Lacci miei

20141203_091610Torino, 5 dicembre 2014. Atrio di Torino Porta Nuova. Immobile, davanti a questo albero,  in attesa di un qualche evento o semplicemente di una normalissima voce capace di ridestarci da quell’ avvitamento. Poche lettere e molte persone si celano dietro quelle scritture che hanno “scritturato” qualcuno o qualcosa o si apprestavano a scritturare. O meglio, ne chiedono l’intercessione, a Qualcuno, a Babbo Natale o magari a qualcun* che si trova li, per una “scrittura”. La voce, capace di ridestarmi da quel torpore, stentava ad arrivare, sia da fuori, che ne so, magari l’annuncio di un treno in arrivo, in partenza, un ritardo, il “materiale” non pronto, un cambio di binario per una partenza,  sia dal di dentro, una presa di coscienza che li,”stazionavo” soltanto.  Per riavvolgere un anno di film. O il film di un anno. Nulla.  La “sveglia”, o il risveglio,  me la forniscono i miei occhi. Una delle due scarpe era slacciata e tale continuava ad essere. Il tutto, o il così poco, era così da tempo, forse tanto, forse poco, mentre pensavo ai “lacci” miei. Mi chino e metto in ordine quel che divideva la mia storia, ammortizzata dalle scarpe, e quella del manto stradale, che conteneva storie di tutti, tanti, di una moltitudine.  Di oggi e di ieri. Di lacci miei che si intrecciavano ad altri. Lacci. Davanti a questo albero, sempre più magro, probabilmente la recessione si è fatta sentire anche per gli alberi, non riproponevo i soliti auspici, i soliti sogni. Elencavo quello raggiunto, e quello quasi raggiunto, anche con poca intesa. Un bar, una stazione, e caffè, della stazione,  un saluto, che pareva un arrivederci, un rientro e poche altre partenze. Un caffè, quello, molto espresso e parecchio amaro. Un fischio, le porte chiuse e geografia da ripetere. Molte le ripartenze. Storia e storie tra gli spartiti, in continua oscillazione con parole e musica  (anche se, meglio, musica e parole) da violoncello. In cima a questo albero che profuma di caffè espresso, oggi molto corretto, metterei volentieri questo blog che ha raggiunto l’età giusta viaggiare in  “prima classe”: sei anni, grembiule dello storico della domenica e qualche fiocco. Una sigla, di tanto in tanto, tra un “pezzo” e l’altro. Dopo aver accarezzato, albero e idea, recupero la strada del ritorno. Diretto verso altre classi, o meglio, tra altre e alte classi. Prima che la campanella suoni, recupero una sedia e un libro, appena comprato. Uno studente si avvicina. Ha la disinvoltura di chi voglia chiedere un gesso. Così, come fanno i ragazzi, per allungare i tempi di percorrenza di qualche piastrella, tra l’uscita e il rientro. In classe. Le formule, possono aspettare.  Penso subito voglia chiedermi una penna, di quelle che fanno “clac-clac”, che, anche se è presto, magari vuole sentire addosso la tensione da maturità. Con qualche centinaia di giorni di anticipo. Invece vuol sapere cosa leggo. Vorrei rispondergli semplicemente che quello che leggo sono “lacci miei”. Non lo faccio, semplicemente perché ogun* ha i suoi, di lacci. E io ho questo libro, tra le mani e tra una esistenza come tante, intrisa di lacci, un libro bellissimo, che ha per titolo, per l’appunto “Lacci”. Era da un po’ che la mia curiosità si muoveva tra lacci altrui. Da qualche giorno, a seconda delle possibilità, sfogliavo una pagina, due righe, dieci righe, di quelle “valanghe” senza preavviso e che di tanto in tanto esplodono nella testa. Mi aggiravo furtivamente tra le pieghe del libro e della libreria, sotto gli occhi vigili di altri lettori. Ognuno immerso tra i lacci propri e vogliosi di “farsi” anche quelli altrui, tra pieghe altre. Un vicino, potenziale compratore e lettore, mi fissa negli occhi e mi dice: “Potessi ne cederei volentieri qualcuno in prestito, e magari riprendermeli “sciolti”. Sempre isoliti “lacci”: imperfetti, improbabili, ma intrecciat  meglio. Alla fine, per tornare all’oggi, cedo. Come tante altre volte. Difficile essere orgogliosi ed egoisti. Con i libri. So che lascero’ volentieri solo i “Lacci”, di Domenico Starnone (Einaudi). A cosa penso? Che cosa lasciamo quando lasciamo qualcuno? Che cosa quando qualcuno ci lascia? Bhe, lasciatemelo dire, “lacci miei”. E poi…..20141206_190927

Una domanda post: maquanto devono essere allaciati questi benedetti lacci? Stretti stretti, da lasciarne il segno come un marchio nella carne, stretti a meta’, allentati, una si e l’altro no o uno si e l’altra no, evitati per trasformare il tutto a mo’ di ciabatte,  eliminati del tutto per lasciar posto alle cerniere con un colpo di zip….come?

