A Ravenna Godo un bel Po

Ravenna. Stazione. Foto, Romano BorrelliRavenna. Da quanto tempo. Mi sarebbe piaciuto visitarla già da un po’, a dire il vero un bel Po, in uno di quei viaggi invernali, veloci, per rivedere il mare, rivedersi, una passeggiata in centro, per staccare dal lavoro, dalla ricerca. Una tesi. A tesi conclusa. Un’ipotesi.Magari con uno di quei biglietti di sola andata sotto l’albero…Ravenna. Stazione. Foto, Romano Borrelli (2)

Appena giunti a Ravenna e messo piede oltre gli scalini del treno sembra essere giunti, almeno per questa estate 2014, in altro mondo. Il passaggio dalla pioggia torinese al bel tempo romagnolo è notevole. In  ogni caso, il turista è sempre al centro dei pensieri dei romagnoli e della loro città e l’accoglienza è proverbiale. Nelle orecchie, sottovoce pare dicano: “da dove viene? da Torino? No, non puo’ piovere per sempre“, e per farti capire, da una parte che ti capiscono e si prendono cura e dall’altra che li, non piove quasi mai, ecco un ombrello, ma non a portata di mano. Lo indicano. Posato in un posto lontanissimo e difficile da prendere. E’ in attesa. Ma lontano dalla presa, fuori dalla portata di ogni uomo o donna di media altezza. Il cielo è di un azzurro turchese. Fa caldo. Si sta bene. La gente, le ragazze, i ragazzi, si accalcano alla fermata dei bus e continuamente li senti chiedere: “Quando passa il bus per Mirabilandia?”. Beati loro pensi. E pensi a quanto siano fortunati ad avere il mare, questo si, a portata di mano. Con tutta questa bellezza che contraddistingue questa cittadina. I locali dove gustare buon cibo non si contano. Così come non si contano le piadinerie e i locali più raffinati. Fra le prime, ma senza far torto a nessuno, perché da turisti  si entra in un locale quando si ha fame, senza nessun calcolo preventivo, è  La Piadina del Melarancio, in Via IV Novembre, 31. .Ravenna, 23 luglio 2014. La piadina del Melarancio. Foto, Romano BorrelliUn locale con saletta interna. Alcune botti, e varie bottiglie da vino invitano ad osservarle e leggere le etichette, così, per ingannare l’attesa, durante la “chiamata” tra un numero e l’altro. Attesa che a dire il vero è breve. Inoltre fanno da corona alla botte riposta sul pavimento alcune seggiole che guardano  verso l’interno, direzione scala. Altre seggiole sono disposte nei pressi dei ripiani-mensole  per posarci i piatti con le piadine e gustarsela in santa pace. Il tutto con panorama sulla via cittadina ed il suo via-vai che all’ora di pranzo è notevole.  Le piadine sono di ogni tipo e secondo le tasche. Si legge attentamente il menù e si ordina. La caratteristica bella di questo locale è che dopo la scelta ti accomodi, se ti va, nella saletta interna, dopo aver preso un bigliettino contrassegnato da un numero. Per la cronaca, il mio era il numero 53.  Nel giro di qualche minuto, una voce femminile, attraverso un altoparlante chiama il 53 ed ecco pronta e servita su di un vassoio la piadina da me scelta. La classica romagnola, di Ravenna, ovviamente. Piadina adagiata su di un vassoio bianco, con una graziosa stampa.Ravenna. Piadina del locale La piadina del Melarancio. Foto, Romano Borrelli Un grazie e buon appetito. Posso assicurarne la bontà. Merita davvero un ritorno (La piadina del Melarancio, via IV Novembre, Ravenna). Sono convinto che tutte le piadinerie di Ravenna meriterebbero una visita, ma, come accennato, è stato il caso che mi ha portato in quella. L’intenzione era quella di un self- service nei pressi del mercato coperto, a dire il vero chiuso per lavori. Pazienza. In centro e non solo è uno sciamare di biciclette. Bellissima la ciclo officina nei pressi della stazione di Ravenna, dove si puo’ noleggiare o far riparare la bicicletta. Una visita inoltre in un locale, in via Mordani, presso Corte Cabiria (ne avevo sentito parlare a proposito di un blog di Maria Andereucci. Dalla via si accede alla “corte”. Il locale è bello.Ravenna. Ristorante Corte Cabiria. Foto, Romano Borrelli (2) Ne ho apprezzato la disposizione dei tavoli e di quanto vi era sopra. Penso a quanto si celi dietro ad ogni piatto. Saperi, sapori e la storia di ogni uomo, con il suo lavoro, le sue fatiche.Ravenna. Corte Cabiria, ristorante. Foto, Romano Borrelli  Ravenna 23 luglio 2014. Foto, Romano Borrelli Ancora un giro in centro, che merita. Tutto a dimensione d’uomo. Il traffico, insieme alla pioggia, l’abbiamo lasciato al Nord. Piazza del PopoloRavenna, 23 luglio 2014. Foto, Romano Borrelli è davvero stupenda. Un giro poi verso la tomba di DanteRavenna. Tomba di Dante. Foto, Romano Borrelli e molto altro ancora. Davvero, una città che merita. Lascia un sorriso. Lungo il viaggio. E non solo.

