Dalla cabina per…fototessera

Torino gennaio 2015, foto, Borrelli RomanoDal metro della cabina telefonica al metro della cabina…fototessera. Chi la ricorda? Eppure anch’essa conserva qualcosa di così ….romantico oltre che essere stata oggetto di una certa utilità pratica. Entravi li dentro, dopo aver fatto scivolare una banconota da 5 mila lire (oggi, euro) e in  pochi minuti  4 mini foto erano pronte per l’abbonamento del tram.  O per il posto di lavoro. Appena uscite, sentivi il rumore dell’asciuga-capelli. Ma non bastava. Le sventolavi e ci alitavi su. Era cosa sacra. Guai a rovinarle.Torino, interno fototessera. Foto, Romano Borrelli. Gennaio 2015.

La cabina telefonica, prima. La cabina per fototessera, poi.Capitava di usarla, anzi, di fiondarti dentro, al rientro da una passeggiata, in dolce compagnia, nelle serate invernali, quando il calore non è mai abbastanza. La ricerca della cabina, per foto,  era un’appendice, un’aggiunta di miele, di calore, la possibilità di un abbraccio un pochino più stretto, serrato, a quelli mai abbastanza scambiati come si vorrebbe, diversi da quelli dati…precedentemente. Insomma, era la macchina per giovani studenti appiedati e senza soldi. Entravi e continuavi a condividere. Dopo la serata, la cena, l’amore. Un sedile, bianco, in due. Torino, gennaio 2015.  Fototessera. Foto, Romano BorrelliStretti-stretti. Sembrava una vite, quel sedile. Giravi, giravi, giravi. Nello specchio cominciavi a rifletterti, a fare smorfie, a trovare la posa più adatta. E ridere. Quella voce metallica ti diceva quanto mancava allo scatto, cosa inserire, se accettavi o meno quelle che potevano essere le foto “stampate” (mica pubblicate) e il formato desiderato. Ma onestamente, chi se ne importava di tutte queste  disposizioni? E poi, la tendina. La mitica tendina. Una frontiera. Noi e il mondo. E chi se ne fregava, del mondo fuori. Il mondo era li dentro, in quel metro, in quella cabina. La tendina così simile a quella dei treni, a separare lo scompartimento dal resto del corridoio. Un po’ di intimità. Che… “relazione” tra tendina di treno e tendina di cabina. Sognare. Occhi chiusi, occhi aperti, nessuno ti doveva, deve, vedere. Nessuno deve sapere. Anche per una fotografia. Era così lontano il tempo dei social. La condivisione era per due. In un minuto c’erano una sommatoria di minuti indeterminati da custodire gelosamente in un futuro indeterminato, nel portafogli. Nei portafogli. Non solo un minuto. In un minuto, tutto. Ho passato notti a stendere la tendina in un treno, immaginandomi al mattino di tendere la tendina della cabina. Al mattino, non riuscivo mai a trovarne una. I cellulari  sono diventati ottime macchinette fotografiche, ma anche una moltiplicazione dei pani e dei pesci. Colpa dei social, una cabina senza confine. Selfie all’aperto, senza tendina. Talvolta, quella tendina, riparava da certe intemperie. Almeno per un minuto.   Oggi un minuto è pure troppo. L’affaccio è istantaneo.

Ps. E’ comunque bello vedere queste due quasi solitudini che resistono e attendono e forse nell’attesa esiste il grande amore. Una cabina telefonica, una per le foto. Al riparo da un porticato. Un posto che non è solo un capolinea ma un inizio di corsa, le chiamate, le risposte, il treno che arriva, il treno che parte, il sottopasso e la linea che va giù. Riprendi la cornetta, inserisci le monete e il tempo passa…l’università, la biblioteca, il posto da cercare…il posto al lavoro, il posto nel mondo e qualcuno che ti tiene sempre un posto. Dove, ognuno lo sa.

6 pensieri su “Dalla cabina per…fototessera”

  1. Grazie. Dovendo accompagnare tempo fa un parente presso la gtt, per un abbonamento, ho scoperto che la foto puoi farla direttamente li. Un baluardo, di resistenza che crolla, la fototessere e il suo rito e li fuori, da quegli uffici, la cabina per le foto piange di solitudine, insieme a quelle telefoniche. Invece, delle due per telefonare, ricordo, che una funzionava, l’ altra poco. Mi e’ capitato di usarla per un motivo semplice….e’ vicina ad un giornalaio. L’ho usata parecchio e contiene molti ricordi oltre che un sacco, davvero, di monete mie. Della cabina per le foto sovente mi domando se i ragazzi entrano ancora, ma dubito…ormai si documentano in ogni dove e con chi vogliono. Il rito della foto in comune o in solitudine e’ ad ogni momento del giorno. Il bidello non va piu in giro per le classi dicendo che e’ l’ora…..della foto, normalmente, a maggio o giugno. Per cui, non solo piu foglie verdi sull’ albero, pantaloni corti, ginocchie sbucciate e finestrelle sui soggetti, per quelli piu piccoli. No, ormai, dietro le foto corrono veloci tutte le stagioni.

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  2. Quanto mi piacevano le cabine inglesi, erano un mondo magico! e quante telefonate in quelle italiane, un mondo diverso, scomparso…ahimè…
    ormai esistono i luoghi-non luoghi virtuali, che aborrisco, che evado, perchè non c’è odore, non c’è presenza umana, ma solo tante, troppe parole.

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  3. La cabina telefonica. Quanti ricordi. In zona, in circoscrizione 7 ve ne erano un bel po’. Anche dalle parti di Maria Ausiliatrice ve ne erano parecchie. In molti, ricodo, che non avevano telefoni in casa andavano a telefonare cosi facendo risparmiavano qualcosa.
    bel pezzo, bel suggerimento. Mi piace e piace come già detto a molti. Racconta anche le tue pero’……

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  4. Speriamo venga ripreso e raccontato anche da altri. Hai ragione qui dentro si mischiano storie di lavoro, d’amore, di trasporto, di curriculum inviati, lavori iniziati e terminati. E’ uno spunto formidabile. Ho passato l’articolo ed il sito ad alcuni.colleghi anzi gli articoli e forse tanto vintage non sono.sono piuttosto di moda almeno negli.scritti.

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  5. Un altro buon mattino comincia oltre che con il buongiorno a tutti trovare una mail e qualcuno che scrive:” volevamo dirti che noi, pur essendo giovani le fototessere le facciamo ancora, esattamente proprio nella cabina da te fotografata e riconosciuta. E usiamo quelle 2 cabine telefoniche proprio dietro la macchina fotografica. Noi non sappiamo nulla dei capolinea 36 o 38 o ancora del filobus che era solito fare capolinea qui, ma veniamo qui proprio per le foto e appena uscite da li dentro con i nostri quattro trofei rettangolari per un profilo no facebook, non mancano mai i messaggi. Dalla cabina, ovviamente. Senza alzare il ricevitore. Due universitarie”.

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