Un maturando scrive…

Ricevo e pubblico da un lettore del blog alle prese con la maturità.

 

Il giorno del giudizio: i tabelloni
Ormai l’attesa è finita. I risultati che cambieranno la nostra vita sono quasi definitivi. Almeno per quanto riguarda l’ammissione all’esame di maturità. Risultati che hanno lasciato l’amaro in bocca ad alcuni ai quali è stato detto, in forma fredda, su quanto si dice nel concorso di Miss Italia: “per voi Miss scuola, non finisce qui”.  Per alcuni il giudizio sarà rimandato all’anno prossimo, con i vari cambiamenti che un anno da ripetere potrebbe causare e talvolta causa. Pensiamo ai nuovi compagni,  al nuovo inserimento. Un conto è ripetere a 15 anni, altro a 18. Per la maggioranza è arrivato inoltre  il tempo di decidere se continuare gli studi o prendere la vita da lavoratore/trice qualora trovasse un lavoro.  A tale proposito vorrei ricordare che la disoccupazione giovanile tocca cifre elevate anche nella nostra città. Quella nazionale, poi, meglio non parlarne.  Per meglio prepararmi alla maturità, leggo, analizzo, confronto le serie statistiche, da quando sono state rilevate. Consumi interni fermi, disoccupazione, delocalizzazioni, esasperato individualismo e competizione. Le pagine dei quotidiani, poi, ci presentano come una generazione dalle ampie possibilità e risorse. Libertà di movimento, capacità di spesa, per chi puo’, senza dover cambiare la moneta nazionale da un Paese all’altro: privilegio dell’euro. Qualcosa pero’, forse non funziona. Qualcuno non sta al passo. La scuola? Il mondo del lavoro? Noi? Leggo, mi informo, quando posso, corro in biblioteca. Questa è la società liquida, possiamo muoverci ma sembra manchi qualcosa. Oggi ci sono le possibilità, per chi puo’ sfruttarle,  ma manca qualcosa. La solidarietà? La comunità? Dibattiti pubblici? Occorrerebbe un’ampia riflessione. Resto al tema, ultimo giorno di scuola. Alcuni membri del collegio docenti hanno fatto sì, sulla base delle valutazioni, degli allievi che qualcuno restasse con loro anche il prossimo anno, senza mettere mano sul cuore. Non che le promozioni si debbano “regalare”. Assolutamente, non dico cio’. Forse occorreva analizzare meglio questi cinque anni. Forse…. Ma, come si sa, i controllati non debbono trasformarsi in controllori. Dobbiamo essere valutati e “pesati”. Tutto sommato, ora ci prepariamo a un altro ostacolo che si intitola “esame di maturità” di questo viaggio chiamato scuola. Siamo in tanti, in Italia, i maturandi, alle prese con  un esame che valuta cosa abbiamo imparato, spesso, da un ciclo degradato di studi presso alcuni istituti discutibili. Insegnanti che il primo giorno di scuola avvisano i propri allievi che non hanno nessuna intenzione di essere loro amici ma bensì, semplici insegnanti come dei preti che si recano quotidianamente in chiesa per fare messa per poi sparire. Fortunatamente non tutto è stato pesante. Un anno da ricordare, per alcuni allievi. Per loro, infatti si sono aperte le porte del cuore,  si sono innamorati, per quel che puo’ essere e significare l’amore alla nostra età e hanno avuto i primi battiti del cuore con sospiri e primi accenni di  progetti. A notte inoltrata, chino sui libri, sentivo la città in festa, in preda ad una gioia collettiva per una rete. Non riuscivo ad essere gioioso. Perché dobbiamo diventare 60 milioni di allenatori e poi quando è ora di discutere e animarci sulla cosa pubblica, su temi che dovrebbero coinvolgermi direttamente, sulla partecipazione, non riusciamo proprio a coinvolgerci?  A proposito di temi. Per molti è partito il toto tema. Chissà quale traccia.

La pioggia tanto auspicata è arrivata, rendendo ottimali le condizioni ambientali per il ripasso finale.

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