Foto Romano Borrelli

Un sorriso che ti accompagna lungo il viaggio. Un sorriso che continua. Dal primo paese dopo Ravenna. O prima di Ravenna. Un senso di godimento che permane. Per un bel Po.Foto, Romano Borrelli. Mercoldedi 23 luglio 2014

2 pensieri riguardo “A Ravenna Godo un bel Po”

  1. L’articolo di Romano è davvero “è il trionfo dei mosaici…” di Ravenna. E di questo lo ringrazio.

    Una coincidenza ha voluto che Dianella, una mia cara amica artista e ricercatrice dello spirito, mi abbia inviato un piccolo libretto sul canto XXXIII del Paradiso di Dante da lei illustrato. E…cosa leggo nell’introduzione? Leggo di Ravenna e dei mosaici. Dianella e sua nipote Sarah, in visita alla città, ne restano insieme “incantate, ammirate e stupite”:.. di tanta armonia e bellezza.
    Ma c’è dell’altro e qui vorrei condividerlo con tutti voi.
    Dianella ha riflettuto che Dante Alighieri, ospite esule di Ravenna, ha trascorso gli ultimi anni della sua vita proprio tra quei mosaici e, quindi, “in compagnia e in contemplazione di essi, scrisse l’ultima Cantica della sua Commedia, il Paradiso…Come non accorgersi, allora, del nesso tra l’alta poesia e le immagini musive che egli poteva ammirare, camminando fra le mura della città, visitando battisteri, palazzi, cattedrali e basiliche? (…): cieli stellati di Galla Placidia e della cappella di S. Andrea, liturgie angeliche di S. Apollinare in Classe, schiere di martiri e santi in S. Apollinare Nuovo (…) e poi ancora l’aquila, il leone, il toro, il pavone, l’agnello, il pastore, l’imperatore, Mosè, Abele e i santi e i profeti in S. Vitale? Dante li vide? Li ammirò? Non se ne lasciò forse invadere?”

    Vi lascio con questa domanda e spero che, insieme alle suggestioni dell’amorevole e precisa descrizione di Romano, voi lettori di questo BLOG abbiate ‘occhi nuovi’ con cui andare o ritornare a Ravenna.

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  2. Grazie per l’analisi. personalmente e onestamente non avevo pensato al nesso e ora che hai donato questo contributo ho ripreso una divina commedia tra le mani e leggere alcuni passi sara’ tutto diverso. Ci sara’ piu immaginazione ed empatia. Ho fatto un doppio passaggio a Ravenna e ne e’valsa la pena, ne esci piu ricco. Era da tanto che volevo effettuare questo viaggio, di studio ma non riuscivo mai a combinare l’incontro. Ora ho rifatto la stessa cosa per Otranto e Lecce. Con una parentesi, che forse e’ stata lei a dare l’impulso, per la taranta. 2019, un evento. Vorrei per tutte e due le citta’ le zone il meglio, la capitale della cultura europea. Ho voluto effettuare questi viaggi per me, per completezza di studi, arricchimento personale e meravigliarmi ogni giorno come fosse il primo della via. Ogni cosa bella finisce ma per lasciare posto ad una ancora piu bella ammirando aspetti che prima mi erano sfuggiti. Ho pensato spesso ai ragazzi, ragazze della scuola che ho visto faticare ma con piacere sui libri di storia dell’arte e sarei veramente felice se i ragazzi approfittassero di questa modalita’ per interessarsi delle due citta, dei mosaici, dei periodi storici in cui le bellezze sono state rappresentate…..tra poco anche questa appendice terminera’ ma sara’ per lasciare spazio a qualcosa di bello. W il Salento, w Lecce, w Melpignano, w Otranto……..w Ravenna, w la bellezza e w l’anima e gli occhi di ognuno quando si fermano a contemplare tanta bellezza.
    grazie per il commento, Angela.

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