Torino…Vintage

Torino, cabina telefonica, foto, Romano BorrelliTorino, tram storico, foto Romano BorrelliTalvolta capita di andare a fare visite, dove la saggezza è parcheggiata, accudita, presa in carico. La trovi  affaccendata, (in periodi come questi, considerati un’appendice delle feste), tra numeri, caselle e premi, tutti  intenti a far passare la giornata, in allegria e in comunione all’insegna di una grande tombolata. Di tanto in tanto, tra un numero e l’altro, provano a chiedere, ai visitatori, come è, lì fuori e se quel tram e quell’altro bus circolano per le medesime vie o corsi, proprio come quando li fuori ci abitavano loro; se il bigliettaio è ancora a bordo, come un tempo, con quei “guanti” e la plastica intorno al dito. Chiedono se il negozio di dischi  (e hai voglia a spiegare di lettori mp3  e diavolerie varie) si trova ancora all’inizio di quella via del centro che aveva un nome di “genere” ma con una K, proprio come una volta, passata, e se la prossima volta, futuro, posso portare un paio di pile per il walkman, in modo da sentire ancora la cassetta. Lato A e lato B.  Ma la cosa che mi ha stupito (tra le tante domande in un mondo sospeso) di più è stata la richiesta di alcune schede telefoniche. Torino 11 gennaio 2015. Raccolta schede telefoniche. Foto, Borrelli RomanoDopo avermi mostrato una raccolta infinita di schede telefoniche da 5 mila lire e 10 mila lire, che ricordano vagamente  un bancomat o il badge del lavoro, mi domandano se agli inizi di corso Palestro (o Valdocco) dove si trovavano ( e si trovano, ma senza copertura) una serie di cabine telefoniche, sono “stazionati” ancora i “raccoglitori” di schede. Si, quei signori, e signore, in attesa che tu  finissi la tua bella telefonata in cabina, (o fuori cabina, sotto quella piccola cupola trasparente, al riparo dalla pioggia ma non da orecchie sensibili ai fatti altrui, oltre che alle schede)  e ti chiedevano se potevi lasciare in omaggio la scheda, appena consumata. Ore ed ore in fila, ad aspettare. A turno, per la richiesta. Come fosse un lavoro. La guardavano e ne leggevano immediatamente il numero, una cifra, in basso, a sinistra. E quelle cabine, come altre, erano davvero una manna, per i collezionisti. Erano davvero particolari, quelle schede, alcune belle, con città o monumenti e sul loro valore (anche se il credito era terminato) non vi erano dubbi. Era la tiratura di quella scheda, meglio, di quel modello,  stampigliata,  che ne conferiva il valore. Era una nuova moda. In ogni casa qualcuno raccoglieva schede e qualcuno le disponeva in album particolari. Era il tempo in cui fiorivano raccoglitori per le schede telefoniche. Collezionisti fiorivano, in ogni punto della città, in tutte le città. Chi andava all’estero non dimenticava mai di portare a qualche amico schede con le rispettive valute. Era la prima cosa che si cercava, come il cambiavalute. Ma, onestamente, non osavo dire che forse non soltanto le schede, quelle, non esistono più, ma che anche le cabine sono ormai prossime al pensionamento. Già, chi le usa più? C’era la cabina, rossa, e al suo fianco, quel contatore che, più parlavi e più scalava. Forse avrei dovuto parlare di un movimento che di tanto in tanto fiorisce, o è fiorito, di resistenza, come per la cabina su, per la collina torinese, nei pressi di un capolinea di un bus. E i nonni, nelle loro passeggiate quotidiane, sceglievano proprio quei capolinea dei bus dove era posizionata la cabina. Uno, due squilli, da fare a casa, per far sapere che il rientro era ormai prossimo. Ma l’uso della cabina era moda anche tra fidanzatini: la cabina, la scheda (talvolta il gettone), la composizione del numero, due squilli, e dall’altra parte del telefono si capiva che si era arrivati. A casa. E nelle case, insieme ai soldini per la settimana, il lunedì era il tempo del corredino per la scuola: “una scheda e qualche gettone”. Quando le cabine a scuola c’erano e si usavano.  Quando i cellulari e i messaggi non c’erano e internet era ancora da venire. Si usavano, le schede e i gettoni. All’intervallo, nelle scuole. Sotto casa, o in giro per la città. Di tanto in tanto, qualcuno, la cabina, la usa ancora. Dieci centesimi, un messaggio, in pochi secondi. Smanettare su un “totem” grigio, fisso, senza possibilità di muoverlo, è una cosa che si vede spesso, nelle poche cabine rimaste.

ps. E le guide telefoniche, esistono ancora?

