30 Dicembre 2015: una storia tra le mani

20151230_171108Devo ammetterlo: mi fa enormemente piacere vedere le vetrine di un locale, bar e altro ancora, con 4 libri, in sequenza, appena letti dal sottoscritto. Avrei voluto saltare seduta stante,   le braccia in aria e pugni chiusi come quando sui campi dell’oratorio la domenica mattina facevamo il nostro goal alla squadra dei marroni. Bhe’, non potendolo e non avendone voglia di saltare, causa i kg di indumenti addosso, (diversamente da quelle domeniche mattina quando la leggerezza era la condizione), poso il palmo della mano sulla porta del locale, spingo ed entro. Un lungo bancone all’entrata e un altro nel suo retro, circondato da numerosi tavolini numerati. Una sequenza infinita di specchi conferisce la sensazione di essere in un ampio locale, come accade in certi presepi di paese,  per aumentarne la profondita’.  Luci e gocce di luce che scendono dalle stelle del soffitto mentre altre stelle restano sedute a guardare e farsi guardare ed altre ancora, molto piu’ semplicemente, ad incantare chi le osserva. Il tempo di sedermi e mi raggiunge una ragazza con il menu’: alcuni minuti e ritorna al mio tavolo prendendo l’ordinazione. La digita su di un palmare e allungo il dovuto. Pochi euro che onestamente, da seduto, non e’ molto. “L’ordinazione”, si scusa la signorina, “tardera’ qualche minuto.  Sa, la panna la facciamo noi, qui”. Dimenticavo di scrivere: avevo ordinato una cioccolata con panna. Nel frattempo frugo nel mio zainetto e vado alla ricerca del mio ultimo libro da leggere, un blocchetto e la biro.  Al tavolo vicino al mio, due ragazzi sui trenta e una loro coetanea, forse di qualche anno piu’piccola. Cappotto blu posato sullo schienale della sedia di lei,  e borsa in plastica con uno “svolazzo” di farfalle colorate (impresse su di essa), capelli neri lunghi e lisci, profumati al punto da coprire altri odori e raggiungere le mie narici fino a stordirmi, viso roseo, occhi neri, alcuni minuscoli nei sulla guancia destra. Guance con uno sfondo roseo. Senza trucco e senza inganno. Il maglioncino di lana blu scuro, una dolce vita, luccica ad ogni suo movimento. Due puntini scintillano esattamente sopra due limoni. L’orecchino che intravedo sembra un brillantino, un prisma. Mi piace. Noto che anche i suoi occhi, di tanto in tanto, quando si girano, luccicano. “E’ un bel viso”, aggraziato, penso. Di tanto in tanto le dita della mano si allungano verso il cucchiaino nell’intento di mescolare qualcosa, ma non il contenuto, ormai avviatosi per altre strade. Osservo le sue dita e la mano liscia, allungata, curata. E cosi le sue unghie. Quando adagia il cucchiaino, e’ come si ridestasse da qualche pensiero. Gli occhi tornano a luccicare come prima. I due ragazzi in sua compagnia, di tanto in tanto si danno il cambio nel parlarsi e a turno puntano il dito in varie zone di un foglietto patinat ) adagiato sul loro tavolino, il 23. Un foglietto turrito da tre tazzoni dove fino a qualche minuto prima giaceva al loro interno un contenuto simile a quello appena planato sul mio tavolino, il 24.  Apro il libro e comincio a leggere. Quasi mi dimentico il luogo e le parole degli altri. Siamo davvero in molti affamati di dolce, zucchero e dolcezze varie. Il piu’ delle volte non ne abbiamo il coraggio a manifestarne desideri o aspirazioni. Bocche e nasi all’interno di tazzoni infiniti e nasi imbiancati da una panna bianchissima e soffice. Dopo una decina di pagine di intensa e sperduta lettura noto che il tavolo accanto al mio e’ vuoto e nessuno ha sostituito i tre. Non mi sono neanche accorto che quelli avevano preso la porta dell’uscita. Tra una riga e l’altra. Muovo leggermente le gambe da sinistra a destra e cosi il corpo racchiuso in una doce vita trecciata blu. Il movimento  del corpo si abbina a quello degli occhi e questi per un istante si posano sul lucido pavimento del locale, sul quale giace una fotografia. Ma chi le fa piu’ le fotografie di quel tipo? La raccolgo e la studio. “Probabilmente sara’ caduta dal tavolo a quei tre nel loro recuperare l’uscita” penso. E’ una bella storia. Sulla fotografia, in bella posa, una figura femminile. Sembra la ragazza che era seduta alcuni istanti prima vicino al mio tavolo.  Il retro della foto riporta scritto a penna una data. “Molto probabilmente non puo’ essere lei”, penso. La posa la ritrae in un posto simile a questo, fuori dalla vetrina. La ragazza della foto ha capelli lunghi e occhi scuri e anche lei un piccolissimo neo. La giro e la rigiro. Oltre  la data un nome di via: “Roma”. Probabilmente e’ identico il  posto, una trentina d’anni prima. O forse piu’. Ma chi sara’ la donna della foto? Unico indizio: bellissima. Anzi no: bellissime. Esco dal locale. Disseminati lungo le vie del ritorno verso casa numerosi locali dove fervono i preparativi per il cenone di domani. Ma questo ora non importa. Questa sara’ un’altra storia. A partire da domani.Torino, Ristonomia.Foto Borrelli Romano