1 Aprile

Foto Borrelli Romano.Certi “Aprile”nel “Diario” di ciascuno proprio non si possono scordare. Quelli del Valentino, del mare, della montagna.Del rientro in treno e dei rientri d’amore e in amore. No, non si possono cancellare anche quando lo si vorrebbe. Non si possono cancellare perche restano e tali devono, visibili, aperti come certe ferite. Non si possono cancellare con un colpo di spugna sulla lavagna perche’ ognuno e’poesia, in se’, dopo l’arte, in se’, come i ragazzi. No, non si possono cancellare poesie, riflessioni e spunti, ma ascoltarli. E rileggerli. Senza scappare e saperci “stare dentro”. Assimilarle, farle proprie.Ho pensato a “quel pianto” cominciato per gioco divenuto poi destino. Mi pareva di aver sentito il gocciolio della spugna:” cloc, cloc, cloc”, finito a terra. Goccia dopo goccia,” lacrima dopo lacrima”.Istanti interminabili. In realta’ erano lacrime del destino di un qualche viaggio di molti come tanti cominciato un po’ per caso terminato improvvisamente in altri e a strappi e “stop and go”in altri ancora. Erano le lacrime di un qualche destino, fuggito lui, lei, l’altro, come quanti ora non hanno colto la bellezza di questi versi lasciando ancora piu’ sole quelle lacrime che in solitudine vanno incontro al destino. Che poesia. Peccato la lavagna sia cosi….piccola. Una poesia cosi non puo’ terminare in quel modo. Socchiudo gli occhi e l’ascolto. I versi scritti. Tracce di gesso, di una, di tanti, di molti. Versi di ieri, di oggi, di domani. La spugna fa il suo corso: “silenziosamente lacrima”.  Passa tanta vita qui davanti, in pochi tratti. Di gesso. Di vita.Giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. Cambio di stagioni e di corsi, ricambi d’amore ma l’Amore, questo no. E’ uguale in tutte le latitudini.Non vorrei, non voglio cancellarti, nonostante la distanza, il tempo, la latitudine. “Slegarti”. Perche’ mai? Almeno il tempo in cui ti trovi in quella situazione Dalle scale non si odono piu’ rumori. Dalle scale, quelle della poesia, la richiesta silenziosa di ascolto, si impone.I ragazzi intanto, con il sole nelle tasche, cantano un nuovo “big bang”, il piu’ grande spettacolo:loro.Lavorare nella scuola assume un significato grande. Un grande significato. Non ci si ripete,  non ci si annoia. Ci si sottopone ad un grande viaggio “nell’arte”. Ma ora,  pausa. “I ragazzi sono in giro”. Domani,  forse,  anche con Ligabue.

Buon primo Aprile.

6 pensieri su “1 Aprile”

  1. Amore grande ustione, il piu’ grande spettacolo dopo il big bang siamo noi. Davanti a quella lavagna non riuscivo proprio a portar via un solo segno della storia, delle storie racchiuse in quel tratto. Si, in quel tratto di gesso, in quel tratto di strada, in quel tratto sulla strada “io e te”, baciati ma forse mai ustionati o solo “io” o solo “tu”. E mentre i ragazzi scivolavano via tasche e cuore pieni di sole verso altri e nuovi big bang pensavo al tratto fissato li sopra, foglio d’altri tempi.Occhi chiusi e…”il più grande spettacolo dopo il big bang siamo noi…”

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  2. Ciao Romano ,appena ho letto quest’articolo mi e venuto in mente che me ne avevi gia parlato ,anche piu volte …. Mi ricordo di Alda Merini e della sua poesia che ci raccontavi e ne parlavi a scuola quando tornavi dal mare e che in seguito anche io avevo scoperto al mare 🙂 infatti poi ne avevo parlato anche con i miei colleghi,per capire se loro la conoscevano!complimenti bell’articolo

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  3. Si, quando leggo le poesie di Alda Merini ho davanti due occhioni scuri e una frangetta: avevano una concentrazione unica in quel che dicevano e leggevano e interpretavano alla meraviglia. Sapeva rendere quelle poesie meravigliosamente belle anche quando maliconiche. Perché non sempre si riesce ad esprimere ciò che si sente dentro, ciò che è nel cuore. E me lo disegnava. Poi mi diceva, “buon viaggio, che sia un andata o un ritorno…” e io dal finestrino, share the love, share the love…”.per quanta strada da fare… Amerai il finale…Share the love share the love…il mondo è so, o un mare di parole….share the love…share the love….Mi manca il mare…buon viaggio

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  4. Ho provato ad immaginare quanto sei stato fermo li davanti e quanta empatia in quei momenti hai potuto provare. Quanti ricordi verso chi ti ha iniziato a quella poesia, a quegli occhi un pochino malinconici ma chissà quanto grandi….belli gli abbinamenti col viaggio il secchio le lacrime

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  5. I ragazzi sono in giro…bravo Romano che hai saputo coniugare la cronaca cittadina con il concerto di Ligabue, i concerti, due, e il tuo pensiero con un’attenta riflessione alla lavagna o davanti la lavagna come sei solito dire tu qui in edicola. Bella la poesia di Alda Merini, e bella e attenta riflessione sulla poesia di una prof. raccolta e commentata qui sul blog. belle anche le onomatopee..le gocce dell’acqua che cadono ma che in realtà sono lacrime. Lacrime di chi non è dato sapere come capita a chi scrive…sta poi a chi legge attribuire significato situazioni….il patto con il lettore come dici tu. ho fatto leggere il pezzo qui ai clienti. bravo e buona Pasqua da tanti qui…..

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