Ps. La cabina telefonica e’ una sorta di confessionale. In essa ci vedi l’uomo (e la donna) cosi come essi sono, nella loro sponaneita’, nel loro viso, mutria, espressione. Cosi come esse sono. Semplicemente. Uno sguardo che e’ la sommatoria degli sguardi, dei volti, che ci guardano, oggi, e ci han guardato ieri. E di come ci parlano e parlato. Di come e quanto ci ascoltano e hanno ascoltato. Sorriso o….Un gomitolo, a seconda dei casi, ingigangito o rimpicciolito……un confessionale. Cosi siamo, con i nostri pregi e difetti, sicuri di essere noi. Soli. Senza finzioni.

17 pensieri su “Torino…Vintage”

  1. La prima volta che entrai in una cabina telefonica era con mia mamma… Appena entrato premevo tutti i pulsanti e mi facevo prendere in braccio per erogare la prima monetina. Ora, avendo tutti un telefono neanche ci accorgiamo di quella che è un pezzo della nostra storia… Speriamo solo che non vengano rimosse almeno per i nostri nonni che non sanno usare i telefoni.

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  2. Ciaoo romano, noi siamo un gruppo di studenti che ti seguiamo sempre!! Madoo la cabina telefonica!!! La maggior parte di noi ha qualche ricordo su quest’oggetto del passato,quasi tutti positivi,perche ci ricordano l’ infanzia! Io l ho usata poche volte pero ho visto sempre i miei genitori che mettevano i soldi o le vecchie tessere! A noi comunque ci piacerebbe che rimanessero in “vita” perche fa parte della storia ! Magari le possono usare gli anziani che non sono al passo con i tempi ,e quindi non hanno un telefono cellulare!!potrebbe essere un ottima soluzione anch per lo stato ,non credi?! grazie 1000 per i tuoi bellissimi articoli!! A noi come ci hai insegnato, servono sempre, e tu sei semore di ….classe, la nostra. Alla prossima , al prossimo… ;). Romano, perche’ non ci racconti le tue esperienze alla cabina e se la usi ancora?

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  3. Romano, la cabina telefonica per me è un telefonino moderno al coperto e con pila sempre carica. La uso talvolta ancora per evitarmi un po’ di micro-onde elettromagnetiche del telefonino. E, per riaccendere i ricordi di quando si era bambini. Quanti scherzi che si faceva allora – sicuri, al contrario d’oggi, che il destinatario era in casa intento a cenare o guardarsi il programma preferito in TV. Che spasso, quando si conosceva il tipo, e già si anticipava nella nostra fantasia la sua reazione. E, quanta fantasia da parte nostra che vi era nel trovare il racconto giusto e modulare il giusto tono della voce.

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  4. Ciao romano,mi fa piacere leggere quanti articoli hai pubblicato sul tuo blog,sempre più interessanti …….mi spiace non riuscire a seguirti regolarmente per mancanza di tempo, e tu sei una mente in continuo fermento,così quando mi è possibile,vengo a leggere anche gli arretrati! Mi piacciono molto tutti!….vorrei commentare l’ultimo articolo che ho trovato,per un certo senso anche nostalgico……La tecnologia è fantastica,veloce,arriva ovunque,ci regala viaggi veirtuali,ci fa girare il mondo.soddisfa curiosità con un clic …….a volte salva la vita…..a volte rovina rapporti……..il progresso è un’ALTRA COSA!….ho molto apprezzato il tuo riferimento al ‘vintage’,ricordandoci i 45 giri, il mangiadischi,ingombrante,ma faceva scena!…….le cabine telefoniche,che spesso non funzionavano,ma erano parte del paesaggio,a volte,opere d’arte, non per niente ancora oggi,si trovano posters,effigi,modellini,pezzi di arredamento e gagets vari che rappresentano questo elemento,specie la caratteristica cabina inglese……..e le tessere telefoniche? un po’ tutti abbiamo collezionato per qualche tempo le tessere telefoniche,coloratissime,decorate e riportanti frasi,personaggi,e disegni accattivanti……io stessa confesso di aver usato le tessere tel.come segnalibro….si dovrebbero rivalutare come i dischi in vinile e altro……e poi….w l’informatica…..w il vintage……w i contatti umani,le lettere,i libri, la natura viva! Alice con il mangiadischi

