congedo,  da loro. Recupero gli scalini e vado su. 20160822_084129Salgo e arrivo in cima. Osservo come un marinaio. Mano a visiera. Torre Lapillo(Le) 22 8 2016 foto, Romano BorrelliMi giro,  rigiro  viso e corpo e trattengo il tempo. Il mio. O forse vorrei. Taranto verso Occidente e Gallipoli a Sud. La taranta sta per mordere. Mordera’ il 27 agosto. Torre Lapillo, Le; 22 8 2016 foto Romano BorrelliTrattengo fiato e tempo. Torre Lapillo(Le) 22 8 2016 foto Romano BorrelliIl mare ha gli occhi lucidi. Forse ha capito che tra poco il sole non fara’ più l’amore. O forse si. Scendo gli scalini.  Mi rimetto in macchina e vado oltre Torre Chianca,  a Porto Cesareo. Qui c’è Porto Cesareo, Le 22 8 2016, foto Borrelli Romano la villa e passa la banda. E’ festa,  e’ stata la festa di Santa Cesarea con processione in mare. E ora dicevo,  musica,   maestro e ” musicisti”.  Camice bianche e pantaloni neri. Penso a Moretti: lui avrebbe canticchiato il motivo,  come fece nella “stanza del figlio”,  girando le scene in Ancona. Porto Cesareo, Le.22 8 2016 foto Borrelli RomanoSuonano. Il ficarolo è  sempre li che tenta di vendere “fiche e ficatigna senza spine” Il furgoncino si puo’ trovare  dalle parti del bar   “Bei tramonti” dove i turisti senza fine fanno la fila per  consumare la loro colazione. Mi ci metto anche io in fila. Esagero Tre pezzi differenti. Mi accomodo e comincio dal pasticciotto. Molto buono. Termino  con questo. Il resto,  a casa. Individuo,  seduto,  il dottore di un tempo,  il “ricamatore” delle ginocchia dei bambini. Bravissimo chirurgo,  juventino sfegatato. Ha gli occhi piccoli. Parliamo e intercetta ricordi e tra una estate e l’altra mi inserisce nel discorso Boniek,  Platini,  Vignola,  Tacconi,  Mauro Baggio e Del Piero. E ridiamo! “Su dintatu nonnu” mi dice con orgoglio. “Fijama stae subbra”per dirmi che come molti si e’ traferita al nord. “Ma siamo tutti felici”. Ci salutiamo e “butto un occhio” alle barche in arrivo e ai pescatori. Da queste parti,   quasi in ogni paese pare sia passato San Pietro… foto, Borrelli Romano Molto movimento. Parecchio. Giro. Le magliette “salentu,  lu sule,  lu mare,  lu jentu”. Si. Per alcuni. Il ricordo. Porto Cesareo,(Le) 22 8 2016 foto Borrelli RomanoLe cartoline. Ah,  si. Qualcuno mi ha chiesto una cartolina. E allora,  Porto Cesareo, 22 8 2016 foto Romano Borrelli“un abbraccio da Porto Cesareo”.

Buona domenica

Lido Belvedere, Le foto Borrelli Romano 21 8 2016Buona domenica. Iniziata a leggere giornali. Il Quotidiano di Lecce,  Il Messaggero,  che vanno sempre in coppia e la Stampa. Peccato (per questa) che lo spazio dedicato ai fatti di cronaca cittadina  sia davvero risicato come un capo messo a lavare, male,  in lavatrice. Ma che è? Teletrasmessa da moltissime ore prima? Teletrasmessa… gia’,  ricordo  questa dicitura stampata in prima pagina quando la prendeva il nonno,  insieme alla Gazzetta del Mezzogiorno. Forse,  in quel periodo,  il Quotidiano non “usciva” ancora. Domenica   21 agosto 2016,  scrivevo. Di mare o riposo che sia. Di treccia,  bionda,  scura,  medioevale, moderna o  contemporanea che sia. E’ il ritorno. Di molto. Che poi,  ritorno o rientro pari sono. Nonostante in milioni siano ancora in vacanza. 21 8 2016 foto Borrelli RomanoIl quotidiano afferma che a settembre arriveranno da queste parti gli stranieri. Bene. Che la musica continui e tramonti infuocati per tantissimi ancora. Intanto oggi è  domenica 21 agosto e mancano ancora giorni e ore,  a settembre e al primo suono della campanella, e quindi prima ancora,  al mio ritorno,  quindi godiamoci sole,  sabbia,  mare,  “lu mare,  lu sule,  lu jentu”.  Sole e sabbia: dal tramonto o alba che sia. Che poi un tramonto non è forse  un nuovo giorno,  e una nuova alba?  In fondo l’estate allunga le sue luci,  al resto poi,  ci pensiamo noi. E poi,  quest’anno tutti,  ma proprio tutti  sono “tormentati” e “vorrebbero comandare”. Bhe’,  ora,  mi permetto: qualche fico di produzione propria,  (a casa sua ognuno è  ficarolo a modo suo) e il “quotidiano” pasticciotto,  che induce in tentazione. E cosi sia. E’ andato. Anzi,  sono andati. Zuccheri a go-go. E pazienza. Nell’anno del Giubileo della Misericordia. Qualche ” strappo” alla regola,  capita,  no?