Ps. Il mio pensiero volge al 6 dicembre 2007…Torino, 5 dicembre, corso Valdocco, foto, Romano BorrelliLi ricordiamo sempre. Tutta la città, unita, li ricorda.Torino, 5 dicembre 2014, corso Valdocco. Foto, Romano Borrelli

10 pensieri su “Lacci miei”

  1. una volta li chiamavano “legami” … forse lacci è ancora più pesante con una venatura concreta e negativa che fa addiriura pensare alle prede della caccia di frodo…

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    1. Ciao Massimo e grazie….in libreria le storie si trovano e tifanno appassionare come del resto tutti i libri…anche la vita che poi e’ una penna con inchiostro a tempo indeterminato ti concede “la grazia” di scriverne sempre fino al tempo della saggezza

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  2. Si, lacci e tante storie e poi tanti singoli supplementi o….un supplemento singolo. Un tempo, il supplemento era quel qualcosina in piu che si pagava in aggiunta al servizio, e la cosa ci stava, e ci sta ancora, penso, per rendere piu confortevole il viaggio. Al ritorno poi, ti aggiustavi in tutti i modi, anche nel corridoio. Era l’andata che contava…..e ti immaginavi vacanze di Natale, in montagna, al mare, paesini tranquilli, capelli pettinati di fresco, twin set, cappottini rossi e cappottini azzuri….soltanto che poi, quando il laccio si slacciava il supplemento singolo si faceva sentire con tutta la sua “pesantezza”….davvero l’amore eterno e’quello improbabile e imperfetto….altre volte come un caffe’, doppio….ps. ora vedo un po’, anzi, leggo un po’ come va questa storia di lacci….ovviamente, dopo aver pensato a quelli miei….

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  3. l’articolo mi e’ piaciuto molto ,ma soprattutto mi ha fatto riflettere sui rapporti sentimentali affettivi e sull’importanza che spesso non viene attribuita prima di tutto alla persona!poi mi piacerebbe saperne di piu del libro, lacci. Ah dimenticavo…tanti auguri al blog che compie 6 anni !!!

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  4. Con questo commento voglio ricordare la tragedia thyssen,anche perche il blog come ormai leggiamo in classe dagli inizi per vedere come scrivevi e’ nato proprio da li!!quindi ha tutto un filo logico 🙂 a presto !

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  5. Questa mattina Torino era davvero bellissima, con , e vie libere da sacchi e sacchetti che presto si riverseranno fuori dai negozi e andranno in giro per strade e vie strette nelle mani di adulti…pensieri, lensierini e tante pagine per buone letture….entrare nella testa per libri preferiti da altri non e’ semplice davvero….terminato il tour e lasciato il posto ad altri dopo aver consultato i giornali e i bollini rossi su quali lre scegliere per mettersi in viaggio alla ricerca del pensiero eccomi qui a continuare la lettura del libro. Devo dire che Lacci e’ j a sorpresa….un bel libro, ci si trova molto, dentro queste pagine…..lo consiglio

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  6. Sto trovando, anzi, ho appena trovato il cuore del libro…alcune pagine lette ora me lomfanno trovare un capolavoro….la rscoperta a distanza di anni che un semplice episodio, ripetutomogni giornom apparentementa banale talecnon e’. Da banale a fondamentale…a volte pensomche per come vanno le cose tutto diventa insignificante, invece….

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  7. Sulla tavola sono depositati biscotti, caffe’, latte, il giornale aperto e la pila di libri, alcuni impegnativi, di quelli che “serviranno” per un indice altri che mi raccontani di altro e tra questi, il richiamo di Lacci ormai alle battute conclusive, che richiama per una storia di anulare e di fede, di una storia nella storia e di una storia anche di dolore sempre presente, sui sentimenti, la passione e le miserie, anche, di quando ci si perde. E’ un libro che chiama sento che il libro nel libro e’ una parentesi…..pero’ sono alle battute finali e non posso certo svelare la storia…..

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