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  5. Ciao Romano,leggendo il tuo articolo sulle cabine telefoniche, i famosi “gettoni” o le più recenti schede telefoniche, è come fare un viaggio nei ricordi…da piccolo, quando all’epoca l’unico modo in fare una telefonata urgente eri per strada,la salvezza era la cabina telefonica..ricordo ancora il telefono di colore grigio lungo mezzo metro…che ti permetteva di telefonare..ricordi pieni di nostalgia,facevo da piccolo la raccolta dei gettoni telefonici,che avevano il valore delle 200 vecchie lire..che bei ricordi che tempi..poi con l’avvento delle schede telefoniche,andavo alla ricerca quelle con tiratura limitata..ancora oggi le conservo quelle dedicate all’arma dei carabinieri..per me con un valore inestimabile per i suoi ricordi..
    Un abbraccio carissimo Romano stupendo articolo!!

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  6. Grazie a tutti per questi bei pezzi. Insomma, lunga vita alle cabine e lunghissima a chi come noi le usa ancora, avendo comunque anche nel fondo della tasca un cellulare. Devo farla breve. Se la uso. Si, ancora questa mattina, con un messaggio, per dire che un amico si candida come Rsu scuola nella Cgil. Bravo e complimenti. La uso prevalentemente come messaggistica, quando rientroda un viaggio. Per quale motivo? Forse far vedere all’altro il prefisso con pochi numeri, perche’ dalle cabine partono pochi numeri e poi, chi lo riceve non realizzando subito, prova a comporlo…..e a me questa cosa, diverte. Poi, perche’ e’ rassicurante. Da proprio l’idea che sei rientrato. Il, cellulare lo puoi usare anche in un altri posti che non siano il rientro. E mi piace mi e’ sempre piaciuto riceverli, soprattutto dalle localita’ del mare, dalle Universita marina, dove noi, qua, al freddo e loro al mare. Mi e’ sempre piaciuto inviarli dal lungomare….Era bello, ed e’ bello, davanti al tramonto o all’alba, prima di una ripartenza. E poi quelli dalle stazioni. Questi mi mancano….e’ da un po’ che non ne compongo. Quando la uso per telefonare? Per chiamare un amico, Marco, il giornalaio:”Marco conservami quella rivista, quel giornale…”. Quando penso alla cabina, al telefono pubblico penso al film “La stanza del figlio” con Moretti che….”voleva dire che….voleva dire che….”. Penso alle guide, due per Milano e Roma, una per Torino, sempre sotto la cabina….penso che siano utili e che debbano essere salvate. Penso che tutti noi dobbiamo mantenere la sana abitudine di entrarci dentro, con quella luce sempre accesa e quella lamiera che rumoreggia sotto i nostri piedi. Mi piace questo racconto e mi piace cosa nee’ scaturuto, dai post e da quanti continuamente mi cercano in privato e mi scrivono mail per dirmi che hanno, avrebbero un sacco di cose da raccontarmi, e soprattutto dove la usano….onestamente, mi piace. Non sempre si legano bei ricordi alla cabina pero’ sono tanti e in molti si stanno ritrovando in piazza….
    un saluto……

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  7. Quanti ricordi. Rimanevo chiuso fuori casa: cabina. Andavo al mare: cabina per telefonare a casa. Andavo in centro città; cabina per avvisare che rientravo nella “casa che non è un albergo”. Insomma quante volte mi ha salvato la cabina telefonica. Dai gettoni alle schede (che emozione le schede) sino al minimalismo attuale. Dalle cabine gialle, poi rosse, sino al nulla odierno. Vendere cellulari significa non dare alternative agli utenti, per cui via le cabine telefoniche e se rimani con la batteria scarica pazienza…..problemi tuoi!!!