Mentre consumo anche le briciole,  la bellezza della giornata mi consente di individuare punti e riconoscere posti compresi lungo le torri,  Colimena,  Lapillo,  Chianca,  Cesareo. Azzurro blu del mare,  verde delle canne e bianco delle prime case. Prima di che? Prima che gli anni ’80 e il turismo di massa inghiottissero anno dopo anno terreno e territorio. Porto Cesareo,  per sentito dire (ma si vede) è  un agglomerato di 5 mila persone  (forse 4 vigili) e in questi due mesi ne accoglie tra Cento mila e centocinquanta mila. Voi provate a immaginare  il traffico tra il sabato e la domenica.

ps. Come ultima domenica ho deciso di non recarmi sulla solita spiaggia per non farmi venire male allo stomaco e vedere ancora una volta ombrelloni piazzati a “quintali”ore prima e sprovvisti della presenza dei “proprietari” (ricordo che è  in opera il sequestro degli oggetti da parte delle autorità  competenti in caso  di accertamento. E’ la maleducazione che va sradicata. Eppure da queste parti c’erano solo pochi pugni di cade e a vigilare il tutto file di pomodori pronti per le friselle. E la conserva poi.

ps2. Ho trovato anche un accesso alla spiaggia sbarrato… incredibile ma vero.

Ps. Auguro per i 60 della Laura Morante e per la finale olimpica di pallavolo. Ogni tanto si sogna “d’oro”. Anche senza camomilla.

Macchina da cucire

S.Donaci, Br.19 8 2016 foto Romano BorrelliOlimpiadi,  la premiazione,  le medaglie,   l’inno e la luna piena. Le ragazze della pallanuoto guardano il loro argento. Sono tutte belle, queste ragazze, mentre guardano incredule le loro medaglie penzolare al collo. Sette… bellezze. Impresa d’argento dietro Usa e davanti alla Russia. Pesano,  si. Le medaglie. Eccome. Lo stesso podio da dove erano scese alcuni anni fa. Dodici.  Qui, invece, in Salento,  la macchina da cucire,  una Singer,  che chissa’ quante storie potrebbe raccontare. Solo parlasse. Invece… “trutrutrutru”… e via come un treno su stoffe di varia fattura.  Pedale,  imbastire,  cassetto,  cinghia,  maestra,  allievi/e.  Anni. E a partire dagli anni storie da cucire… scusate… scrivere. Guardare,  vedere,  osservare. Anni:  56-68-73-… Cerniere. Ma non ora. E’ terminato il filo… del discorso. La premiazione è  in corso… La ragazza di Jesi (ah come e’ bella questa… citta’)se la guarda e riguarda,  come le altre…la medaglia. La Singer della nonna o bisnonna e poi mamma: l’unica corsa “trutrutrutru… ” cerniere. Cerniere tra persone….

Quotidiani

Torre Chianca,Tabu', Le.18 8 2016.Borrelli RomanoGiornata di mercato e forse di rientri per alcuni. Mancano auto dai parcheggi e là  dove normalmente ce le fanno stazionare. Le ricerche indicano una spesa di 50 euro quotidiane qui in Salento,  per i turisti. Media,  ovviamente. Nuvole. Passeggere.  Pasticciotto personale quotidiano e preghiera laica già  espletate, all’ombra della torre. Per Hegel infatti,  la lettura dei quotidiani era una forma di preghiera laica. Ellora prego in tutti e due i modi. Informarsi per incidere su di un futuro migliore senza lasciarsi solo travolgere.  Olimpiadi in corso e dibattiti su “burkini” si “burkini”no. Questi i “grandi” temi di dibattito mattutini. Ieri e’ stata la giornata della “continuita’” verbale tra passato e presente. Racconti e ricordi che si tramandano. Li sfoglio insieme ai quotidiani. Mi distraggo e personalmente cerco anche un modo per sorridere su di un nuovo tipo di passo carrabile che “documento”. PrimaMelissano, Le.17 8 2016.foto Borrelli Romano e… dopo20160817_083848.

