Tra cattedre e banchi

Torino.foto Romano BorrelliLa scorsa notte,  il cuscino era madido di sudore. Mi ero gia’ svegliato, una, due, tre volte, senza dormire granche’,  a dire il, vero. E’ il luglio piu’ caldo degli ultimi 150 anni,  dicono. Penso sia cosi. I consigli dei medici,  li ho seguiti alla lettera… acqua,  acqua,  acqua,  fino a due tre litri,  frutta e verdura,  eppure… Dalla finestra non fili di aria ma parole incomprensibili provenienti dalla strada dal sapore di birra o vino, o…giu’ di li’. A meta’ fra la seconda e la terza sveglia priva di quel rumore classico e assordante pari ad un “driiiiinnnnnnn” ma colma e colmo io di arsura, un sogno mi “intrappolava” e mi allontanava allo stesso tempo dalla seduta alla seduta. La prima, di fatto, gia’ registrata e passata alla storia, la seconda, di diritto. In pochi secondi, mentre il sogno si animava e mi animava, ho incontrato classi e studenti di annate diverse, tutte e tutti nel medesimo ambiente: la scuola. Come li ho incontrati in un colpo solo? Foto Borrelli Romano...TorinoSpostando banchi e sedie e cattedre e qui c’era seduto caio e li tizio e lui ama ancora lei ma lei non ama piu lui, e lui fa e lei no” e giorni e date e anni e nomi su nomi su nomi , inizi, termine, e succhi gastrici “cristallizzati” in un chewingum appositamente incollato sotto banchi e sedie. E centinaia di “programmate” e calendari infiniti inframmezzati da vacanze, di Natale, Pasqua, Carnevale. Recuperi, San Valentino, anniversari a chili, e “non ci lasceremo mai” proprio come una canzone andata e ancora “lei o lui fa le corna e lei o lui non lo sa” e allora lo fanno sapere sulla bacheca di un banco “nonna-nonno” di quella di facebook.  E io spostavo, da un’aula all’altra banchi e studen* negli anni e nei tempi, passato e futuro, e storie a quintali, e allo stesso tempo la cattedra scivolava in avanti senza averne la presa o  riuscire a raggiungerla e sedermici sopra. E mentre nel sogno “sudaticcio” spostavo e rispostavo suppellettili e persone e tempi in spazi e luoghi a me sconosciuti, anche i colleghi ( ormai ex colleghi) di universita’ (ma loro si, ancora interni ad essa) si “spostavano” nello spazio, avendo iniziato le loro vacanze gia’ da un pezzo: “Ciao Romano, sono  in attesa all’aereoporto in partenza per le vacanze”dice A. “Tu che fai?” Sposto banchi e cattedre per voi. Le telefonate continuano di chi al mare, montagna ecc….e io sposto e sposto…Quanto sono ingiusti certi sogni, ma anche certe realta’. Nel mio sognare il mio spostare e non raggiungere e il loro spostarsi avendo la ( o avendola, il che e’ lo stesso) presa. Mi sveglio, una quarta e una quinta volta. Mi alzo, bevo, calmo l’arsura. Che strana sensazione: le braccia, la schiena, sono intorpidite, come se avessi spostato banchi, cattedre, storie, tempi, passati, presenti, imperfetti. Raggiungo velocemente il letto. Mi stendo. Il sogno riprende, sembra reale o realta’. Gli altri girano e io che faccio girare…banchi, cattedre, storie. Mi sveglio e penso e mi dico: “era solo un sogno. Le spersnze sei ragazzi e i riscatti loro, no… ” e ancora… “pero’….anche fosse realta’, non importa. Ho scritto una pagina di storia bellissima e importantissima e spostato cattedre dove altri si siederanno. Come, non importa. Importa invece come lo faro’io”.

ora vorrei il mare,  ina rotonda,  un ballo,  bello,  come la storia appena scritta. E poi….. mare sud Salento…..sole e “bentornato a questo sole nelle camere di tutto il mondo”…  il resto verra’ da se’… “quando allaga i letti e i cuor,  che si girano per un secondo”.