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  8. Il segreto era non dire che le monete ti servivano per telefonare, altrimenti nessuno ti cambiava le banconote. E poi li, aspettare che la cabina si liberasse per telefonare alla fidanzata quando si era in vacanza. Perchè si, quando si era piccoli la cabina telefonica serviva a quello o al massimo per fare qualche scherzo telefonico, tanto dalla cabina non si veniva rintracciati. Quelle porte che erano un trqabocchetto e noi in cinque o sei dentro a vedere quanto avremmo resistito. Quelle guide telefoniche che erano li a disposizione di tutti.e nessuno che le stracciava. Immagino oggi quanto durerebbero. Non uso la cabina da un sacco di anni, ma mi piace vederle, mi piace sapere che ci sia. Mi piace sapere che una volta esistevano delle stane monete rigate color marrone-mattone con un bel telefono stampigliato sopra che si usavano per telefonare, ma che all’occorrenza si strasformavano in un 200 lire per aumentare le nostre sempre esigue finanze. Si la cabina…che pezzo di storia, che pezzo di noi!

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  9. Interessante ! anche a me le cose Vintage mi piacciono anche se oggi con tutta questa Super Tecnologia anche troppo avanzata , queste cabine si usano poco o niente ! a volte funzionano meglio e durano di piu’ le apparecchiature ormai passate , perchè gli oggetti troppo tecnologici a volte costa di piu’ ripararli e danno piu’ problemi ! Salut !

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  10. Elena – La guida telefonica??? certo esiste ancora… ma ormai con le nostre super tecnologie basta “cliccare” et voilà…. non perdiamo nemmeno più tempo a sfogliare le pagine….
    E le cabine…. che bei ricordi… a fare la fila per poter parlare … ed il gettone che terminava in un minuto…..
    Bravo…. hai trovato proprio degli ottimi argomenti….
    saluti

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  11. Mi piacerebbe tanto potesse diventare uno spunto e far scrivere i ragazz* su questo tema. So che li appassionerebbe tantissimo. A volte basta poco per far si che si interessino a qualcosa che è il loro quotidiano. Farli riflettere e scrivere. In un fazzoletto della zona che vivo ve ne erano un sacco e per ognuna i ricordi. La ricerca affannosa del gettone, della tessera, un all’angolo tra due corsi aveva un profumo tutto suo. Assorbiva giorno e notte i profumi di una nota pasticceria, ma era la più lontana. Perché nell’assenza da casa, dovevi tener conto di tante variabili, nel chiedere il permesso. Se in cabina c’era già qualcuno, se la cabina era guasta, quanto tempo avevi per stare fuori, se dall’altra parte il telefono era occupato…….. Si, esiste ancora qualcuno che telefona, esiste ancora qualcuno che telefona ad una sola persona, dalla cabina, perché vuole questo, un rapporto uno ad uno, non, mentre sta telefonando ricevere sms, mms, o altro ancora……Si, esiste ancora…esiste ancora un amore.

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  12. Cosa non si trova a guardare all’interno di una cabina telefonica. In quel fondale, di tutto un po’. Parole, di ogni intensità, ritmo, a vestire frasi, contenuti, parole levigate e smussate lentamente dal tempo trascorso all’interno di una cabina. Storie nazionali e internazionali. Un tempo c’erano anche le carte prepagate, una sorta di carta con un codice, da inserire. Minuti, tempo, da consumare, parlando, chiacchierando oltre oceano.
    In questi giorni ho ricordato altra scheda telefonica, di Roma: Albacom. Chi la ricordava?

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  13. ho poco tempo per stare al computer per poter rispondere ai vari articoli ma sappi che li trovo tutti interessanti e toccanti, sara che vivo all estero sara che il periodo delle cabine telefeoniche io le ho vissute…Angela

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  14. Questa cabina con la sua storia ha avuto un effetto terapeutico. Le passo vicino e so che non vi e’ nessuno dentro, ma e’ come se vedessi contemporaneamente i due capi della linea e i loro fiumi di parole. I vetri appannati, sporchi, qualche pennarello ha vergato nomi, numeti e oscenita’ varie, ma quei due li vedo e loro invece no. Cioe’ non si vedono loro. Forse non si conoscono, ma ci provano. La nebbia sui vetri fuori lentamente avvolge anche quei dieci metri q……mi avvicino al vetro, mi ritrovo buffo, mi scappa da ridere. Era tanto che volevo ridere…avrei voluto farlo tante volte ma non si ride a comando….torno indietro….rido ancora.

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