Melissano. Punto e… “capo”

foto Borrelli Romano.17 8 2016.SalentoMelissano, Le.17 8 2016 foto Romano BorrelliMelissano, Le.17 8 2016, Borrelli Romano fotoE cosi capita che certe mattine ti svegli  col vento  dei ricordi che ti assale e coinvolge. E basta poco. Una brezza,  una sedia,  un dolce,  un numero. E’ presto ma è  il sole che chiama,  insieme alla fila dei giorni,  mesi,  anni passati. Dei giorni a cavallo di ferragosto,  con un must: il giro dei paesi nel capo leccese. Un caffè,  un controllo all’olio dell’auto,  all’acqua,  la verifica della benzina,  la chiave e… accensione e via.  Voglia di scendere un po’,  oltre Gallipoli, oltre la “sferracavaddi” oltre Taviano,  patria dei fiori,  Melissano,  Racale… Andare alle radici. Che forse,  stando ai ricordi e racconti dovrebbero essere proprio a Melissano.20160817_09471520160817_094628 “Buongiorno sule meu”,  una mano ha scritto su di una cinta muraria. Da piccolo ero affascinato da questi paesini,  cuciti insieme da una ferrovia e dal passare dei treni lentissimi e antichissimi. Chiedevo ai nonni di aspettare quel momento esatto in cui si abbassavano i passaggi a livello per veder passare proprio quei treni,  quelle caffettiere marroni,  ricordo. E ricordo le loro risate. 20160817_101516Paesi cresciuti e divenuti citta’ sul finire degli anni ’90 e inizi 2000,  grazie a qualche Presidente della Repubblica.  Paesi gia’ silenziosi sui quali calava ulteriore silenzio tra le 12 e le 18. Paesi con case dai gradini alle porte un po’ altini.20160817_093200Melissano.Le.17 8 2016 foto Borrelli Romano Ma li ricordavo veramente così oppure il tempo deforma sempre molto? E probabilmente ha deformato anche i gradini facendo ricorrere i proprietari di quelle case ai ripari? E il ricordo del profumo della “cupeta”? Questo si che lo ricordo. E l’ho ritrovata. E mangiata. Ovviamente. Ricordi di scarpe,  calze e donne che lavoravano il tabacco e dita “perforate” di donne al lavoro,  perché  per lavorare quelle foglie,  occorreva essere abili. Tutto qui intorno era un polo calzaturiero affermato. E le lotte e i canti delle tabacchine? Già,  non è  sufficiente ascoltare la canzone,  occore visitare questi posti,  viverlo,  farseli raccontare.Staz Melissano, Le.17 8 2016 foto Borrelli Romano La stazione. Mi piacevano queste stazioni,  così antiche,  con i treni ancora più antichi. Ho rivisto e vedo e vedro’ cose che non ricordavo più. Persone e parenti che non ricordavo perfettamente. Ho visto la terra ancora più rossa. Ho visto paesi che ora sono diventate per decreto città. Lungo la strada,  dopo Gallipoli,  non ho piu’ visto molti ulivi. O meglio,  alberi di ulivi tagliati,  senza rami,  braccia,  foglie,  capelli. Sofferenti. E ho pianto. Mi sembravano persone dagli arti manchi,    mutilate. E la gioia di questo tempo non e’ stata completa.

Melissano, Le.17 8 2016, foto Borrelli RomanoIl viaggio continua sui binari della memoria. Osservo la strada ferrata della Sud-Est e il caseggiato della stazioneMelissano (Le).17 8 2016 foto Borrelli Romano. Riesco ad immaginarla, oggi,  con gli studenti,  le scuole,  che come spugne ricevono e rilasciano… La immagino ieri,  con il viso di anziani nonni sorridenti a guardare il mio entusiasmo al passare di un treno. Allungo lo sguardo,  oltre. Qualche albero si sta riprendendo, è  la rivincita,  lenta. È  la speranza. Che qualcosa di buono rinasca sempre. Melissano, Le.17 8 2016 foto Borrelli RomanoSalento: lu mare,  lu sule,  lu jentu. La strada,  per un amore. Salento: km di strada e d’amore.